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I commenti più recenti

  • La zona fatua

    Mattotti, Lorenzo

    • 12/10/2026
      "io vorrei essere solo una parte di quel soffio"
      E' il 1993 quando Mattotti e Kramsky pubblicano la zona fatua, una storia in sette capitoli. Protagonista è "Sottovoce", un uomo con una voglia che gli deturpa metà del viso e che si sveglia nella zona fatua, un mondo tra l'onirico e il misterico. Inizia un viaggio tra sensazioni e ricordi che forse porterà alla guarigione o alla dissoluzione alchemica. Qui l'arte di Mattotti è ai massimi livelli e sublima il testo surrealistico di Kramsky. Un libro in cui bisogna immergersi ed assaporarlo, a momenti, chiudendo gli occhi e facendo risuonare le parole come un' arpa eolica.
  • Appunti per un naufragio

    Enia, Davide

    • 12/10/2026
      Lepas che scortica
      È un racconto che si snoda attraverso la sventura di chi, per scampare a fame, guerre e devastazioni (comprese quelle climatiche), affronta viaggi dall'esito sempre incerto. E quando si riesce ad arrivare, ciò che sta nel mezzo resta inenarrabile: la violenza dei "mercanti" di uomini e la furia degli elementi naturali. L’osservatorio di Enia è Lampedusa: “da lepas, lo scoglio che scortica, eroso dalla furia degli elementi, che resiste e conferma una presenza, anche solitaria, nella smisurata vastità del mare aperto. Oppure, Lampedusa da lampas, la fiaccola che risplende nel buio, luce che sconfigge lo scuro.” Le storie dei migranti si compongono attraverso le voci di chi vive la realtà degli sbarchi: la guardia costiera, i pescatori, i mediatori culturali, i volontari e i testimoni che riescono miracolosamente ad approdare. A questa cronaca pubblica si sovrappongono gli "appunti" privati dell'autore: la lotta impari contro la malattia in famiglia e il peso della perdita, bilanciati da un'intimità essenziale fatta di sguardi e poche parole tra padre, figlio, fratelli e nipoti. Enia restituisce la dimensione del dolore collettivo e personale senza cedere a retorica, morbosità o edulcorazioni. La sua è una prosa poetica e al contempo chirurgica, che costringe a guardare la realtà senza filtri. Così com’è. Per chi vuole davvero vedere. “Possiamo essere neri, verdi o rossi, ma dentro abbiamo tutti ossa bianche”
  • Un romanzo russo

    Carrère, Emmanuel

    • 12/10/2026
      Daniela Bertoglio
      Se ci fossero le olimpiadi dei narcisisti, probabilmente Carrère vincerebbe la medaglia d'oro nella categoria scrittori, perché i suoi romanzi partono sempre dal suo vissuto personale, dalla sua storia, e ruotano intorno a lui. Però, a differenza di altri autori altrettanto auto referenziali, Emmanuel Carrère non è mai indulgente verso se stesso, lui si mette a nudo davvero, mette in mostra i suoi lati peggiori, i più meschini, i suoi difetti li sbandiera con onestà, e un pizzico di compiacimento, ma dà l'impressione di essere obiettivo, non si auto assolve, e questo fa sì che molti dei suoi lettori (o almeno la sottoscritta) nel leggerlo non si sentano dei guardoni, non provino imbarazzo, e divorino i suoi libri. In questo romanzo, in particolare, parte dall'idea di raccontare la storia del suo nonno materno, un nobile georgiano russofono, che dopo la rivoluzione d'ottobre perse tutto e finì a Parigi, dove, a differenza del resto della sua famiglia, non trovò il suo posto nel mondo, si ridusse a fare lavoretti saltuari, si arrabattò, e alla fine il suo odio per i comunisti russi lo portò a diventare un collaborazionista dei nazisti, e a essere vittima, a guerra più o meno finita, di un sequestro e a sparire nel nulla. Una perdita feroce che diventa una macchia indelebile per la madre di Carrère, che era legata alla figura paterna, ma temeva anche che la rivelazione della sua storia potesse nuocerle politicamente. Quindi diventa un personaggio amato ma rimosso, e Carrère, scatenando le ire materne, decide di scriverne in questo romanzo, anche se poi lo fa in maniera discontinua e poco approfondita, ne parlerà più dettagliatamente nel suo ultimo libro, Kolchoz. Però parte comunque per la Russia, per studiare il russo e poi per dirigere un documentario, Retour à Kotelnitch, che verrà poi presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2003. Il documentario e anche il romanzo raccontano la vita in questa cittadina della Russia profonda, fatta di povertà, tanto alcol, speranze, sogni infranti. Ma contemporaneamente Carrère descrive anche il suo tormentato rapporto con Sophie, e come è nato il racconto Facciamo un gioco, che nell'estate del 2002 venne pubblicato su Le Monde, creò parecchio scandalo, e uscì poi in Italia nel 2004 per Einaudi. Tutto il racconto è contenuto nel romanzo, che svela anche come fosse stato scritto per cementare la complicità, anche sotto il profilo sessuale, della coppia, e che invece contribuì alla sua dissoluzione.
  • [4]: Missione per la gloria

