I commenti più recenti
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1: La caduta dei giganti
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20/06/2026E’ innegabile che Follet per questo libro abbia svolto un lavoro di ricerca e documentazione certosino, avvalendosi anche di numerosi storici, come citato chiaramente dall’autore nelle note finali e nei ringraziamenti. La prima guerra mondiale è uno scenario complesso da trattare e sicuramente l’aggettivo con cui mi sento di etichettare questo romanzo è ambizioso. Romanzo quindi ambizioso, per un Follet che mescola due dei suoi ingredienti di maggiore successo: gli intrecci che hanno reso celebre il suo capolavoro I pilastri della terra e l’ambientazione storico/bellica che lo ha fatto conoscere alla massa di lettori con l’altrettanto valido La cruna dell’ago. In teoria la miscela avrebbe dovuto dare assuefazione spinta ed incontrollata, ma alla fine i risultati, per quanto mi riguarda, non sono stati poi quelli sperati. Il primo aspetto che non mi ha convinto è stato il romanticismo troppo melenso su cui Follet ha puntato. D’accordo che chi legge lo scrittore britannico deve sapere a cosa va incontro, però la sequela di situazioni tutte molto similari con uomini e donne bellissime che si amano incondizionatamente e che vengono puntualmente divisi dallo scoppio della guerra mi ha fatto storcere il naso. Un po’ più di varietà forse non avrebbe guastato. C’è da sottolineare che almeno il tasso pruriginoso del romanzo è sceso nettamente rispetto all’ultimo Mondo senza fine in cui veramente mi sembrava di leggere in alcuni momenti più un’opera softcore che un libro pseudo storico. L’altro punto che mi ha profondamente deluso è l’assenza di intreccio e di ritmo narrativo. Ora, bisogna dire che i punti di forza de I pilastri della terra erano proprio l’intreccio fitto e ben congegnato che faceva ruotare, incontrare, incastrare e tramare personaggi di tutti i ceti; poi questo intreccio era accompagnato da un ritmo sempre incalzante, quasi da romanzo thriller. In questo La caduta dei giganti invece anche le vicende di guerra sul campo sembrano prive di pathos, prive di tensione, ritmo, incapaci di suscitare emozioni forti o di costringere a rimanere alzati fino a tarda notte per sapere come va a finire. I personaggi poi si incontrano, si sfiorano più che altro oserei dire, ma sono sempre avvolti da un alone, un velo di compostezza e rigidità, tutti molto compìti senza la traccia di alcun difetto o vizio (forse l’unico è Fitzherbert). C’è da lodare, come ho detto in apertura, il grosso e importante lavoro di ricerca storica fatto da Follet (o chi per esso) e devo dire che, soprattutto la parte riguardante la rivoluzione dei bolscevichi, è ben fatta ed ottimamente narrata. Si vede, a mio avviso, che l’autore si è sforzato di dare coerenza al suo affresco, di spiegare (o più che altro di interpretare) certi avvenimenti in modo da renderli fruibili ed accessibili a tutti, integrando certi buchi storici con i personaggi di finzione che hanno il compito di creare una linea continua tra ciò che è reale e ciò che non lo è. Niente di nuovo ovviamente (già Dumas ai tempi era maestro in questo) però questo è un aspetto da sottolineare, così come il fatto che questa è la prima parte di una trilogia e che gli avvenimenti verranno lasciati tutti più o meno in sospeso. In definitiva questo La caduta dei giganti è un libro che mi ha parzialmente deluso. Se siete fan sfegatati di Follet lo avrete sicuramente già acquistato. Se siete in cerca di un nuovo I pilastri della Terra vi consiglio di passare oltre o almeno di aspettare la versione economica. Se volete avvicinarvi alo scrittore britannico con questo libro vi consiglio di puntare su altro. Peccato per l’occasione quasi sprecata, vedremo come proseguirà la trilogia il prossimo anno.
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L'orologiaio di Brest
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20/06/2026Un noir che intreccia presente e passato (mea culpa se ho impiegato un sacco a capire quando la storia faceva il salto indietro nel tempo). indubbiamente è un libro accattivante, che galoppa, che trascina il lettore. un libro non autoconclusivo che lascia il lettore con la suspense e tanti interrogativi, il più grande dei quali è chi siano i buoni e chi i cattivi. Consigliato!
