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giovedì
8
novembre

Foibe: una tragedia annunciata.

8 novembre 2012

giovedì 8 novembre 2012 ore 17 Sala Pietro da Cortona - Musei Capitolini

Intervengono oltre l'autore l'on. Federico Guidi  (Presidente commissione bilancio Roma Capitale), il dr. Marino Micich  (Presidente Associazione Cultura Fiumana Istriana Dalmata nel Lazio), e il prof. Aldo Giovanni Ricci (Delegato alle memorie di Roma Capitale). Modera il direttore di "Area" Gabriele Marconi.

Il libro è la riedizione rivista e ampliata del primo libro di Vincenzo Maria De Luca, "Foibe"

Le cose non accadono quasi mai per caso e  questo libro spiega come si è arrivati agli infoibamenti degli italiani da parte di Tito al termine di un excursus lungo secoli e secoli e che aveva infine portato la tribù affine agli unni, dei guerrieri Avari, dal freddo altopiano asiatico della Siberia alle calde sponde dell’Adriatico occupando quelle terre giuliane dove da sempre convivevano romani, veneti e poi italiani pacificamente con la popolazione autoctona . 

Un lavoro che compete e si confronta con quelli di altri autori filo-slavi, di sinistra e mira ad arrivare a un pubblico sempre più vasto ed esigente.

Una nuova e più curata versione che, pur mantenendo inalterato l’originale impianto narrativo della fortunata edizione del 2000, a suo tempo pensata come testo ausiliario di didattica per le scuole, contempla per gli attenti e motivati lettori di oggi, originali elementi di attualità e riflessione; nel rispetto del più puro insegnamento filologico crociano per il quale: “La Storia è sempre contemporanea”.

Vi si trovano  approfondimenti tematici importanti sul terrorismo slavo, su Porzûs, su Junio Valerio Borghese, sui presunti “liberatori” di Trieste del maggio 1945, sulle abili mosse diplomatiche di Tito tra Stalin e Churchill, e tutto questo è corredato da molte foto, da una nuova copertina e nuove prefazioni. Non manca l’aspetto contemporaneo dell’intera questione come il pronunciamento del Parlamento Europeo che sta obbligando Slovenia e Croazia a recensire tutte le loro fosse comuni e foibe e, non ultimo, il resoconto sulle scoperte recentissime di alcune foibe mai indagate o conosciute prima, come quella di Kevina in Dalmazia, vicino Spalato, della quale si è parlato per la prima volta in un convegno di Giovanna Canzano, recentemente.


Nonostante una legge dello Stato in Italia pochissimi sanno cosa sono state le foibe, e cosa è stato il dramma dell'esodo giuliano dalmata.  I pochi che lo sanno si spaccano ancora oggi, a più di sessant'anni di distanza da quei fatti, in negazionisti e revisionisti, tanto per usare dei termini "neutrali".
In altre parole, su quei morti vi è un balletto di cifre che non è solo dovuto alle scarse fonti andate per lo più distrutte: l'OZNA quando arrivava nelle città "liberate" la prima cosa che faceva era bruciare gli archivi dell'anagrafe, (che strano! - così come è strano che sia una pratica abituale da quelle parti, anche in tempi più recenti) , ma anche dalla fede politica di chi le fonti le cita, perchè in fondo permane nei confronti di quei martiri la non velata calunnia di essersela in fondo meritata, quella fine. Peccato che chi afferma ciò si dimentica che nelle foibe, nelle fosse comuni, nei lager, non ci sono finiti solo gli italiani - fascisti o meno che fossero, addirittura partigiani - ma qualsiasi altra etnia che si opponesse al disegno si slavizzazione di Tito, albanesi compresi!

Questo libro ha il merito di ricostruire un quadro storico completo, di cercare anche di andare alle radici di tanto odio e di tanto orrore, e soprattutto di non dimenticare le altre stragi, anzi, genocidi veri e propri accaduti nella seconda guerra mondiale, nel dopoguerra e nei secoli precedenti in quelle terre che definire "maledette" è davvero poco.

Raramente si ricordano nei libri di storia le decine di migliaia di serbi, croati, tedeschi, sloveni, montenegrini, che tentarono la salvezza dalle truppe titine cercando riparo in Austria e furono da questa ignobilmente consegnate ai barbari macellai.  Non si possono definire altrimenti chi fece fare a decine di migliaia di persone non italiane, non fasciste, non naziste, una morte brutale, sofferta il più possibile,  di massa. E dimenticata.

