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I commenti più recenti

  • Motel life

    Vlautin, Willy

    • 23/04/2026
      Un libro alla Bruce Springsteen
      Bellissimo, letto tutto d'un fiato, per ricordarci che c'è anche chi non nasce con la camicia.
  • Goodbye hotel

    Bible, Michael

    • 23/04/2026
      Daniela Bertoglio
      Michael Bible torna ad Harmony, il paese ossimoro dove aveva ambientato il precedente romanzo, per raccontare una strana storia di due adolescenti e due tartarughe, una vecchissima ed una giovane. Il romanzo è diviso in quattro parti, ognuna racconta la storia di uno dei protagonisti, così come è stata vista o vissuta. Perché le storie possono avere finali reali, o desiderati, possono intrecciarsi e disperdersi, gli umani vivono per un tempo limitato, il tempo delle tartarughe è più lungo, abbraccia generazioni, si dilata. E' un romanzo strano, che non mi ha convinta del tutto (probabilmente non l'ho capito), ma ho apprezzato lo stile scarno ed asciutto di Bible.
  • Sarrasine

    Balzac, Honoré : de

    • 23/04/2026
      Piccolo racconto divertente, basato sull'equivoco.
  • La rosa inversa

    Attanasio, Maria <1943- >

    • 23/04/2026
      Storica-mente
      Romanzo storico, misto di verità e invenzione, che parte dalla Sicilia e dall’Italia del Settecento e si proietta verso e oltre di noi, lettori del terzo millennio destinatari di molte "post-verità". L'escamotage del reperimento di un manoscritto, non confermato nei suoi contenuti dal quale si dipana il racconto, non è inedito, ma qui è utile alla tesi che il Potere non è nuovo a inventare notizie e a falsarne altre, per mantenere se stesso. Al protagonista di invenzione, il barone Ruggero fondatore della loggia massonica "La Rosa Inversa" del titolo, si affianca, tra i personaggi, quello di Cagliostro, l'alchimista realmente vissuto, ma raccontato secondo la biografia diffusa dai suoi persecutori giudiziari; per non parlare dei gesuiti espulsi dal regno borbonico, poi riabilitati. Il libro rientra nella "mission" editoriale della Sellerio dedicata alla cultura siciliana, che ha pubblicato altri libri di Maria Attanasio, scrittrice memorialistica affermata. E' nella rosa dello Strega 2026; per me è ben scritto, ma un po' prolisso.
    • 16/04/2026
      Daniela Bertoglio
      Un affascinante romanzo storico, ambientato nella Caltagirone degli ultimi decenni del secolo dei Lumi, che ci parla di fake news, e manipolazione delle informazioni, cosa che lo rende attualissimo. Tra lotte senza quartiere tra massoni e gesuiti, decumenti falsi usati per decretare la rovina dei nemici, re e regine che appoggiano e poi rinnegano gli ideali illuministi, nobili e avventurieri (Cagliostro in primis), esoterismo e stanze segrete, da un lato c'è un gesuita, padre Crisafulli, dall'altra un nobile massone, Ruggero Henares, amico d'infanzia di Cagliostro, in mezzo un secolo dibattuto tra l'impulso alla modernità e il più retrivo oscurantismo. Uno stile di scrittura raffinato e intrigante, insomma un romanzo davvero piacevole ed interessante.
  • Storia di un'amicizia

