I commenti più recenti
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Segreto Tibet
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22/06/2026Un libro immenso scritto da un personaggio immenso. Non solo il resoconto dei viaggi effettuati in Tibet assieme al più grande esperto di cultura e religione tibetana che l'Italia abbia mai prodotto, Tucci, ma anche un incanto che ci apre le porte alla storia, alla religione, alla cultura di un Tibet che c'era e che forse, piegato dall'invasione cinese del 1949, non esiste più. Bellissime anche le foto di Maraini: uno dei tanti talenti di quest'uomo "dal multiforme ingegno" che sembrava uscito dal rinascimento Italiano. Il suo approccio alla cultura asiatica è sempre in punta di piedi, pieno di curiosità e rispetto. Da leggere e rileggere.
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Gli alpinisti di Stalin
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22/06/2026Finalmente un libro letto quasi tutto d'un fiato in pochi giorni. Per chi, in "Occidente" ha praticato l'alpinismo invernale il nome Abalakov è legato alla geniale tecnica per creare una clessidra nel ghiaccio di protezione o calata. In Russia i fratelli Abalakov sono invece i massimi esponenti dell'alpinismo sovietico, un alpinismo, sotto diversi aspetti, diverso da quello praticato negli altri paesi. Un libro non solo di montagna ma anche di storia, in quanto le vite dei due fratelli sono strettamente intrecciate agli eventi, in parte tragici, del URSS, su cui l'autore non fa sconti. Consigliatissimo agli amanti della montagna ma non solo.
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Metafisica dei tubi
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22/06/2026Sono diversi i percorsi che portano a leggere un libro: uno abbastanza comune è la visione di un film tratto da quell'opera, nel mio caso si tratta di un cartone animato "La piccola Amélie". Avviso al lettore, è un libro che parla di bambini (i primi tre anni di vita della Nothomb) ma non è un libro per bambini. Quanto ci sia di vero in questa autobiografia lo sa solo l'autrice e i suoi stretti familiari. Nel libro sono più marcati rispetto al film il gusto del paradosso e la persona egotica della Nothomb. In ogni caso ben scritto e breve (ai miei occhi una virtù). Grazie Amélie!
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Solo un giorno
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22/06/2026Mi è difficile esimermi dal leggere un libro di Lodoli anche se il mio beniamino, ahimè, tende a ripetersi. E questo ultimo libro (racconto lungo, novella?) non fa eccezione. Il perdente di turno, rigorosamente del quadrante est di Roma (Centocelle, ma, guarda caso, sin da piccolo frequentava il Ponte delle Valli, - Lodoli non ce la fa ad allontanarsi dal paesello natio) si chiama Scipione e il giorno del titolo è quello della discussione della tesi di laurea. Finalmente, dopo 10 anni di Università e relativi debiti per mantenere il figliolo agli studi, i genitori potranno tirare un sospiro di sollievo e godersi il momento. Qualsiasi affezionato lettore di Lodoli sa già che la sfiga è in aguato, si respira nell'aria e tra le righe. La sfiga e l'amore...ma non riveliamo troppo. Lodoli scrive bene, si legge bene, riesce a farci tifare per i suoi personaggi, ma come il Truman di Truman Show non riesce ad uscire dal set che si autocostruito in tutti questi anni.
