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I commenti più recenti

  • Il primo consigliere

    Meltzer, Brad

    • 19-02-2018
      Paolo Belardelli un po' Follett...
      Inizia bene, bel ritmo, bell'intrigo politico sentimentale che ti fa mangiare pagina su pagina. Protagonista un giovane avvocato dell'ufficio del consigliere legale del Presidente (mica poco!). Il protagonista narra in prima persona, è un'anima abbastanza sana in un ambiente di squali (anche lui non proprio esente da piccoli nei ma giustificati). Si dà una dettagliata descrizione della Casa Bianca, credo attendibile, in quanto l'autore alla fine del libro nei ringraziamenti fa capire che ha avuto l'aiuto di molte persone dipendenti del luogo. Gli uffici, i luoghi e le stanze presidenziali sono descritti senza pesantezza. Anche la storia d'amore con la figlia del presidente non è del tutto scontata. Ci sono due finali, anzi due momenti del finale; il primo troppo negativo mentre il secondo (cioè l'ultimo capitolo) lascia intravedere una ripresa più positiva per il protagonista. Forse troppo drastico l'impatto del primo finale. Per un lettore non troppo esigente lo consiglio! Non è certo un romanzo thriller alla Ken Follet.
  • Gli anni

    Ernaux, Annie

    • 19-02-2018
      Morena Terraschi
      E' un'autobiografia, scritta però con uno stile sorprendente ed una capacità evocativa fuori dal comune. Annie Ernaux è nata nel 1940 in Francia, pensava a questo libro da lungo tempo, rallentata nella sua scrittura dagli impegni e dall'esigenza di non usare la prima persona singolare perché, come lei stessa dichiara, non desidera dare una spiegazione di sé ma rendere il fluire ininterrotto dei minuti, delle ore, dei giorni che compongono la vita di ognuno. Ci riesce alternando la prima personale plurale e la terza persona singolare e tracciando così una tessitura di memorie, sensazioni, ricordi che potrebbero appartenere a chiunque (noi) ma che sono solo suoi (lei). Più che un'autobiografia o una cronaca, quella di Ernaux è una rievocazione di sé e del mondo intorno a sé e un rintracciare le proprie tracce nel flusso della storia grande e piccola.
  • Il petalo cremisi e il bianco

    Faber, Michel

    • 19-02-2018
      Morena Terraschi
      Siamo a Londra nel 1875, in piena epoca vittoriana quindi, il narratore onnisciente del romanzo ci tiene a farci sapere che esiste e ci accompagna lungo le vie di Londra - dalle più misere e sordide alle più ricche e splendide - facendoci conoscere una serie di personaggi: Sugar, William, Agnes, Henry, Emmaline, Sophie e tanti altri... La protagonista è Sugar, giovane prostituta che lavora in una casa di appuntamenti, qui conosce William che ne rimane folgorato e la vita cambierà completamente per entrambi. William prende in mano le redini dell'azienda di famiglia e diventa un uomo ricco, lo fa per potersi permettere di avere Sugar come amante in esclusiva. Michel Faber ci racconta l'evolversi del loro rapporto, non solo una storia di sesso ma un qualcosa di più profondo, una unione tra affini che però non potrà compiersi per svariate ragioni, non ultimi i valori di rispettabilità ipocrita che William persegue. Gli altri personaggi del romanzo sono l'infelice e disturbata Agnes, moglie di William, loro figlia Sophie abbandonata nelle mani della balia che troverà spessore e felicità grazie a Sugar, il fratello di William Henry che vive una vocazione tormentata dai sensi di colpa che gli porta l'amore per Emmaline, vedova votata alla salvezza delle prostitute... mi fermo qui che la trama è intricata e complessa, in ogni modo nel corso del romanzo vediamo come Sugar si trasforma e da prostituta che nasconde un odio profondo verso gli uomini (e la madre che ha cominciato a farla prostituire giovanissima) riesce in qualche modo a diventare una donna libera, andrà via lontano giurando a se stessa che non tornerà più a battere e l'intelligenza e l'orgoglio che la sostengono non ce lo fanno dubitare. Alla fine del romanzo chi ne uscirà peggio sarà proprio William, che perderà Sugar e il fondamentale sostegno che lei era anche se certo non sarà capace di rendersene conto. La mia impressione e di avere davanti a noi una storia di emancipazioni femminili: quella di Sugar da puttana e donna libera, quella di Sophie da bambina trascurata a bambina amata, quella di Agnes che riuscirà a vivere le sue fantasie, quella di Emmaline dalla rigidità delle convenzioni sociali... Non tutte sono emancipazioni a lieto fine, Agnes è malata e Emmaline ha sofferto molto per la perdita di Henry, ma tutte queste donne riescono in modo più o meno consapevole a cambiare il proprio destino, non sappiamo se alla fine saranno felici, Faber ci lascia nell'ignoranza, ma ci piace immaginarlo. Oltre che per loro ci rimane un po' di nostalgia per Caroline, prostituta amica di Sugar che lasceremo alla fine del romanzo dove l'abbiamo conosciuta. Ultima notazione: la ricostruzione dell'epoca vittoriana e fenomenale, Faber ha letto e studiato molto e ci dona un mondo vivo e vitale, ancorché profondamente ingiusto.
  • Bel-Ami