    Chainani, Soman

    • 12/10/2026 Stefania Calo' Il leone e il serpente
      L'ho appena finito di leggere e penso che dovrò ordinare il successivo perché la storia si interrompe sul più bello e devo sapere cosa succederà... neanche questa volta i nostri eroi hanno trovato il vero lieto fine, ma verità e falsità sono spesso difficili da riconoscere. Un po' lento in alcuni punti ed anche violento perché alcuni personaggi hanno fatto una brutta fine, ma mi sono affezionata ai nostri eroi di cui seguiamo l'evoluzione. Consiglio la lettura
  • Tokyo

    • 12/10/2026
      Tōkyō inaspettata.
      Un interessante reportage su Tokyo al di là dei luoghi comuni e dei posti turistici. Ho trovato particolarmente interessanti gli articoli sul quartiere Kabukichō, su i ragazzi perduti di Tōyoko e sul keirin.
  • Io che ti ho voluto così bene

    Recchia, Roberta

    • 12/10/2026
      Intenso, appassionante, bellissimo
      E' il secondo libro in assoluto di Roberta Recchia, la storia riparte dal primo libro 'Tutta la vita che resta', parte da un suo filone e prende vita propria. E' la storia della famiglia dell'assassino del primo libro, della distruzione di una famiglia che ha cresciuto al suo interno con amore uno stupratore e assassino e di cui ne pagheranno tutto le conseguenze: Luca il fratellino che è costretto a trasferirsi e lasciare alle spalle tutta la sua vita e anche i suoi genitori, sua madre che muore di dolore e non riuscirà mai ad accettare quello che ha fatto il figlio maggiore, suo padre carabiniere accusato per lungo tempo di aver 'usato' la divisa per coprire il figlio. E' un libro intenso, pieno di amore ma anche di dolore, rabbia, malinconia....ti insegna a vedere le cose da prospettive diverse. Scritto magistralmente devo dire che Roberta Recchia ha fatto centro anche con questo secondo romanzo,
  • Addio a tutto questo

