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I commenti più recenti

  • Tokyo Express

    Matsumoto, Seichō

    • 25/04/2026
      Elisabeth Pennella Lettura rapida
      Un giallo poliziesco che incuriosisce anche per i dettagli sulla cultura giapponese. Lettura scorrevole e con diversi colpi di scena. Consigliato.
  • Il custode

    Ammaniti, Niccolò

    • 25/04/2026
      Più quasi fantasy che noir
      La citazione in esergo di Victor Hugo è un’avvertenza al lettore da non trascurare: “Il lettore incontrerà due o tre circostanze inverosimili che noi riportiamo per rispetto alla verità.” Probabilmente Ammaniti ha voluto fare di meglio, abbondando sia in quantità sia in inverosimiglianza. Più un fantasy surreale che un vero noir, per quanto mi riguarda, e proprio questo, secondo me, indebolisce un po’ la solidità della storia. Non amando particolarmente il genere, alla fine la trama non mi ha entusiasmato. Al contrario, lo stile mi ha divertito: ironico, a tratti proprio umoristico, con descrizioni ben riuscite anche quando le situazioni diventano paradossali. I personaggi sono diversi: il tredicenne Nilo, la madre Agata, la zia Rosi, le sorelle Vasciaveo. Ma a “comandare” è Agata, che si divide tra la ditta, il lavoro di infermiera e l’affitto di camere. Sarà proprio l’arrivo a Triscina di Arianna e della figlia Saskia, che prendono in affitto una stanza, a creare scompiglio, soprattutto per Nilo. Il problema è che c’è davvero tanta carne al fuoco, ma alla fine tutto resta un po’ in superficie. I temi sono tanti, dalla mitologia all’attualità, dalle turbe adolescenziali alla mascolinità tossica, passando per la mafia e performer di Only Fans, ma più sfiorati che approfonditi. E questa cosa si riflette anche nei personaggi: alcuni funzionano, altri sembrano un po’ troppo stereotipati, più funzionali trama che davvero costruiti. Forse con qualche pagina in più il tutto avrebbe avuto più respiro. Ammaniti aggiunge anche una sorta di colonna sonora (Bocelli, Baglioni, Irene Grandi): insomma, non manca quasi nulla… tranne un po’ di profondità. Eppure, l’incipit promette benissimo: “Si chiamava Jacques Qualcosa e arrivava da Parigi in bicicletta. Aveva attraversato l’Italia ed era venuto giú in Sicilia con il sogno di salire sulle bocche dell’Etna. Non ci riuscí, perché il filo della sua esistenza si incrociò con la nostra e la sua fine ha dato inizio a questa storia. La sfortuna del ciclista fu fermarsi a pochi metri da dove ’u Scunsulatu e Santino stavano soffocando il notaio Scordato. Per essere pieno inverno, era una notte tiepida, il cielo pulsava di galassie e treni di satelliti e la bici scivolava via veloce. Era quasi arrivato a Triscina, ma decise di fare una sosta. Il tempo sufficiente per fumarsi una cannetta, svuotare la vescica e mangiare il resto di un panino con il salame. Poggiò la bici contro la pensilina della fermata per Mazara del Vallo e si sedette a rollare sotto un neon scarico. Sulla tabella degli orari qualcuno aveva scritto con lo spray ULTIMA FERMATA PER L’INFERNO.”
    • 24/04/2026
      Beatrice Ferlito Racconto audace ma poco convincente
      Un'esperienza di lettura che mi ha lasciata con un interrogativo: "Ma che cosa ho letto?" La storia riguarda un ragazzino, Nilo, e la sua famiglia formata dalla madre e la zia. Il tutto è ambientato in un piccolo paese della Sicilia dove si assiste ad episodi di criminalità e regolamento di conti che, benché cruenti, seguono una logica narrazione. A cambiare il passo del racconto, anzi direi a sconvolgerlo, è la scelta dell'autore di introdurre il tema del mito per dare, con toni cupi, una profondità alla storia. Ci si aspetterebbe che attraverso l'elemento simbolico si voglia fornire una visione più ampia. Come se tutto quello che avviene sia il viatico per un significato universale. Quindi si vuole indicare che le azioni umane sono determinate? Oppure l'argomento del mito deve far pensare ad una finale liberazione dal male come effetto di una fatalità? Oppure ancora serve a svelare la reale natura umana? Non si capisce. Quello che sembra è che la trovata di introdurre personaggi, anche negativi, della mitologia, attraverso