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Mr. Goebbels Jazz Band
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22/06/2026Che noia incredibile, le credenziali dell’autore non sempre sono sinonimo di qualità dell’opera. Purtroppo non ricordo come ci sono arrivato perché mi sarebbe piaciuto rimuovere quella fonte
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J'accuse
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22/06/2026Una premessa che è anche la stessa del libro: il sette ottobre 2023 Hamas si è macchiato di crimini di guerra. Uccidere o imprigionare civili, stuprare sono crimini di guerra e crimini contro l’umanità Sembra quasi paradossale doverlo specificare, ma in questi tempi bui le accuse di antisemitismo vengono elargite con slancio, anche da “esperti” improbabili dell’ultima ora. La stessa Albanese, sui vari social, ha ricevuto miriadi di accuse da personaggi senza arte ne parte che non potendo reggere il confronto in punta di diritto elargiscono patenti di antisemitismo come se fossero caramelle. Avvelenate. E su questo si sofferma il "libro intervista” della Relatrice Speciale per i Territori Palestinesi Occupati: Il tanto vituperato Diritto internazionale. Perché o si torna al Diritto come mezzo per la risoluzioni delle controversie internazionale oppure a parlare saranno le armi, il diritto del più forte con annessi crimini di guerra impuniti. Israele ha diritto di difendersi? Si la risposta della relatrice. Ma è difesa ciò che da decenni sta facendo Israele? Assolutamente no. E non mi metto qui a fare la conta dei morti da una parte e dall’altra. Sono accessibili a tutti e in qualsiasi momento. Perché sembra che il tutto sia iniziato il sette ottobre, quando in realtà il popolo palestinese è vittima di crimini continui dalla fine del secondo conflitto mondiale Ho trovato illuminante, sempre in punta di diritto, la parte sull’apartheid. Non credo che molti sappiano in realtà lo stato in cui vivono i Palestinesi nelle terre occupate di Gaza e Cisgiordania. Il diverso status di cittadini tra palestinesi e Coloni per esempio. Una discriminazione continua, giornaliera, alla luce del sole. Un offesa di fronte a qualsiasi credo politico o religioso che sia Un libro che consiglio a tutti.
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Api grigie
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22/06/2026Romanzo importante,ci porta dentro il conflitto presente ,;fra Donbass,Ucraina e Crimea il protagonista e le sue api cercano di sfuggire agli eccidi, incontrando ospitalità varia e l’opressione. Kurkov qui per qualità oltre i suoi precedenti romanzi.
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Il labirinto degli smarriti : L'Occidente e i suoi avversari
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22/06/2026Un validissimo scrittore del quale ho letto molto ed anche in questa circostanza la sua analisi e' molto esaustiva senza essere pedante; si legge molto fluidamente questo libro che consiglio a che interessala geopolitica.
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Il popolo è immortale
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22/06/2026Quando un grande scrittore intellettualmente libero descrive la quotidianità di una guerra spietata
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Stella meravigliosa
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22/06/2026Un viaggio nel profondo dell'animo umano fatto attraverso le esperienze di una famiglia per nulla banale. Giappone degli anni Sessanta; una famiglia come tante; almeno, apparentemente... Uno alla volta, i componenti di questo nucleo famigliare sono testimoni di strani avvistamenti nel cielo che faranno riaffiorare in loro ricordi molto particolari riguardo il loro passato e le loro reali origini non terrestri. Ma se loro, seppur in maniera diversa, interpreteranno queste rivelazioni come un monito ad aiutare l'umanità, altri ne trarranno un messaggio diametralmente opposto. Pur restando sempre in bilico tra normalità e fantascienza, l'autore sfrutta un punto di vista molto particolare per analizzare la società giapponese nel suo profondo, forse traendone lui stesso un inaspettato insegnamento, quello che lo portò alla sua tragica fine. Si legge bene, pagina dopo pagina, quasi accompagnando il lettore per mano verso un finale inaspettato. Consigliato a tutti!
