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giovedì
22
novembre

Confessioni di un mangiatore d'oppio di Thomas de Quincey con saggio di Fabrizio de Priamo

22 novembre 2012

giovedì 22 novembre ore 18.30

Se è vero, come ha scritto Elémire Zolla, che l’intero ciclo della civiltà è leggibile attraverso la “successione delle droghe”, è giunto il momento di proporre in forma di classici gli autori che, da due secoli a questa parte, hanno messo lo stato di ebbrezza al centro della loro riflessione e della loro poetica. Come scrive De Priamo nel saggio che correda questo testo e presenta la collana “in un’ideale storia dell’ebbrezza Thomas De Quincey merita un ruolo di primo piano tra coloro che da pionieri indagarono tra le pieghe e le frammentazioni dell’Io”.

 

Alla presentazione, oltre all'autore del saggio introduttivo Fabrizio de Priamo saranno Francesco Antonelli, Presidente delle Biblioteche di Roma,  Massimo Canu, Direttore dell'Agenzia Capitolina sulle Tossicodipendenze, lo scrittore Giulio Leoni, l'editrice Virginia Foderaro. Modera Carlo Pepe.

La “letteratura dell’ebbrezza” può ancora oggi essere di pressante verità e utilità

L’intreccio tra droga e religiosità, indagato da decine di autori, sarà un altro dei fili conduttori della collana, la cui direzione è affidata a Fabrizio De Priamo. Le differenti letture del dionisiaco, ed i loro collegamenti con i mondi dell’alterazione psichedelica, le sinestesie letterarie applicate al tema, saranno altri elementi che connoteranno la collana. Consci che nelle droghe si nasconda un pericolo, soprattutto per le giovani generazioni, è interessante e opportuno – anziché lasciarlo passare per vie differenti da quelle culturali – affrontarlo, conoscerne i significati, gli effetti, le suggestioni, per rendercene immuni e nel contempo per trarne la polpa buona, quella dei “Classici dell’ebbrezza”, in cui troveremo altri Maestri che hanno saputo offrire a piene mani.

Sia l'alcol che il tabacco e l'oppio, ben prima di essere trasformate in droghe sociali di massa, furono retaggio sacrale e culturale di intere civiltà. Molto ampia sarebbe la lista delle bevande fermentate il cui principio attivo è l'alcol etilico utilizzate fin dai tempi preistorici dai popoli più diversi allo scopo di indurre un'ebbrezza sacra e profana al tempo stesso. Un'ebbrezza capace tra l'altro, , di rimuovere la barriera che divide uomini e donne dagli Dèi generando comunione collettiva col Sacro.

Basti ricordare: il vino, prodotto dalla fermentazione dell'uva e collegato dai Traci, e poi dai Greci, ai Misteri di Dioniso; e la birra, ottenuta dalla fermentazione dei cereali (orzo, mais, ecc.), la cui origine fu attribuita dai Celti al potere di Cernunno, il Dio Cornuto dell'estasi a della fertilità.

Quanto all'oppio, le sue elevate qualità sia terapeutiche che psico-neurologiche, nonché la pericolosità del suo utilizzo, erano già note ai Collegi sacerdotali egizi (che lo denominarono shepen) e babilonesi, nonché tra i Sumeri (presso i quali era conosciuto come hul gil, "la pianta della gioia") e tra i Greci, come certificato da Omero che ne cita l'uso nel IV Libro dell'Odissea celandolo sotto il nome di nepente.

Dal tempo in cui Eva e Adamo vennero puniti a maledetti dal dio semita per avere mangiato una "sostanza proibita" che, secondo i saggi consigli del Serpente, sarebbe stata capace di aprire i loro occhi l'uso sacro delle piante psicoattive, così come ogni altro aspetto dell'approccio magico al sacro, venne brutalmente perseguitato dalle religioni monoteiste e particolarmente dalla Chiesa Cattolica Romana. Che, imitata ben presto dalle autorità protestanti e successivamente dai poteri politici a scientifici "laici", fu la prima e principale responsabile di quell'ottusa ostilità verso ogni possibile modificazione libera e volontaria della coscienza, che ha caratterizzato e caratterizza le gerarchie culturali dominanti dell'Occidente.