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Sotto mentite spoglie
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20/06/2026Nonostante la notevole lunghezza del romanzo, che supera le 500 pagine, Sotto mentite spoglie mi è piaciuto davvero molto. Anzi, proprio la ricchezza della narrazione e la quantità di dettagli presenti mi hanno spinto a leggerlo con calma, senza fretta, assaporando pagina dopo pagina tutti gli elementi della storia. Ho scelto di affrontarne la lettura pian piano per riuscire ad assorbire le numerose informazioni, i personaggi e le sfumature che Manzini dissemina nel corso del racconto. È un libro che richiede attenzione, ma che ripaga il lettore con una trama coinvolgente e ben costruita, capace di mantenere vivo l'interesse fino all'ultima pagina. Ho apprezzato particolarmente la capacità dell'autore di creare un intreccio ricco e credibile, oltre allo stile narrativo scorrevole che rende la lettura piacevole anche in un'opera così corposa. La profondità dei personaggi e la cura dei dettagli contribuiscono a rendere la storia ancora più immersiva. In conclusione, Sotto mentite spoglie è stata una lettura molto soddisfacente. Pur essendo un romanzo impegnativo per la sua lunghezza, consiglio di leggerlo senza fretta, concedendosi il tempo necessario per gustarne ogni passaggio. Per me è stata un'esperienza di lettura davvero positiva e un libro che vale assolutamente il tempo che richiede.
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Il lusso della giovinezza
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20/06/2026Ventenni, quarantenni, settantenni. Ecco le generazioni che Gaetano mette a confronto in questo libro. Li riunisce nella stessa stanza, allo stesso tavolo, per una circostanza che li riguarda più o meno direttamente: il giallo di Steve. Li guardiamo muoversi con occhi bassi e orecchie tese, circondati da un forte disagio comunicativo, visioni contrastanti e in continua disputa. Perché? Tre generazioni che si fronteggiano. VENTENNI carichi di energia e progetti, la pelle che trasuda sogni, desiderosi di migliorare questa parte fredda della Sicilia, farla conoscere, dargli la possibilità di crescere perché per loro esiste e va coltivata. Sono giovani carichi di emozioni, arrabbiati, delusi, spaventati perché troppo spesso sfruttati e considerati impulsivi e a tratti creduloni dai QUARANTENNI (rappresentati da Saverio Lamanna) che, a loro volta, rimuginano, custodi anch'essi di sconforto e amarezza perché si sentono esclusi da coloro che sono nati prima, né carne né pesce, nessun bonus età e al tempo stesso cinici e scontrosi; quarantenni con i quali i giovani non interagiscono perché convinti di non aver argomenti comuni. Infine quella generazione esclusa da giovani e terre di mezzo: i SETTANTENNI, considerati troppo lenti, affaticati per stare al passo e ridicoli quando, guardandosi tra loro, una scintilla illumina d'amore quegli occhi. Gaetano Savatteri ci porta nelle Madonie tra gelo e neve, in un precipizio dove l'americano Steve giace privo di vita e ci pone davanti quesiti sullo scontro generazionale. Attraverso dialoghi semplici, brevi, diretti e divertenti, il nostro sarcastico e realista Saverio Lamanna ci fa riflettere attraverso questo giallo: con che occhi dobbiamo guardare il prossimo? La sola classificazione a noi destinata è quella di "vecchi e giovani" o siamo tutti uomini e donne che possono ancora camminare insieme abbracciando uno stesso progetto? Siamo preziosi, abbiamo tutti qualcosa da insegnare e soprattutto, chi ancora ha energia, apprenda e non si arrenda! Perché la giovinezza è davvero un lusso che sfugge fin troppo velocemente.
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La banda dei carusi
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20/06/2026Il motivo per cui i romanzi seriali devono essere letti nell'ordine giusto è perché c'è sempre e, ripeto, sempre, un seguito, ci sono i protagonisti che si conoscono e si evolvono, le storie che si incastrano ma anche personaggi che ritornano. Come in questo caso che si riaggancia a tre di libri fa. Thomas Ruscica, ragazzo con un passato pesante, ospite di Don Rosario, viene trovato morto in un casotto sulla spiaggia. Gli indizi sembrano portare alla sua fidanzata ma non ci crede nessuno. Vanina, Patanè e tutta la squadra verranno a capo di un caso intricato piuttosto difficile da risolvere e lo faranno nello stesso modo di sempre con la collaborazione e le intuizioni che li contraddistinguono. Scorrevole, piacevole e intricato questo nuovo capitolo. Se proprio devo trovare un difetto è che crea dipendenza. Un piacevole difetto
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Romeo e Giulietta 1949
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20/06/2026Un piccolo racconto, ma molto carino. Piuttosto autobiografico, benché romanzato come dichiara lo stesso autore, si ambienta a Carpi sulla fine degli anni 40. Guccini è molto bravo a trasmettere le atmosfere del tempo e le dinamiche di pensiero dei personaggi che, tra comunisti e democristiani, si dividono e popolano il romanzo. Mi ha strappato una risata sul finale e quando un libro mi genera una qualche emozione, lo ritengo sempre riuscito. In ogni caso è una storia piacevole da leggere in poche ore, non impegnativa, istruttiva e ben scritta.