Si ricordano i Gulag siberiani, ma raramente si parla di quelli titini. Ora pochi conoscono le vere ragioni per cui la Serbia piuttosto che riconoscere un Kosovo albanese rinuncia ad entrare in Europa: ecco, su questo libro vi è spiegata persino l'origine dell'Albania, affatto "naturale".

Chi scrive in quelle terre ci ha lasciato cuore sogni e speranze e ha visto cose che forse a vent'anni nessuno dovrebbe vedere.
Chi scrive può raccogliere le testimonianze di chi ha perso, in Croazia quantomeno, i propri cari nell'ultima guerra (nel 1990 -93) e si è vista minacciare dalla nuova e "libera" Nazione Croata di tacere riguardo la loro esistenza, perchè quei morti in guerra non sono MAI esistiti. 

Non centinaia di anni fa, ma 18 anni fa decine di migliaia di persone sono "sparite" nel nulla.  Decine di migliaia di prigionieri prima di sparire sono stati mutilati - da vivi - di occhi, genitali, oppure "incravattati", a seconda della provenienza etnica dei loro carnefici.


Pensare che i figli di quei martiri, perchè tali sono, da una "parte" o dall'altra - che orrore scrivere certe cose!- troveranno mai la forza di pronunciare e di vivere la  parola "PACE" e "PERDONO" e "CONVIVENZA" è difficile, per chi ha assistito a certe immagini e ricorda oggi come allora lo sguardo dei bambini, anche di bimbi appena nati, di quelle terre...tutti i bambini hanno occhi che... "ridono". Quegli occhi no. Quegli sguardi non li dimenticherai mai. Ora quei bimbi hanno 20 anni, molti sono figli di stupri di massa... che ne è di loro? che ne è del loro equilibrio... me lo domando spesso.

Pensare che per centinaia di anni, durante il famoso e stramaledetto dominio veneto e poi italiano certi odi erano rimasti sopiti, poi, fa molta rabbia.      


Fa molta rabbia che affrontare un tema come le foibe ti faccia subito inquadrare come "fascista". 
No: quei morti infoibati non sono fascisti, sono solo italiani. 
Questo è un libro che non dimentica affatto i crimini effettuati nel nome di uno spregiudicato nazionalismo che tanti danni ha provocato, e delle persecuzioni naziste e del voltafaccia tedesco verso gli italiani nel nome della Grande Germania. Crimini mai dimenticati, almeno - da parte croata-  attualmente nei confronti degli italiani.
Altrettanto non dimentica chi da italiano gli italiani condannò a una fine tanto orribile, nel nome dell'Internazionale Comunista (delegittimandola con questi crimini, di fatto) una persona che ha un nome e un cognome che compare nella toponomastica delle vie di quasi tutte le città italiane: il suo nome? Palmiro Togliatti.
Questo libro non dimentica i crimini nazisti compiuti persino alle spalle degli alleati italiani e che tanto odio in reazione provocarono,  così come, con sfrontatezza forse, ricorda i marinai della Xmas che pur di non consegnarsi agli alleati e pertanto arrendersi e abbandonare gli italiani preferirono il msrtirio pur di lasciare una traccia,un segno, un segnale per gli alleati, per la comunità internazionale....... un sos, una richiesta di aiuto.
Pur di dire al mondo (che mai lo seppe) cosa stava avvenendo in quei territori.

Questo è un libro che ci fa capire come  l'esodo giuliano-dalmata sia davvero una delle poche pagine di eroismo di cui, da italiani, andare davvero fieri.


Guardare la storia, approfondirla e abbattere i muri ideologici non può che restituire a noi stessi, ai nostri figli ma sopratutto a quei morti una visione del mondo più onesta, pulita,  per cui valga la pena vivere.

Elia Cevoli              


Vincenzo Maria de Luca
è nato a Roma nel 1958, è laureato in medicina e chirurgia. Appassionato di storia contemporanea, da alcuni anni si dedica allo studio di quei tragici avvenimenti che furono le  foibe, l’esodo e le mutilazioni territoriali, successive al secondo conflitto mondiale, che sconvolsero letteralmente l’italianità di terre come la Venezia Giulia e l’Istria. Alterna alla sua attività di medico quella di ricercatore storico, soggiornando periodicamente a Trieste, Gorizia, e in Slovenia, dove raccoglie in prima persona documentazioni e testimonianze direttamente dai protagonisti, indipendentemente dalla loro nazionalità e fede politica. E’ socio della Società di studi Fiumani di Roma, della Unione degli Istriani, libera provincia dell’Istria in esilio, dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. E’ membro del Comitato scientifico del Centro Studi e Ricerche Storiche “Silentes Loquimur” di Pordenone.