dei racconti paralleli, sia il tentativo di rendere il tutto più misterioso e accattivante. Insomma si tratterebbe di una soluzione per trascinare avanti la trama senza che quest'ultima ne tragga però realmente giovamento. L'utilizzo del mito anziché sostenere il racconto lo scollega dalla realtà dei fatti creando una commistione forzata che non contribuisce a cogliere il senso del racconto né ad approfondire il ruolo dei personaggi. È una storia di sentimenti. È una storia di rapporti familiari. È una storia di crudeltà. Tuttavia qual è il focus? In altre parole sfugge l'obiettivo che si vuole raggiungere perché manca la morale finale e di conseguenza resta una distanza tra il libro ed il lettore. Da apprezzare comunque l'originalità del tentativo ed il richiamo ai racconti della mitologia come apporto pur sempre interessante.
    • 21/04/2026
      Giselda Massari I traumi della crescita
      In questo breve romanzo Ammaniti fa nuovamente parlare un bambino (ricordate Io non ho paura?). La trama si svolge in Sicilia, in un non luogo sul mare violentato dall’incuria, dal degrado ambientale e sociale dove si vive e convive a contatto con la malavita. La famiglia Vesciaveo è composta da madre, figlio e zia; oltre a personale indiano di fatica nell’azienda storica di commercio e trattamento del marmo. Si capisce subito cosa si nasconde spesso nella triturazione delle lastre di marmo… Questo il primo livello del racconto. Il secondo livello è la fantasia, la stranizza… C’è una presenza oscura in bagno legata alla mitologia greca cui la famiglia è strettamente connessa che fa da collante fra la realtà e l’immaginazione… L’equilibrio si rompe quando il bambino, ignaro e costretto a vivere in un ambiente chiuso e inadatto alla sua età, entra in contatto con il diverso e li si sviluppa la tragedia. Un bel libro con esilaranti descrizioni degli ambienti e delle persone: a patto però che ci si lasci trasportare sulle ali della fantasia e direi anche della psicoanalisi, incentrata sul difficile passaggio dall'adolescenza alla vita adulta..
    • 19/04/2026
      Giorgio Grasso Lo sguardo che uccide
      A chi piace definire in poche parole un romanzo o una qualsiasi opera artistica direi che l'ultimo libro di Ammaniti è un coming of age fantastico in salsa mitologica. Se si accetta come "normale" il fatto che la famiglia Vasciaveo custodisca nel proprio bagno un pericolosissimo essere mitologico, letale per chiunque incroci il suo sguardo, allora per buona parte della lettura siamo di fronte ad un romanzo di formazione. Il giovane Nilo, fortemente limitato nelle sue frequentazioni e nei movimenti fuori di casa, incontra una donna sensuale e sua figlia. L'impatto è dirompente, la sua vita cambia radicalmente, e anche la madre e la zia ne subiranno le drammatiche conseguenze. E poi c'è il colpo di scena finale, che cambia radicalmente la prospettiva da cui abbiamo letto la storia. Lettura molto divertente.
    • 19/04/2026
      Daniela Bertoglio
      I Vasciaveo sono una strana famiglia, composta da due sorelle e dal figlio di una delle due, Agata, un ragazzino di 13 anni che canta molto bene. Vivono a Triscina, un paesino sul mare, vicino a Selinunte, e hanno tra gli antenati un personaggio mitologico che si può intuire dal disegno sulla copertina. Personaggio immortale, che vive, sotto chiave, nel bagno di casa loro, e che contribuisce significativamente al bilancio familiare. Una famiglia condannata a vivere isolata, per proteggere i propri segreti inconfessabili. Quando nella vita di Nilo, il tredicenne, arrivano Arianna e la figlia Saskia, di 10 anni, con la sessualità dirompente della prima e la innocente saggezza della seconda, arriva anche una forza che scardina tutto, costringe a crescere e a liberarsi di vincoli ancestrali. Ammaniti aveva già ampiamente dimostrato di saper raccontare l'adolescenza, e come sia difficile crescere e liberarsi delle catene e delle costrizioni familiari, ma in questo romanzo riesce a mescolare divinità greche, mafia cinese, innocenza e sensualità, in maniera magistrale. Consiglio vivamente l'audiolibro, letto magnificamente da Corrado Fortuna.
  • Il giorno dell'ape

