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marzo

Col nostro patrocinio: Campi di grano a Paestum

1 - 14 marzo 2011

dal 4 al 14 marzo, palazzo Valentini

A Palazzo Valentini (Sede Provincia di Roma – Via IV Novembre 119/A, Roma), presso la Sala Egon von Fürstenberg "Campi di Grano a Paestum ", personale di Roberto Angiolillo  dal 4 al 14 marzo 2011

Orari: dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 19.00; Sabato dalle 10.00 alle 13.00;

Domenica e festivi chiuso4


La Mostra

 

Dare il suo contributo a difesa della natura attraverso un gesto tangibile che riaccenda l’interesse e il dibattito sull’ambiente, è questo l’intento di Roberto Angiolillo nell’allestire “Campi di grano a Paestum” la sua prima personale istituzionale, dopo l’interesse già suscitato nelle esposizioni internazionali di Berlino, Londra, Vancouver e Istanbul. Nato a Roma nel 1965, l’autore che da anni vive e lavora a Monterotondo, ha fatto della natura il punto cardine della propria vita fin da quando giovanissimo si è innamorato della fotografia, e da lì della pittura. Ex membro del Club Alpino Italiano, l’artista considera l’ambiente la fonte primaria della sua ispirazione: lo era un tempo quando esplorava le montagne e continua ad esserlo oggi quando riesce a starsene ore ad osservare i paesaggi o il mare accarezzato dal vento, circostanza che egli paragona “ad un pittore del ‘700 che dipinge una tela proprio davanti a me”.

 

Così Roberto Angiolillo descrive la sua fascinazione e il suo rispetto nei confronti della Madre Terra. Essa è per lui un’artista che crea di continuo meravigliose opere d’arte per incantare gli occhi degli uomini, circondarli di bellezza e aiutarli a vivere meglio. E proprio dalla miopia degli uomini, spesso indifferenti dinnanzi a questi doni, che nasce la rabbia di Angiolillo e la voglia di contribuire alla salvaguardia del territorio con i suoi quadri. Attraverso la mostra “Campi di grano a Paestum” l’autore punta a sensibilizzare le coscienze di molti che a causa di un’esistenza frenetica o della totale assenza di educazione ambientale, non si curano di quello che gli accade intorno finendo col sprecare una ricchezza inestimabile come quella naturale.

 

Un punto di vista espresso in modo chiaro in ‘E’ Vita’, il quadro nato dall’inquietudine di Angiolillo per il buco dell’Ozono, o nello stesso ‘Campi di grano a Paestum’, opera da cui prende il nome tutta la personale, che il pittore ha realizzato come estremo omaggio alla Terra in cui il grano, simbolo di purezza e prosperità, riempie il perimetro circostante i ruderi, creando un connubio armonioso con una straordinaria architettura pensata in un’epoca in cui l’uomo riusciva davvero ad integrarsi con l’ambiente. Su tutto il sole che getta la sua luce in modo metaforico come in ‘Bloody Sun’ o fa mostra di sé in senso letterale divenendo simbolo di speranza per il futuro come in ‘Disco Solare’.

 

In un paese come l’Italia dove da anni assistiamo quasi impotenti all’emergenza rifiuti campana, all’inarrestabile avanzata del cemento e ad una martellante campagna in favore dell’energia nucleare, è più che mai importante cogliere ogni occasione per veicolare messaggi in favore del territorio in cui viviamo, instillando dubbi nella società civile e nei potenti del mondo, attraverso la strada meno convenzionale dell’arte.

 

Un’operazione di sensibilizzazione concreta che ha colpito l’attenzione anche di partner forti come WWF e Biblioteche di Roma, motivandole a collaborare con Angiolillo. “Campi di grano a Paestum” infatti aderirà all’iniziativa L’ora della Terra, che il 26 marzo prevede lo spegnimento delle luci delle città del mondo per un’ora, a testimonianza dell’impegno nella lotta al cambiamento climatico. Durante il periodo della mostra (4-14 marzo) la Sala della Pace, che ospita l’esposizione, modificherà l’illuminazione, attenuandola, per dare il contributo del pittore all’iniziativa. Mentre con Biblioteche di Roma Angiolillo sta studiando una serie di mostre da portare in alcune delle 36 sedi, dislocate tra Capitale e dintorni, con l’intento di mettere i cittadini in contatto con l’arte contemporanea e le problematiche ecologiche.

 

Come ha spiegato il critico d’arte Francesco Giulio Farachi, “in un momento in cui l’arte contemporanea si rende spesso distante, Angiolillo tenta una via diversa in cui la modernità e l’attualità delle formule espressive mantengono il contatto con la coerenza e l’emozione”. Ciò che si propone di offrire Angiolillo è una proposta culturale differente, che attraverso 25 opere e  l’ausilio di un tappeto musicale composto appositamente da Giovanna Cucinotta e Manrico Marcucci, punta a trascinare lo spettatore in un momento di grande vicinanza con la Madre Terra.

 

Catalogo a cura di Gangemi Editore

 


 

 

 

 

 

 

Ufficio Stampa della Mostra

 

Valentina Neri

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valneri@hotmail.it

3333985357