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I commenti più recenti

  • Il signore del falco

    Montaldi, Valeria

    • 17-10-2019
      La narrazione scorre piacevolmente accompagnata da un'accuratezza storica veramente degna di nota.
  • Surplus cognitivo : creatività e generosità nell'era digitale

    Shirky, Clay

    • 17-10-2019 Reporter per caso, da Ushaidi a BellingCat
      Cos'è il Surplus Cognitivo ? Secondo i dati prodotti da Clay Shirky nel mondo ogni anno ci sono un milione di miliardi di ore che vanno sotto la voce "tempo libero". In passato, sostiene Shirky, il tempo libero a disposizione era meno e veniva speso per lo più in attività da consumatori passivi: guardare la televisione, andare al cinema. Oggi, con le nuove tecnologie lo scenario cambia e abbiamo la possibilità, attraverso internet, di dedicare il tempo libero ad attività "virtuose". Gli esempi che fornisce Shirky sono interessanti e di grande attualità. Ushaidi è un sofware, una piattaforma che ha permesso ai cittadini del Kenia, nel 2007, di segnalare gli abusi e le violazioni dei diritti umani operate dai militari. Di qui l'entusiasmo di Shirky per i "reporter per caso" di Ushaidi. Il tempo libero può essere usato virtuosamente, per fare un esempio, per segnalare via SMS crimini e abusi di potere. Rispetto al periodo in cui è stato scritto "Surplus Cognitivo" (2010) gli orientamenti del pensiero critico su questi problemi sono molto cambiati. Le "fake news" e la manipolazione della immagini hanno rivelato l'ingenuità nascosta nell'idea secondo cui la rete Internet potrebbe realmente agire come "testimone" neutrale della verità. Anche gli arresti di molti mediattivisti e le azioni di censura dei governi nel corso delle primavere arabe hanno gettato molte ombre sulle fanfare intorno all'Internet come facile strumento di liberazione. Oggi però, a distanza di quasi dieci anni dall'uscita di "Surplus Cognitivo", un gruppo di attivisti chiamato "Bellingcat" ha ridato lustro e attualità alle teorie di Shirky. Recentemente è stato realizzato da un regista olandese un documentario dedicato a "BellingCat" e intitolato "BellingCat: truth in a post-truth era". Effettivamente questo gruppo di attivisti ha dimostrato come sia possibile, in rete, lavorando in chiaro e senza alcuna segretezza, effettuare degli ottimi "fact cecking" basati solo sul materiale prodotto spontaneamente dagli utenti. Insomma anche nell'epoca della post-verità si può arrivare a capire come vanno veramente le cose. Ma bisogna impegnarsi a fondo.
  • Il disagio della libertà : perché agli Italiani piace avere un padrone

    Augias, Corrado

    • 17-10-2019 Il traguardo è la libertà
      Saggio attuale che fa riflettere sulla storia del nostro paese, dove molti sono disponibili a rinunciare alla libertà in favore dell'uomo potente del momento. Un racconto dal linguaggio semplice, che scorre e fa meditare.
  • Parole : tutte le poesie

    Pozzi, Antonia <1912-1938>

    • 16-10-2019
      "Acqua alpina. Gioia di cantare come te, torrente..."
      La poetessa Antonia Pozzi, colta, raffinata, integerrima, dotata di una sensibilità umana e artistica notevole ( anche se, purtroppo, talmente dilagante da risultarle fatale) può essere sicuramente apprezzata grazie  all'antologia postuma Parole, in cui si rincorrono delicate eppure vigorose liriche che, concettualmente e formalmente, risentono in parte del Crepuscolarismo e dell'Ermetismo. L' autrice fa emergere il rapporto tra la propria interiorità ( talvolta trasudante entusiasmo, più spesso insofferenza e cupezza ) e la complessità, finanche l'ostilità disarmante della vita. I testi, apparentemente semplici e lineari nel lessico e nel contenuto, in realtà non si limitano ad un mero quadro descrittivo ma, come si può desumere da certi dettagli, rispecchiano uno spirito vivace intellettualmente, tuttavia tormentato. In un alternarsi di sconforto e di coraggiosa ostinazione, in un continuo oscillare tra desolazione e ribellione si disvela una giovane personalità dai pudichi sentimenti, un'anima fervida che  tende all'assoluto. Antonia è stata un fiore reciso anzitempo dal fluire turbinoso delle avversità ma i cui petali, sopravvivendole, continuano ad attribuirle la meritata autorevolezza nel panorama della poesia italiana del Novecento.
  • Donne

