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I commenti più recenti

  • La quarta versione di Giuda

    Ferrari, Dario <1982- ; Viareggio>

    • 16/08/2026
      Ferrari, questa volta, mi convince meno
      Ho letto questo romanzo d’esordio di Dario Ferrari dopo La ricreazione è finita e L’idiota di famiglia, che mi erano piaciuti moltissimo. E forse proprio per questo il confronto è stato inevitabile, e non del tutto favorevole a La quarta versione di Giuda. Ferrari ha un notevole talento nel mettere alla berlina le ipocrisie dei mondi che racconta: ambienti elitari, meccanismi di provincia, dinamiche familiari. La satira sociale è il suo tratto distintivo, ma senza mai banalizzare. Il suo stile è caustico, ironico, a tratti dissacrante, e ha una notevole capacità di costruire trame stratificate. Qui siamo a Viareggio, in una gelida sera di gennaio, quando un omicidio scuote la comunità. Le indagini vengono affidate al commissario Klaus Russo, aspirante giallista che filtra il proprio lavoro attraverso i romanzi, e all’agente Carini, truce e taciturno. Don Tony, alle prese con le confessioni dei parrocchiani, si ritrova suo malgrado coinvolto nella vicenda. Intorno al morto, naturalmente, si scatena la provincia: tutti hanno qualcosa da raccontare, ma più che fatti arrivano pettegolezzi, versioni personali e incursioni nel privato altrui. Un terreno, quindi, molto congeniale a Ferrari. Eppure questo romanzo l’ho apprezzato decisamente meno degli altri due. Ho trovato i protagonisti troppo caricaturali: secondo me Ferrari spinge eccessivamente su questo registro, fino a renderli in alcuni casi poco credibili e privi di spessore. Ha calcato troppo la mano. Anche la stratificazione su più livelli, che avevo apprezzato molto negli altri romanzi, qui non mi è sembrata altrettanto riuscita. La parte sulla figura materna di don Tony, in particolare, mi è sembrata appesantire la narrazione e rallentare la continuità del giallo, per scavare nella psicologia del personaggio e nei condizionamenti che ne hanno influenzato la personalità. Tre stelle, quindi. Lo stile le merita e Ferrari è comunque bravo. Ma questa volta, diversamente dagli altri due romanzi successivi, non mi ha convinto.
  • L'amore mio non muore

    Saviano, Roberto

    • 16/08/2026 Francesco Capozzo È una bella storia.
      Roberto Saviano lo conosciamo tutti, non ha bisogno di miei corteggiamenti. La sua scrittura, anche se lieve, ti incanta, lascia solchi. In questo romanzo ci porta per mano e ci introduce in una bella storia d'amore, di una giovane coppia, nata per caso, in una Firenze degli anni 70. Lei e Lui non hanno molto in comune ma si attraggono, si integrano e si scoprono, giorno dopo giorno, sempre più innamorati.
  • Il dolore non esiste : romanzo

