biblioteche, roma, libri, cd, dvd, prestito, consultazione, autori, editori, scuole, lettura, multicutura, multietnica, internet, wifi, biblioteche roma, biblioteche comune di roma

Menu

martedì
5
febbraio
domenica
17
febbraio

ANTIGONE pìetas di Ilaria Drago

5 - 17 febbraio 2013

Teatro Orologio / Sala Orfeo dal 5 al 17 febbraio 2013 tutte le sere ore 21 domenica ore 18

È dal buio in cui si trova Antigone che ha inizio il lavoro della Compagnia Ilaria Drago. Antigone è la voce di chi non ha voce, è la pìetas che s’inginocchia ad accogliere ogni essere vivente come fratello e sorella, ad accogliere i barconi scrostati degli ultimi che arrivano a chiedere pane. Antigone da murata viva,
dal chiuso del suo corpo buio, svela a sé e agli altri la forza di una possibile resurrezione che avviene soltanto attraverso il nudo di una rivoluzione personale.dal chiuso del suo corpo buio, svela a sé e agli altri la forza di una possibile resurrezione che avviene soltanto attraverso il nudo di una rivoluzione personale. È dal buio in cui si trova Antigone che ha inizio il lavoro della Compagnia Ilaria Drago. Lo spettacolo ci mostra Ilaria—Antigone all’interno di uno spazio-grotta, macerie metalliche di una città perduta, carcassa di sé dove lo spettatore si ritrova a condividere lo stato di paura viscerale di un sepolto vivo. Nell’antro buio Antigone prende coscienza della natura di quel gesto estratto da se stessa e lo fa divenire radice profonda su cui fare crescere la sua rivoluzione: “un coraggio d’amore, ora lo so, è con questo che ho sepolto Polinice!” Nell’architettura scenica realizzata da Mikulàš Rachlìk Ilaria Drago si muove nel buio esistenziale di Antigone, assumendo su di sé il corpo di lei e il suo esperire, con fiducia “solo in quella luce che s’accende dove maggiore è l’oscurità, facendo di essa un cuore”. Antigone sfida il potere di Creonte “non sono un animale, non sono ancora morta e di sicuro non mi ucciderai tu!”, mostrando se stessa e la sua forza nuda, la sua sacralità di donna e di essere vivente, un essere che non si arrende e che non lascia nessuno indietro “te lo prometto Polinice, farò qualcosa di me, qualcosa di buono!”, e a farla navigare fuori dal buio uno scheletro di nave che costruirà da quelle macerie ferrigne che l’avevano accolta quand’era scivolata giù “nell’inferno che non è neppure ancora fatto di morti, ma solo d’ombre di ombre.”.