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Enzo Tortora: Una lunga incomprensione: Pasolini tra Destra e Sinistra

12 - 13 maggio 2011

13 maggio ore 19

Presentazione del libro.

Interverranno gli autori, il giornalista Roberto Rosseti, il Presidente delle Biblioteche di Roma Francesco Antonelli.

Pier Paolo Pasolini è stato forse l’intellettuale del Novecento che più d’ogni altro ha diviso l’opinione pubblica. C’è chi lo ha amato e chi lo ha avversato senza riserve. La destra lo detestava per le sue idee e soprattutto per la sua dichiarata omosessualità. La sinistra, che pur lo annoverava tra le sue file, non accettava molte delle sue analisi anticipatrici e ancor meno la sua irriducibile autonomia di pensiero. E anche il mondo cattolico, di fronte alle sue opere, si divideva tra estimatori e detrattori. Baldoni e Borgna, che pur da posizioni molto diverse ne riconobbero subito la grandezza artistica e l’originalità, ricostruiscono per la prima volta in questo volume, che si avvale di molte testimonianze inedite ed è frutto di una meticolosa ricerca, la “lunga incomprensione” che caratterizzò i rapporti tra Pasolini e la cultura politica italiana, ma anche l’attenzione con cui molti giovani di tutto il mondo si confrontarono e si confrontano ancora con le sue idee e con il suo lavoro.

Gli autori:
Adalberto Baldoni, giornalista, saggista, autore di documentari. Nel 1955 ha iniziato la sua attività politica nella Giovane Italia. Più volte arrestato, processato e condannato per reati politici. Dirigente nazionale prima del Msi e poi di An. Più volte eletto consigliere comunale di Roma. Capogruppo di An in Campidoglio. Tra i suoi libri: Noi rivoluzionari (1986), La notte più lunga della Repubblica (1989), Fascisti 1943-1945. Storia della guerra civile (1993), Sessantotto. L’utopia della realtà (2006); Anni di Piombo (2009). Con Vallecchi ha pubblicato A che punto è la notte? (2002), Due volte Genova. Luglio 1960-luglio 2001(2004), Storia della destra. Dal postfascismo al Popolo della libertà (2009).

Gianni Borgna (Roma, 1947), giornalista, docente universitario, è autore di opere celebri come Storia della canzone italiana e Il mito della giovinezza. Recentemente ha scritto assieme ad Antonio Debenedetti un libro su Roma Dal piacere alla dolce vita edito da Mondadori. Assessore alla cultura del Comune di Roma tra il 1993 e il 2006, attualmente è presidente della fondazione Musica per Roma che gestisce il nuovo auditorium della capitale. Negli anni in cui era alla guida della Federazione giovanile comunista romana, Borgna ha potuto conoscere e frequentare a lungo Pasolini, su cui ha scritto in seguito numerosi studi e saggi.

da :AREA di ANNALISA TERRANOVA

"Tra i molti libri che celebrano i 35 anni dalla morte del poeta di Casarsa, spicca questo omaggio "incrociato" scritto da due intellettuali che al tempo militavano su barricate opposte Borgna e Baldoni si soffermano sull'incomprensione dell'eresia pasoliniana • di Annalisa Terranova Commentando l'annuncio del sindaco Gianni Alemanno sulla prossima apertura a Roma di un museo dedicato a Pier Paolo Pasolini, Sebastiano Vassalli scriveva sul Corriere della Sera del 7 novembre che era necessario correggere l'impostazione di Alemanno secondo cui il poeta di Casarsa è «intellettuale che fa parte della cultura di sinistra ma parla a tutti». «Non sarebbe ora» annotava Vassalli, «di riconsiderare la cultura del Novecento uscendo dalle frasi fatte e dai luoghi comuni dell'appartenenza ideologica?». Per concludere che Pasolini era spinto a sinistra dallo spirito del tempo. ma il suo cuore batteva da un'altra parte. Una destra non più fascista, aggiungeva. «dovrebbe essere in grado di rivendicare ciò che le appartiene». Per inciso va notato che sottolineare la necessità di una rivendicazione da parte di un mondo politico in qualche modo contraddice la premessa, e cioè la necessità di riconsiderare la cultura del Novecento senza luoghi comuni e oltre le rigide appartenenze.

Proprio con questo lodevole intento l'editore Vallecchi ha da poco pubblicato un libro scritto da Gianni Borgna e Adalberto Baldoni, il cui titolo svela la finalità di guardare alla produzione di Pasolini senza l'ingombro di veli ideologici: Una lunga incomprensione. Pasolini fra destra e sinistra.