    Camilleri, Andrea <1925-2019>

    • 16-10-2019 In compagnia del Maestro
      Un libro con tanti ritratti femminili di donne conosciute da Camilleri, oppure inventate o sognate. Una piacevole conversazione in compagnia del Maestro, magari con un calice di vino bianco freschissimo, su una terrazza vista mare. Quante storie attraversate dalla vita di Camilleri, peccato che non ci sia più!
  • Il vecchio e il mare

    Hemingway, Ernest

    • 16-10-2019
      Un inno alla vita e al rispetto
      La lotta del vecchio col pesce è la lotta della vita per la sopravvivenza che non dimentica il rispetto umano verso l'altro da sé e la natura. Più che un inno alla morte questo è un inno alla vita. Da leggere e rileggere!
  • La lanterna blu

    Pelevin, Viktor Olegovic

    • 16-10-2019
      Già in questi racconti giovanili sono presenti gli elementi caratterizzanti che ho ritrovato nei romanzi “Omon Ra” e “Il mignolo di Buddha”: un mix secondo me molto ben riuscito tra satira ironica, grottesco e riflessioni di carattere metafisico. Tutto quello che ho letto fino ad ora di questo autore è stato estremamente stimolante e, perlomeno in base alle mie limitate letture precedenti, decisamente originale.
  • Oltre l'inverno

    Allende, Isabel

    • 16-10-2019
      Forse non il romanzo migliore della Allende, ma sicuramente un buon romanzo. Questo libro mi ha fornito tantissimi spunti di riflessione: la condizione degli immigrati clandestini, la disperazione in patria che porta a rischiare la propria vita pur di emigrare e sperare di poter ricostruire un futuro altrimenti impossibile, l'alcolismo. Mi piace pensare a Isabel Allende come a una scrittrice che “ricama” con le parole, per la sua capacità di creare frasi memorabili, una su tutte non dimenticherò mai … “Non è la forza di gravità a mantenere in equilibrio l’universo, ma quella ADESIVA dell’amore” … meraviglia!
  • La lunga vita di Marianna Ucria

    Maraini, Dacia

    • 16-10-2019
      Marianna Ucria
      Meraviglioso affresco della Sicilia del Settecento, scritto con maestria dalla Maraini. Bellissime le descrizioni dei paesaggi e delle tradizioni siciliane. Un viaggio nel tempo …
  • La notte della sinistra : da dove ripartire

