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venerdì
17
febbraio

"I diari della motocicletta" di Walter Salles(H.17) e "Ridicule" di Patrice Leconte (H.21)

17 febbraio 2012

Venerdì 17 Febbraio, ore 17.00 e ore 21 Nell’ambito della rassegna cinematografica “Se non si va non si vede” "L'uomo verso la modernità"

Ore 17 I diari della motocicletta
1952. Due giovani studenti universitari, Alberto Granado ed Ernesto Guevara partono per un viaggio in moto che li deve portare ad attraversare diversi paesi del continente latinoamericano. Quella che doveva essere un'avventura giovanile si trasforma progressivamente nella presa di coscienza della condizione di indigenza in cui versa gran parte della popolazione. Quel viaggio cambiera' nel profondo i due uomini. Uno di loro diventera' il mitico "Che" mentre l'altro, ancora vivente, e' medico a Cuba. Uno degli applausi piu' lunghi alla proiezione stampa di Cannes 2004. Perche' tutti i giornalisti presenti sono 'comunisti'? Sicuramente no. Perche' credono che Castro sia solo un benefattore dell'umanita'? Ancora una volta la risposta e' no. Allora perche'? Perche' di fronte a un cinema o sempre piu' plastificato o sempre piu' povero di idee, un film che propone la gioventu' come 'luogo' in cui scoprire dei valori personali e decidere di impegnarsi per degli ideali, risponde a un bisogno profondo. Due studenti che non si fanno di droga, che non rubano, che non scopano ogni ragazza che incontrano ma che si mettono in viaggio come spericolati turisti e si trovano alla fine 'uomini' perche'cambiati dentro fanno pensare che l'utopia (pur con tutte le sue possibili distorsioni nel momento in cui entra in gioco il potere) non puo' morire. Una bella lezione 'morale' senza moralismi ne' agiografie. Anno 2004

Ore21  Ridicule  

Nel 1780 a Versailles, alla corte di Luigi XVI, arriva un nobile di provincia (Berling), ingegnere idrografo, con un piano di risanamento della sua paludosa regione natia infestata dalla malaria. Per riuscire a parlare col re dovrebbe imparare a blandire, adulare, brillare in società, saper leccare e, insieme, ferire e soprattutto evitare le trappole del ridicolo. Non sa evitarle, nonostante l'aiuto di un marchese illuminato (Rochefort) e della sua animosa figlia (Godrèche). Con qualche punta di oratoria pedante e didattica, è un film dialettico, e non soltanto per la sua alternanza di commedia e dramma, frivolezza e gravità. C'è un puntiglioso lavoro di documentazione all'origine della sceneggiatura di Remi Waterhouse. Snobbato da molti critici, premiato con 4 César (film, regia, F. Ardant e scenografia), è un film dove, sotto il trucco e le parrucche, si recita benissimo. 
a cura dell’Associazione Culturale Colle di Giano


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