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Il castagno dei cento cavalli
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20/06/2026Si potrebbe pensare che all'ottavo libro (sono nove ma Il re del gelato non l'ho letto avendo visto l'episodio della serie TV) di una serie, ci potrebbe essere un cedimento, una leggera noia, una sensazione di deja vu, alla fine quelli sono i personaggi e un giallo è. Invece no ed è questo che mi piace e mi spiazza. La scrittura della Cassar Scalia è bella, scorrevole, coinvolgente e non ti lascia andare via. I personaggi ormai li conosci, ti ci sei affezionata, Vanina, Cocò, Adriano, li vorresti quasi come amici, quando apri il libro ti sembra di tornare a casa. L'intreccio giallo è ben strutturato, l'indagine è complessa e, ovviamente, fino alla fine non si capisce chi sia il colpevole (si intuisce però il movente).
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Mandorla amara
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20/06/2026Ci troviamo al porto di Ognina, ed è da qui che parte la nostra storia. Bastano poche pagine all'autrice per imprimere il suo stile unico e inconfondibile, grazie a una scrittura scorrevole e ritmata. Il caso entra da subito nel vivo col ritrovamento di sette cadaveri morti per sospetto avvelenamento in una barca in mare aperto. Oltre a una trama intricata, il lettore ha il piacere di ritrovare i protagonisti di questa serie, ciascuno così umano, genuino e con i propri tratti distintivi. Personaggi caratterizzati ormai da una personalità talmente forte, come una sorta di aurea, che il racconto per forza di cosa regge. E risulta piuttosto facile quindi per Cristina Cassar Scalia trasportarci tra le pagine, nel labirinto di supposizioni e congetture tra Vanina e Patanè, ma non solo. C’è attesa anche per tutti gli eventi che girano attorno all’indagine principale e che coinvolgono i vari protagonisti.
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Il bar di Cinecittà
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20/06/2026Chi segue da sempre Walter Veltroni sa bene che lui prima di essere stato un politico, uno scrittore e un cineasta, è un cinéphile. Si tratta di una specie umana che ha attraversato il secolo scorso, dal secondo dopoguerra agli anni 70, per la quale il cinema non era solo una passione, ma era LA passione assiologica intorno alla quale girava non sono la vita di chi ce l'aveva, ma anche la sua concezione del mondo. Dunque appare naturale che a un certo punto della sua produzione narrativa abbia immaginato di raccontare la storia del cinema italiano Prendendo come punto di osservazione un immaginario bar di Cinecittà dalla sua fondazione del 1937 in pieno fascismo alla sua chiusura all'inizio degli anni 80. I riferimenti ai film e agli attori che hanno fatto la storia del cinema italiano sono precisi e puntuali, come i vari cammei dei cineasti più famosi del nostro cinema. Su tutti primeggia Marcello Mastroianni, che divenne amico di Giovanni Diotallevi, il barman protagonista del romanzo, Guarda ancora era un attore squattrinato, quarto sconosciuto, che lavorava tutto più come comparsa o generico dei film. Bisogna dire che questa è tutto sommato la parte meno interessante del libro, perché è come se Veltroni avesse soltanto soddisfatto la sua curiosità per gli aneddoti del mondo sirematografico italiano. Dove invece il libro convince Veramente è proprio nel costruire la storia e i personaggi che ruotano intorno a Giovanni. Non solo sono dunque la cornice che unisce le varie tappe del cinema italiano prodotto a Cinecittà e i momenti cruciale della Storia d'Italia. Giovanni, Mariuccia, la sartina di cui si lavora e che diventerà sua moglie e costumista, Umberto, il loro figlio, Per non parlare dei genitori e di Franco il precedente gestore del bar presso il quale va a lavorare il sedicenne Giovanni e che glielo lascerà poi in versione, sono tutti bei personaggi e ci si affeziona a loro. Personalmente ha una preferenza proprio per Umberto perché in lui vedo Il ritratto del giovane degli anni 70 che autore conosce bene bene per essere stato uno dei migliori rappresentanti. Finale nota dedicata alla accuratezza della ricostruzione storica degli ambienti con una accuratezza scenografica degna delle migliori produzioni di Cinecittà.