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Americanah
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22/06/2026Questa non è (solo) una storia d'amore Lo è, naturalmente, ma non è l'ardente e complicato legame che lega Ifemelu- nigeriana che si trasferisce in America a studiare a Princeton- a Obinze, uomo delicato che sogna gli USA senza poterli raggiungere, la parte più interessante di questo romanzo, il primo che leggo di Chimamanda Ngozi Adichie. Ciò che mi ha colpito è la riflessione su cosa significhi essere invisibile per in un'America- quella pre Obama- in cui i 'neri' (uso un termine presente nel testo tra virgolette, poiché assai confusa sulla nomenclatura adatta a questi tempi lessicalmente complicati) non venivano considerati nelle riviste di moda se non in versione edulcorata e schiarita; in cui i capelli afro andavano stirati, altrimenti ai colloqui di lavoro si appariva inaffidabili e disordinati; in cui 'afro' era una moda a cui accondiscendere per i liberali radical di New York, mai un'identità che porta con sé il peso di una Storia di prevaricazioni. Quando Ifemelu arriva negli Stati Uniti, dopo numerose traversie e storie d'amore monche e riduttive, apre un blog in cui affronta questioni come 'Offerta di lavoro in America: giudice arbitro nazionale su chi è razziata', oppure ' Obama può vincere solo se rimane il Negro Magico': in queste sezioni la penna dell'autrice si fa bisturi delle incongruenze del mondo in cui vive e che evidentemente conosce bene, riuscendo ad incidere la carne di pregiudizi e callosità etiche che fanno sentire in difficoltà, perché- mi sembra- non delocalizzabili in un modo altro da nostro (l'America dei fucili e del KKK), ma pericolosamente vicino. Molte sono le ragioni per le quali questo romanzo andrebbe letto: una tra tutte è la rappresentazione del modo degli intellettuali di 'sinistra' (categoria rivista, banalizzata e corretta alla lue dell'oggi), che si ammantano di cultura, letture 'giuste', frullati biologici, pashmina e compagnia cantando e la cui vuotezza, una volta rivelata, lascia attoniti e con la necessità impellente di verità, vestiti e cibo solido.
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Manhattan project
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22/06/2026Dare un volto poetico a questa porca realtà, questa la scommessa che Massini vince per la seconda volta, almeno per me. E dare un volto poetico non per scelta estetica ma perché quello è il modo per raccontare la realtà. Dopo Qualcosa sui Lehman la conferma che arriva da questo libro non era affatto scontata, tanto complessa e ardimentosa era l'impalcatura del testo precedente. Eppure Massini ci riesce e lo fa con scelta di ritmi, tempi, accenti e personaggi che non si limitano a essere interessanti perché inseriti in una veste inusitata. Sono interessanti perché quella veste riesce a raccontarceli con una ricchezza e una complessità che altre forme di scrittura raramente raggiungono. Sul tema c'è poco da dire se non che, pur scegliendo di raccontare una fase tutto sommato prodromica del Manhattan Project, Massini riesce a dirci così tanto e così profondamente su quelli che saranno gli sviluppi futuri. Non arriviamo alla liberazione del mastino, non parla Massini di Hiroshima e Nagasaki, non parla della guerra fredda e della corsa al nucleare; ma ci fa intuire molto della riflessione che pervase quelle menti, quegli esseri umani che si rendevano conto di ciò che andavano realizzando e ne erano al tempo stesso affascinati e terrorizzati. Una percorso lungo e ben lontano dalla fine. Un mastino... che è stato liberato e che ora è difficile rimettere al guinzaglio.
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Le ricette perdute del ristorante Kamogawa
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22/06/2026“Ristorante Kamogawa, ufficio investigativo, indagini gastronomiche” Da qualche parte, difficilissimo a scovarsi in quel di Kyoto, si trova un ristorantino a conduzione familiare tanto spoglio e insignificante nell’aspetto quanto caldo e umano nel servizio. Chi lo cerca è spinto da un desiderio: poter riassaggiare un piatto del proprio passato sedimentatosi al sicuro tra i ricordi più preziosi, poter sentire di nuovo i suoi profumi, assaporarne la consistenza e i sapori, avendo l’illusione di poter riavvolgere, pur se per un breve istante, il nastro del tempo e poi… Questo è ciò che fa Nagare Kamogawa, ex poliziotto ora cuoco, con l’aiuto della figlia Koishi. Raccogliere indizi, ricreare il piatto e sbloccare emozioni profonde. Non essendo un servizio pensato per le masse, l’annuncio che pubblicizza l’attività rimane abbastanza criptico “- È davvero una fortuna che abbia letto quel vostro