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I commenti più recenti

  • Scene di famiglia

    Yu, Miri

    • 19/08/2026
      Romanzo dalla forza emotiva
      Si tratta di una raccolta che comprende tre racconti, tutti legati dal filo conduttore dei legami familiari tossici e complessi. L’autrice mette a nudo il dolore dei legami spezzati. Un romanzo ispirato a fatti reali e personali dell'autrice, ma non è una vera e propria autobiografia in senso stretto. Si tratta di un'opera di finzione letteraria che usa forti elementi della vita e delle origini della scrittrice.
  • Il giovane favoloso

    • 19/08/2026
      Pregevole
      Il Leopardi portato in scena da Mario Martone è fosco e dolente. Pochi attimi di felicità vissuti con la sorella e il fratello allietano una vita altrimenti infelice perché minata dalla malattia, soffocata da una famiglia soffocante, è vissuta in un ambiente bigotto e opprimente. La fuga dalla casa paterna lo mette comunque di fronte a un mondo che, pur anelando al cambiamento, si scontra con forze avverse che vi si oppongono. E la fervida mente del poeta si scontra con gli intellettuali del suo tempo che non ne apprezzano la sensibilità e l’originalità. Di grande impatto visivo ed emotivo l’interpretazione di Elio Germano.
  • Le sorelle in giallo

    Kawakami, Mieko

    • 19/08/2026
      Hana è una ragazzina trascurata dalla madre, vive un'adolescenza precaria e quando incontra Kimiko pensa di aver finalmente trovato una casa e una famiglia, fatta da loro due e da Ran e Komoko, altre due adoloscenti sue amiche, che ha nel bar Lemon il suo centro. Quando il bar brucerà tutto andrà a rotoli, l'impegno di Hana ad avere una vita sicura in cui non preoccuparsi dei soldi che non bastano mai, delle malattie, delle mille cose che possono andare male assume dei tratti maniacali e quel piccolo nucleo dovrà inevitabilmente dividersi. Non è forse un romanzo completamente riuscito ma Hana ha una sua forza nonostante la sua malinconia e la vita precaria di Kimiko, la sua amicizia con Yeongsoo e con Kotomi, spiega forse la sua abulia all'indomani dell'incendio del Lemon. E' un Giappone inusuale quello descritto da Kawakami, lontano dall'immagine patinata e perfetta che tutt* conosciamo, un sottobosco di esclusione e precarietà spesso ignorata nel racconto del paese.
  • Il senso della fuga

    Azell, Hajar

    • 19/08/2026
      Alice è una giovane giornalista francese di origine algerina che da freelance scrive articoli prima da Beirut in Libano, poi dal Cairo dove a piazza Tarhir segue la caduta di Mubarak e incontra l'amore in Bassem. Quando le propongono di andare in Siria, ad Aleppo non ci pensa due volte e conoscerà così la parte più dura della guerra e del suo lavoro. Il rientro a Parigi, l'incontro con un giovane immigrato algerino, il legame che prova a riallacciare con Bassem (che come giornalista egiziano ha conosciuto tortura e prigione), la decisione di partire per l'Algeria l'aiuterà ad affrontare la storia di suo padre, editore costretto a lasciare il paese per rifugiarsi in Francia, a confrontarsi con il lutto della madre che è anche il suo e con il trauma che si porta dietro da Aleppo. E' un libro asciutto ma che riesce a descrivere la complessità di un mondo in cui le questioni socio-politiche non sono secondarie, influenzano pesantemente la nostra vita e quella di chi ci sta vicino, specialmente in quei luoghi della terra dove la guerra e la povertà sono ahimè la normalità.
  • La lunga notte dell'Idroscalo : il delitto Pasolini

