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I commenti più recenti

  • Eredi Piedivico e famiglia

    Vitali, Andrea <1956- >

    • 23/05/2026
      Rossella Ricciotti delicato
      un libro sui sentimenti, diverso da quelli sul commissario Maccado o sugli altri tanti personaggi che attorniano il lago
  • La sonnambula

    Pitzorno, Bianca

    • 23/05/2026
      Un feuilleton alla deriva
      Per me questo romanzo è un gran polpettone: eccessivamente lungo, zeppo di stereotipi e situazioni che non stanno in piedi, tutto giocato alla ricerca di colpi di scena del tutto inverosimili, fino a un finale telefonato e melenso. Anche la scrittura non mi ha entusiasmato: semplice, piatta e poco incisiva, probabilmente consona a una prolifica autrice di libri per l’infanzia, quale è la Pitzorno. La vicenda si svolge prevalentemente in un paesino della Sardegna di fine Ottocento e ruota attorno a Ofelia Rossi che, dopo episodi di “mal bianco” (epilessia) avuti in giovane età, si reinventa come “sonnambula”, dispensando consigli e vaticini, ricevuti da una sorta di cosiddetto Spirito Guida, a una variegata clientela composta soprattutto da donne, pronte a sottoporle i quesiti più astrusi Insomma, una lettura che non mi ha lasciato assolutamente nulla, se non la sensazione di aver sprecato il mio tempo. Qualche ora sottratta ad attività ben più stimolanti e decisamente meno noiose.
    • 07/05/2026
      Una chiaroveggenza d'impresa
      Questa è la lunga storia di una sensitiva sarda della fine dell'800. Non mi ha entusiasmato, ma voglio richiamare l'attenzione su un aspetto particolare della trama che mi ha incuriosito. Trattandosi la protagonista di un personaggio ispirato a persona realmente vissuta, si racconta che la (vera) Sonnambula riceveva le clienti nei giorni feriali in orario pomeridiano, Perché? Verosimilmente, per darsi il tempo di reperire notizie dalla lettura dei giornali del mattino. La chiaroveggenza per lei divenne, con gli anni, una miscela di presagio, cronaca e fantasia, un'attività da vera imprenditrice. APPERO' !
  • La rosa inversa

    Attanasio, Maria <1943- >

    • 23/05/2026 Stefania Calo'
      Romanzo storico che intreccia passato e presente attraverso la scoperta di una stanza segreta in un palazzo siciliano: un uomo del Novecento trova documenti del Settecento tra cui un manoscritto autobiografico del barone illuminista Ruggero Enares. Il libro esplora temi come illuminismo, massoneria, rivoluzione, restaurazione. L'idea nasce da un opuscolo che si è rivelato una fake news storica. Linguaggio elevato e ricercato non del tutto convincente
  • Occhi di bambina

    Vichi, Marco <1957- >

    • 23/05/2026 Stefania Calo' L'elefantino rosa
      Romanzo delicato e scorrevole raccontato in modo semplice dall'io narrante adulto con gli occhi di una bambina di 7-8 anni che si è trovata ad affrontare una situazione straordinaria e precaria con grande coraggio per stare accanto ad una madre latitante. Mi è piaciuto e mi sono sentita vicina a questa mia coetanea nata negli anni di piombo. Molto bello il rapporto con la nonna che è stato il vero sostegno per la bambina.
    • 08/05/2026
      "Io la mamma non la lascio sola", parola di bimba
      Ho letto questo libro in quanto presente nella dozzina dei semifinalisti del Premio Strega 2026. Firenze, anni 80. Arianna ha sette anni e non vuole lasciare la mamma sola; quindi la segue nella fuga di lei e del nuovo compagno (sospettati di terrorismo) attraverso l'Europa. Ma, quando la madre sarà imprigionata e instradata, tornerà a vivere con i nonni, che sono sempre stati l'affetto familiare di riferimento. E "L'affetto, per l'anima, è un po' come il calcio per le ossa", pensa Arianna, la bambina-adulta narratrice di questa autobiografia romanzata, che l'autore Marco Vichi ha composto a partire dal canovaccio di una testimonianza vera. Interessante lettura, anche per alcune riflessioni, non proprio da bambina, sugli "anni di piombo" e la situazione delle carceri toscane (Sollicciano e Arezzo); ma NON lo voterei.
    • 07/05/2026
      Le colpe dei padri ricadono sui figli
      Italia, anni 80. A causa della latitanza della madre per prossimità col terrorismo, all'età di sette anni Arianna è costretta a vivere coi nonni materni a Firenze, poi parte con la madre in incognito e il suo compagno per Parigi, dove restano a lungo prima di trasferirsi a Barcellona. Anni dopo, catturata ed estradata la madre in Italia, la protagonista e voce narrante potrà tornare a una vita normale. Anche se ha sofferto per le separazioni familiari, gli sradicamenti scolastici e la paura per la clandestinità, "Si sa come sono i bambini, sono capaci di scavalcare gli ostacoli a modo loro..." (pag. 48). Nelle ristrettezze, ha imparato a sopravvivere, a parlare il francese e lo spagnolo. Tratto da una storia vera, il libro è nella dozzina semifinalista allo Strega 2026, immeritatamente, penso, nonostante la tenerezza provata.
    • 07/05/2026
      Non lo consiglierei
      Un libro scorrevole che si lascia leggere ma niente di più purtroppo. Speravo di meglio considerando la candidatura al Premio Strega 2026.
  • Acqua sporca