    Murray, Paul <1975- >

    • 25/04/2026
      non per me…
      avevo molte aspettative, ma non sono proprio riuscita a capire questo libro. sia per la trama (avvenimenti a caso senza un inizio ma soprattutto senza fine) ma soprattutto per la scrittura… senza punteggiatura e con continui cambi di soggetto narrante perché neanche i discorsi diretti hanno la punteggiatura… alcuni punti lentissimi… forse un po’ il finale…
  • Dal rito al teatro

    Turner, Victor

    • 25/04/2026
      Dove l'antropologia incontra il teatro
      Un saggio importantissimo nello studio del valore del teatro nella società tramite la lente dei performance studies. Scorrevole e adatto anche ai non esperti, è un testo-punto di arrivo di una ricerca durata tutta la carriera di Turner.
  • Una solitudine troppo rumorosa

    Hrabal, Bohumil

    • 25/04/2026
      Beatrice Ferlito " io quando comincio a leggere sto proprio altrove...in un mondo più bello..." (cit.)
      Ho amato questa lettura. Opera di grande sensibilità che conquista dalle prime pagine. Il titolo è un meraviglioso ossimoro così come pieno di contrasti è il piccolo ma profondo libro: la tradizione e la modernità, la massificazione e l’intellettualismo, la spirito e la materia, progressus et regressus. L’autore ci descrive Hanta, un vecchio imballatore di libri alcolizzato e solitario, che si eleva grazie alla passione per la lettura: si nutre, come per una dipendenza, delle pagine scritte. Grazie al suo lavoro fa la conoscenza di Hegel, Nietzsche, Kant, Goethe. La sua è un’esperienza visiva, tattile nonché spirituale con i libri che lo circondano nel magazzino così come nella sua casa, in cui ne ha accumulato compulsivamente due tonnellate. ”…in borsa porto libri dai quali mi aspetto che a sera da loro apprenderò su me stesso qualche cosa che ancora non so.” (cit.) Si instaura tra Hanta ed i libri un rapporto di continuità: il pensiero contenuto nei libri fluisce e vive in lui dopo la distruzione della carta (“sono istruito contro la mia volontà”) e prende anche forma fisica come quando Hanta immagina di vedere Laozi o Gesù Cristo. “Il progressus ad futurum si fonde col regressus ad originem” (cit.): l’evoluzione del pensiero sulla carta scritta torna all’origine della materia cartacea informe così come l’esistenza di Hanta passa dalla mancanza alla pienezza. In questo libro si celebra la passione per la cultura e per l’arte in generale: i cubi di carta imballata sono foderati da stampe di dipinti celebri ed all’interno di ciascuno di essi è conservato un libro aperto in una pagina significativa: un seme nascosto pronto a germogliare. “ …io so in quale pacco giacciono come in una tomba Goethe e Shiller e dove Holderlin e dove Nietzsche…” (cit.) Hanta è nella sua miseria un reazionario: difende la libertà attraverso la cultura. Recupera i libri dal macero, ne afferra il contenuto con ossessiva avidità perché il pensiero sopravviva: dove c’è cultura c’è circolazione di idee. ”…io sono soltanto solo per poter vivere una solitudine popolata di pensieri…” (cit.) Un libro da leggere e rileggere per comprenderlo di più, ma mai fino in fondo: ci sono aperture e strade e visioni sempre nuove. Un piccolo trattato di filosofia delle filosofie, un prezioso poetico tributo alla bellezza della lettura che vive nonostante la bassezza e la distruzione, come un candido fiore di loto emerge dal fango a mostrare le sue meraviglie.
  • Autopsia virtuale

