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Corviale "Settembre in noir"

9 - 12 settembre 2011

lunedì 12 settembre dalle 17.30

12 settembre dalle ore 17.30 serata Noir
Con l’occasione la Biblioteca rimarrà aperta sino alle ore 23

Ore 17.30 “L’infernale Quinlan” O. Welles

Trama:

L'infernale Quinlan nacque come un poliziesco a basso costo tratto da un romanzo di With Masterson. touch.gif (28294 bytes)Orson Welles non ebbe il tempo di leggere il libro e riscrisse in pochi giorni lo script mettendo in primo piano la figura di Quinlan, trasformando in messicano il poliziotto antagonista (Charlton Heston/Vargas) e in una bianca americana la moglie (mentre nel romanzo è il contrario). Ma il merito principale del regista fu soprattutto quello di realizzare con un budget da B-movie un'opera di straordinaria potenza drammatica e linguistica.
L'infernale Quinlan racconta la storia di un poliziotto di origine messicana, Miguel "Mike" Vargas e di sua moglie Susan (Janet Leigh) i quali, fermatisi in una cittadina di frontiera durante il loro viaggio di nozze, si trovano coinvolti in una sporca storia di omicidi dietro la quale trama Hank Quinlan, corrotto capo della polizia locale.  In questa "waste land" di confine ci sono luoghi d'abbandono fatti di ponti spettrali, lagune industriali, trivelle, serbatoi petroliferi e vecchi bordelli, balere allucinanti, sotterranei pieni di archivi e immensi spazi, piatte praterie interrotte da motel di second'ordine. Quando Quinlan entra in scena, intorno a lui sciamano una corte di sottoposti, vecchi sodali, notabili e l'impressione teatrale si fa forte: è l'entrata di un vecchio monarca o di un navigato cortigiano shakesperiano. Gli attori sembrano quasi rivolgersi direttamente al pubblico per testimoniare l'ammirazione che nutrono per lui e magnificare il suo potere in quella terra. Quinlan è Welles a tutti gli effetti: quando Marlene Dietrich, bruna e sfatta, nel ruolo della chiromante Tanya gli dice che il suo tempo è ormai scaduto è come se Welles godesse in un delirio sadomasochistico del suo dolore più grande, quello di non poter più fare film. Cosa che, più o meno, successe, almeno nei termini in cui si intende a Hollywood. C'è qualcosa di determinato e nevrotico nella volontà di potenza di Quinlan, così come c'è qualcosa di infantile e malinconico nella improvvisa manifestazione dei suoi sentimenti. Quando vede Tanya, le si rivolge come un bambino in cerca d'affetto e riparo più che di eccitazione: per tutta risposta lei lo rimprovera per aver mangiato troppi dolciumi ed essere diventato così grasso. Che bambino cattivo.
4.gif (10052 bytes)La regia di Welles insieme alla fantastica fotografia in bianco e nero di Russel Metty trasformano un "noir" classico in un capolavoro. Tra le scene memorabili ricordiamo due piani-sequenza: il primo, a inizio film, di quattro minuti e trenta, è fra i più imitati della storia del cinema, citato e onorato anche da Robert Altman ne I Protagonisti; il secondo mette in scena l'interrogatorio di Sanchez nell'angusto spazio di un paio di camere. Spostando pareti, studiando al millimetro la distanza dalla macchina da presa di facce e corpi, disegnando come in una miniatura la composizione dell'inquadratura e soprattutto trascinando lo spettatore in una scena dialogatissima, che tutti i suoi interpreti ricordano come un tour de force micidiale ed esaltante, il regista dà vita ad una sequenza di straordinaria tensione e folle ritmo girata in una camera che sembra popolarsi all'infinto di corpi.

  

Ore 19.45  “Un maledetto imbroglio” P. Germi
Liberamente tratto dal romanzo (1947-57) di Carlo Emilio Gadda Quer pasticciaccio brutto de via Merulana

Trama

Locandina Un maledetto imbroglio

Il furto avvenuto in un ricco appartamento e il cadavere trovato in un altro appartamento hanno qualcosa in comune? Ingravallo, commissario della Squadra Mobile di Roma, indaga. Liberamente tratto dal romanzo (1947-57) di Carlo Emilio Gadda Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, fu, quando apparve, il miglior giallo in assoluto del cinema italiano. Preannuncia sia l'imminente commedia all'italiana degli anni '60 sia le lenti deformanti e impietose con cui Germi racconta la borghesia italiana in Sedotta e abbandonata (1964) e Signori e signore (1965). “La gestione dei due registri (quello comico, quello poliziesco-drammatico) è saldamente nelle mani della sua interpretazione e del modo cui il Germi regista... riesce a tenerli separati senza che si confondano o neghino l'un l'altro” (M. Sesti). Nastro d'argento 1960 per la sceneggiatura di Alfredo Giannetti, Ennio De Concini, Germi.

 

 

 

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