    Uyangoda, Nadeesha

    • 23/05/2026
      Beatrice Ferlito "La casa è sempre in un luogo dove noi non siamo..." (cit.)
      Siamo noi ad appartenere ai luoghi o i luoghi ci appartengono? L'essere nati e cresciuti in un paese ci rende necessariamente figli di quella terra perché ne abbiamo respirato l'aria, assaporato i suoi aromi, ballato al tempo della sua musica, pronunciato i suoi idiomi, assorbito le sue tradizioni? Tutto ciò rappresenta un legame di proprietà reciproco sul piano antropologico ma non necessariamente un diritto di appartenenza sul piano esistenziale. Forse, la realtà è che ognuno ha il proprio luogo del destino in cui si sente corrispondere, non solo nella gioia ma anche nella disgrazia. Ci sono i luoghi della speranza ed i luoghi della riconciliazione. Nelle varie fasi della vita reputiamo un luogo "casa" quando in quel momento ci sentiamo avvolti e protetti. In altre fasi quello stesso luogo diventa respingente perché abbiamo perso dentro di noi i punti di repere, perché il nostro cuore comincia a cercare un altrove che non è solo fisico o geografico ma è dell'anima, è adimensionale. La migrazione, che accompagna l'uomo dalla notte dei tempi, è l'eterna ricerca di un luogo dell'anima in cui trovare riposo e salvezza e può essere continua, fatta di andate ed anche ritorni. Il libro è fitto, dettagliato, intricato di sentimenti ed emozioni. Ci fa vivere mondi ed atmosfere ma ci riporta a noi stessi, al nucleo centrale, perché la storia di chi viene riguarda in altra forma tutti noi che navighiamo tra chi siamo e chi vorremmo essere. Neela compie il suo viaggio da un mondo all'altro, ma lo compie anche quando è già approdata. Non smette di cercare una sua dimensione nel rapporto con ciò che trova tentando di ricostruire ciò che ha lasciato: una famiglia, ma anche sé stessa. Quando dopo trenta anni decide che è il momento di tornare nella sua "isola bella" quale è il significato di Sri Lanka, è come lasciare che l'acqua sporca del suo vissuto in Italia scivoli via da sé per poter trovare altre acque di una vita che ricomincia. È un libro bellissimo e profondo, non sempre di facile lettura, che affronta, con accenni al passato politico dell'isola, la condizione presente in cui la società subisce ancora una cultura fortemente intrisa di paganesimo e superstizione da condizionarne l'evoluzione. Consigliato a chi abbia voglia di approfondire la conoscenza di un popolo lontano ma sempre più vicino a noi.
    • 18/05/2026
      I migranti vivono due vite
      Incipit: "Neela in Italia aveva un lavoro, una figlia, una casa, in quest'ordine". Lo scrive l'io narrante, la figlia Ayeesha; entrambe emigrate, originarie dello Sri Lanka. Neela, maturata la pensione di trent'anni di lavoro (ma i contributi sono inferiori, per entità e durata, al lavoro prestato di colf e badante), ha deciso di rientrare nella sua isola, nella casa di famiglia dove ha mantenuto sorelle e nipoti con le rimesse di denaro. Ma non è solo la nostalgia a riportarla a casa, "la terra se la stava semplicemente riprendendo" (pag. 127). Perché - testimonia il romanzo, non autobiografico, di Nadeesha Uyangoda, scrittrice italofona originaria dello Sri Lanka - i migranti vivono due vite. Nella seconda vita - luogo di arrivo-, prevale il corpo (necessità, sopravvivenza; pregiudizio, integrazione), mentre il cuore (gli affetti, l'anima conservata nella valigia, la lingua madre, lo spirito degli avi) resta nella prima vita, il luogo di partenza, la patria. Ma le cose, mamma - dice sostanzialmente Ayeesa - non sono rimaste come erano quando te ne sei andata, tutto è cambiato, e pure tu, sei cambiata. La narratrice è lucida nel raccontare la storia della famiglia e - dopo anni di psicoterapia - la propria, di donna istruita e integrata, che convive con l'italiano Fabiano ma non vuole avere figli. E confessa: "Il sangue del mio sangue diventò acqua sporca" (pag. 161). E' un romanzo famigliare; una storia approfondita di migrazione, diversa dalle solite; un romanzo politico, "di classe", che parla di "nostos", di religione, di etnopsichiatria. E' nella dozzina dei libri semifinalisti del Premio Strega 2026, meritatamente. CONSIGLIATO
  • Psicopompo