    Maupassant, Guy : de

    • 19-02-2018
      Morena Terraschi
      Georges Duroy è un bel ragazzo, ex militare, dopo il congedo si trasferisce a Parigi dove sopravvive a stento con un lavoro impiegatizio. L'incontro fortuito con un suo ex commilitone gli aprirà la strada verso il successo che percorrerà in breve tempo, forte del suo fascino a cui le donne non sanno resistere, dell'ambizione e della più assoluta mancanza di scrupoli. Questo è in breve la trama del romanzo, Georges Duroy detto Bel-Ami è un seduttore ma un seduttore ambizioso che seduce e circuisce solo le donne che gli possono in qualche modo essere utili. Prima Clotilde, poi Madeleine, prosegue con Virginie e conclude con Suzanne. La seduzione di ognuna di queste donne (che in qualche modo gli sono superiori, per intelligenza, sensibilità e onestà) risponde ai bisogni di volta in volta più immediati di Bel-Ami: il denaro, la ricerca di un lavoro, la voglia di rivalsa e l'affermazione sociale. Maupassant traccia quindi il ritratto di un avventuriero, uno come tanti, uno di quelli che aveva conosciuto e nel raccontarlo è capace di dare vita ad un grandioso affresco in grado di restituirci l'atmosfera della Parigi ai tempi della Belle Epoque. Il tutto senza mai farci amare Georges Duroy, che è e rimane un uomo mediocre anche se terribile.
  • Una vita

    Maupassant, Guy : de

    • 19-02-2018
      Morena Terraschi
      Giovanna ha 17 anni, è appena uscita dal collegio, l'attende una estate di libertà e la promessa di una vita ancora tutta da vivere. E' felice, ottimista, ben presto si innamora e si sposa e tutte le promesse e i sogni del futuro sembrano sul punto di realizzarsi. Ben presto però ne rimarrà delusa: la deluderà il marito da cui verrà tradita, la deluderà l'amicizia che come l'amore sfocerà nel tradimento, la deluderà la morale ipocrita a cui comunque si sottopone per salvare la dignità del suo status di nobildonna, la deluderà la religione con un prete che in nome dell'apparenza giustifica dei comportamenti immorali e un altro che accecato dalla fede è incapace di capire cosa significa esseri umani, la deluderà in qualche modo anche sua madre di cui scoprirà una vita segreta, infine la deluderà suo figlio che contribuirà alla rovina economica e alla perdita della sua amatissima casa. Maupassant ci accompagna lungo la vita di Jeanne/Giovanna, descrivendone i dubbi, le paure, le inevitabili vigliaccherie. E' una donna ferita, che si rifugia in una sorta di passività per cercare resistere a quello che la vita le riserva e di cui non si capacita. Si sente sfortunata e perseguitata e dal suo punto di vista lo è, ma riesce a mantenere comunque dei privilegi e in fondo se ne rende conto, anche grazie a Rosalie/Rosalia sorella di latte ed ex-cameriera che la prende sotto la sua ala protettiva e l'aiuta nei momenti più difficili. Il romanzo si chiude con l'arrivo nella sua vita della nipote di cui dovrà prendersi cura e che la commuoverà. Se sia una nota ironica o di speranza decidete voi.
  • Tempo di uccidere