Anche in questo caso la Cristianità non ha smentito il proprio ruolo repressivo e invasivo rispetto a ogni alternativa spirituale, confermando ancora una volta ciò che acutamente ha ricordato il premio Nobel per la letteratura Elias Canetti nel suo Massa e potere (1960): “ Paragonato alla chiesa, ogni despota fa la figura di un inesperto”.

Nella metà del XVI secolo il secondo Concilio di Lima condannò il consumo di coca tra gli Indios come blasfemo e "superstizioso" e i missionari al seguito dei conquistatori spagnoli usarono ogni mezzo per sradicare nelle popolazioni locali amerinde il culto del peyotl, defìnito come "radice diabolica", mentre papa Urbano VIII, più o meno nello stesso periodo in cui fece processare e condannare Galileo, proclamò in tutto il mondo cristiano la proibizione dell'uso del tabacco, "degradante per l'anima", sotto pena di scomunica.

Le strane facoltà dimostrate dalle piante psicoattive vennero attribuite al potere del Diavolo e ancora una volta l'oscurantismo ignorante fece di "Satana" il grande patrono di una scienza o saggezza rifiutata. Infatti la tragica guerra tra gli eredi del dio biblico a gli estimatori e le estimatrici del "frutto proibito" risultò particolarmente evidente nella lotta contro la stregoneria, un culto le cui profonde radici sciamaniche, legate a forme di religiosità precristiana, sono state ormai accertate dalle ricerche storiche a antropologiche più avanzate.

La sanguinosa persecuzione contro le "streghe" fu in realtà una crociata cristiana contro l'inaspettato diffondersi di un'antichissima religione magica lunare, i cui adepti e, soprattutto, adepte praticavano antiche "arti", tra cui la manipolazione a l'uso di erbe e piante "magiche" - cioè psicoattive - capaci di indurre visioni a "incantamenti" sotto l'egida della dea Diana a dei suoi totem cornuti.

“Non c'è Dio, Bibbia o Vangelo, non ci sono parole che fermino lo spirito [...] Noi abbiamo messo la mano su una bestia nuova [...] Abbandonate le caverne dell'essere. Venite [...] Cedete al pensiero integrale”

Così scriveva nella Révolution surrèaliste del 1925 Antonin Artaud, "apostolo" del peyotl e propugnatore di una rivoluzione "magica" dell'arte, della religione e della cultura

La riscoperta, sia biochimica che antropologica e artistica, del Giardirio Magico e del suo possibile utilizzo corse di pari passo con la rinascenza magico-esoterica che fiorì a partire dalla seconda metà del XIX secolo, coagulandosi in una costellazione di Logge occulte a Ordini iniziatici, spesso derivati dalla Massoneria.

In tali organizzazioni il principale filo conduttore era una nuova a appassionata forma di paganesimo e tra i loro membri figuravano, nella comune ricerca, poeti, scrittori, medici, filosofi e ricercatori degli antichi Misteri. All'interno di alcuni di questi Ordini le pratiche teurgiche e la ricerca alchemica costituivano la base di un graduale processo di autoconoscenza radicale, il cui sviluppo implicava tecniche di proiezione fuori dal corpo, esplorazioni mentali di altre dimensioni, contatti con poteri extra umani a soprattutto la sistematica trasmutazione della coscienza di veglia, mutevole a transitoria, verso un più profondo, stabile e divino stato dell'Essere.

I propellenti tecnici atti a scatenare tali processi potevano essere differenziati, ma i più potenti a veloci - spesso anche combinati fra loro - furono l'uso magico dell'erotismo, o magia sessuale e l'assunzione controllata di droghe.

In Italia questo particolare tipo di ricerca magica fu ampiamente praticato dal Gruppo di UR, una "catena" di studiosi ed esoteristi provenienti da diverse tradizioni a guidati negli anni '20 da Julius Evola, che nel suo saggio sull'uso delle droghe a scopo iniziatico, pubblicato nei fascicoli di UR tra il 1927 a il 1928, analizzò i vari tipi di sostanze naturali e di sintesi che potevano essere utilizzate come alchemiche "acque corrosive dimostrando particolare interesse per la mescaline e soprattutto per l'etere etilico.

Nel Grado Operativo interno detto "Concilio dei Principi", durante una cerimonia di contatto collettivo con la radice sensuale dell'Essere, definita con il nome mitico di Babalon gli iniziati dell'Ordine assumevano ritualmente dosi controllate di laudano (indicato con la cifra kabbalistica "31"), all'epoca legalmente commercializzato in tutta Europa, raggiungendo suo tramite una sorta di coscienza illuminata di gruppo.