    Piccione, Daniele

    • 19/08/2026
      Ho avuto il piacere di dialogare con l'autore alla III Festa dell'ANPI Provinciale di Roma, quindi riporterò qui gli aspetti che mi hanno più colpito e su cui abbiamo dialogato. Piccione nel libro descrive Pasolini come il punto di comvergenza di una violenza neofascista che proprio in quegli anni si stava organizzando in forma eversiva. L'attrattività (per così dire) di Pasolini nasce dal ruolo che con gli anni arrivò a ricoprire, grazie alla lucidità con cui guardava e analizzava le trasformazioni antropologiche del nostro paese, mai in chiave nostalgica ma certamente critica verso il consumismo e la massificazione dei sogni e dei desideri. Nel libro poi si distingue tra una verità processuale (incompleta nonostante nel primo processo a Pelosi, quello del tribunale dei minori, il giudice Carlo Alfredo Moro avesse scritto nella sentenza che il delitto non poteva essere stato commesso da una sola persona) e la verità storica che ricostruisce non solo le dinamiche del delitto (Pelosi come esca che conduce Pasolini in un luogo isolato in cui lo raggiungeranno i suoi aguzzini) ma appunto il contesto in cui quel delitto è maturato. Non si può infatti ignorare il lavoro di Pasolini sull'industria petrolifera italiana che portava avanti con la scrittura di Petrolio (uscito poi postumo e incompleto). Insomma il delitto Pasolini non è stato un evento fortuito, i suoi assassini hanno cercato e creato l'occasione giusta. il libro ne fa una ricostruzione assolutamente convincente. L'ultima nota riguarda l'utilizzo delle foto, Piccione ne usa molte, comprese le foto del corpo ma non sono fini a se stesse e contribuiscono all'affresco generale. Consigliato.
  • Perché ero ragazzo

    Faraj, Alaa

    • 19/08/2026
      Scritto direttamente dal protagonista (un editing minimale ha lasciato errori grammaticali e di sintassi ma ha dato più forza alla sua voce) racconta la storia di un normalissimo ragazzo libico che nel 2015, insieme a degli amici, decide di partire per l'Italia alla ricerca di opportunità e di pace. Arrivato in Italia si ritrova invischiato (lui e i suoi amici) in un meccanismo inesorabile, viene accusato di essere uno degli scafisti responsabili della morte di alcuni passeggeri del barcone con cui sono partiti, nonostante la smentita del vero scafista viene considerato colpevole e condannato a 30 anni di carcere. Questa enorme ingiustizia non provoca mai parole di odio o di rabbia da parte di Faraj nei confronti del nostro paese, anzi ha capito cosa sono i diritti proprio in Italia, colpisce il contrasto tra la sua fiducia nella giustizia e l'errore giudiziario di cui è vittima. I capitoli in cui racconta la propria storia sono alternati alle lettere di accompagnamento che Alaa Faraj scrive ad Alessandra Sciurba, bello sapere che la loro amicizia continua e si è trasformata in una relazione.
  • La pasticciera di mezzanotte

    Icardi, Desy

    • 19/08/2026
      A tratti imbarazzante è un racconto dentro il racconto, un centenario decide di scrivere la propria vita e allo stesso se ne racconta un'altra, ma a parte che di pasticceria se ne trova ben poca il risultato è sconclusionato, nel complesso inconsistente. Quinto di una serie dedicata ai 5 sensi non mi è venuta voglia di leggere i precedenti.
  • Laguna Limes

    Matino, Umberto

    • 19/08/2026
      Daniela Bertoglio
      Gisllo ambientato in Veneto, tra Venezia, Mestre e le montagne intorno a Schio, con tre morti (uno ammazzato a colpi di pistola, uno suicida - o suicidato - e uno avvelenato), polizia e carabinieri che indagano senza pestarsi i piedi l'un l'altro, affari e intrallazzi in epoca pre Tangentopoli, visto che siamo all'inizio del 1985, quando ci fu la "nevicata del secolo". Nella storia si infilano vicende antiche di secoli, legate ai giacimenti minerari dei monti Lessini, e questa mi è sembrata la parte più interessante, e probabilmente anche quella che ha ispirato all'autore la genesi di tutto il romanzo. Ho trovato francamente stucchevoli, ed inutili, alcune informazioni su Venezia che credo sappiano tutti, e gradevole invece il linguaggio inframmezzato da termini dialettali, facilmente traducibili. La trama mi è parsa abbastanza scontata, e il finale prevedibile.
  • I mariti

