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I commenti più recenti

  • La casa del nespolo

    Machida, Sonoko <1980- >

    • 03/04/2026 Francesco Capozzo Come NON affrontare di petto le questioni.
      Sonoko Machida, scrittrice giapponese, con questo libro, tradotto da Gala Maria Follaco, ci fa un pochino conoscere il suo Paese, e ci racconta delle storie. Storie che si svolgono in un quartiere residenziale nei pressi di Yokohama. Sono tutte storie intense. E da quello che emerge, e che più mi ha colpito, è che sono storie di donne. Sono loro le vere protagoniste. Fatti e sensazioni, che "forse", solo le donne riescono ad esprimere. P.S. : C'è un piccolo inconveniente, quando si affronta un testo di altro Paese. Alcuni termini, i dolci, le bevande o i vari piatti citati, ti costringono a cercare di cosa sono fatti e, il non cercarli non ti fanno ben comprendere il contesto. Qui però c'è, infondo al libro, un glossario.
  • Come Roma insegna

    Manfredi, Valerio Massimo

    • 03/04/2026 Silvia Rubino ottimo
      a me è piaciuto molto, perchè non fornisce giudizi o ricette confezionate ma tenta di comprendere e far comprendere al lettore, con la sua opinione, i testi antichi che riportano le notizie in vario modo e interpretandole in base anche al contesto storico e al buon senso.
  • L'affaire Matteotti : Storia di un delitto

    Fabio Fiore

    • 03/04/2026
      Lavinia Capogna Da leggere
      Ottimo testo che in uno stile scorrevole, chiaro, ben suddiviso in capitoli racconta un crimine, l'uccisione dell'Onorevole ed avvocato socialista Giacomo Matteotti da parte di una feroce squadraccia fascista nel 1924. Il libro analizza i possibili mandanti ed esecutori, le palesi menzogne, le vicende di tutti i personaggi coinvolti e di un'epoca.
  • Misteri dell'arte dentro i capolavori

    D'Orazio, Costantino

    • 02/04/2026
      Mosè - MICHELANGELO BUONARROTI, 1513-1515 (Basilica di San Pietro in Vincoli, Roma)
      Il mistero delle corna nel Mosè di Michelangelo tra errore e simbolismo Alto, seduto sul trono come un antico re, i muscoli tesi come corde pronte a scattare, lo sguardo fiammeggiante, Mosè compare all'improvviso sul fondo della navata destra, colpito da una luce mistica, che lui sembra cercare con gli occhi voltandosi verso sinistra. È magnetico Tale è la sua energia, che potrebbe indurre a trascurare un dettaglio davvero curioso: le due corna che gli spuntano dalla testa. Perché Michelangelo, che scolpiva come se Dio gli avesse prestato la mano, mette due corna su Mosè, uno dei profeti più venerati della Bibbia? Le corna, nell'immaginario collettivo, sono il marchio del demonio, dell'inganno, della tentazione. E invece eccole lì, saldamente conficcate sul capo del legislatore di Dio. La risposta non è banale. Tutto nasce da una traduzione sbagliata. Nella Bibbia, dopo che Mosè ha ricevuto i Dieci comandamenti sul monte Sinai, il testo in ebraico dice che il suo volto è "karan", cioè irradiato, pieno di luce. Ma l'ebraico, per chi non lo conosce, può essere un campo minato: scrive solo le consonanti, quindi "karan" diventa "KRN". Ed ecco che chi traduce la Bibbia confonde quella parola con "keren", che significa "corna". Il risultato? Mosè non scende con il volto raggiante, ma cornuto. E questa versione sbagliata, presente anche nella Vulgata di san Girolamo - la traduzione latina della Bibbia più diffusa nel Medioevo -, passa anche sotto gli occhi di Michelangelo, che si affida alla tradizione e persevera nell'errore, che ha tanto il sapore della provocazione.
  • Oro puro : romanzo

    Genovesi, Fabio

    • 02/04/2026
      La storia romanzata del viaggio di Colombo alla scoperta della nuova rotta verso le Indie che porta alla scoperta del continente americano. Attraverso la voce del mozzo Nuno, ci trasporta nelle atmosfere di quelle tre piccole navi che affrontano i misteriosi mari, fin qui tutto bene, ma poi diventa sdolcinato come un romanzo di Harmony, peccato perchè poteva essere un bel lavoro.
  • La pecora rossa

