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maggio
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maggio

Quando l’arte ispira un romanzo

15 - 21 maggio 2020

La rubrica del venerdì

Buongiorno amici! Oggi, Venerdì 15 Maggio, inauguriamo una nuova rubrica settimanale, rivolta a tutti coloro che, oltre ad amare la lettura, sono anche appassionati di arte. Conosceremo più da vicino una serie di romanzi nei quali l’incontro tra la parola e l’immagine prende forme diverse: a volte accade che un quadro entri nel racconto attraverso la sua descrizione, caricandosi di nuovi significati, altre volte che gli artisti siano protagonisti di romanzi biografici, altre ancora che opere d’arte, reali o immaginarie, diventino cornice di avvincenti romanzi gialli o di storie d’amore e di vita. Iniziamo questo nuovo percorso, augurandovi come sempre una piacevole lettura.

Il Romanzo

Confessioni di una maschera. Primo romanzo dello scrittore Yukio Mishima, è un grande classico della letteratura giapponese. Fu pubblicato per la prima volta in Giappone nel 1948 e valse all’autore un’immediata notorietà a livello internazionale; è considerato un romanzo autobiografico per la corrispondenza tra la vita del protagonista e quella di Mishima. Scritto in prima persona, narra la difficile ma puntuale indagine interiore del giovane Kochan che esamina, con raffinata sottigliezza, gli aspetti più velati della propria anima.

L’Opera

San Sebastiano, 1615 ca. (Olio su tela, cm. 127 x 92, Musei di Strada Nuova – Palazzo Rosso, Genova). Opera di Guido Reni, databile attorno al 1615, raffigura il martirio di San Sebastiano, trafitto dalle frecce per aver tradito la fiducia dell’imperatore Diocleziano. Sopravvissuto grazie alle cure di Sant’Irene, morì in seguito per flagellazione, ma l’iconografia più diffusa resta quella del supplizio con le frecce. Guido Reni realizzò più versioni del San Sebastiano, poste a confronto diretto per la prima volta nella mostra “Il tormento e l’estasi. I San Sebastiano di Guido Reni a confronto” tenutasi al Palazzo Rosso di Genova nel 2007-08. Nell’opera del 1615 il corpo del martire, benché ferito dalle frecce, non appare sofferente e deturpato: il santo è raffigurato come un giovane di una bellezza idealizzata e sensuale che, morbidamente legato al tronco di un albero, rivolge gli occhi al cielo.

L’incontro

Un giorno Kochan salta la scuola e trova in casa un catalogo d’arte che il padre ha portato dall’Italia. La riproduzione del San Sebastiano di Guido Reni attira l’attenzione del giovane che, attraverso le ambivalenze presenti nell’immagine, vede emergere le sue pulsioni nascoste.

«Stavo sfogliando una delle ultime pagine d’un volume. Tutt’a un tratto, dall’angolo della pagina successiva, baluginò davanti ai miei occhi un’immagine che dovetti ritenere si fosse appostata laggiù per me solo, a mio beneficio. Era una riproduzione del San Sebastiano di Guido Reni, che figura nella raccolta di Palazzo Rosso a Genova. Il tronco dell’albero del supplizio, nero e leggermente obliquo, campeggiava sullo sfondo tizianesco d’una tenebrosa foresta e d’un cielo serotino, fosco e distante. Un giovane di singolare avvenenza stava legato nudo al tronco dell’albero, con le braccia tirate in alto, e le cinghie che gli stringevano i polsi incrociati erano fermate all’albero stesso. Non si scorgevano legami d’altra sorta, e l’unico rivestimento della nudità del giovane consisteva in un ruvido panno bianco che gli fasciava mollemente i lombi […] Quel giorno, nell’attimo in cui scorsi il dipinto, tutto il mio essere fremette d’una gioia pagana. Il sangue mi tumultuò nelle vene, i lombi si gonfiarono quasi in un empito di rabbia. La parte mostruosa di me ch’era prossima a esplodere attendeva ch’io ne usassi con un ardore senza precedenti, rinfacciandomi la mia ignoranza, ansimando per lo sdegno. Le mani, affatto inconsciamente, cominciarono un movimento che non avevano imparato mai. Sentii un che di segreto, un che di radioso, lanciarsi ratto all’assalto dal didentro. Eruppe all’improvviso, portando con sé un’ebbrezza accecante».

Curiosità

Nel 1963 il fotografo Eikoh Hosoe ha ritratto Yukio Mishima come San Sebastiano.

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