    Gramazio, Holly

    • 19/08/2026
      Molto ironico
      Un romanzo surreale che invita alla riflessione su qual è oggi il marito ideale. Superati i sogni del principe azzurro sul suo cavallo bianco, la realtà propone molteplici modelli maschili, ma nel quotidiano cosa fa di un uomo un buon marito? Dopo varie esperienze la protagonista deve infine infine prendere una decisione stabile e definitiva.
  • Il giardiniere di Wimbledon

    • 19/08/2026
      Giorgio Grasso Giardiniere perché?
      Lettura piacevole, un coming of age di un giovane ragazzo inglese di origini modeste che negli anni Trenta si ritrova innamorato cotto di una ragazza di sangue blu molto poco conformista, che vorrebbe diventare campionessa di tennis. Avevo preso il libro come mio solito senza leggere la seconda di copertina e credevo di essere alle prese con un romanzo che parlasse di Wimbledon e del suo torneo di tennis, di cui sono appassionato. Niente da fare, il tennis c'entra qualcosa, ma di Wimbledon non si parla quasi per nulla. E nel finale, a sorpresa, si versa pure, se si vuole, una mezza lacrimuccia.
  • Un romanzo russo

    Carrère, Emmanuel

    • 19/08/2026
      Giorgio Grasso Alla ricerca delle origini
      Ho letto quasi tutto di Carrère e quando in libreria mi sono imbattuto in questo libro l'ho acquistato. "Un romanzo russo", pubblicato in precedenza con un titolo leggermente diverso, mette insieme in maniera magistrale tre storie: il reportage su un prigioniero ungherese dimenticato in un manicomio russo, la tragedia di un delitto di provincia e la tormentata relazione erotica ed emotiva con la compagna dell'epoca, Sophie. Ma su tutto domina, come molto spesso nei suoi libri, che possono essere considerati ottimi esempi di autofiction, lo scrittore stesso e la sua voglia di andare alla ricerca delle origini del nonno materno, contro la volontà della madre. Il libro, che alterna le varie vicende in un arco temporale piuttosto lungo, appassiona proprio come un diario realistico e una confessione psicanalitica. Certo l'egocentrismo dell'autore, che qui (ma anche in altri libri) soffre di sindrome bipolare, non lo fa spesso risultare simpatico, e la lettura è a tratti scorrevole ma anche faticosa, soprattutto nelle sezioni in cui Carrère indugia sulle sue crisi depressive e relazionali. Ma lo consiglio comunque a tutti, e in particolare a coloro, tra i quali il sottoscritto, che si sono poi imbarcati nella lettura del poderoso Kolchoz (2026), dove invece scava nella storia di sua madre, venuta a mancare nel 2023. Che non aveva affatto apprezzato, e lo scrive in quest'ultima opera, questo "romanzo russo".
  • Note del guanciale

    Sei Shōnagon

    • 19/08/2026
      Un’opera delicata.
      L’autrice, una scrittrice e poetessa, dama di corte del X secolo, ha la capacità di cogliere e rendere preziose e bellissime le piccole cose. Gli attimi della vita quotidiana. L’attenzione ai dettagli tipica dei giapponesi, in questo testo rende al massimo. Bisogna però essere consapevoli delle tante note che lo accompagnano alla fine del testo e a cui bisogna affidarsi per forza per capirlo al meglio. Quindi non adatto a chi cerca una lettura fluida.
  • I tramezzini di Rocco Schiavone

    Manzini, Antonio <1964- >

    • 19/08/2026
      Giorgio Grasso Nove tramezzini intrisi nella memoria del passato
      Questi racconti, pur tutti piacevoli e di facile lettura, poco aggiungono alla storia dell'ormai mitico vicequestore Rocco Schiavone. Come al solito i più ispirati e personalmente quelli che ho apprezzato maggiormente sono quelli in cui Rocco si fa aiutare dai compari romani, Brizio e Furio, anche in avventure giovanili. In queste nove storie Manzini va avanti e indietro nel tempo e ogni racconto, introdotto dalla descrizione di un tramezzino, e la sua attenzione va anche ad alcuni quartieri romani, come Trastevere e Monteverde, che normalmente nei romanzi non trova posto, visto che si svolgono ad Aosta e dintorni.
  • Quattro presunti familiari

