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giovedì
26
gennaio

Omaggio a Bruno Schulz

26 gennaio 2012

giovedì 26 gennaio ore 18

Omaggio a Bruno Schulz in occasione della presentazione del libro Bruno. Il bambino che imparò a volare di Nadia Terranova, illustrato da Ofra Amit (Orecchio Acerbo Editore). Interverranno: Nadia Terranova, Francesco Cataluccio e Jaroslaw Mikolajewski. L’incontro sarà preceduto dalla proiezione del cortometraggio Street of Crocodiles dei fratelli Stephen e Timothy Quay, ispirato all’omonimo racconto di Bruno Schulz.

 

 

Bruno Schulz.
Un ebreo, nasce da famiglia ebraica nel 1892 a Drohobyez nella Galizia austro-ungarica, all'estrema periferia dell'impero, dove convivono etnie diverse, ma la più consistente è quella ebraica.. Forse il più grande scrittore polacco tra le due grandi guerre mondiali.
Figlio di uno stravagante mercante di stoffe, fu rofessore di disegno artistico e tecnico al Ginnasio di Drohobyez. La Galizia, prima della guerra, fu il rifugio per la maggioranza del del popolo ebreo, giunto qui dai luoghi più svariati, in cerca di pace, perseguitati ovunque e costretti alla fuga..

Economicamente non certo agiati, legati tenacemente alla loro religione e alla lingua yiddish, con un grande amore per la cultura, perché i valori intellettuali erano tenuti in grande considerazione.

Bruno cresce in questa realtà. Un bambino fragile, malaticcio, vive isolato, molto coccolato dai genitori che sono già avanti negli anni.

Studia architettura al Politecnico di Leopoli, poi si trasferisce a Vienna all'Accademia delle Belle Arti. Rientra nella città natale e insegna disegno e lavori manuali al Ginnasio, per dovere e costretto dalla povertà in cui versava la sua famiglia, in seguito alla morte del padre.

La vita non lo soddisfa, "i doveri di servizio mi riempiono di orrore, di ripugnanza, raggelano la gioia della vita". vive in un'enorme casa accerchiato da donne che gli ciabattano intorno, donne malinconiche, che lo sommergono di attenzioni: la madre, la sorella, malata di nervi, una vecchia cugina. L'unica che illumina con la sua giovinezza quella quiete malsana è Adela, la servetta "Adela che tornava nei mattini luminosi, come Pomona dalle fiamme del giorno infuocato e versava nel canestro le bellezze variopinte del sole: lucide ciliegie...albicocche che celavano nella polpa dorata il succo di lunghi pomeriggi...lo scenario della sua giovane vita..."

D.Grossman nel suo romanzo "Vedi alla voce: amore" ce lo descrive come un “solitario” in un capitolo a lui dedicato, che fu assassinato da un ufficiale tedesco nel 1942.

Ma “Bruno non è morto, ha preso un treno per Danzica e, attratto dal fascino del famoso dipinto di Munch, si è avvicinato al quadro e lo ha baciato. I custodi lo hanno picchiato; è sceso al mare e nel mare si è immerso, è diventato pesce, salmone in un branco di salmoni, accompagnandoli nel lungo viaggio di ritorno al loro fiume di origine”.
Bruno diventa mito.

Elia Cevoli

 

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