    Graves, Robert

    • 12/10/2026
      Sono stato spinto a leggere questo libro in quanto l'ho trovato accostato a due capolavori quali "Un'anno sull'altipiano" e "Niente di nuovo dal fronte occidentale", in un'ideale triade di opere letterarie che meglio hanno raccontato la Grande guerra. Data questa aspettativa ne sono derivate due note di "delusione" che mi hanno accompagnato nella lettura di questo libro. La prima è che "Addio a tutto questo" è soprattutto un'autobiografia sui primi trent'anni di vita dell'autore. In tal senso la Guerra rappresenta la parte centrale, sicuramente corposa, dell'opera, ma viene considerata dall'autore solo come un passaggio, per quanto doloroso, necessario. Sebbene nella sua descrizione della sua naia Graves dia una descrizione disincantata e "senza veli" della follia e gli orrori della guerra di trincea, dei suicidi e dell'autolesionismo, dell'utilizzo da parte di certi alti ufficiali della "carne da cannone" per ottenere onoreficienze e scatti di carriera, della falsità della propaganda di guerra, dall'altro lato non vi è una chiara condanna della guerra come nelle due opere summenzionate. L'ufficiale Graves resta comunque ligio al senso del dovere, fedele alle gloriose tradizioni belliche del battaglione Welch Grenadiers, cerca in tutti i modi di tornare di servizio al fronte. La seconda delusione è come l'autore resti "fedele" alla sua classe sociale nonostante il suo atteggiamento "anticonformista", specialmente ai privilegi derivanti. Su questo punto (e su altro) è illuminante l'ottima postfazione di Ottavio Fatica. Graves non nasconde come per tante pratiche gli sia stata utile la rete di conoscenze della sua famiglia alto borghese o quella da lui sviluppata nelle private schools. In un paese fortemente classista come il Regno Unito, ove più che in altri, vestiti, linguaggio, curriculum scolastico ti identificano, c'è da chiedersi quali siano stati i primi autori "proletari" che siano assurti alla gloria letteraria. Infine una notazione stilistica, nonostante il libro sia stato, all'epoca, un best-seller, risulta, alla lettura, non bilanciato, e forse troppo indulgente sul pettegolezzo, a scapito della forma. Da un poeta di fama mi aspettavo di più.
  • La mente delle donne

    Raffaella Rumiati

    • 12/10/2026
      Lavinia Capogna La mente delle donne
      Ottimo saggio, scritto in modo chiaro e comprensibile. Affronta anche argomenti molto attuali.
  • Intermezzo

    Rooney, Sally

    • 12/10/2026
      Sentimentalismo fine a se stesso
      È il primo libro che leggo dell'autrice e non penso che ne leggerò altri. Forse avevo altre aspettative, ma penso che questo romanzo sia banale e per certi versi patetico. Tra dialoghi piatti e dinamiche relazionali prevedibili, le storie private dei due fratelli si scontrano senza mai davvero sosprendere. Se non fosse per alcune scene più piccanti, il range delle emozioni suscitate dal racconto sarebbe assai limitato.
  • Giapponese in 30 giorni : impara una nuova lingua in un solo mese

    • 11/10/2026 CD rovinato
      purtoppo il CD era molto graffiato: inutilizzabile
  • Le ossa di Berdičev : la vita e il destino di Vasilij Grossman

    Garrard, John Gordon

    • 11/10/2026
      Anna Maria Vanore Scorrevole e avvincente
      Se avete apprezzato Vita e Destino, Stalingrado oppure Tutto scorre questo biografia di V.G. e' da leggere.
  • I convitati di pietra

    Mari, Michele <1955- >

    • 11/10/2026
      Anna Maria Vanore Lento e noiso
      Idea buona ma il racconto noiso.Peronaggi stereotipati. Non trovo,come recita la quarta di copertina, che sia un romanzo "commosso e giocoso".
  • Hotel Silence

    Auður Ava Ólafsdóttir

    • 10/10/2026
      Carmelina D'alessandro da leggere
      dall'islanda un messaggio di grande umanità
  • Storia di una ladra di libri

    • 10/10/2026
      Commovente
      Il film mette in luce quanto sia importante restare umani anche nei momenti piú difficili perché l’empatia può salvare noi stessi ed essere un esempio per altri. E i libri, che di per sé contengono solo parole, sono un meraviglioso scrigno di storie che suscitano emozioni, sentimenti e immagini che nutrono l’anima anche nei momenti piú bui.
  • Malbianco

    Desiati, Mario

    • 10/10/2026
      Francesca Malerba il romanzo storico che non ti aspetti
      un romanzo che è un respiro lungo che percorre l’Europa e le generazioni, che esplora temi tra i più disparati, poesia musica letteratura e poi rapporti familiari, ma soprattutto che racconta la storia dell’Europa nella seconda guerra mondiale a partire da una storia familiare. Da leggere e rileggere.