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novembre

Tideland, un film di Terry Gillian

fino al 1 novembre 2011

Giovedì 13 ore 20.30

La famiglia è completamente sfasciata: il padre Noah, ex musicista rock’n roll di Los Angeles, è un drogato perso e si fa preparare la spada dalla figlia Jeliza-Rose (una creatura quasi innocente di dieci anni ma che ormai del mondo dei tossicodipendenti le ha viste tutte), che dopo avergli levato la siringa dal braccio, massaggia le gambe a quella cicciona cioccolatodipendente della madre, che di lì a poco creperà di overdose per aver sostituito la presina col metadone. I due sopravvissuti buttano giù il dito e si mettono in viaggio, via dalla città e verso la landa degli avi. Jeliza-Rose finisce nella casa della nonna, una casetta decrepita in mezzo alla prateria: la ragazzina fa quello che può per passare il tempo, inventandosi tutto un mondo di fantasia comprensivo di scoiattoli parlanti, fantasmi del giorno e della notte, dialoghi in falsetto con le teste di due bambole, parrucche, belletti e rossetti. Neanche a dirlo, il padre finisce male dopo aver preso l’ennesima vacanza, come la chiamava lui. La ragazzetta comincia quindi a sopperire alla solitudine con l’immaginazione galoppante.
Gilliam conferma il suo universo visionario, aggiungendoci un semiepilettico mezzo scemo e mezzo dinamitardo e la sorella di questi, una signora con un occhio solo, la misteriosa Dell che indossa perennemente un velo nero da apicoltore. Piuttosto è la sovrabbondanza di elementi, gli ampi movimenti di macchina e la fantasia galoppante, a rendere il film non appetibile per tutti, passando da Alice nel paese delle meraviglie ad Alice nel mondo degli orrori e delle tenebre, in un macabro frastuono surreale e anarcoide. Del film si possono apprezzare più le intenzioni fiabesche che i risultati spaventevoli, con l’immaginazione al potere ma di ostica fascinazione, inquietante quanto basta per non essere gradito a tutti. Non che la sgradevolezza sia un demerito, ma l’essere sconclusionato porta alla incompiutezza dell’opera. Gilliam è il regista inglese noto per aver impreziosito le fila dei Monty Python e aver diretto Brazil, che l’autore paragona a questo film per essere entrambi una reazione catartica rispetto al mondo e al modo in cui i film, soprattutto americani, descrivono la società. Tutto ha inizio dal libro bizzarro che Mitch Cullin inviò un giorno al regista di Paura e delirio a Las Vegas nella speranza di avere un segno di apprezzamento da mettere in quarta di copertina o come prefazione, e invece segnò una lunga amicizia e collaborazione. Al momento di realizzare il film ci fu una sospensione dovuta alle riprese di I fratelli Grimm e l’incantevole strega. Nella parte del padre c’è Jeff Bridges, identificabile come il grande Lebowski, del quale perpetua l’atteggiamento ribelle, e nelle vesti della protagonista di trova una strepitosa Jodelle Ferland, star della televisione canadese.


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