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giugno

Quando l’arte ispira un romanzo

12 - 18 giugno 2020

La rubrica del venerdì

Buongiorno amici! Proseguiamo oggi, Venerdì 12 giugno, con la nostra rubrica settimanale, rivolta a tutti coloro che, oltre ad amare la lettura, sono anche appassionati di arte. Conosceremo più da vicino una serie di romanzi nei quali l’incontro tra la parola e l’immagine prende forme diverse: a volte accade che un quadro entri nel racconto attraverso la sua descrizione, caricandosi di nuovi significati, altre volte che gli artisti siano protagonisti di romanzi biografici, altre ancora che opere d’arte, reali o immaginarie, diventino cornice di avvincenti romanzi gialli o di storie d’amore e di vita. Continuiamo questo percorso, augurandovi come sempre una piacevole lettura.

Il Romanzo

Ninfee nere di Michel Bussi è il giallo che ha ricevuto il maggior numero di premi in Francia nel 2011, anno della sua pubblicazione. «Tre donne vivevano in un paesino. La prima era cattiva, la seconda bugiarda e la terza egoista. Il paese aveva un grazioso nome da giardino: Giverny»: la vicenda si apre, dopo questo irresistibile incipit, con l’omicidio di Jérôme Morval, un noto oftalmologo trovato cadavere sulla riva dell’Epte. Il caso rimanda a un fatto di cronaca avvenuto molti anni prima, nel 1937: il rinvenimento del corpo di un bambino nello stesso luogo e nella stessa innaturale posizione. La piccola Fanette scopre inoltre che il suo amico James, un vecchio pittore americano, è stato ucciso. Cosa lega questi fatti di sangue? Bussi costruisce un romanzo di impressioni e sensazioni, in cui il meccanismo della narrazione funziona alla perfezione e il lettore viene del tutto imbrigliato nelle maglie dell'illusione. La conclusione del romanzo non restituisce solo la soluzione al caso, come in ogni giallo che si rispetti, ma elimina il velo di Maya, ribaltando completamente la prospettiva.

L’Opera

Claude Monet (1840-1926) ha realizzato circa 250 dipinti che hanno come soggetto le Ninfee, oggi conservati in diversi musei e collezioni private. Nel 1883 il grande maestro dell’Impressionismo decise di trasferirsi con la seconda moglie a Giverny, piccolo borgo della Normandia, dove acquistò una villa e il terreno circostante: qui trasformò quello che in origine era un appezzamento coltivato a orti e frutteti nel cosiddetto clos normand, il giardino dei fiori, e qualche anno dopo realizzò il giardino acquatico che comprendeva, oltre al celebre ponte verde, uno stagno ricco di iris, tulipani, rose, ninfee e piante esotiche. Monet si è dedicato a dipingere questo scenario per quasi trent’anni, fino alla fine della sua vita, riproducendo lo stesso luogo in differenti ore del giorno, condizioni climatiche e angolazioni. «Le Ninfee» spiega nel romanzo Achille Guillotin, il conservatore del museo «sono una collezione molto strana, senza equivalenti al mondo. Negli ultimi ventisette anni di vita Claude Monet non ha dipinto altro che il suo stagno di ninfee! Gradualmente eliminerà tutta la scenografia intorno, il ponte giapponese, i rami di salice, il cielo, per concentrarsi unicamente sulle foglie, l’acqua e la luce. La costruzione grafica assoluta... Le ultime tele, qualche mese prima che morisse, rasentano l’astrazione. Solo chiazze di colore. Effetto a macchie, lo chiamano gli esperti. Nessuno aveva mai visto cose del genere e nessuno capirà, al tempo di Monet […] Sennonché una generazione dopo saranno proprio queste tele a far nascere negli Stati Uniti quella che il mondo chiamerà arte astratta... È il testamento del padre dell’impressionismo: l’invenzione della modernità».

L’incontro

Oltre a scegliere come ambientazione del giallo i luoghi dove Monet visse e dipinse per buona parte della sua vita, Bussi crea un ponte tra la realtà e l’immaginazione, attraverso una leggenda che passa per l’unico colore escluso dalla tavolozza impressionista, il nero. È sempre Achille Guillotin, consultato quale esperto di arte dall’ispettore Bénavides, a raccontarci l’aneddoto: «Si dice che negli ultimi giorni prima di morire, a inizio dicembre del 1926, quando Monet ha capito che stava per andarsene, l’abbia dipinto […] Monet ha osservato la propria morte nel riflesso delle ninfee e l’ha immortalata sulla tela. Ninfee nere!».

Curiosità

  1. Alcuni studiosi sono concordi nel dire che la cataratta bilaterale da cui era affetto Monet abbia influenzato la sua percezione dei colori e, di conseguenza, la resa cromatica nelle opere prodotte durante il periodo in cui sviluppò la malattia.
  2. Nel 2019 è stato pubblicato l’adattamento a fumetti del romanzo di Bussi, realizzato da Fred Duval e Didier Cassegraine e disponibile nel catalogo di Biblioteche di Roma.
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