I commenti più recenti
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La bugia dell'orchidea : romanzo
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07/05/2026 Giuseppe Masi Delusione totaleCarrisi ci presenta una storia che non sembra per niente uscita dalla sua penna. Non ho trovato niente di coinvolgente e sono arrivato alla fine con molta fatica. Certamente non all'altezza notevole a cui ci ha abituati.
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La prova della mia innocenza
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07/05/2026La lettura è piacevole, nonostante i vari livelli di incastro letterari e il continuo cambio di genere: è un giallo? È un'autofiction? Dovrete leggerlo per scoprirlo. Tra le righe c è anche una forte critica al conservatorismo post-Brexit (il meme su chi sarebbe durato di più, Liz Truss o una lattuga è vera, cercatela!) e una certa ironia sull editoria contemporanea. Un po' difficile da seguire a volte per i cambi di ambientazione, ma di sicuro interessante.
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Scandalo a corte : la collana della regina
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06/05/2026 ConsigliatoEra da tempo che faticavo a trovare un libro di sostanza nel modo di scrivere al di là del contenuto trattato, di per sé interessante. Tanti autori contemporanei dovrebbero leggere libri come questo per ricordarsi come si scrive in italiano, in un epoca in cui i social network e la mentalità del mordi e fuggi hanno appiattito il pensiero e svilito i buoni sentimenti.
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Una sirena a Parigi
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06/05/2026 Daniela BertoglioFino a metà libro sono rimasta indecisa se fosse una favola in chiave contemporanea, o solo una cretinata colossale, giunta alla pagina finale, ha prevalso la seconda ipotesi. Una sirena, creatura immortale che è però l'ultima rimasta della sua specie, dalle profondità marine finisce nella Senna in piena, ferita e spiaggiata sulla riva, dove un giovanotto, Gaspard, la raccoglie e la porta a casa sua per curarla, dopo un tentativo infruttuoso al pronto soccorso di un ospedale che rifiuta chi è sprovvisto di tessera sanitaria. A differenza del resto degli uomini, lui non subisce il fascino perverso della sirena, che con il suo canto fa prima innamorare all'istante chi lo ascolta e poi gli fa, letteralmente, scoppiare il cuore, come capita ad un medico che per caso si trova nel parcheggio del nosocomio, solo perché, dopo la fine di una importante relazione, ormai ha deciso che non si innamorerà più, mai più. La sirena combina una serie di guai, ma alla fine, più o meno tutto si aggiusta e l'amore trionfa. Trama forse originale, ma personaggi stereotipati, e scontati. La copertina però è molto carina.
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Cinque benedizioni per un matrimonio
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06/05/2026 Romanzo delicato e profondo sul significato di famiglia.Romanzo in cui l’autrice senza forzature riesce a raccontare attraverso i dettagli: un piatto cucinato con amore, la tavola, i silenzi, ciò che conta davvero. Un libro perfetto per chi cerca una lettura lenta e meditativa, che scaldi il cuore con semplicità.
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Lo sbilico
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06/05/2026 Doloroso e onestoNon conoscevo Pierantozzi e i rumori intorno al libro non mi ben disponevano. Si tratta invece di un'opera matura, molto interessante e assolutamente ben scritta e ben strutturata. A tratti molto doloroso, ma con una lieve vena ironica che riesce talvolta a stemperare.
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Domani a quest'ora
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06/05/2026 Bello e commoventeRomanzo piacevole, a tratti molto commovente, in cui la motivazione personale dell'autrice non offusca trama e qualità letteraria. Promosso.
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Agosto blu
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06/05/2026 SplendidoUna lettura convincente, bella, ariosa. Un romanzo stratificato, in cui trovano spazio contemporaneamente azione e simbolismi.
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La libertà è un passero blu
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06/05/2026 AllegoricoUn romanzo classicamente sudamericano, ricco di connessioni e simbolismi, e che per certi versi rimanda al Sud (italiano) nel periodo tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento. Una bella esperienza di lettura.
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Gli studenti di storia
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06/05/2026 Non maleLeggermente meno brillante rispetto a quanto mi aspettassi. Per alcuni aspetti è stratificato e denso, ma anche estremamente attuale.
