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giugno

Quando l’arte ispira un romanzo

5 - 11 giugno 2020

La rubrica del venerdì

Buongiorno amici! Proseguiamo oggi, Venerdì 5 giugno, con la nostra rubrica settimanale, rivolta a tutti coloro che, oltre ad amare la lettura, sono anche appassionati di arte. Conosceremo più da vicino una serie di romanzi nei quali l’incontro tra la parola e l’immagine prende forme diverse: a volte accade che un quadro entri nel racconto attraverso la sua descrizione, caricandosi di nuovi significati, altre volte che gli artisti siano protagonisti di romanzi biografici, altre ancora che opere d’arte, reali o immaginarie, diventino cornice di avvincenti romanzi gialli o di storie d’amore e di vita. Continuiamo questo percorso, augurandovi come sempre una piacevole lettura.

Il Romanzo

Schiava di Picasso. Scritto nel 2016 da Osvaldo Guerrieri, questo romanzo ci trascina nelle tormentate vicende della storia d’amore tra Dora Maar e Pablo Picasso: una relazione in cui emergono gli aspetti più oscuri della personalità dei due artisti e la passione assume la forma della malattia. In un freddo gennaio del 1936, una donna siede a un tavolino del caffè parigino Les Deux Magots: si toglie i guanti, apre la mano a ventaglio ed estrae dalla borsetta un coltello; inizia quindi a pugnalare a gran velocità gli spazi fra le dita, finendo per ferirsi. Pablo Picasso è seduto nello stesso caffè insieme al poeta Paul Éluard e, mentre osserva il gioco, domanda all’amico informazioni sulla donna. Infine si alza e le si avvicina per chiederle in regalo i guanti, macchiati di sangue, che vuole conservare nella sua vetrina dei ricordi. La donna lo guarda e glieli dona: lei è Henriette Theodora Markovitć, anche conosciuta con lo pseudonimo di Dora Maar. Personalità complessa ed eclettica, Dora è già una fotografa affermata quando incontra Picasso: si occupa di fotografia di moda, pittura, poesia, ma sarà ricordata soprattutto come fotografa surrealista. Dall’incontro tra questi due grandi personaggi, nasce uno degli amori più tormentati del Novecento. Capriccioso, egocentrico e istrionico, Picasso è un uomo che in fondo ama solo se stesso. Nonostante sia una donna autonoma e impegnata sia artisticamente che politicamente, Dora viene soggiogata da Picasso che la umilia e la spinge ad abbandonare la fotografia. Dora è considerata fra i surrealisti la rivale di Man Ray, ma per Picasso esiste un solo genio: lui.

L’Opera

Guernica (1937, olio su tela, 349 x 777 cm, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid) di Pablo Picasso. L’artista realizzò la grande tela poco dopo il bombardamento della cittadina basca, avvenuto ad opera dell’aviazione nazista. Il dipinto fu presentato per la prima volta al pubblico il 12 luglio 1937, all’Expo di Parigi. Lo spettatore che entrava nel padiglione spagnolo osservava la composizione da destra a sinistra, iniziando dall'immagine femminile che alza le braccia al cielo, tra le case in fiamme; accanto a lei una figura spettrale tiene in mano una lampada ad olio. In basso si trascina una donna svestita e al centro avanza un cavallo che volta la testa e nitrisce terrorizzato. Sotto gli zoccoli dell’animale, giace il cadavere di un soldato, che impugna con una mano, da cui sorge un fiore, una spada dalla lama spezzata. In alto una lampadina diffonde la sua luce nel buio. A sinistra è raffigurata una madre che stringe il figlio neonato; poco sopra compare infine un toro, simbolo del sacrificio nell’arena durante la corrida e della Spagna: la scena evoca le iconografie della natività e della pietà. Tra i due animali è dipinta una colomba, simbolo della pace ormai ferita. Guernica non è un’opera dal significato solo documentario. Oltre a ricordare il bombardamento della città basca, ne rappresenta anche una denuncia morale ed è diventata nel tempo il simbolo dell’assurdità della guerra.

L’incontro

Nel 1936 inizia la guerra civile spagnola e nasce l’asse Roma-Berlino. Sono anni difficili e Picasso si fa interprete del tempo in cui vive. L'anno successivo il governo spagnolo commissiona all’artista un’opera che rappresenti la Spagna all’esposizione universale di Parigi. Picasso conclude Guernica in poco più di due mesi, mentre Dora realizza il celebre reportage fotografico che documenta l’evoluzione dell’opera.

Curiosità

Dopo l’esposizione universale di Parigi - nella quale non ricevette grande consenso di pubblico e di critica - Guernica viaggiò in Scandinavia, nel Regno Unito e negli USA, dove ebbe base fissa al MOMA per anni: lasciò New York solo in occasione di alcune retrospettive su Picasso, tra Europa e Sud America. Finalmente nel 1981 terminò il suo giro attorno al mondo e sbarcò in terra spagnola. Il dipinto infatti, per espressa volontà di Picasso, non sarebbe dovuto entrare in Spagna, fin quando ci fosse stata la dittatura. Giunto a Madrid, restò per 11 anni nel Casón del Buen Retiro del Prado, museo che Picasso diresse negli anni Trenta. Nel 1992 l'opera fu però trasferita, non senza polemiche, al Reina Sofìa.

Per leggere le rubriche delle settimane precedenti, clicca in basso:

  1. Confessioni di una maschera di Yukio Mishima
  2. Il cardellino di Donna Tartt
  3. La ragazza con l'orecchino di perla di Tracy Chevalier
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