    Cornwell, Patricia Daniels

    • 24/04/2026
      Bruno Umana Il mistero dell'uomo morto che sanguina
      Quando viene trovato un uomo considerato morto che comincia a sanguinare e con una trasmittente addosso, si scatena il putiferio. Chi è il responsabile, e visto che Kay non c'è e il suo vice non si trova.
  • Nebbia rossa

    Cornwell, Patricia Daniels

    • 24/04/2026
      Bruno Umana É il proseguo di Autopsia virtuale
      Scarpetta è convocata nel carcere della Giorgia dove è detenuta la donna che molestò il suo vice Fielding e che da lei ebbe una figlia, quest 'ultima è responsabile della morte del padre e di altri efferati omicidi.
  • La traccia

    Cornwell, Patricia Daniels

    • 24/04/2026 É passato molto ..tempo
      Una storia che ha origini lontane di quando Lucy era ancora una ragazzina. Kay ora non è più a capo dell'istituto di anatomopatologia della Virginia, ma è lì solo come consulente.
  • La sfida della mummia : romanzo

    Peters, Elizabeth

    • 24/04/2026
      Divertente
      I personaggi sono piacevoli e ben caratterizzati. Il mistero è alla Scooby-Doo.
  • Il gigante sepolto

    Ishiguro, Kazuo <1954- >

    • 24/04/2026
      Affascinante
      Immersivo e coinvolgente, un'atmosfera unica piena di simbologia su cui ci si rimugina ancora a lungo! Un capolavoro!
  • Dizionario dei nomi propri

    Nothomb, Amélie

    • 24/04/2026 Non balla più
      Storia della protagonista con un nome strano molto spesso drammatica ma con lieto fine
  • Narciso e Boccadoro

    Hesse, Hermann

    • 24/04/2026
      "( Narciso ) solitario com' era nella sua superiorità, aveva subito sentito in Boccadoro l'anima ...
      ... affine, benché sembrasse il suo opposto in tutto." Storia commovente la cui lettura permette profonde riflessioni filosofico-morali su una pluralità di temi. Ambientato in un "leggendario" Medioevo dell'Occidente cristiano, il romanzo è incentrato prevalentemente sull'amicizia, nata in un monastero a nord delle Alpi, tra l' ascetico e studioso Narciso, aspirante monaco, e l' impulsivo e ribelle Boccadoro che ivi sopraggiunge poiché spinto dal padre a completare gli studi e ad intraprendere un percorso di espiazione e di redenzione. Tuttavia quest'ultimo, come si può facilmente intuire, in virtù della sua natura inquieta preferirà ben presto fuggire lontano per sperimentare una vita da artista e da vagabondo tra mille esperienze e molti amori nei quali cercherà, inconsciamente, sempre l'immagine della madre, perduta da bambino. Diventerà scultore e, tra l'altro, realizzerà il suo capolavoro ossia la statua di San Giovanni, scegliendo le sembianze di Narciso proprio per eternare e sublimare, attraverso l'arte, quel sentimento di amicizia talmente nobile e profondo che, anche a distanza di tempo, non si era mai incrinato. Le vicissitudini lo riporteranno molti anni dopo, quasi alla fine dei suoi giorni, in quello stesso monastero in cui aveva conosciuto e in cui ritroverà quell'amico che, in quanto tale, non lo aveva mai ostacolato nelle scelte personali e che nel frattempo è diventato abate. È evidente che la razionalità e la spiritualità che prevalgono nel protagonista erudito così come la sensualità e la creatività che caratterizzano invece l'altro personaggio, rappresentano secondo le intenzioni dello scrittore la netta separazione tra logos ed eros, tra apollineo e dionisiaco, ovvero la distinzione tra quelle due componenti del tipico dissidio interiore generalmente insito in ogni animo umano. I protagonisti, seppur diversi nei ruoli socio-culturali, poiché l'uno è docente e l'altro è discente, ed opposti nel carattere e nelle aspirazioni, risultano però psicologicamente del tutto complementari dal momento che ognuno vede e ritrova nell'altro la parte mancante di sé, pur continuando a mantenere il proprio stile di vita. Il messaggio che Hesse ci consegna attraverso questo romanzo di formazione, genere che gli è particolarmente congeniale anche in considerazione di altre opere, è palese: non c'è una sola strada per arrivare alla realizzazione, alla conoscenza, alla "verità" ma esiste invece la possibilità di completare la propria identità tramite l'amicizia con la scoperta dell'altra parte di sé. Particolarmente suggestiva è la conclusione, una sorta di chiusura del "cerchio" che, in un contesto mistico, ci suggerisce l'idea di raggiunta perfezione.
  • Francesco : il primo italiano