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Donnaregina : romanzo
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06/05/2026 Giorgio Grasso Il boss e la scoperta degli UFODopo aver letto questo romanzo, che intreccia cronaca reale a fiction riguardo la vita di un famoso camorrista, Peppe Misso, posso dire sinceramente che la vicenda che mi ha interessato di più è quella relativa al rapporto tra la giornalista scrittrice (con una deontologia che francamente lascia molto a desiderare) e la figlia tredicenne, con seri problemi di natura psichiatrica. E questo è un problema, visto che la storia più importante è quella del boss che ha ucciso e fatto uccidere centinaia di persone, e in particolare della sua storia sentimentale. Francamente del boss innamorato e apparentemente “redento”, che naturalmente ha un codice d’onore tutto suo, mi importa poco, e la narratrice, che è poi un alter ego di Ciabatti, ne smussa tutti i lati che sarebbero più interessanti, per cui il personaggio che dovrebbe essere il protagonista perde di interesse, diventa un criminale come tanti. Molti dei fatti raccontati sono sicuramente avvenuti realmente, e alcuni, come quello a cui faccio riferimento nel titolo di questo pezzo, sono abbastanza fantastici. Ma sono trasferiti a noi dalla narratrice e perdono efficacia. Per finire: ho chiesto all’IA di Google di trovarmi i temi principali che la critica ha riscontrato in questo libro (analizzando evidentemente le recensioni sul web). Sono usciti fuori: il rapporto tra vittima e carnefice, la normalità dei "cattivi", e la manipolazione della verità attraverso il racconto. Da umile recensore, del primo ritengo non ci sia traccia, se per normalità si intende banalizzazione e stereotipizzazione allora d’accordo, e quanto a manipolare la verità qui è il povero lettore che viene manipolato dalla narratrice, cui alla fine di Misso importa poco e della fama che avrebbe scrivendo un libro su di lui ancora meno. Per cui alla fine ci aggrappiamo al rapporto tra madre e figlia. Inserito nella dozzina dello Strega non si fa fatica a credere che sarà nella cinquina. Ma non con il mio voto.
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05/05/2026 Teresa Lapegna 'O NasoneE ’il primo libro che leggo della Ciabatti e devo dire che è stato abbastanza deludente. Capisco che a presentarlo allo Strega sia stato Saviano, perché è evidente la vicinanza ai temi suoi, ma troppe le differenze sostanziali. Nella storia del boss Giuseppe Misso, detto O’ Nasone che la Ciabatti racconta dopo una serie di interviste allo Stesso, si coglie il tentativo di riconoscere prevalentemente al boss una sua umanità e vulnerabilità, al punto da raccontarlo più come un uomo che come un mostro, pur riconoscendolo colpevole di numerosi ed efferati delitti. Come Saviano, sono dell’idea che questi crimini non debbano attivare alcuna solidarietà o addirittura similitudini con la nostra esperienza di vita. Sono da raccontare e condannare, niente di più e niente di meno. Anche la scrittura non è avvincente: le frasi corte, lo stile asciutto, la ricerca dell'effetto, non stimolano alcun coinvolgimento nel lettore.
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Vedove di Camus
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06/05/2026 Giorgio Grasso Quattro donne per un NobelConfesso che prima di prendere in mano questo libro nulla sapevo della vita sentimentale privata e pubblica di Albert Camus, di cui ho letto i due romanzi più famosi, Lo straniero e La peste. Quindi scoprire che oltre alla moglie, vent’anni di matrimonio, lo scrittore premio Nobel nel 1957 alla sua morte, avvenuta in un tragico incidente stradale il 4 gennaio 1960, aveva ben tre amanti, ha destato in me un certo interesse, se non altro per capire come potesse riuscire a gestire una tale situazione. Poi, leggendo le narrazioni romanzate da Rui, partendo da quella della moglie Francine, ho appreso che le quattro donne erano tutte a conoscenza di non essere l’unica donna della vita di Albert, ma in qualche modo ritenevano di avere con lui un rapporto esclusivo. Leggendo si apprende qualcosa, ma poco, sullo scrittore, e molto su queste quattro donne, di cui però, alla fine dei conti, mi importa il giusto. Lettura tutto sommato trascurabile, misteriosa la candidatura nella dozzina dello Strega (ma risponderà ad un qualche criterio tipo manuale Cencelli).