    Bernardini, Ilaria

    • 16/08/2026
      Daniela Bertoglio
      In genere cerco di evitare i romanzi autobiografici dove l'autore, o l'autrice, racconta un proprio vissuto intimo, perché mi sembra di essere una guardona, non ho lo spirito voyeuristico, e penso che certi disagi andrebbero raccontati allo psicanalista o ad un altro professionista più qualificato del lettore medio. Però anni fa ho visto una bella serie tv di cui Ilaria Bernardini aveva scritto la sceneggiatura, qualche mese fa ho letto il suo Amata, che avrei visto volentieri nella cinquina finale dello Strega (e invece non è stato preso in considerazione nemmeno per la dozzina), perciò ho deciso comunque di leggere questo romanzo. E' un libro che definirei un cortocircuito, nel senso che è centrato sul rapporto difficile tra l'autrice e suo padre, che da anni si rifiuta di parlarle e avere qualsiasi rapporto con lei, a parte leggere i suoi libri, a quanto pare perché non vuole che la figlia parli di lui proprio nei suoi libri. Il titolo, poi, è un mantra che l'autrice si ripete continuamente, ma è una bugia clamorosa, perché il libro è intriso di dolore, saturo di dolore, stilla dolore a ogni pagina. La famiglia che viene raccontata è parecchio originale, per non dire disfunzionale: un padre che ha avuto 8 figli da donne diverse, la madre di Ilaria è la seconda moglie, e con lei ne ha avuti ben 4, ma non sembra una famiglia allargata, visto che i figli più giovani non hanno nessun tipo di relazione con quelli più grandi. Succedono cose per me incomprensibili, tipo la madre che non si ricorda dove ha partorito la figlia, o una ragazzina che va in ospedale per un intervento chirurgico da sola, senza un genitore, un fratello o una sorella, nemmeno un parente di grado maggiore, nonni, zii, cugini (che non mancavano). Tutti solo centrati su loro stessi, a cominciare dalla protagonista, che anziché andare a suonare a casa del padre, o sul suo luogo di lavoro, o incrociarlo nella chiesa dove va a messa, o in mille altri posti che conosce bene e che non sono nemmeno difficili da raggiungere, decide di sfidare il padre ad un incontro di boxe, sport da lui praticato in gioventù e che lei invece inizia a praticare durante il lockdown nel 2020. Organizza un incontro in piena regola, nel giorno del suo compleanno, e questa direi che è la parte più triste di tutto il romanzo, più autolesionista, e pure dl finale più scontato. Morale: Ilaria Bernardini (de Pace) sa scrivere, però dopo questo romanzo per un po' non credo leggerò altro di suo.
  • Io confesso

    Grisham, John

    • 16/08/2026
      Contro la pena di morte
      Bella romanzo, un pastore luterano viene contattato da un ex carcerato che confessa di avere commesso un omicidio per cui un giovane nero si trova nel braccio della morte. L'ex carcerato è sfuggente e il pastore cerca di fare il possibile per salvare la vita del condannato, ma il sistema non collabora e lui stesso viene messo in difficoltà dalle gerarchie ecclesiastiche. Avvincente e scorrevole.
  • Le voci della sera

    Ginzburg, Natalia

    • 16/08/2026 Claudia Pavan LE VOCI DELLA SERA
      In questo "racconto" di circa 130 pagine c'è tutto lo stile letterario di Natalia Ginzburg. Ricorda molto l'altro suo romanzo, più conosciuto : "Lessico Familiare". L'autrice non commenta, non dà giudizi personali...semplicemente fa parlare i personaggi del libro .. Ci sembra di assistere a chiacchiere banali tra conoscenti di uno stesso paese e , a volte, di familiari. Il libro "prende" il lettore che - come avviene nella vita - dalle banalità c'è tanto da capire! Infatti è una storia di persone che cercano di sottrarre i pensieri...e si identificano soltanto nei gesti che compiono e nelle parole che dicono. Sta, poi, al lettore capire il non detto! PAVAN CLAUDIA - Circolo Lettori Biblioteca P.P.Pasolini
  • Cronache di un gatto viaggiatore

    Arikawa, Hiro

    • 15/08/2026
      Delicato
      Questo libro è veramente delicato e profondo. È divertente e dolceamaro. Assolutamente consigliato.
  • Se i gatti potessero parlare

    Pulixi, Piergiorgio

    • 15/08/2026 Il mistero galleggia
      Carino e decisamente scorrevole questo libro dove la compagnia del gruppo di lettura istituito nella libreria di Marzio è poco presente. Dalla presentazione di un libro giallo di un autore mediocre, ma di successo, organizzata su una crociera privata, si sfocia in un delitto. E tra tutti i principali partecipanti, si trovano molti potenziali moventi e molti potenziali assassini.. Ma alla fine, l’intuito dell’asociale libraio, che si è fatto accompagnare dall’amico poliziotto e dagli inseparabili gatti neri Marple e Poirot, smaschera il colpevole. Presenti spunti di altre trame e presente una certa umanità di Marzio che, tutto sommato, è un personaggio eccentrico, ma sempre dotato di sensibilità e umanità
  • Mandorla amara