    Cavazzoni, Ermanno

    • 23/04/2026
      Un flusso di coscienza lungo il corso del Po
      Cantava Gino Paoli "Eravamo quattro amici al bar / Che volevano cambiare il mondo": potrebbe essere il sottotitolo di questo memoir di Ermanno Cavazzoni, un poetico e a volte strampalato flusso di coscienza della sua "Storia dI un'amicizia" con Gianni Celati, qui chiamato semplicemente Celati. Sono contenta di aver letto questo libro, intriso di sentimenti e ideali, che mi ha portato a reperire sulla piattaforma Raiplay la puntata di "Provincia Capitale. Il Delta del Po", ispirata a uno degli scritti di Celati, lì regista chiamato Gianni Gianni. Vi è ambientata la culla della loro formazione raccontata da Cavazzoni: la bassa emiliana da Portomaggiore, Ferrara, fino a Porto Tolle, alla foce del fiume. Vi ho ritrovato la nebbiosa atmosfera, la filosofia di vita di quegli amici che conversavano tra loro e "che volevano cambiare il mondo" Quei dialoghi ci sono restituiti, nel libro in rosa per il Premio Strega 2026, in forma di monologo ondivago, un dialogo interiore fatto di affetto e nostalgia. Da leggere.
    • 19/04/2026
      "La favola di un'amicizia"
      “Questo libro di memorie e di appunti è dedicato a Gianni celati, scrittore che ci ha beneficato con i suoi libri e con la sua pulita esistenza, che qui cerco di recuperare e far brillare. Non è una biografia né una bibliografia ragionata; è quel che mi resta di bello, col suo mesto finale, di un'amicizia.” È uno di quei libri che so già che tornerò a sfogliare. Dentro c’è di tutto: riflessioni strampalate e intuizioni profonde, episodi quotidiani e pensieri sulla letteratura, situazioni surreali e parodie, evocazioni poetiche e pensieri filosofici. Ma soprattutto c’è la spontaneità con cui Cavazzoni racconta quasi quarant’anni di amicizia con Celati. Non prova mai a spiegarlo davvero, né a ricostruirne in modo ordinato la vita o le opere. Il ritratto nasce piuttosto per accumulo: dettagli minimi, voci, scene, ricordi sparsi. Ed è proprio così che Celati prende forma, in modo vivo e concreto, spesso più in ciò che sta ai margini della sua produzione — i progetti immaginati, i viaggi pensati, le stranezze — che nei libri stessi. L’amicizia comincia quasi sotto il segno di Ariosto, durante un convegno nel 1985, e attraversa gli anni fino agli ultimi, segnati dalla malattia. Ed è proprio qui che il libro diventa, a tratti, profondamente commovente: Cavazzoni riesce a raccontare quel periodo con grande sensibilità e misura, senza mai indulgere, ma trasmettendo una commozione autentica, la stessa, a detta dell’autore, che ha provato lui mentre scriveva quelle pagine. Intorno, un piccolo mondo di scrittori “della pianura”, appartati e poco inclini all’omologazione. Leggendo, sembra quasi di sentire Cavazzoni parlare: più che raccontare, intrattiene, come in una conversazione tra amici, magari in un’osteria poco frequentata, davanti a un bicchierino di vodka, rigorosamente da bere “subito prima di incominciare a cenare, come si legge nei romanzi rossi, che però la incominciano con una caraffa, perché la vodka è il carburante per i discorsi più intensi”. Uno stile che fa sorridere, a tratti anche ridere, e poi commuove, lasciando continuamente spunti di riflessione. Un libro scritto benissimo, attraversato da un affetto profondo che lega queste pagine dall’inizio alla fine. “E ci troveremo da qualche parte, ad esempio a Copenhagen, dove erano tutti così gentili e così favorevoli alle risa, al vino e alla birra; al ristorante Barabba di Quattro Castella dove ci abbiamo spesso mangiato e le tagliatelle sono buone, e pure i tortelli, e si spende il giusto. E poi quando saranno morti tutti i nostri soci, colleghi e affini che hanno transitato circa nello stesso arco di tempo, faremo perfino convegni con rinfreschi e chiacchiere e teoria all'infinito, che tanto di tempo ne avremo. Saremo ombre, ma va bene lo stesso, e poi lentamente sbiadiremo, fino a diventare impalpabili chiazze translucide.”
    • 16/04/2026 Daniela Bertoglio
      Ci sono romanzi che andrebbero letti ad alta voce, e Storia di un'amicizia rientra a pieno titolo nella categoria, perché Ermanno Cavazzoni racconta la sua amicizia con Gianni Celati, e con tanti altri autori, noti o misconosciuti, quasi tutti emiliani o al massimo romagnoli, come la descriverebbe durante una conversazione con qualcuno. E' un romanzo scritto benissimo, una lettura davvero piacevole: ricordi, aneddoti, cene a base di tagliatelle al ragù, inframmezzate da bicchierini di vodka, che comunicano emozioni, considerazioni sui massimi, e minimi, sistemi, sulla letteratura, gli intellettuali, tutto all'insegna dell'ironia e della leggerezza. Tante brevi storie frutto delle conversazioni con Celati, che raccontano di una varia umanità, fatta di piccole avventure, fallimenti, morti improvvise e previste, morti che appaiono nei sogni, con le ultime pagine, dedicate alla malattia e poi alla morte dell'amico, che sono pura poesia.
  • La stella del diavolo

    Nesbø, Jo

    • 22/04/2026
      Poliziesco faticoso e confuso
      Romanzo giallo-poliziesco della serie di Harry Hole, certo non il migliore. L'ho trovato un po' confuso e confondente, alle volte non si capisce a chi si stiano riferendo le vicende, si fa fatica a seguire la trama, che procede lentamente. e a scatti, per accelerare nel finale.
  • Cosmetica del nemico

    Nothomb, Amélie

    • 22/04/2026 Chi è il nemico?
      Dialogo surreale tra un uomo e lo stupratore assassino di sua moglie. Poi piano piano le cose si complicano maledettamente...
  • Figli : per i Bastardi di Pizzofalcone