    Nothomb, Amélie

    • 23/05/2026
      Bruno Umana Molto intimo
      La vita della adolescente scrittrice, i traumi subiti e la sua passione per gli uccelli. Un po' complicato
  • La libreria dei gatti neri

    Pulixi, Piergiorgio

    • 22/05/2026 I lettori detective
      Siamo a Cagliari dove Marzio, un passato da insegnante, ha una piccola libreria dedicata ai libri gialli. Per ravvivare le vendite viene istituito un piccolo circolo di lettura per presentare e commentare novità o vecchi libri del settore. Avvengono degli strani ed efferati delitti e Marzio si trova coinvolto nelle indagini e giunge alla soluzione con il suo ristretto circolo di amici/clienti. La soluzione è abbastanza intuitiva già da metà libro, manca ovviamente il movente che si rivela alla fine. Un libro scorrevole, di veloce lettura, dove non manca nulla e c’è pure spazio per piccoli momenti ironici e per il sentimento. Un libro piacevole
  • Poer nano

    Fo, Dario

    • 22/05/2026
      Alessio Di Simone POER
      L’ho preso incuriosito dal titolo. Fo è Fo ed è bravo. Ha i suoi denigratori, ma hanno torto tutti. Non è nemmeno una lettura pesante. L’unico punto a sfavore su cui posso fissarmi è che la sua roba a teatro mi piace di più. Illustrato magnificamente.
  • Fantasmi yokai

    Charlier, Philippe

    • 22/05/2026
      Alessio Di Simone Un’opera affascinante
      È molto bello. Davvero. Leggerlo non ha soddisfatto tutta la mia voglia di conoscere l’argomento, ma le illustrazioni sono stupende, la qualità della carta è eccelsa. Un libro trofeo, da tenere sul tavolino del saolotto, mezzo aperto, per darsi un tono con chi ti viene a trovare. Poi le roba giappo adesso tirano. Comunque è un bel vedere.
  • Divergent

    Roth, Veronica

    • 22/05/2026
      Non male
      Pensavo peggio
  • La fabbrica di cioccolato

    Dahl, Roald

    • 22/05/2026
      Claudia Andreozzi Il film di Burton è fedelissimo
      Una bella scoperta, lessi il capitolo degli Umpa Lumpa alle elementari ma non mi sono mai applicata al libro, erroneamente l’ho trovato nello scaffale e l’ho letto, molto bello, Dhal è un genio
  • Mary Poppins

    Travers, P. L.

    • 22/05/2026
      Claudia Andreozzi Classico del 900
      Odio il film di Mary Poppins con tutta me stessa, ma il libro, mooolto diverso dal film, mi è piaciuto tantissimo
  • Scusate l'amore : poesie 1915-1925

    Cvetaeva, Marina Ivanovna

    • 22/05/2026
      L'amore ci segue.
      La Cvetaeva ci conduce nel fantastico e ahimè, irreale mondo dell'amore. Niente ha senso in "quella" dimensione; si perchè la dimensione sentimentale è un vero e proprio alter ego del mondo che viviamo: sicuramente vero che quando l'amore esplode si accetta tutto, si giustifica anche l'altro, si schiaccia se stessi in nome di una logica che ci viene inculcata sin dalla nascita: amare senza fare domande. Personalmente me le sono sempre fatte, trasgredendo un pochino le regole e rileggendo i suoi immortali versi ho capito che il sentimento segue le età della nostra vita. Fantastico.
  • Mo je faccio er cucchiaio : il mio calcio

    Totti, Francesco

    • 22/05/2026
      Sarà per sempre il Capitano!
      Questi testi, leggeri, frivoli, per alcuni privi di senso letterario, un giorno saranno dei veri best seller; eh si perché lui, Francesco Totti, passerà alla storia e di sicuro i suoi libri di storielle da "campetto" e le sue raccolte di barzellette, diventeranno un tratto importante della nostra storia. Non successe forse per antichi cantastorie e semplici poeti del popolo? Provate a leggere una vecchia antologia di scuola e troverete brani e poemi scritti da (oggi) perfetti sconosciuti. Ma lui, il Capitano resterà lì, oltre che nel cuore dei tifosi, nei ripiani delle biblioteche. Daje!
  • Disforia di genere

    Lebrun, Jean-Pierre <1945- >

    • 22/05/2026
      Scoprire tutto.
      Non avevo mai provato a leggere testi del genere: spavento? Curiosità? Voglia di abbattere falsi miti? Non lo so; ad ogni modo a 55 anni ho sentito il desiderio di leggere circa la disforia di genere...scoprire tutto ciò che può veramente far star meglio una persona: essere ciò che ci si sente di essere, senza tabù. Evviva la libertà