trafiletto. Peccato che non ci fossero né l'indirizzo né un numero per potervi contattare. Avete tolto anche l’insegna!” - “Quell'annuncio è il primo passo per trovarci” Nagare rise. - “E se aggiungesse qualche informazione in piú?” Nagare lo fissò negli occhi: - “Ogni incontro è qualcosa d'inspiegabile che avviene solo se è destino. Allo stesso modo, chi ha un legame con il nostro ristorante è inevitabile che giunga qui, com'è successo a lei, del resto.” Il Destino! Un concetto senz’altro accattivante, a cui mi sono sempre razionalmente opposta giudicandolo perlopiù subdolo strumento concettuale con cui manipolare le persone. Beh, questo libro giapponese mi ha mostrato che sbagliavo prospettiva. Guardavo al destino pensando automaticamente al futuro, come ad uno sviluppo necessario di eventi o un’entità assurda e liberticida! E invece… è indietro che bisogna voltarsi. Ciò che è a noi destinato è un evento/una persona/un’esperienza che interviene a pacificare finalmente passato e presente, permettendoci di accettare come sono andate le cose. Non possiamo modificare il nostro destino proprio perché riguarda ciò che è stato, ma possiamo farci pace, andando oltre tutte le nostalgie paralizzanti, i sensi di colpa, i vuoti che si allargano dentro e la tristezza della perdita. Destino è libertà! liberarsi cioè dalle sliding doors che non abbiamo voluto/potuto imboccare, è lasciare andare ciò che non è stato per scoprire poi, sotto sotto, che è solo apparenza la sensazione di aver perso pezzi, persone, luoghi. A ben vedere, tutto ciò che ci ha segnati nel profondo resta con noi, dentro di noi - memoria olfattiva e visiva ne sono una chiara prova. Ciò che abbiamo perso, allora, è soltanto la capacità di coltivare la presenza interiore delle tante piccole assenze di cui si compone la nostra vita e scoprire che in questa capacità si nasconde anche una grande ricchezza. Nagare ce lo dimostra. Valutazione: Primo romanzo jappo per la sottoscritta, la scrittura è davvero semplice e la struttura dei capitoletti ripetitiva (per le critiche spietate cfr. recensioni anobiani). Si fa sicuramente apprezzare per la delicatezza orientale che sostiene l’intera narrazione.
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La lista del giudice : [romanzo]
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22/06/2026e' il secondo grisham che mi da la sensazione che ci sia una accelerazione troppo brusca sul finale....come se il ritmo del libro accelerasse improvvisamente per giungere ad una conclusione, quando invece ci sarebbero ancora tanti spazi per far succedere altre cose....ma magari sono io che ho oramai i tempi delle serie tv....comunque e' sempre grisham, con la sua penna e la sua capacita' di scolpire i personaggi con pochi colpi di parole....una certezza
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20/06/2026 La vendetta è un piatto che si serve (molto) freddoDelitti che spaziano in un arco di decine di anni, un giudice insospettabile e, per altri versi, irreprensibile, che si vendica di chi lo ha offeso, o deriso. Casi di omicidio apparentemente senza movente e senza connessioni tra loro, in diverse parti degli Stati Uniti, con unica firma comune lo strangolamento con un nodo particolare. La paziente ricerca di Jeri, figlia di una delle prime vittime,porta ad individuare chi probabilmente sia il colpevole, ma non ci sono prove. Jeri allora decide di contattare l'agenzia che si occupa di indagare sui giudici e che le consente di mantenere l'anonimato,e trova un'avvocata che man mano si convince che lei abbia ragione. Il giudice di accorge di essere indagato e tenta di uscirne fuori mettendo a tacere Jeri e l'avvocata. Alla fine la giustizia vince, ma non trionfa. Nel legal thriller, come nelle corde dell'autore, ma manca un po' di ritmo.
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Il castagno dei cento cavalli
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22/06/2026Si potrebbe pensare che all'ottavo libro (sono nove ma Il re del gelato non l'ho letto avendo visto l'episodio della serie TV) di una serie, ci potrebbe essere un cedimento, una leggera noia, una sensazione di deja vu, alla fine quelli sono i personaggi e un giallo è. Invece no ed è questo che mi piace e mi spiazza. La scrittura della Cassar Scalia è bella, scorrevole, coinvolgente e non ti lascia andare via. I personaggi ormai li conosci, ti ci sei affezionata, Vanina, Cocò, Adriano, li vorresti quasi come amici, quando apri il libro ti sembra di tornare a casa. L'intreccio giallo è ben strutturato, l'indagine è complessa e, ovviamente, fino alla fine non si capisce chi sia il colpevole (si intuisce però il movente).
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