Nel 1922 divenne Gran Maestro dell'O.T.O. il magista, esploratore e poeta inglese Aleister Crowley, che con i suoi libri, ricerche ed esperienze ha contribuito forse più di ogni altro in Occidente a stabilire un ponte di collegamento tra pratiche magiche, stregoneria sciamanica e uso di sostanze atte a modificare la coscienza.

Il nome “Crowley” di per sé già dice tutto, visto che letteralmente irrompe sulla scena della musica rock e pop dagli anni 70 in poi, comparendo addirittura nella copertina del vinile dei Beatles del Sgt. Peppers Lonely Hearts Club Band ed arriva fino a Ozzy Osbourne …ma non pensate che sia ancora uscito dalla scena musicale, fidatevi….:” del radicalismo della musica hard rock e heavy metal e della controcultura alternativa ed antagonista tra le note trasgressive, violente, oscene veicolate da questo genere di musica che trova tra i giovani di tutto il mondo milioni di seguaci”. “Per la prima volta sono indagati [qui] l’immaginario, i valori, i simboli di un mondo sottotraccia che costituisce potenzialmente una rottura rivoluzionaria nei confronti della società egemone”. Luca Rimbotti, Rock duro Anti-sistema

In un contesto sociale e interdipendente, gli esseri umani hanno uno stato di veglia ordinaria, sono cioè "normalmente" capaci di intendere e di volere, hanno una coscienza, - intesa come qualità della "mente della coscienza" e della coscienza spirituale- che include la soggettività e la capacità di individuare le relazione tra sè ed il proprio ambiente circostante.

Tolkien diceva "alla luce del lampione preferisco quella del fulmine": in diversi livelli di lucidità mentale, l'uomo sperimenta alterazioni della coscienza., sfida i propri limiti, arriva e conosce luoghi dell’essere mai esplorati altrimenti. Se non attraverso le pratiche mistiche, sempre di carattere esoterico, che attraverso il raggiungimento dell’estasi o del semplice (e purtroppo tanto di moda – quanto si scherza col fuoco!) “volo astrale” possono portare al di fuori della dimensione grossolana del corpo che influenza il pensiero.

“Tradizione è anche questo, Prometeo che scopre e usa il fuoco, non il rimanere uguali a sè stessi come gli animali o gli insetti sociali che ripetono meccanicamente sempre uno stesso programma comportamentale ed istintuale.”

 

Volare, sognare, uscire da sé, fuggire dalla realtà: questi sono impeti che mai nessuna legge o cultura potrà mai estinguere. Negare poi che, se Baudelaire, Rimbaud e Verlain non fossero stati fumatori di oppio, i Led Zeppelin o i Pink Floyd non avessero fatto uso di Lsd, Kurt Cobain o Amy Winehouse di qualsiasi altro tipo di sostanza, che se Nietzsche non fosse morto pazzo forse e dico forse certi capolavori non li avremmo mai conosciuti, beh… è una follia.

 

Elia Cevoli

Autore:

 

Thomas De Quincey (1785-1859) è uno dei più importanti scrittori inglesi dell’Ottocento. Amico dei poeti romantici Coleridge e Wordsworth, lavorò come giornalista per oltre trent’anni. Il 1822 fu l’anno che vide la sua consacrazione a scrittore di grandissimo successo con le sue Confessioni di un mangiatore inglese d’oppio, sorta di diario intimo sull’esperienza psichedelica che influenzerà intere generazioni di scrittori, tra i quali Charles Baudelaire, Edgar Allan Poe, Jorge Luis Borges.

Sommario:

Con Confessioni di un mangiatore d’oppio, di cui qui presentiamo l’estratto più significativo, De Quincey conduce il lettore lungo il percorso intimo dell’esperienza inebriante e allucinogena derivata dagli effetti dell’oppio. Il racconto, apparso inizialmente sul London Magazine in forma anonima, segnò quasi interamente la sua esistenza. Confessioni si snoda con dovizia di particolari su quella che fu la sua più grande fonte di felicità e al tempo stesso di disgrazia e sofferenza, e in cui l’inconscio sarà evocato a svelargli mondi ogni volta diversi mediati dalla memoria.

 

 

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