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febbraio

Elio Germano e Theo Teardo in Viaggio al termine della notte da Louis-Ferdinand Céline

21 - 26 febbraio 2012

Palladium 21 - 26 febbraio 2012

«È cominciata così. Io non avevo detto niente. Niente». Ecco l’inizio di “Viaggio al termine della notte” di Louis-Ferdinand Céline: un silenzio che s’infrange in un libro fluviale, cupo, iperbolico. E il silenzio della pagina scritta provano a romperlo Elio Germano e Teho Teardo con una lettura scenica in forma di concerto dedicata a uno dei romanzi più discussi e celebrati dell’intero Novecento. L’intento è di far vivere il testo attraverso la parola, ma soprattutto di ritrovare il suono che è alla radice del “Viaggio”: quella bizzarra lingua di Céline, che reinventa sulla pagina scritta il parlato con un incrocio sporco di espressioni gergali e raffinate, fatto di continue ellissi e salti temporali, e di un ritmo voluttuoso e zoppicante. Attore tra i più amati nel nostro paese e, dopo essere stato premiato a Cannes, apprezzato anche all’estero –cosa non comune per un italiano–, Elio Germano mette in gioco la sua presenza e la sua voce, che sarà trattata anche elettronicamente dal vivo. Così la sua lettura diventerà parte della musica creata espressamente per il “Viaggio” da Teho Teardo, compositore che si è distinto nella musica per lo schermo, vale a dire per le immagini, e che in questa occasione si avvarrà anche della collaborazione sul palcoscenico della violoncellista Martina Bertoni. A Teardo spetta anche il ruolo di elaborare elettronicamente in tempo reale la voce di Germano, che peraltro è anche un interprete di hip hop e di rap, e dunque conosce il senso profondo del ritmo incessante e inquieto della parola. La matrice cinematografica tanto dell’attore che del musicista indica che il suono, la parola sono qui per far divampare di nuovo le immagini di quel grande polittico che è il primo romanzo di Céline. Il “Viaggio”, pubblicato nel 1932, attraversa tutti i grandi temi del secolo –la guerra, l’alienazione urbana, il fallimento del colonialismo, la povertà vista addirittura come la grande malattia dell’umanità: e Céline, che era medico, lo fa con l’occhio clinico di un innamorato della vita, al tempo stesso eccitato e deluso, disperato e ironico.



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