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Il Baratto

2 agosto - 5 settembre 2011

Sezione Narrativa

La protagonista è una donna che potrebbe essere il prototipo dei desideri di ogni donna della nostra epoca: la sua massima realizzazione è nel lavoro. È nata da una famiglia benestante e si è sposata con un ricco imprenditore, ha due figli, una bella casa, insomma tutto quello che una donna può desiderare, ma soprattutto il suo lavoro le riempie la vita molto più dell'amore per suo marito che è ormai diventato una tenera amicizia resa appena un pò diversa da qualche incontro nato a letto, con l'impressione di rubare del tempo al sonno di entrambi sottraendo energie ai rispettivi lavori. Ghita, madre di due figlie e moglie di un uomo onesto, è una donna in carriera, una docente universitaria di psichiatria, aiuto del primario, e ha con lui una sorta di amicizia che a volte sembra voler essere molto di più. Rappresenta la donna emancipata e indipendente che non è mai scesa a compromessi con la società per la sua realizzazione personale.  Le sue malate, e lei se ne rende conto, sono più importanti del marito, dei figli, del posto prestigioso che occupa nella società della buona borghesia a cui è sempre appartenuta. Ha posto sempre in primo piano la sua ambizione professionale, la rottura delle regole di una società classista e maschilista. Ghita è convinta di non aver mai voluto o desiderato niente di diverso; in fondo, è certa di non aver mai amato. Ed è felice che sia così. Ma in un monotono pomeriggio di Pasqua qualcosa di assurdo, qualcosa di inverosimile, come inverosimili sono gli scherzi dell'inconscio, le cambierà la vita, quando riceve un’improvvisa visita. Alla sua porta bussa uno strano personaggio femminile che le porta un libro voluminoso e pesante, lanciandole la facoltà di richiamarla appena avrebbe ritenuto più opportuno. Ghita non immagina nemmeno cosa si nasconda dietro quel tomo dalla copertina azzurra intarsiata. Non è la solita enciclopedia, anzi. Da qui iniziano strani episodi, vengono fuori domande, dubbi. Il suo disagio si rivela in dei sogni piuttosto inconsueti, più vicini alla realtà di quanto possa sembrare. È solo durante questi sogni che Ghita si sente realmente felice: rivive un passato nascosto, che sembrava dimenticato e sepolto. Un passato in cui era felice, in cui viveva emozioni forti, una storia d’amore sofferta, finita per la sua brama di realizzazione personale. Tutti i sogni, quelli più intensi, iniziano a scriversi sulle pagine del libro. Ma il passato riserva anche tristi episodi, ricordi volutamente cancellati, e non si può evitare che anche quelli tornino vivi, dove il sogno si incastra con la realtà e man mano che la storia procede, tutto diventa indistinguibile e la realtà, quella convenzionale, cede il posto a un tipo di realtà parallela, sempre in primo piano, diventandone cornice. Il bene e il male diventano persone, si incarnano in due figure mai denominate come tali ed è qui che sta la forza. Una lotta continua tra desiderio e realtà, tra appagamento e distruzione, in uno scontro senza fine tra il bene e il male che, però, spesso si confondono. Dove sta il confine?  Il titolo, il baratto, racchiude tutto il senso della storia: lo scambio, il compromesso, la scelta.

Due sono le domande che Ghita e il lettore si pongono attraverso questa storia: da dove viene il Male? E si può vendere l'anima al diavolo per rivivere il momento più orribile del nostro passato?

 

GIOVANNA QUERCI FAVINI è nata e vive a Firenze, dove lavora con un gruppo di ricerca presso la facoltà di Lettere e filosofia dell’Università. Collabora a diverse riviste filosofico-letterarie ed è autrice di alcuni radiodrammi, trasmessi dalla wdr, rete nazionale tedesca. Per la sua attività teatrale ha ricevuto dalla città di Firenze il “Fiorino d’oro”. Ha scritto il saggio Pirandello: l’inconsistenza dell’oggettività e ha pubblicato con Marsilio: Lezioni di Francese (1994), La pazza (1996), Viaggio per nessun luogo (1998) e Prima che faccia buio (2005)

 

Enrico Vizzaccaro