    Bonaccorti, Enrica

    • 02/04/2026
      Federica Bombi "I libri non sono cose...
      ...hanno dentro l'anima di chi li ha scritti e di chi li legge"... Un libro violento e dolce allo stesso tempo Da leggere.
  • Nonno in fuga

    Walliams, David

    • 02/04/2026
      Rosaria Bologna L'amore costruisce ponti
      Questa volta David Walliams tratta le difficili tematiche dell’Alzheimer negli anziani, della solitudine delle famiglie che non sanno come gestirla, e delle strutture sanitarie più impegnate a far sparire i malati indesiderati che non a prendersene cura. Un nonno adorato che è ancora fisicamente prestante, a causa della malattia, regredisce sempre più nel suo mondo di 40 anni prima, e ne combina di tutti i colori. Questo causa notevoli problemi alla sua famiglia che sarà obbligata a far ricoverare il nonno in una "casa di cura". Sarà l’amore incondizionato di Jack - nipotino timido e solitario - a salvare il nonno dalla rovina, grazie alla sua capacità di costruire un tramite tra i giorni della 2° guerra mondiale, e il 21° secolo del resto dell’umanità. Il piccolo Jack crescerà nell'amore e nel coraggio, sfidando i cattivi e l'incredulità dei familiari. Non mancano, ovviamente, scene esilaranti che fanno ridere a crepapelle, come quella della fuga dalla struttura sanitaria dal tetto, con tutti i malati.
  • Nella stanza dell'imperatore

    Aggio, Sonia

    • 02/04/2026
      Tra fiction e storia. Scritto bene, ma senza entusiasmare: il mio voto sarebbero tre stelle e mezza. Quasi tutti i personaggi sono realmente esistiti, ma evitate di cercarli su wikipedia, prima o durante la lettura, per non avere spoiler. L'autrice cerca di inserire un elemento "fantastico" creando un parallelo con il Macbeth di Shakespeare. Il merito è far luce su un periodo e una parte di storia (quella bizantina) ingiustamente trascurata dai programmi ministeriali.
  • I pellegrini delle tenebre : romanzo

    Brussolo, Serge

    • 02/04/2026
      Dai Pirenei (mai menzionati ma facilmente identificabili) passano varie vie di pellegrinaggio: la più famosa è quella che porta a Santiago di Compostela, ma quella di cui si occupa questo romanzo è quella dedicata al fittizio San Gaudemon. Siamo intorno al 1300, l'eresia catara è stata sanguinosamente estirpata, e i padri dell'ordine di San Gaudemon sono estremamente preoccupati: sempre più pellegrini risultano dispersi. Un monaco dell'ordine, che accompagnava un gruppo, è l'unico a rientrare, completamente impazzito, delirando di assalti da parte di esseri demoniaci. I frati decidono di inviare ad indagare l'insospettabile Marion, una giovane e scaltra intagliatrice di ex-voto. La febbricitante fantasia di Brussolo soffre e scalpita a mantenersi dentro i paletti dell'ambientazione storica. Non è una delle migliore prove della fin troppo copiosa produzione dell'autore transalpino, ma resta comunque un libro capace di mantenere viva l'attenzione del lettore fino alla fine.
  • L'imperatore di Portugallia

    Lagerlöf, Selma

    • 02/04/2026
      Ci sono dei libri che ti prendono il cuore, te lo strizzano, te lo rivoltano come un calzino: per me L'imperatore di Portugallia è uno di questi. Un piccolo capolavoro di "realismo magico" scritto da Selma Lagerlof, svedese e prima donna vincere il premio Nobel per la letteratura. Dobbiamo a questa donna la più bella descrizione di quanto possa essere forte, immenso l'amore di un padre nei confronti della sua unica figlia. Amore che nasce quando la prende in braccio per la prima volta e che gli trasforma la vita e lo trasfigura, un amore che si trasforma in pazzia quando, per la cattiveria altrui, dovrà separarsi dall'amatissima figlia. Ma questo suo delirio è sempre una pazzia "benedicente", priva di alcun tipo di rancore verso questa figlia che, sebbene partita per aiutare i genitori, sparisce e non si dà più notizie per anni, e che quando torna prova vergogna nel vedere il padre il padre ammattito. In questo uomo, ammatito per amore c'è la grandezza dei folli "vicini ad Allah" (come dicono i mussulmani), una grandezza che, alla fine, conquista tutta la comunità che si ritroverà per celebrare il funerale dell'Imperatore di Portugallia, unito nella morte con l'adorata moglie e soprattutto riconciliato con l'amatissima figlia.
  • Locus desperatus

