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giovedì
30
novembre

Sangue

30 novembre 2017 ore 18.00

Proiezione. Rassegna cinema indipendente "Fuorinorma"

SANGUE  di Pippo Delbono

Con una videocamera digitale Delbono riprende la morte della madre e i ricordi di Giovanni Senzani, accomunato a Delbono dalla perdita della moglie. La cornice è L'Aquila e il suo stato di abbandono.
Provocazione o urgenza di riportare emozioni? Perseguire un'idea di cinema o tentativo estremo di épater les bourgeois? Guidato dalla telecamerina digitale lo stream of consciousness di Pippo Delbono si lascia andare a elucubrazioni su vita, morte e rivoluzione. Aprendo e chiudendo su L'Aquila e sul suo scempio, Delbono procede in un viaggio parallelo su due vite che si incontrano e si trovano costrette a condividere una perdita lacerante. Una è quella di Pippo, l'altra di Giovanni Senzani, uno dei capi delle BR a cui sono legate le pagine più oscure e tragiche del movimento terrorista. Pippo cerca di recuperare il lato umano di Senzani, ritratto come un senex pieno di ricordi dolorosi, e finisce per smarrire il suo, adottando la discutibile scelta di "filmare la morte". Quella della propria madre, ripresa durante l'agonia e poi in camera mortuaria, con tanto di sottofondo pop. Materia così delicata - quanto si è discusso in letteratura sull'opportunità o meno di filmare la morte? - meriterebbe un sostegno teorico o artistico adeguato che in Delbono, volutamente, manca. 
Siamo molto lontani da operazioni come Wenders-Ray di Lampi sull'acqua; le immagini "rubate" al quotidiano e al privato di Delbono, anziché ergersi a paradigma universale della perdita - con la tecnologia come psicopompo -, stabiliscono una pericolosa complicità voyeuristica con lo spettatore e con il suo lato più oscuro, quell'ossessione scopica che non si fermerebbe di fronte a nulla. 
Auto-ritrarre il proprio pianto e condividerlo con migliaia di sconosciuti, riprendere sconosciuti morti e condividere anch'essi, violando permessi e volontà altrui. Libertà? o pura licenza? Tutto è presentato sic et simpliciter, cancellando con arroganza qualsivoglia ostacolo morale; e l'ovvietà populista dell'invettiva su L'Aquila non aiuta, anzi aggrava le cose quando supportata da parole in libertà come "bisognerebbe prendere le armi" per esprimere con i fatti la rivolta; specie quando queste si accompagnano alla vicenda Senzani, in un sinistro accostamento. Se oggi come ieri si vive un'altra notte della repubblica, questa passa anche di qui.

 

 

Intervento di Virgilio Fantuzzi.

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