    Flaiano, Ennio

    • 19-02-2018
      Morena Terraschi
      Etiopia, durante l'occupazione italiana che ha concluso la sanguinosa invasione voluta da Mussolini. Un tenente a causa di un mal di denti parte in licenza alla ricerca di un dentista, il camion su cui viaggia ha un incidente e decide di proseguire a piedi. Prenderà una scorciatoia e dopo essersi perso un incontro casuale lo porterà a commettere e a pianificare azioni insensate. Flaiano racconta un paese privo di ogni folclore o esotismo, l'Etiopia è un paese arido e ferito che si riprende a stento dalla guerra e accoglie - suo malgrado ma anche con un certa indifferenza - gli occupanti italiani, con i loro traffici, le loro beghe, i loro appetiti di vario genere. Il tenente del racconto, scritto in prima persona, tenta di mettere in atto una lunga fuga che è forse anche un tentativo di espiazione ma non certo di redenzione. Ci sono le colpe, c'è la consapevolezza di averle commesse ma non il rimorso. La guerra è una tragedia, sempre, chi occupa un paese che non è il suo non può che essere crudele anche quando è disperato, soprattutto quando lo è. A volte la crudeltà è dettata dalla cupidigia e dall'arroganza e allora è anche peggio. Nell'appendice sono riportati brani del diario che Flaiano tenne durante il suo servizio in Etiopia tra il novembre del 1935 e l'aprile del 1936. Tra gli aneddoti e le osservazioni, troviamo il racconto di una terribile rappresaglia: il 7 marzo 1936 gli italiani massacrarono tutti gli abitanti di Adi Onfitò, una donna viene sottoposta a terribili sevizie, Flaiano lo racconta senza particolare enfasi. Forse il senso di questo romanzo terribile e magnifico sta proprio qui, il male è commesso non solo per necessità ma anche per inerzia. E' la guerra. Nessuno è mai stato condannato per quel crimine, l'Italia come sappiamo è restata sostanzialmente impunita per i crimini commessi nei territori che invase.
  • Cosmo

    Gombrowicz, Witold

    • 19-02-2018
      Morena Terraschi
      La voce narrante del romanzo si ritrova con un amico ospite di una piccola pensione in campagna, per studiare lui, per vacanza l'amico. Una serie di osservazioni, ritrovamenti di cose curiose e congetture gratuite li porta a vedere intorno a loro una serie di fatti inspiegabili, ma tutti collegati, che dovrebbero essere indagati. Ovviamente sono loro i primi a rendersi conto che tutto il loro inutile elucubrare deriva dalla noia e non ha fondamenta, ma non possono farne a meno: il mondo che li circonda nella sua casualità è troppo caotico da sopportare, richiede quindi uno strenuo lavoro di collegamento per potersi dire intelligibile. E' stato definito un "giallo filosofico" ed è vero, affascinante e ironico.
  • Mal di pietre

    Agus, Milena

    • 19-02-2018
      Morena Terraschi
      Una ragazza ci racconta la storia di sua nonna, una donna incredibile che per curarsi i calcoli renali parte da sola dalla Sardegna verso il continente e lì incontra un uomo. Una volta guarita tornerà nell'isola, da suo marito e avrà un figlio padre della narratrice. E' una donna strana questa nonna, sembrava non dovesse sposarsi mai e invece troverà in un vedovo l'uomo che le farà mettere su famiglia e che probabilmente l'aiuterà a non perdersi. Soffre di mal d'amore non solo di mal di pietre e forse di un male più grande ancora, quello di non sapere perché è venuta al mondo e al mondo che ci sta a fare.
  • Il male oscuro

    Berto, Giuseppe <1914-1978>

    • 19-02-2018
      Morena Terraschi
      Questo magnifico romanzo, misteriosamente sconosciuto ai più, è credo uno dei più belli che abbia mai letto. Scritto in prima persona è appunto la confessione fiume di un uomo che, dopo la morte del padre, si trova a dover fare i conti con una serie di sintomi fisici e psichici sempre più preoccupanti, fino a che approda alla conclamata condizione di nevrotico con crisi di panico ricorrenti, da cui poi guarirà grazie alla psicoanalisi che lo aiuterà a fare luce dentro di sé. Il narratore ha un padre ingombrante ed è nato vicino a Venezia, è stato in collegio, ha fatto la guerra, ha rinunciato ad un posto di insegnante per tentare la fortuna a Roma dove avrebbe voluto fare lo scrittore, qui però si ritrova a scrivere sceneggiature per poter vivere. Ma questi sono i dettagli. Non che non contino nulla, anzi, ma quello che colpisce del romanzo di Berto è il perfetto controllo della trama, di una coerenza ammirevole, e la qualità orale del racconto che non viene mai meno. Si legge di un fiato, si sente anche l'urgenza con cui è stato scritto ma non è uno scritto di getto, ho l'impressione al contrario che sia stato visto e rivisto più volte per raggiungere il risultato finale. Inoltre, nonostante gliene capitino di tutti i colori, questo non è un romanzo deprimente tutt'altro. Berto è stato veramente in terapia per guarire dalla nevrosi che lo aveva colpito e quindi questo romanzo ha un forte nucleo autobiografico ma non è la sua storia, semmai è la storia della sua terapia.
  • Sotto la pelle