Ricostruzione interessante, percorsa da un'attenzione curiosa alle contaminazioni tra culture apparentemente opposte. da parte di testimoni privilegiati: Borgna, giovane comunista e poi assessore capitolino alla Cultura tra il 1993 e il 2006, racconta dei rapporti tra Pasolini e il Pci. Baldoni, ex Giovane Italia e giornalista al Secolo d'Italia, ripercorre la storia dei pregiudizi della destra missina contro Pasolini.

Eppure, a leggere le pagine dell'uno e dell'altro, si coglie spesso uno spiraglio illuminante, il segno utile a far comprendere che l'arte pasoliniana era lungimirante, non etichettabile, capace di andare oltre gli schemi.

Del resto già nel 1955, con la rivista Officina. Pasolini rifiuta il "posizionalismo". cioè l'idea - commenta Borgna - «che l'arte e la letteratura debbano venire utilizzate come armi di lotta politica e tendere a una visione finalistica e provvidenzialistica della storia». Accanto all'idea dell'artista libero dal giogo dell'ideologia, Pasolini aveva il coraggio, negli anni Cinquanta, di criticare la «cristallinazione sentimentale e stilistica» del mito della Resistenza.

 

Prima ancora che esplodesse il bubbone del terrorismo rosso, nei suoi versi Pasolini aveva profetizzato quell'ubriacatura e ne aveva compreso l'inutilità, non senza mostrare una certa pietas nei confronti di una "generazione sfortunata": «lo invecchiando vidi le vostre teste piene di dolore/ dove vorticava un'idea confusa, un'assoluta certena/ una presunzione di eroi destinati a morirei oh ragaz zi sfortunati, che avete visto a portata di mano' una meravigliosa vittoria che non esisteva».

E. ancora, nel 1975. arriva la sorprendente analisi dello stragismo: «Non sono i fascisti che hanno messo le bombe. Le bombe sono volute dal potere».

Ma sul versante destro della politica, la stessa diffidenza con cui il Pci accoglieva l'eresia pasoliniana. impediva all'area missina di comprendere la forza visionaria delle sue analisi.

Adalberto Baldoni rende bene l'idea in una delle sue testimonianze in presa diretta, raccontando che. da cronista del Secolo, propose al direttore Cesare Mantovani di dare il massimo risalto alle argomentazioni di Pasolini sulle stragi. «Ero fiducioso che la mia proposta fosse accolta. Gli dissi: "Pasolini denuncia sul Corriere che le stragi servono a consolidare il potere di chi oggi sta al governo, che i mandanti fanno parte degli apparati dello Stato, che il terrorismo è il surrogato della politica condotta da chi governa". Mantovani mi guardò con ironia e sibilò: "Pasolini? Ci manca solo che il giornale dei fasci diventi megafono dei compagni e dei froci".

Ecco. Pasolini anche nella mente di personaggi di primo piano. colti, moderati, intelligenti come Mantovani. era un uomo da respingere in toto».

I tempi per la riabilitazione a destra di Pasolini maturarono solo successivamente e vennero alla luce quando Lodovico Pace organizzò il 3 dicembre del 1988 nella sezione Acca Larenzia di Roma un dibattito sull'autore degli Scritti corsari. Il titolo era tutto un programma: Ripensare Pasolini... scandalosamente. Dopo quell'evento-simbolo nessuno, a destra, si vergognò più di considerare Pasolini un appartenente a pieno titolo del pantheon di riferimento. E quell'evento servi proprio a riunire in un unico filone critico l'analisi che oggi è condivisa da Borgna e Baldoni nel libro, e cioè che Pasolini meritava e merita attenzione per la sua lungimiranza, per la sua profondità, per il suo coraggio intellettuale: «Pasolini mostrava di avere ben compreso quello che era successo in Italia. Che i ceti medi erano radicalmente cambiati e avevano fatto propria l'ideologia edonistica del consumo e della tolleranza modernistica di tipo americano. Che l'Italia contadina e paleoindustriale non esisteva praticamente più e al suo posto si era determinato un vuoto che aspettava soltanto di essere riempito da una completa borghesizrazione». Una verità ineliminabile per comprendere a pieno la storia italiana del dopoguerra. "

ENZO TORTORA Via Nicola Zabaglia 27/B, 00153 Roma Tel. 06 45460601