    De Giovanni, Maurizio

    • 22/04/2026
      Daniela Bertoglio Capolinea
      Non credo lo si possa definire un giallo, perché l'indagine condotta dalla squadra di Pizzofalcone sembra più che altro un contorno al racconto delle vicende personali dei poliziotti stessi, e non ci vuole Sherlock Holmes per capire chi sia l'assassin* non appena appare in scena. I primi capitoli sono più che altro un riassunto delle storie personali raccontate nei romanzi precedenti, con alcuni personaggi, tipo l'agente scelto Aragona, che rimane una macchietta comica e poco altro. Poi una cascata di melassa viene scaricata sul lettore, che rischia seriamente il coma glicemico, ma il tutto credo sia funzionale al fatto che questo romanzo credo sia il capitolo finale della serie sui Bastardi di Pizzofalcone, e questa secondo me è la cosa positiva. De Giovanni anche qui riesce a metterci un riferimento a una struttura "al di sopra e al di fuori degli stessi servizi", deve proprio essere una sua ossessione, altrimenti non me lo spiego.
    • 19/04/2026
      Giorgio Grasso I Bastardi non si arrendono mai
      La trama gialla non è mai stata la priorità della serie dei Bastardi, ma in questo nuovo capitolo raggiunge il minimo sindacale, tanto è secondaria rispetto all’evoluzione delle vite, sentimentali e non, dei vari personaggi. C’è molto poco interesse per la ricerca del colpevole, che come al solito si esprime in alcuni monologhi nel corso del romanzo, di cui l’ultimo costituisce la confessione. Naturalmente noi aficionados leggiamo con piacere e interesse quello che Di Giovanni inventa per noi circa i protagonisti, che dal loro esordio nel 2013 sono ormai di famiglia. E però decisamente ci aspettiamo qualcosa di più, una bella sterzata come ad esempio nell’altra longeva serie dello stesso autore, quella del commissario Ricciardi. Intanto nuovi cambiamenti attendono i Bastardi, staremo a vedere.
  • Cinquanta in blu : otto racconti gialli

    • 22/04/2026
      Quando la classe non è acqua
      Ho scoperto casualmente questa raccolta di racconti pubblicata nel 2019 per il 50esimo anniversario della fondazione della Sellerio: otto giallisti sono stati invitati a tornare lettori e a ricreare qualcosa di nuovo, condividendo ricordi, emozioni e spunti. Da leggere perché, come dice Malvaldi "penso che in letteratura non conta solo cosa c'è scritto, ma anche chi lo ha scritto" e, dunque, lo consiglio come un porto sicuro a cui tornare dopo qualche delusione letteraria.
  • Tre ciotole : rituali per un anno di crisi

    Murgia, Michela

    • 22/04/2026
      Romano Siciliani Spudorato
      Incuriosito dai temi sollevati dalla trasposizione cinematografica ( le inutili domande sul senso della vita ) ho voluto leggere il Murgia- pensiero che avrebbe guidato la regista. Una serie di racconti legati da un sottilissimo filo rosso, di facile lettura, troppo facile. Con il ringraziamento finale a chi le ha imposto di credere che il pudore non fa letteratura. Ma nemmeno il vuoto
  • La carezza della memoria

    Verdone, Carlo

    • 22/04/2026
      Barbara Peti
      sempre delicato e tenero nel narrare i suoi ricordi personali che si aprono dallo scrigno della scatola dei ricordi. Durante il lockdown , non a caso, in un periodo che ha portato quasi tutti a riflettere. il libro e' molto piacevole, Verdone scrive benissimo, sempre molto attento
  • Il regno di cenere : [il trono di ghiaccio]

    Maas, Sarah J.

    • 22/04/2026
      Trama travolgente, traduzioni un po' meno
      La trama di questo ultimo volume della saga è un gran bel finale dove convergono tante storie, non si lasciano fili in sospeso. SJM dimostra maestria anche nel costruire il percorso di miglioramento dei personaggi che sono maturati e cresciuti attraverso le vicende. Le traduzioni lasciano un po' a desiderare... mi è capitato di leggere traduzioni letterali dall'inglese all'italiano che rendono la lettura poco fluida, contorta e troppo "artificiale".
  • Occhi di bambina