    Faber, Michel

    • 19-02-2018
      Morena Terraschi
      Isserley, la protagonista di questo curioso e affascinante romanzo, lavora per una società che le ha dato l'incarico di procurare con regolarità uomini adulti in buona o almeno discreta forma fisica. Per non suscitare sospetti da parte della polizia li sceglie esclusivamente tra gli autostoppisti, gente in viaggio o allo sbando della cui assenza non si accorgerà nessuno o perlomeno ci metterà un po' di tempo. Il lavoro, che svolge con efficienza e determinazione, le è costato parecchio ma almeno le ha permesso di avere una vita più lunga di quella che era destinata, e di poter vedere il magnifico paesaggio delle Highlands scozzesi. Non è possibile dilungarsi di più sulla trama senza dare troppe anticipazioni, ma certamente quello che mette in scena Faber è una gustosa satira fantascientifica sui rapporti di potere, sul concetto di umanità e su quanto siamo pronti a non riconoscere negli altri noi stessi, se questo riconoscimento può crearci problemi.
  • L'una e l'altra

    Smith, Ali

    • 19-02-2018
      Morena Terraschi
      Il libro si apre con un fenomeno soprannaturale, Francesco Del Cossa riacquista coscienza di sè dopo quasi 600 anni, riemergendo dall'oblio alle spalle di una ragazzina che guarda un quadro che fece lui/lei. Francesco ci guida lungo i ricordi della sua vita e della sua arte, fino alla sua morte, sorta di strano angelo custode, testimone della elaborazione di un lutto verrebbe da dire, per poi tornare a perdere il senso di sé. Così nella seconda parte del romanzo conosciamo Georgie detta George, la ragazza che guardava il suo quadro: ha perso la madre, deve continuare ad andare avanti ed ha in effetti un legame con Francesco e con gli affreschi che lui/lei fece a Palazzo Schifanoia a Ferrara. L'escamotage narrativo messo in piedi da Ali Smith riesce a raccontarci le difficoltà che una donna doveva superare per far riconoscere il proprio talento, la bellezza dell'arte e della pittura che deve tanto alla tecnica e tanto all'intelligenza di chi quellla tecnica la usa, l'Italia del tardo XV secolo... ci racconta dei pochi dipinti che testimoniano l'esistenza e l'opera di Francesco... ci racconta del lutto di una ragazza di 16 anni per la sua veramente magnifica madre e del dolore, della confusione, delle storie che ci raccontiamo, dell'amore che ci viene donato e di quello che doniamo noi.
  • Le piccole vacanze

    Arbasino, Alberto

    • 19-02-2018
      Morena Terraschi Libri dimenticati da riscoprire
      Non avevo mai letto nulla di Alberto Arbasino, come diceva Gian Carlo Ferretti che ho avuto come professore purtroppo non si può leggere tutto quello che varrebbe la pena di leggere, possiamo solo provare ogni tanto a colmare qualche lacuna ed eccomi quindi alle prese con Arbasino. Sono sette racconti, ambientati tra la fine della guerra e il miracolo economico, i luoghi sono quelli della provincia lombarda con brevi escursioni a Milano e in Francia. I protagonisti sono appunto dei provinciali (per effetto della loro nascita, residenza o carattere), hanno tutti un sapore un po' amaro in bocca, per le occasioni perdute, per la giovinezza dimenticata, per quegli slanci e affetti che non torneranno mai più. Raccontano amicizie, amori (anche omosessuali), affetti... i protagonisti sono tutti un po' in bilico tra la sensazione di essere dei falliti e la ricerca del successo o almeno di una conferma del proprio modo di essere, Arbasino usa sempre la prima persona singolare e il tono è a tratti dolente o comunque nostalgico, di un tempo che fu e di promesse purtroppo mai mantenute.
  • Una vita come tante