    Cazzullo, Aldo

    • 24/04/2026
      Francesco un uomo non comune.
      Un racconto sciolto, senza fronzoli; si parla della vita di un giovane del medioevo, periodo oscuro dove la religione e la vita in generale si affrontavano con timore e rassegnazione. Aldo Cazzullo percorre con maestria molti aspetti della vita del Santo senza tralasciare episodi. Personalmente ho goduto dei toni di narrazione e delle docili sottolineature che hanno donato alla mia esperienza di lettore, una spiccata "serenità di comprensione". Francesco, uomo di poesia, musica, cuore, interlocutore di creature e profondo filosofo. ...uomo non comune.
  • Guida archeologica di Roma : la più grande metropoli dell'antichità, com'era e com'è

    Pavia, Carlo

    • 24/04/2026
      Bella guida illustrata
      Meno dettagliata e approfondita della guida di Coarelli, ma ben più ricca di illustrazioni, con ricostruzioni dell'aspetto delle varie zone della città imperiale e moltissime fotografie dei monumenti noti e molto meno noti proposti negli itinerari.
  • Norman Rockwell, 1894-1978 : il pittore più amato d'America

    Marling, Karal Ann

    • 24/04/2026 ho apprezzato: Libertà dal bisogno
      Quell'anno (1943) Roosevelt, nel discorso annuale pronunciato al Congresso, enunciò le quattro libertà fondamentali per lo spirito della Carta. Avrebbe saputo Rockwell "illustrare" queste idee in un linguaggio pittorico che le rendesse tangibili ai suoi concittadini americani? Nella sua autobiografia, Rockwell descrive le notti passate in bianco a rigirarsi nel letto pensando a come illustrare i quattro concetti. Eseguiva bozzetti e rimuginava a lungo. Alla fine, una notte alle 3, dopo una riunione del consiglio cittadino, si alzò dal letto sapendo di avere la soluzione. Rockwell era talmente eccitato che salì sulla bicicletta, andò a casa di Mead Schaeffer e lo svegliò per dargli la buona notizia. Libertà dal bisogno, ritrae la famiglia di Rockwell, o almeno una parte di essa, raccolta intorno alla tavola per il pranzo del giorno del Ringraziamento. La cuoca, Mrs. Wheaton, è ritratta nell'atto di portare in tavola il tacchino appena sfornato. "Mrs. Wheaton l'ha cucinato, io l'ho dipinto e tutti insieme l'abbiamo mangiato", ricordò Rockwell. Mary Rockwell è seduta sul lato sinistro della tavola; la madre dell'artista le sta di fronte. Gli altri commensali sono gente di Arlington, che Rockwell ha scelto per riempire la scena seguendo il suo fiuto infallibile per il volto giusto nella situazione giusta.