    Mari, Michele <1955- >

    • 02/04/2026
      Come a volte capita, non riesco a capire se mi sia piaciuto o meno. Da un lato questo breve romanzo si inserisce a pieno titolo nel ramo della letteratura fantastica, e del resto l'autore più volte sparge generosamente esergo "programmatici": Lovecraft, Poe, Kafka, Meyerink, Hoffman, King, P.K. Dick, ma anche il Necron di Magnus o qualche film horror (la casa delle finestre che ridono). Dall'altro abbiamo un protagonista decisamente antipatico oltre che in odore di autismo, che narra, in prima persona, utilizzando un italiano ricercato e urticante, la sua lotta per non perdere il suo patrimonio di adorati oggetti raccolti, acquistati e collezionati per tutta una vita. Non perdere gli oggetti diventa anche non perdere se stesso, in quanto in essi ha infuso buona parte della sua personalità, e più gli "espropriatori" avanzano più sperimenterà situazioni di straniamento. Da una parte un libro "ricco" dall'altra la sensazione che manchi qualcosa e di trovarsi di fronte a un racconto troppo lungo o a un romanzo troppo breve.
  • I convitati di pietra

    Mari, Michele <1955- >

    • 02/04/2026
      Ho difficoltà a dare un voto a questo libro che, almeno, ha il pregio di essere breve. L'idea di base non è male anche se, probabilmente, non originalissima: nel luglio del 1975, finita la maturità classica, i membri di una classe decidono di rivedersi a cena ogni anno in quella data e di istituire una riffa; verseranno ogni anno, vita natural durante, una quota e l'ammontare finale andrà in premio agli ultimi tre sopravvissuti. Col passare degli anni il gruzzolo, ottimamente investito, inizia a diventare una cifra ragguardevole e a stimolare la cupidigia di alcuni membri del gruppo. Per fortuna più che verso "squid game" il racconto vira verso un umorismo, tra il grottesco e il nero, che però non riesce a strapparci una risata. Un Max Bunker (tanto per citare un autore di fumetti, argomento che sta a cuore sia a Mari che a uno dei protagonisti della storia) sarebbe riuscito a gestire meglio la trama. A dispetto di tanti racconti che tendono a perdersi nella conclusione, questa storia dà il meglio di sè nel finale. Rispetto al precedente "Locus Desperatus" Mari utilizza un italiano più scorrevole e gliene siamo grati, un po' meno quando ci sciorina tutta la filmografia di Gene Hackmann.
  • La vita del pastore : storia di un uomo e del suo cane, di un territorio e di un gregge

    Rebanks, James

    • 02/04/2026
      Affascinante
      Una storia molto affascinante raccontata dal punto di vista di un pastore dell'odierno Lake District. Una testimonianza importante ed eseguita molto bene. Il quotidiano, la cura della terra e degli animali, l'uso del terreno e l'appartenenza al mondo rurale che subisce difficoltà moderne sono i temi principali di questo meraviglioso libro.
  • Dolce vita, dolce morte

    De Cataldo, Giancarlo

    • 02/04/2026
      Bruno Umana
      Un noir un po' troppo stiracchiato, si legge velocemente visto che è di solo 150 pag circa, ma per me non ha mordente. Grande De Cataldo, ma questa volta non mi ha soddisfatto.
  • [2]: Arcadia : romanzo

    Doom, Erin

    • 02/04/2026
      Barbara Peti
      Ci sono ferite che ci condannano all'inferno. ... si conclude una storia d'amore, con colpi di scena, ricadute nel baratro della tossicodipendenza, ritorni di fiamma che in realta' altro non sono che ricatti morali. La figura molto discussa del padre che diventa un vero mostro. Una visione dell'amore che unisce attraverso cio' che la vita ha tolto, le ferite che ha inferto ed i muri che ci ha fatto innalzare... bello.