    Rampini, Federico

    • 16-10-2019
      Dario Tramacere Contro miriadi di luoghi comuni
      A suo modo, è un libro d’amore questo volume di Federico Rampini, in cui l’autore riprende ed aggiorna (per quanto sia possibile farlo in un mondo in continua evoluzione) i contenuti di alcune sue precedenti pubblicazioni. Chissà, però, se sarà visto in questa ottica da quelli che dovrebbero esserne i destinatari nonché suoi compagni di viaggio. Basta leggere la lunga e circostanziata presentazione per comprenderne il senso. Composto da sole 164 pagine ma assai ricco di contenuti, per non disperderne il senso ho pensato ad una soluzione semplice e inusuale: presentare i singoli capitoli accludendone una estrema (e per questo non esaustiva) sintesi. Da notare come i capitoli si susseguano seguendo un sottile ma preciso filo logico. Cap 1) “Dalla parte dei deboli...solo se stranieri?” Il primo capitolo è incentrato sul tema delle politiche migratorie, ma non si chiude nei nostri confini. Cap. 2) “Sempre colpa dell’Occidente: ombelico del mondo” Il secondo capitolo sposta l’attenzione su un «certo modo» di affrontare il tema del terzo mondo. Da sottolineare come alcune pagine siano specificamente dedicate al premier etiope Abiy, alcuni giorni fa insignito del premio Nobel per la pace. Cap. 3) “Maduro-Putin eroi progressisti? Il drappo rosso e la fine del toro” Il terzo capitolo si occupa di talune scelte operate in tema di politica estera. Cap. 4) “Schierarsi coi mercati finanziari e i governi stranieri?” Il titolo è quasi autoesplicativo. In questo capitolo viene fornita una spiegazione razionale (ma non per questo «ragionevole») alla teoria del rapporto del 3% tra deficit e PIL. Cap. 5) “La sinistra dei chief executive” Chiare e dettagliate le accuse mosse in questo capitolo, ma sempre con un respiro internazionale, non limitato ai confini italici; anche perché, come spesso l’autore fa notare, ciò che accade altrove (USA in primis) poi diviene moda nazionale. Cap. 6) “C’erano una volta Gramsci e Pasolini. Ora Asia e Pamela” Il tema delle «mode» prosegue con questo capitolo, dedicato al mondo della cultura ma, a sorpresa, anche all’analisi critica del fenomeno #metoo. Cap.7) “«Internet ha sempre ragione»” Capitolo in cui si evidenzia la «trappola dei social media». Cap. 8) “Ambientalisti con la Tesla da centomila euro” Un modo corretto e critico, allo stesso tempo, di affrontare il problema ambientale; ma anche il rapporto ambiguo della sinistra con la verità scientifica, come mostra con il suo excursus nel mondo della “Big Marijuana”. Cap. 9) “Postilla: sul «compagno» Fukuyama” Il (breve) capitolo nasce dall’impegno professionale di Rampini ed è occupato dall’intervista rivolta a questo famoso studioso di scienze politiche in merito alla questione della «deriva identitaria della sinistra» sia negli USA sia in Italia. “Conclusione” Nell’’ultimo capitolo Rampini riepiloga il narrato e prova a tracciare essenziali linee di condotta «per ripartire», usando anche concetti davvero inusuali per il linguaggio ed il popolo della sinistra. Il cui principale nemico, senza mezzi termini, è individuato nella filosofia del «politically correct»: quel comodo conformismo culturale ed esistenziale che nutre tanti simpatizzanti e che, soprattutto, ha diviso la classe dirigente della sinistra da quello che un tempo era il suo popolo. Perchè “… perfino quei leader di sinistra che fanno fatica a situarle su Google Maps ammettono che bisogna andare nelle periferie […] Forse il percorso più logico sarebbe quello inverso: è dalle periferie che dovrebbero venire persone e idee”.
  • Inferno Spa : viaggio tra i protagonisti del business del secolo

    Totolo, Francesca

    • 16-10-2019 Dario Tramacere Attenti al lupo ...
      Il senso di questo libro è esplicitato chiaramente dal (duplice) sottotitolo: “Viaggio tra i protagonisti del business dell’accoglienza”, leggiamo in copertina; mentre il frontespizio (che fa fede) riporta “Viaggio tra i protagonisti del business del secolo”. Il contenuto consiste nei dati che vi sono esposti e che riguardano tutti i vari protagonisti: le ONG che si occupano del recupero e trasporto dei migranti; le organizzazioni deputate alla creazione dei movimenti d’opinione internazionale; le associazioni culturali e quelle giuridiche; per finire, immancabilmente, col mondo politico nazionale ed i suoi conseguenti riscontri nella politica internazionale. I dati constano di cifre (sotto forma di documenti e bilanci, se e quando resi disponibili), nomi (alcuni «poco rassicuranti», se non inquietanti). organigrammi societari (anche questi estremamente istruttivi) e circostanze (fatti accaduti). Di sicuro, i «numeri» citati fanno impressione; basti pensare solamente ai circa diciassette miliardi di euro stanziati negli ultimi anni dall’Italia, cui vanno aggiunti gli ingenti stanziamenti di altri stati ed enti sovranazionali. Ma, soprattutto, le smisurate risorse messe in campo da quello che sembra essere, personalmente e/o per il tramite delle sue tante società, il vero «deus ex machina» (o, per usare il paragone addotto dall’autrice, il moderno e nefasto “Virgilio”) presente nell’attività di tutti i soggetti chiamati in causa nel volume: il famigerato finanziere George Soros, cioè colui che dalla speculazione scatenata nel 1992 contro la valuta italiana guadagnò (stando alle stime eseguite) circa quindicimila miliardi di lire; che «qualcuno» ha dovuto pagare. Ed è proprio il disegno di quest’individuo (che in un libro qui citato dichiarò di immaginarsi “… senza mezzi termini come una specie di dio”, anche se con la minuscola) e dei suoi epigoni che maggiormente mette a disagio le nostre coscienze; anche più delle cifre e delle spigolature politiche che, come sempre, pensiamo di poter ricondurre nell’ambito del nostro orticello italico. Per ampliare un po’ lo sguardo (ed anche per avere la possibilità di una prospettiva diversa), si può associare al libro in oggetto la lettura dell’ultima fatica di Federico Rampini: “La notte della sinistra”. Dove si resta sinceramente sbalorditi nel vedere questo reporter globale (attualmente corrispondente de “La Repubblica”) ed intellettuale di sinistra condividere timori e (alcune) considerazioni qui espresse; anche se, ovviamente, nel contesto di un volume che ha un’ottica divergente e, soprattutto, un diverso e più ampio contenuto, riservando al problema dell’immigrazione (in una visione, oltretutto, più globale) solo una specifica parte dello svolgimento.
  • Caos calmo