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30/04/2026 Un ritratto rifrattoNon è la biografia di Albert Camus, Premio Nobel della Letteratura 1957, nato in Algeria nel 1913 e morto in Francia nel 1960. E’ l’insieme delle testimonianze di quattro donne, identificate nel titolo del libro di Elena Rui come “Vedove di Camus”. Ognuna sa dell’esistenza delle altre, ma ciascuna rende una amorevole testimonianza del proprio lutto. Infatti qui si racconta la vita sentimentale quando hanno perso quel loro amore, fino alla morte di ognuna di loro, pur interponendo periodi riguardanti fatti - anche inediti - antecedenti quel 4 gennaio 1960, in cui l’auto guidata dall’editore Gallimard si schiantò contro un albero lungo la Dipartimentale 606, e che costituisce il brusco incipit del libro. Il dato che nell'auto ci fosse il manoscritto de "Il primo uomo" - pubblicato postumo - pone e impone l'interrogativo: cosa succede ai materiali inediti dello scrittore ? Rui ne recupera molti, tra i Diari, e ciò arricchisce questa narrazione che “seppur documentata, è una finzione” - afferma nella premessa l’autrice. Le voci, e le penne immaginarie, sono quelle della moglie Francine, poi di Catherine, Matte fino a Maria "L'Unica", ognuna delle quali costituisce la rifrazione di un ritratto di un uomo, che nei suoi Taccuini scrisse: “Conosco un solo dovere, ed è quello di amare”. Nella rosa dello Strega 2026, merita - a mio avviso - di passare alla cinquina finalista. CONSIGLIATO.
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21/04/2026 Quattro sguardi su Camus“Camus era un uomo di grandi ideali, ma anche una simpatica canaglia.” Ecco il Camus che non ti aspetti. Dal ritratto che emerge attraverso la rievocazione delle quattro “vedove” prende forma una figura singolare, di notevole fascino. L’autrice dà voce a quattro figure femminili che ne ricostruiscono la memoria dopo la morte, esplorando il lutto: a partire dalla moglie Francine, consapevole dei tradimenti del marito, fino alle tre amanti. Tutte piangono la perdita dell’uomo a cui erano legate da un rapporto, interrotto bruscamente dal tragico incidente stradale del 4 gennaio 1960. Quattro donne diverse, quattro relazioni diverse, ognuna caratterizzata da una propria forma d’amore, da cui scaturisce un ritratto di Camus ricco di complessità e contraddizioni. Un uomo attratto dalle donne artiste: due delle amanti erano attrici di teatro, la terza una giovane pittrice. La moglie stessa, pur non esibendosi, era una pianista. Per la mia percezione, Camus resta quasi secondario nel racconto. È il ritratto che prende forma dalle voci delle quattro vedove a restituirci l’immagine più intima ed emozionale dell’artista: un uomo capace di suscitare grandi passioni, di amare “con la vanità di un uomo, l’egoismo di un uomo”, di essere di tutte e, forse, di nessuna. “Aveva un appetito per la vita che non tollerava ostacoli.” Allora a chi è appartenuto Camus? Alla moglie, alle sue vedove, alla Francia? Forse a tutti, o forse solo a sé stesso. Fatto sta che oggi siamo ancora qui a parlarne e, soprattutto, a leggere di questo immenso autore. La Rui costruisce un racconto originale, con una scrittura evocativa e sobria, che evita la trappola della retorica. Ne risulta una lettura che intrattiene piacevolmente. “Questo libro è un’opera di finzione basata su fatti reali. L’immaginazione è intervenuta ancor prima della scrittura, quando i personaggi hanno iniziato a chiedere d’interessarsi a loro, d’intraprendere ricerche, viaggi nel Sud della Francia, perlustrazioni di Parigi.” (Cit. in epilogo)
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Uccidi i ricchi : un'indagine di Dante e Colomba
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06/05/2026 Barbara Petiuno psicopatico che uccide i ricchi per vendetta, uno spaccato sociale di persone che li detestano perche' hanno tutto e non devono combattere quotidianamente per le cose essenziali, la storia d'amore di Colomba e di Gleen che ci riempie di felicita', un Dante veramente implacabile e leggendario nelle sue intuizioni. ... Un libro scritto molto bene, una storia che cammina con varie intersezioni di personaggi e di sentimenti ambigui che vengono fuori, colpi di scena e improvvise rivelazioni tengono con il fiato sospeso. Molto bello
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The Blues Brothers
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06/05/2026 Un..film divertente.Un film musicale. Certamente. Musica (e che musica !) e divertimento regnano sovrani. Ma c’è anche qualcos’altro a mio avviso. Una critica velata d’ironia ma allo stesso tempo dura a certi spezzoni della società. Spezzoni fatti di violenza, di stupidaggine, di arroganza che vengono mostrati con crescente intensità. Inutile soffermarsi ancora sulla mitica colonna sonora. C’è tutto quello che di bello hanno prodotto negli USA. Che non è poco.
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Processo ad Alex Cross : romanzo
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06/05/2026 Barbara PetiGran bel romanzo... due filoni che si intersecano... uccidi le bionde e il processo. Entrambi intensi. racconto veloce, scrittura scorrevole come al suo solito , ti incolla fino all'ultima pagina intersecando le storie dei personaggi agli omicidi. Molto bello.
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