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Sol Invictus

26 ottobre - 7 novembre 2012

dal 26 ottobre al 7 novembre

Questa nuova mostra di opere di Anna Salvati, prende il titolo dal culto del Sole, originario della Siria e dell’Egitto e diffusosi anche a Roma nel terzo secolo d.C. I riti culminavano nell’uscita dei sacerdoti a mezzanotte, annunciando che la Vergine aveva partorito il Sole, raffigurato come un infante. Era una festa dedicata al trionfo della luce sulle tenebre, che si richiamava alla dottrina dell'eterno ritorno. Con la consueta, grande sensibilità, l’artista declina inaffascinanti forme e colori un motivo di valenza.
Il culto del sole a Roma prima e dopo il  Natale Cristiano.

La Roma pre-cristiana aveva già  un proprio culto solare, quello del Sol Indiges.

Oltre duecento anni prima della nascita di Cristo, Roma aveva visto giungere sul proprio territori Dei e culti d’oriente: Iside e Serapide, poi Cibale.



Il Sole era tema centrale e attuale nei cutli e nelle usanze del Mediterraneo: Iambulo, un nabateo, nel 120-100 a.C. scrisse un romanzo dove prefigurava un utopistico nuovo ordinamento sociale, con comunanza dei beni, sotto il governo di Helios, il Sole.


I primi secoli dell’era cristiana videro riversarsi su Roma una alluvione di culti, soprattutto dall’Oriente; in linea di massima ben tollerati dagli Imperatori in quanto accettabili nell’universo politeistico della religione romana di allora. Presero piede in particolare culti solari come quello monoteista persiano di Mitra nel I-III Secolo d.C. (che diventò il culto più contrapposto sia per dogmi che per consensi al cristianesimo), il culto egiziano di Horus e Iside o di Serapide, il culto ellenico-orientale di Dioniso e Apollo.
Nel primo secolo d.C. scriveva Petronio “Il nostro territorio pullula di presenze divine, a tal punto che si incontra più facilmente un Dio che un uomo”.

Nel secondo secolo  d.C. scriveva Celso “Molte persone anonime si aggirano dentro e fuori dei templi come volessero emettere responsi…ciascuna di esse è sempre pronta a dire: - Io sono Dio-, -Io sono Figlio di Dio-,-Sono uno Spirito Divino-“.

Il culto del Sole fin dai tempi delle campagne di Giulio Cesare in Egitto era già l'essenza nell’ Impero. Cesare infatti aveva fatto trasportare a Roma non solo gli obelischi di Heliopolis e di altre città egizie, ma anche i sacerdoti del culto di Helios (uno dei nomi del Dio Sole egiziano), che trovarono subito seguaci nella capitale.. Giulio Cesare  fece addirittura  introdurre il calendario solare egiziano; l’anno solare egiziano venne successivamente adottato col nome di Calendario Giuliano, di 12 mesi come quello attuale..

In questi secoli, anche a rappresentazione delle nuove tendenze culturali e religiose solari, furono eletti numerosi imperatori cultori del Dio Sole. L’imperatore Comodo (161-192) si fa raffigurare in compagnia di Iside  e Serapide (altro nome del Dio Sole egiziano). La dinastia degli imperatori Severi prima favoriscono il culto di Iside e Serapide e costruiscono il tempio più bello della città sul Quirinale (dove ancora sta un obelisco egiziano), poi favoriscono il culto di Eracle e Dioniso, infine introducono il culto del Dio Sole di Emesa (precedentemente ad Aureliano) . Con l’imperatore Caracalla si ha il passaggio dalle divinità solari egiziane a quelle siriane, e anche il massimo della “contaminazione” culturale: con lui si invoca il ”solo Dio Zeus Serapis Helios, invincibile signore del mondo”.
L’imperatore Massimino il Trace è invece cultore del Dio Sole Mitra come sembra lo fosse stato Nerone.
Nel 218 divenne imperatore Elagabalus (già sacerdote del Sole ad Emesa), che si attribuì il nome del Dio Sole (El Galab = Dio Sole) e che fece costruire un tempio sul Palatino dedicato al Dio Sole Invictus siriano. L'imperatore Eliogabalo  tentò prematuramente di imporre il culto di Elagabalus Sol Invictus, il Dio-Bolide solare della sua città natia, in Siria, di fatti
 con la sua morte violenta  nel 222 questo culto cessò di essere coltivato a Roma, anche se molti imperatori continuarono ad essere ritratti sulle monete con l'iconografia della corona radiata solare per quasi un secolo.

Il Sol Invictus, inoltre, compare come divinità subordinata associata al culto di Mitra.

Il termine Invictus compare anche riferito a Mitra stesso e al dioMarte  nelle iscrizioni private dei dedicanti e dei devoti.

Al contrario del precedente culto agreste di Sol Indiges ("Sole nativo" o "Sole invocato" - l'etimologia ed il significato del termine indiges sono dubbie), il titolo Deus Sol Invictus fu formato per analogia con la titolatura imperiale Pius, Felix, Invictus (Devoto, Fortunato, Invitto).
Il mito del Sol Invictus ha origine in Siria, iin Egitto in Oriente. Ad esempio le celebrazioni del rito della nascita del Sole in Siria  ed Egitto erano di grande solennità e prevedevano che i celebranti ritiratisi in appositi santuari ne uscissero a mezzanotte, annunciando che la Vergine aveva partorito il Sole, raffigurato come un infante. in alcune città d'Arabia e d'Egitto i pagani celebravano una festa dedicata al trionfo della luce sulle tenebre, e incentrata sulla nascita del dio Aion generato dalla vergine Kore, con un evidentissimo rimando alla dottrina dell'eterno ritorno
Successivamente l’imperatore Aureliano stabilì la festa del Sol Invictus, che continuò con Diocleziano ed altri fino a Costantino compreso, che fece incidere il Sole sul suo famoso Arco in Roma. In quei secoli furono fatte coniare da molti imperatori monete con l’effige del Sole e sul retro la propria, in altre monete è raffigurata Iside che allatta il Dio Sole bambino Horus.
Anche le insegne militari dell’ esercito imperiale portavano i simboli del Sol Invictus.
In quei secoli Roma era piena di templi e luoghi di culto delle diverse divinità solari.

Basti pensare che la Basilica di San Pietro è stata costruita sopra il tempio del Dio Sole Mitra ed ha tuttora al centro della piazza un obelisco egiziano.

Ancora oggi le guide turistiche di Roma offrono escursioni nei mitrei, luoghi catacombali, santuari ricavati in ambienti sotterranei dei cultori di Mitra: le cripte dove avveniva questo culto sono state trovate in tutta Europa fino in Irlanda. I culti di Iside ed Horus, che ebbero addirittura in Roma il loro centro nel II secolo d.C., durarono fino alla fine del IV secolo. Questo quadro dimostra la forte presenza di culti dedicati al Dio Sole dopo la nascita di Cristo e nel periodo precedente al natale Cristiano. Prima ancora della decisione di Aureliano di festeggiare il “Dies Natalis Solis Invicti” il 25 dicembre, in tale giorno ricorreva il festeggiamento per la nascita del dio Horus in Egitto, la festa del “Sol Invictus” a Emesa, del Dio Sole Dusares nel Regno di Palmira, delle divinità solari Shamas e poi Yule a Babilonia. In tale data veniva inoltre attribuita la nascita di Mitra e poi del suo profeta Zorohastro (Zarathustra).


Elia Cevoli 

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