    Veronesi, Sandro <1959- >

    • 16-10-2019
      Caos calmo
      Con questo libro ho scoperto Veronesi, autore di grande talento. Ho cominciato a leggerlo così, senza tanta convinzione, invece sono rimasta piacevolmente stupita e impressionata dalla capacità di introspezione presente in questo romanzo. Più di ogni cosa, mi è piaciuto scoprire il punto di vista maschile su alcune situazioni quotidiane e sentimentali. Il linguaggio è a tratti forte e schietto, ma a me questo non ha dato assolutamente fastidio. Impossibile non pensare a Nanni Moretti quando si pensa a Pietro, avendo visto il film, ma il libro è indubbiamente più bello, esaustivo e profondo e merita di essere letto.
  • Jane Eyre

    Brontë, Charlotte

    • 16-10-2019
      Meraviglioso capolavoro
      Ho letto questo libro spinta dalla recente voglia di riscoprire alcuni grandi classici mai letti e devo dire che ho fatto benissimo! Quello che mi colpisce, quando leggo qualcosa delle sorelle Bronte, è questo talento innato di descrivere paesaggi e situzioni, di esplorare l’animo umano e saperne raccontare con forza i sentimenti e le passioni. Ho amato profondamente questo libro e la sua protagonista, soprattutto la sua voglia di indipendenza e la sua anticonvenzionalità, così come la sua modernità, pur essendo stato scritto nel 1847. Nonostante la mole, il libro scorre molto bene e se proprio devo trovare un piccolissimo neo, posso dire che forse la parte finale è un po’ troppo lunga e ripetitiva. Ma a parte questo, è uno dei libri più belli che io abbia mai letto, un grande classico che non può mancare. Assolutamente da leggere!
  • Fuoco al cielo : romanzo