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La ragazza di Vicolo Pandolfini
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20/06/2026 Amore e stimaUn libro che ho apprezzato nello stile. Ricco nel lessico e molto scorrevole. Una storia intima, non necessariamente con episodi in successione temporale, ma la descrizione di un amore durato più di 50 anni, da parte dell’autore per la moglie scomparsa. I particolari del colore degli occhi, delle movenze, della innata eleganza, della cultura, dell’impegno dimostrato a livello sociale, della cura per le piccole cose, sono associati ad un carattere forte, ad un forte legame con la famiglia, con i figli e i nipoti. È narrata la stima, l’impossibilità di eterno se non nei ricordi e nelle opere che sopravvivono alla scomparsa terrena. Da leggere
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La lista del giudice : [romanzo]
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20/06/2026 La vendetta è un piatto che si serve (molto) freddoDelitti che spaziano in un arco di decine di anni, un giudice insospettabile e, per altri versi, irreprensibile, che si vendica di chi lo ha offeso, o deriso. Casi di omicidio apparentemente senza movente e senza connessioni tra loro, in diverse parti degli Stati Uniti, con unica firma comune lo strangolamento con un nodo particolare. La paziente ricerca di Jeri, figlia di una delle prime vittime,porta ad individuare chi probabilmente sia il colpevole, ma non ci sono prove. Jeri allora decide di contattare l'agenzia che si occupa di indagare sui giudici e che le consente di mantenere l'anonimato,e trova un'avvocata che man mano si convince che lei abbia ragione. Il giudice di accorge di essere indagato e tenta di uscirne fuori mettendo a tacere Jeri e l'avvocata. Alla fine la giustizia vince, ma non trionfa. Nel legal thriller, come nelle corde dell'autore, ma manca un po' di ritmo.
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Vincente o perdente
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20/06/2026 I ricordi viviUn libro scorrevole che avvicina ad un’artista conosciuta da tutti e con una carriera versatile e completa, sempre sull’onda del successo e che qui si racconta mettendo a nudo fragilità, impressioni, sentimenti. Il bilancio di una vita sul palcoscenico, grazie ad una voce particolare individuata ad un provino. Racconti di amori, famiglia, colleghi. Considerazioni sulla fede, rapporti con il figlio e i nipoti, con il pubblico e i fans anche in tempi recenti. Il tutto ha il filo conduttore della indipendenza, ma anche della fragilità, della doppia vita tra ribalta e privato, non senza un pizzico di humor.
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La vergine azzurra
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19/06/2026 Un romanzo sulla rinascitaLa vergine azzurra di Tracy Chevalier è una storia intima e riflessiva. Segue Ella, una donna che, dopo una perdita, cerca di ricostruirsi attraverso l’arte e il colore. Il blu, in tutte le sue sfumature, diventa il simbolo del suo percorso: dal dolore alla speranza. Chevalier scrive con delicatezza, soffermandosi sui piccoli gesti e sulle emozioni che li accompagnano. Non è un libro di azione, ma di introspezione: ogni pagina invita a fermarsi e a pensare. La trama a volte indugia, e questa lentezza può risultare coinvolgente per chi apprezza la profondità più della velocità.
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Siddharta
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19/06/2026 Gabriele Battaglia SiddhartaIndia, ai tempi del Buddha storico. Siddharta, figlio di brahmino, cerca il senso delle cose al di là delle apparenze del mondo fenomenico. Lascia la famiglia, si reca presso molti maestri (compreso il Buddha stesso) per comprendere che, alla fine, la saggezza non si impara da un maestro, da una dottrina preconfezionata ma da noi stessi. Letto una ventina di anni fa, e riletto adesso, confermo le belle impressioni che mi aveva lasciato questo romanzo di Hesse. Siamo tutti cercatori di pace e di senso e solo guardando in noi stessi possiamo comprendere il nostro valore e quello di tutto ciò che che compone il mondo: l'altro è altro-da-me, ma è anche altro-come-me, verso cui provare compassione. Grande lettura.
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Come insultavano gli antichi : dire le parolacce in greco e in latino
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19/06/2026 Daniela BertoglioUn libretto molto divertente, con una raccolta di insulti in greco antico ed in latino. Non so cosa avrei dato per averlo tra le mani mezzo secolo fa, ai tempi del ginnasio, quando per tirarci su il morale dopo l'ennesimo compito in classe andato male ci inventavamo di sana pianta traduzioni maccheroniche di parolacce (ricordo un Oi kakoi nekroi, per dire li mortacci...). Molto divertente, con testo originale e pure la traslitterazione in caratteri latini, per chi non ha fatto il classico.
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