    Cassar Scalia, Cristina

    • 15/08/2026 Piacevole
      Come gli altri libri della serie di Vanina anche questo si legge tutto d'un fiato, avvincente e scorrevole. I soliti personaggi che abbiamo imparato a conoscere ed apprezzare, descrizioni entusiastiche di bellezze isolane( luoghi e cibi), trame gialle ingarbugliate che alla fine si dipanano un po' troppo facilmente e velocemente, forse l'unica nota un po' stonata. In definitiva, comunque, un libro ben scritto e appassionante.
  • Il fabbricante di cioccolato : nel mondo di Michele Ferrero

    Cottini, Luca

    • 15/08/2026 Un progetto
      Un libro molto interessante. Non è una saga famigliare, ma il racconto della storia vincente del sogno Ferrero. Un racconto che copre più generazioni, dal padre Pietro, al figlio Michele, allo zio Giovanni, ai figli Pietro e Giovanni. Dall’iniziale chiusura della prima pasticceria in città, continua il desiderio di ricerca per offrire al mercato un prodotto dolce con un’alternativa al razionamento del cacao. Il forte legame al territorio natio di Alba è la soluzione alla crisi offrendo l’utilizzo della nocciola. Da qui studi sulla densità e la conservazione, sulla vera invenzione di prodotti innovativi e invitanti. Una scelta che mette al centro il cliente e le sue aspettative, la sorpresa, l’appagamento e la novità. Una storia di famiglia, di perseveranza, di fabbrica. Un grande attaccamento al territorio, ai lavoratori, al benessere di tutti i collaboratori, all’etica, alla riservatezza . Il libro offre anche un passaggio sulla fede Mariana di Michele. Un libro che non è celebrativo, ma indica come un progetto diventa una icona di gusto e design, di eccellenza. Simbolo riconosciuto del saper fare italiano.
  • Le piccole viltà

    Oggero, Margherita

    • 14/08/2026
      Daniela Bertoglio
      E' un romanzo dalla struttura originale: tantissimi capitoli brevi, che raccontano pezzetti di storie di un gruppo di persone (una famiglia allargata di due sorelle, sposate, con una figlia cresciuta in comune, e relativi amici), saltando in continuazione da un personaggio all'altro. Confesso che all'inizio sono rimasta un po' perplessa, ma poi mi sono fatta trascinare dalla scrittura di Margherita Oggero, ironica, divertente, con un ritmo che non perde mai un colpo. Piccole storie di segreti nascosti, qualche digressione che non appesantisce il racconto, e tantissima ironia, che credo proprio costituisca il marchio di fabbrica di questa autrice.
  • Il vantone di Plauto

    Plautus, Titus Maccius

    • 14/08/2026
      Nella lingua di Belli al ritmo di Molière.
      Finalmente una traduzione che non è il compitino, che aspetta il voto del professore. Se si vuole comprendere lo spirito della commedia di Plauto, allora va letta questa traduzione di Pasolini, per la quale lui ha attinto all'avanspettacolo, cioè a ciò di vicino a noi che di più simile c'è dello spirito di allora. Il linguaggio (l'italiano frammisto di romanesco) e la metrica che usa rendono alla parfezione il testo latino e la sua cadenza musicale. Rendono non solo le parole, le costruzioni, la sintassi, la grammatica: rendono il senso del testo, il significato; non solo la superficie, ma anche la profondità. Si potrà storcere il naso perché non è una traduzione letterale, ma basta fare il confronto con i passi di Paratore e Ripamonti (citati nell'introduzione) per capire la distanza siderale tra una traduzione scolastica (per quanto titolata) e l'opera di traslazione di un grande scrittore. Unica pecca: c'è soltanto la traduzione, manca (incomprensibilmente) il testo latino e questo è un vero peccato. Davvero molto interessante e utile la Presentazione di Umberto Todini.
  • Anatomia della distruttività umana