    Di Grado, Viola

    • 16-10-2019 Amore contaminato
      Fuoco al cielo racconta la vita in un villaggio della Siberia ai tempi della guerra fredda, contaminato da esplosioni di materiali radioattivi. Più precisamente racconta la generazione nata prima, durante o subito dopo la contaminazione. Oramai sono persone adulte (la storia è ambientata negli anni Novanta), che hanno visto gli effetti letali della contaminazione sopra i propri genitori e sono diventati orfani presto, privati così degli affetti più cari. Viola Di Grado racconta la possibilità di questa generazione di avere “una vita normale” nel villaggio; racconta questa possibilità scrivendo una storia d’amore tra un’ex maestra, abbandonata a se stessa, e un infermiere, venuto da Mosca per lavorare ed aiutare la popolazione (venuto dal luogo del potere). E’ un libro da leggere ma lo consiglio a piccole dosi (aiuta la divisione in capitoletti) per la tossicità degli argomenti affrontati coraggiosamente dall'autrice.
    • 13-10-2019
      Un libro potente, forte, visionario, un pugno allo stomaco che fa male ma che ci sveglia portandoci a cercare gli accadimenti, i motivi, le ragioni nella storia non troppo lontana da noi. " Lui si pulisce e finisce di preparare la valigia e se ne va, la porta si chiude, lei torna in cucina, prende il coltello da terra, basta un colpo secco, basta poco per togliersi di mezzo, fallo e basta, ma poi sente di nuovo quel suono, un sibilo, come un grido nelle ossa, come qualcosa che ancora chiede ascolto, e decide di restare viva, viva almeno un po', viva come adesso, cervello e battito cardiaco, basta questo per restare al mondo." Viola di Grado lo dice subito, nelle prime pagine: "cervello e battito cardiaco, basta questo per restare al mondo" perché il romanzo può essere letto come un inno alla Vita nonostante tutto. Un inno alla Vita anche quando questa viene negata ed uccisa, perché se la tua identità viene violata, se la tua storia viene cancellata, se intorno a te la morte vive a braccetto con gli uomini allora se hai ancora un cervello ed un battito cardiaco sei fortunato, sei vivo. Oppure un inno alla morte, una morte decisa deliberatamente, consapevolmente dai pochi che nel mondo decidono le sorti dei molti, senza coscienza, senza memoria storica. Protagonisti di questo romanzo sono Tamara, Vladimir ed il loro amore. Un amore malato che nasce e cresce nella "città segreta", un luogo di cui non conoscevo l'esistenza prima di questa lettura. La città segreta o chiusa di cui ci parla Viola di Grado è Musljumovo, una delle tante città segrete esistenti in Russia create nel periodo della guerra fredda. In questo territorio, che è ancora oggi uno dei luoghi più inquinati al mondo, sorgevano ben cinque reattori nucleari all'uranio moderati a grafite, destinati alla produzione di plutonio. Un amore fisico che solo così sembra potersi affermare perché l'unico modo, che Vladimir e Tamara hanno per esistere è viversi attraverso il corpo, usandolo anche in modo violento, consumandolo, violandolo. Durante la lettura ho sentito molto forte la fisicità del libro. Un libro fisico lo definisco dove attraverso il corpo si afferma la Vita: cuore, polmoni, sesso, come se nella città segreta fosse possibile esistere solo così. Vietato sentire le emozioni, vietato farsi domande, vietato rispondere alle domande, "rispondere alle domande rendeva quei corpi persone" vietato dare un'identità, vietato amare, sognare, credere nei sogni. E nello stesso tempo attraverso il corpo si vedono i segni del male ubiquo: "diabete, paralisi, ossa fragili e cuori invasati. Gambe molli, bolle sulle guance, polmoni grigi guasti". Tamara e Vladimir sono i simboli della Vita malata vissuta nella "città segreta". I due protagonisti vivono in questa realtà malata, in un amore vuoto, fino a quando un evento impensabile, incredibile, un dono inatteso entra nelle loro vite. Un evento che porterà Tamara a credere ancora in quel Dio che ha dimenticato la sua terra, che la porterà a ripetere costantemente come un mantra: "andrà bene, andrà tutto bene; tutto bene" ed in questa ultima parte ho trovato la parte più visionaria della scrittrice Viola di Grado ha una scrittura asciutta, diretta, immediata che raggiunge il lettore quasi "violentandolo". Ogni cosa è narrata senza abbellimenti, senza fronzoli senza fare sconti. Il lettore viene inchiodato davanti all'abominio umano e non si può tirare indietro bisogna continuare a leggere ad andare avanti per sapere dove, quando e se finirà. Un libro che ci tira fuori dalla nostra zona comfort, che non permette di chiudere gli occhi per credere che non è accaduto, che costringe il lettore a farsi domande ed a cercare risposte.
  • Vipera

    De Giovanni, Maurizio

    • 16-10-2019
      Vipera
      Primo libro che ho letto di De Giovanni. Ho particolarmente apprezzato la bravura dell'autore e la sua scrittura, che definirei "elegante". Rievoca l'atmosfera degli anni Trenta e dell'avvento del fascismo, raccontando anche le tradizioni napoletane del periodo pasquale. I personaggi sono ben delineati e il libro è molto scorrevole. Ci si sente completamente immersi in quel mondo e in quell'atmosfera. La trama del giallo non è sconvolgente, non ci sono grandi colpi di scena come in altri libri, ma la bellezza di questo sta tutta nel contorno, nei personaggi, nelle tradizioni, nell'amore dell'autore per la sua città, nella malinconia del commissario. Ho particolarmente apprezzato la figura del dottor Modo. Da leggere ... io nel frattempo ne ho cominciato un altro, sempre della serie del commissario Ricciardi.