    Vichi, Marco <1957- >

    • 21/04/2026
      Un’infanzia sospesa
      Vichi esce dalla sua “comfort zone” del poliziesco per romanzare una storia realmente accaduta. Siamo nel 1985 quando Arianna, una bambina di soli sette anni, lascia Firenze e i nonni con cui è cresciuta per seguire la madre in una fuga che la porterà tra Parigi e Barcellona. Diventa così vittima indiretta di scelte ideologiche che la costringono a una vita precaria, senza la possibilità di mettere radici. In questo continuo spostarsi, l’unico punto fermo resta il legame con la madre, insieme a un elefantino di peluche rosa, fragile simbolo di protezione e di conforto. La narrazione assume una forma quasi cronachistica, come un diario filtrato dallo sguardo infantile; la scrittura adotta toni estremamente semplici e misurati, ma a tratti fin troppo piatti. Proprio questa scelta, unita alla dichiarata fedeltà alla storia vera raccontata in appendice, finisce però per attenuare il potenziale della vicenda: nonostante la sua forza, il racconto fatica a generare un reale coinvolgimento emotivo e resta spesso in superficie. A fine lettura emerge così un senso di incompiutezza. La chiusura appare frettolosa e lascia il desiderio di comprendere come quell’infanzia sospesa abbia plasmato la donna adulta. Purtroppo, questo passaggio resta inesplorato.
  • Sotto mentite spoglie

    Manzini, Antonio <1964- >

    • 21/04/2026
      Rocco Schiavone non si legge si divora, anche stavolta ti incolla alle pagine con un giallo superbo, e con un finale che introduce un nuovo personaggio che fa presagire all'uscita di un nuovo capitolo. Comunque viva Manzini, che almeno ci fà dimenticare il mondo quando lo si legge.
  • Vedove di Camus

    Rui, Elena

    • 21/04/2026
      Quattro sguardi su Camus
      “Camus era un uomo di grandi ideali, ma anche una simpatica canaglia.” Ecco il Camus che non ti aspetti. Dal ritratto che emerge attraverso la rievocazione delle quattro “vedove” prende forma una figura singolare, di notevole fascino. L’autrice dà voce a quattro figure femminili che ne ricostruiscono la memoria dopo la morte, esplorando il lutto: a partire dalla moglie Francine, consapevole dei tradimenti del marito, fino alle tre amanti. Tutte piangono la perdita dell’uomo a cui erano legate da un rapporto, interrotto bruscamente dal tragico incidente stradale del 4 gennaio 1960. Quattro donne diverse, quattro relazioni diverse, ognuna caratterizzata da una propria forma d’amore, da cui scaturisce un ritratto di Camus ricco di complessità e contraddizioni. Un uomo attratto dalle donne artiste: due delle amanti erano attrici di teatro, la terza una giovane pittrice. La moglie stessa, pur non esibendosi, era una pianista. Per la mia percezione, Camus resta quasi secondario nel racconto. È il ritratto che prende forma dalle voci delle quattro vedove a restituirci l’immagine più intima ed emozionale dell’artista: un uomo capace di suscitare grandi passioni, di amare “con la vanità di un uomo, l’egoismo di un uomo”, di essere di tutte e, forse, di nessuna. “Aveva un appetito per la vita che non tollerava ostacoli.” Allora a chi è appartenuto Camus? Alla moglie, alle sue vedove, alla Francia? Forse a tutti, o forse solo a sé stesso. Fatto sta che oggi siamo ancora qui a parlarne e, soprattutto, a leggere di questo immenso autore. La Rui costruisce un racconto originale, con una scrittura evocativa e sobria, che evita la trappola della retorica. Ne risulta una lettura che intrattiene piacevolmente. “Questo libro è un’opera di finzione basata su fatti reali. L’immaginazione è intervenuta ancor prima della scrittura, quando i personaggi hanno iniziato a chiedere d’interessarsi a loro, d’intraprendere ricerche, viaggi nel Sud della Francia, perlustrazioni di Parigi.” (Cit. in epilogo)
    • 11/04/2026
      Daniela Bertoglio
      Uno scrittore vincitore del Nobel, e 4 donne che lo hanno amato, e con le quali ha condiviso un pezzo della sua vita. Albert Camus, morto tragicamente a 46 anni per un incidente automobilistico mentre tornava a Parigi in compagnia del suo editore, Gallimard, deceduto anche lui qualche giorno dopo, e la famiglia di quest'ultimo, aveva una moglie, Francine, divenuta la vedova ufficiale, ma altre tre donne potevano rivendicare, in un modo o nell'altro, lo stesso ruolo, sia pure solo ufficiosamente. Si trattava di due attrici, Maria Casarès e Catherine Sellers con cui lo scrittore, nonché regista ed autore teatrale, intratteneva relazioni sentimentali, ed una giovane illustratrice di origini danesi, Mette Ivers. Un uomo che rivendicava il rifiuto della monogamia, e quattro donne che, in maniera diversa, erano sicure di avere con lui un rapporto esclusivo, pur consapevoli della esistenza delle altre tre. Donne indipendenti, la cui forza nasceva dalla loro professione, o, nel caso della moglie, dalla presenza dei due figli, adolescenti al momento della scomparsa di Camus. Una biografia multipla, romanzata, interessante perché l'amore si può davvero articolare ed esprimere in tante maniere diverse.