    Fromm, Erich

    • 14/08/2026
      Non c'è molto da essere ottimisti.
      Se pensiamo che Fromm ha scritto questo corposo trattato circa cinquant'anni fa non c'è molto da stare allegri. Siamo davvero un animale singolare, l'unico che fa il male per il gusto di farlo: non c'è di che vantarsene. A cinquant'anni di distanza, probabilmente alcune parti risentono del tempo che è passato, perché le scienze hanno percorso molta strada e perché, nel frattempo, abbiamo anche l'intelligenza artificiale attaccata ai polpacci. Nonostante ciò, molte delle riflessioni di Fromm sono ancora molto attuali e, purtroppo, piuttosto sconfortanti. Lui pensa comunque di dare una speranza. Noi che lo leggiamo dopo cinque decenni e nell'attuale momento storico, con altri necrofili a piede libero, forse di speranza ne abbiamo un po' meno.
  • Il cavaliere oscuro : la trilogia

    • 14/08/2026
      Umano, molto umano. Eppure super!
      Non aspettatevi il consueto Batman, supereroe dei fumetti o di altri film. Il Batman di Nolan è molto umano, in certi momenti anche troppo per sopportare il peso dell'immane compito che si è assunto: essere un simbolo e uno stimolo e salvare Gotham City. Ma lui, in qualche modo, pur senza superpoteri, riesce a crescere, a superare gli ostacoli, a superare i propri limiti, a raggiungere il suo scopo. Vola, cade, si rialza. La maschera è simbolo di umiltà: come dice lui stesso, chiunque potrebbe essere lui. Certo Lucius Fox non lesina supporti tecnologici, ma quello che conta è la forza interiore di Bruce Wayne, la sua determinazione, il sapere riconoscere di poter avere paura. Mi è piaciuta davvero molto l'interpretazione di Batman che ne dà Nolan, che scava nei personaggi, nelle situazioni e le proietta dal particolare all'universale senza didascalie, senza inutili moralismi o paternali. L'essere umano non è semplice e lineare, non è bianco o nero, è un essere complesso e contraddittorio e Nolan scava in questa ambivalenza con la sua visionarietà e la sua capacità di regista. Li ho trovati tre bellissimi film, lunghi e complessi e che, alla fine del terzo, mi fanno desiderare che ce ne sia un quarto.
  • Il folle di Dio alla fine del mondo

    Cercas, Javier

    • 14/08/2026
      Cercas si conferma un grande scrittore. Da "folle senza Dio", rivolge a Papa Francesco (il "folle di Dio") la domanda più semplice e spietata: mia madre rivedrà mio padre dopo la morte? Il linguaggio semplice e privo di retorica impedisce al racconto di cadere nel catechismo o nell'ideologia. Permette a credenti e non credenti di ritrovarsi sullo stesso livello di comprensione. La semplicità narrativa nell'affrontare la gravità dei temi (la fede, la malattia di Alzheimer della madre, la morte), unita a un tocco di umorismo e leggerezza , rende la lettura scorrevole e profondamente umana.
  • La casa senza ricordi : romanzo

    Carrisi, Donato

    • 14/08/2026 I ricordi di chi?
      Come sempre Carrisi cattura. Quindi fino all’ultima pagina si legge d’un fiato. Un libro molto scorrevole, a tratti i personaggi, le paure, le titubanze, le emozioni e il mistero, sembrano uscire dalle pagine ed è proprio questa, secondo me, la grande capacità dell’autore. Un bambino di 12 anni, Nico, viene ritrovato in un bosco dopo una altrettanto misteriosa sparizione qualche mese prima, insieme alla mamma. Qualcuno sembra essersi preso cura di Nico che è però catatonico. L’ipnotista Gerber viene ingaggiato per indagare la mente di Nico. Da qui un coinvolgimento personale, ma anche la scoperta che questi, nei momenti in cui viene “sbloccato “ parla per conto di un’altra persona. La ricerca di Gerber, attento ai minimi particolari, conduce ad un’ipotesi verosimile, inaspettata. Il finale del libro è un po’ frettoloso, quasi aperto. Interessante la parte dove viene sfiorato l’argomento della licantropia, dove si tratta di ipnosi come tecnica di terapia o indagine, dove si parla di Oblivio.
    • 10/08/2026
      Anime collegate
      Come il coinvolgimento sul lavoro può avere conseguenze irreversibili sulla vita privata