    Mencarelli, Daniele <1974- ; Roma>

    • 19/08/2026 Giorgio Grasso Quattro personaggi ossessionati dalla perdita
      Che questo non fosse un romanzo giallo era ben chiaro fin dall'inizio: c'è una donna trovata morta da molti anni, presumibilmente di morte violenta, ma di questo nessuno sembra interessarsi più di tanto. I carabinieri convocano 4 presunti parenti (una coppia più due single) e li tengono a spese dello Stato (sic!) per dieci giorni in un albergo perché la loro unica preoccupazione è scoprire chi era questa donna. I presupposti, anche un po' inverosimili, per un giallo alla Simenon ci starebbero, ma Mencarelli mette come protagonista un giovane carabiniere piuttosto inetto e poco smaliziato, l'appuntato Circosta, che viene appunto incaricato dal suo comandante di fare da badante ai quattro, che sono da par loro molto disadattati. Poi ci sono alcune figure di contorno, ma tutto si muove intorno a Circosta, che comunque cresce di personalità durante il romanzo e riesce anche a venire a capo degli enigmi che avvolgono le vite dei quattro presunti familiari. E Mencarelli dimostra che la capacità di descrivere persone al limite, con profondo disagio psichico, ipersensibilità e dolore esistenziale non gli è venuta meno. Un romanzo che si legge bene, ma a tratti infonde disagio in chi legge. Il giallo sarebbe potuto iniziare quando si scopre l'identità della vittima, ma lì invece il romanzo finisce. Da apprezzare comunque modo spietato e senza pietismo con cui Mencarelli racconta l'ossessione della perdita e la nostalgia del potere.
  • Le gratitudini

    Vigan, Delphine : de

    • 18/08/2026
      Che giri fanno le parole?
      Sai quando un libro non riesce a staccarsi da te né te da lui? Ecco, questo è quanto mi sta succedendo con Le Gratitudini. Chiusa da qualche giorno l’ultima pagina, continuo a ripensarci e a rileggere alcuni passaggi particolarmente intensi, a partire dall’incipit, da quella che definirei una vera e propria “meditazione” sulla parola grazie: “Vi siete mai chiesti quante volte al giorno dite grazie? [...] Vi siete mai chiesti quante volte nella vita avete detto grazie sul serio? Un vero grazie. Espressione della vostra gratitudine, della vostra riconoscenza, del vostro debito.” Michka è “una vecchia signora con un’aria da ragazza. O una ragazza invecchiata per sbaglio, vittima di un brutto sortilegio”. Le parole sono state il suo pane quotidiano: ha lavorato come correttrice di bozze in una importante rivista. Ma ora le parole le sfuggono, volano via. Il progredire dell’afasia la costringe a lasciare la sua per trasferirsi in una residenza per anziani. La storia si sviluppa intorno a due relazioni fondamentali: Marie, l’ex vicina di casa cresciuta nello stesso condominio, per la quale Michka è stata una sorta di seconda madre; e Jérôme, il giovane ortofonista che cerca di rallentare il declino e, insieme, di far rifiorire le parole. Due persone che finiranno per essere fondamentali nella realizzazione del più importante desiderio di Michka: esprimere una gratitudine che porta dentro di sé da moltissimo tempo. Un racconto intriso di grande tenerezza, che affronta con profondità emotiva il tema del “terzo tempo”, quello della vecchiaia e del declino, quando la memoria si fa gioco dei ricordi e la forza lascia spazio alla fragilità. Eppure, se le relazioni non possono guarire, possono essere consolatorie, e soprattutto restituire senso. Una lettura che “scombussola”, ma con delicatezza. E che ho apprezzato anche per l’assenza di retorica e di affettazione. Lo stile è sobrio, essenziale, privo di orpelli. Mi è piaciuta moltissimo anche la cura con cui l’autrice costruisce gli errori verbali e i lapsus di Michka: la progressiva perdita delle parole diventa così non soltanto un tema del racconto, ma qualcosa che prende forma direttamente nella lingua. Per dirla chiaramente: mi ha coinvolto moltissimo. Una di quelle letture che, una volta finite, continuano a lavorarti dentro. Tempo ottimamente impiegato. Con tutta la mia gratitudine: mille “gratis”.