    Yanagihara, Hanya

    • 19-02-2018
      Morena Terraschi Jude, JB, Willem e Malcolm sono amici dai tempi del college e lo saranno per tutta la vita
      Rispettivamente avvocato, pittore, attore e architetto Yanagihara ci racconta l'evolversi della loro vita e della loro carriera sullo sfondo di una New York vitalissima, insieme formano un quartetto molto unito con un legame profondo. Ma questa non è solo la storia di questa amicizia, è soprattutto la storia di Jude, il più giovane e fragile dei quattro, verso cui gli altri tre hanno infatti un atteggiamento protettivo e anche tenero. E' qui che il romanzo diventa qualcosa di molto diverso dalla semplice storia di una lunga amicizia. Jude ha un passato spaventoso, ha subito abusi e sopprusi tremendi e ne porta i segni non solo sul corpo ma soprattutto nell'anima. Jude è un uomo ferito che cerca di costruirsi una vita tale da proteggerlo dalle paure e dalla rabbia che si porta dentro. Quello che più colpisce è il profondo scollamento tra la percezione che Jude ha di sé e quello che invece vedono gli amici: il primo si vede come un mostro, uno storpio, un essere difettoso, marcio e inutile; i secondi vedono un uomo intelligente, bello, dotato di forza, capacità, abilità... Gli amici, le persone che più lo amano intuiscono qualcosa del tragico passato di Jude ma non lo conoscono, Jude non lo condivide nonostante ne sia costantemente ferito, sarà grazie al legame con Willem che Jude riuscirà ad affrontarlo e anche se il finale non è quello che ti aspetti, non posso fare a meno di pensare che la scelta finale di Jude sia in qualche modo più leggera e serena grazie al fatto che è riuscito a raccontare quello che gli era capitato.
  • Butcherʼs Crossing

    Williams, John <1922-1994>

    • 19-02-2018
      Morena Terraschi Butchers's Crossing è un incrocio sperduto...
      ...nel bel mezzo della prateria, una delle tante cittadine del Far West con albergo, prostitute, saloon, barbiere e faccendieri vari. Siamo nel 1873, il paese è ancora giovane come cantava Francesco De Gregori, la ferrovia sta avanzando e la caccia ai bufali non sembra avere mai fine. In questo sperduto avamposto della frontiera arriva William Andrews, ha 23 anni ed ha lasciato Boston e l'esistenza privilegiata che vi conduceva mosso dal bisogno di trovare - in sé e in quello che lo circonda - qualcosa di veramente autentico. Dopo aver rifiutato un posto da contabile dal commerciante di pelli del posto, si avventura nel paese con un cacciatore esperto, un conducente di buoi e uno scuoiatore fino ad arrivare in una sperduta vallata, dove troveranno una mandria di bufali di proporzioni enormi. La fatica, gli stenti, i pericoli, segneranno profondamente William e anche se l'epilogo della caccia non sarà quello che si aspettava, capirà che non tornerà mai indietro, alla sua vita precedente, ma andrà solo ed esclusivamente avanti. Racconto epico sulla caccia al bisonte, scritto con uno stile semplice e quasi dimesso, Williams delinea perfettamente l'assurdità della caccia al bisonte: decine di migliaia di animali uccisi solo per la pelle, la prateria sparsa di carcasse marcescenti e di ossa sbiancate, una popolazione animale portata quasi alla soglia dell'estinzione. Se a prima vista il motore primo di questa carneficina è l'avidità, andando più in profondità quello che sembra emergere è che la violenza con cui i bianchi si sono impadroniti ed hanno soggiogato le terre dell'America del Nord, sembra dettata dalla sostanziale incapacità di comprendere ed accogliere quegli spazi immensi, quella natura incontaminata, quegli equilibri millenari. L'uomo bianco violenta tutto ciò che gli si presenta come Altro, perdendo per prima cosa se stesso.
  • Una questione di sangue : romanzo

    Rankin, Ian

    • 19-02-2018
      Storia interessante e ben scritta.
      Rankin (a leggere la sua biografia) ha avuto una vita intensa e riesce a trasferire questa intensità di esperienze anche nei suoi romanzi, che sono ricchi di personaggi ben appronditi e di ambienti ben descritti. L'intreccio delle storie è ben condotto e il libro è denso, intenso. Finale senza fuochi d'artificio, ma può andare. Qualche debolezza nella traduzione.