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I commenti più recenti

  • 2: Harry Potter e la camera dei segreti

    Rowling, J. K.

    • 26/04/2026
      Bello!
      Il secondo libro della saga ti prende e ti appassiona
  • Un giorno questo dolore ti sarà utile

    Cameron, Peter <1959- >

    • 26/04/2026
      Simone Calvino carino
      uno spaccato della vita di un 18enne newyorkese alle prese con la difficile domanda : cosa voglio fare da grande? mi ha ricordato un po’ il giovane holden
  • Il mistero di Abbacuada : le indagini del tenente Roversi

    Zucca, Gavino

    • 26/04/2026 Carino ma niente di più
      Inizio la serie dal primo capitolo: bella ambientazione,personaggi simpatici ma niente di più. La storia gialla ha un finale piuttosto scontato,si arriva a conoscere l'assassino ben prima che i due investigatori lo svelino,grazie anche a un paio di indizi che a loro sfuggono ma al lettore attento no. Inoltre il personaggio della giovane cameriera mi sembra molto inverosimile e anacronistico,se pensiamo che il libro è ambientato nella Sardegna del 1961. in definitiva,giudizio poco più che sufficiente,ma non per questo non leggerò il secondo capitolo della serie!
  • Ci vediamo per un caffè

    Kawaguchi, Toshikazu

    • 26/04/2026
      Nicoletta Alliney Ti mette in condizioni di riflettere davvero
      E’ il 4º libro della serie che leggo, ma questo più di altri fa riflettere sul “qui ed ora”. Bisogna sforzarsi di essere sempre felici, di viverci le nostre emozioni pure senza adottare domani, perché domani potrebbe accadere qualsiasi cosa. Esprimere gratitudine, amare incondizionatamente, imparare dai proprio errori e provare ad essere felici sempre. E soprattutto che ci ama, vuole solo la nostra felicità qualsiasi cosa accada.
  • Vaim : [romanzo]

    Fosse, Jon

    • 26/04/2026 Varie solitudini
      Sempre ipnotici i libri di questo autore. Ricchi di particolari, di sensazioni, di ogni piccolo dettaglio che non è mai considerato banale. Libri sulla solitudine, sulla riservatezza, sul carattere introverso e comunque lasciano sempre spazio per riflettere. La storia è sempre ambientata in Norvegia tra barche e fiordi e piccoli villaggi. Gli approdi, il bar, l’emporio e il molo sono i luoghi centrali. Qui la storia si incentra su un vecchio amore che ritorna casualmente. Ma è un amore che si insinua in una vita solitaria, come se due solitudini si riunissero. Il libro è diviso in tre parti, con tre voci narranti, dove oltre all’amore c’è posto per l’amicizia, ma non un’amicizia invadente. Un bel libro, da leggere
  • Tokyo Express

    Matsumoto, Seichō

    • 25/04/2026
      Elisabeth Pennella Lettura rapida
      Un giallo poliziesco che incuriosisce anche per i dettagli sulla cultura giapponese. Lettura scorrevole e con diversi colpi di scena. Consigliato.
  • Il custode

    Ammaniti, Niccolò

    • 25/04/2026
      Più quasi fantasy che noir
      La citazione in esergo di Victor Hugo è un’avvertenza al lettore da non trascurare: “Il lettore incontrerà due o tre circostanze inverosimili che noi riportiamo per rispetto alla verità.” Probabilmente Ammaniti ha voluto fare di meglio, abbondando sia in quantità sia in inverosimiglianza. Più un fantasy surreale che un vero noir, per quanto mi riguarda, e proprio questo, secondo me, indebolisce un po’ la solidità della storia. Non amando particolarmente il genere, alla fine la trama non mi ha entusiasmato. Al contrario, lo stile mi ha divertito: ironico, a tratti proprio umoristico, con descrizioni ben riuscite anche quando le situazioni diventano paradossali. I personaggi sono diversi: il tredicenne Nilo, la madre Agata, la zia Rosi, le sorelle Vasciaveo. Ma a “comandare” è Agata, che si divide tra la ditta, il lavoro di infermiera e l’affitto di camere. Sarà proprio l’arrivo a Triscina di Arianna e della figlia Saskia, che prendono in affitto una stanza, a creare scompiglio, soprattutto per Nilo. Il problema è che c’è davvero tanta carne al fuoco, ma alla fine tutto resta un po’ in superficie. I temi sono tanti, dalla mitologia all’attualità, dalle turbe adolescenziali alla mascolinità tossica, passando per la mafia e performer di Only Fans, ma più sfiorati che approfonditi. E questa cosa si riflette anche nei personaggi: alcuni funzionano, altri sembrano un po’ troppo stereotipati, più funzionali trama che davvero costruiti. Forse con qualche pagina in più il tutto avrebbe avuto più respiro. Ammaniti aggiunge anche una sorta di colonna sonora (Bocelli, Baglioni, Irene Grandi): insomma, non manca quasi nulla… tranne un po’ di profondità. Eppure, l’incipit promette benissimo: “Si chiamava Jacques Qualcosa e arrivava da Parigi in bicicletta. Aveva attraversato l’Italia ed era venuto giú in Sicilia con il sogno di salire sulle bocche dell’Etna. Non ci riuscí, perché il filo della sua esistenza si incrociò con la nostra e la sua fine ha dato inizio a questa storia. La sfortuna del ciclista fu fermarsi a pochi metri da dove ’u Scunsulatu e Santino stavano soffocando il notaio Scordato. Per essere pieno inverno, era una notte tiepida, il cielo pulsava di galassie e treni di satelliti e la bici scivolava via veloce. Era quasi arrivato a Triscina, ma decise di fare una sosta. Il tempo sufficiente per fumarsi una cannetta, svuotare la vescica e mangiare il resto di un panino con il salame. Poggiò la bici contro la pensilina della fermata per Mazara del Vallo e si sedette a rollare sotto un neon scarico. Sulla tabella degli orari qualcuno aveva scritto con lo spray ULTIMA FERMATA PER L’INFERNO.”
    • 24/04/2026
      Beatrice Ferlito Racconto audace ma poco convincente
      Un'esperienza di lettura che mi ha lasciata con un interrogativo: "Ma che cosa ho letto?" La storia riguarda un ragazzino, Nilo, e la sua famiglia formata dalla madre e la zia. Il tutto è ambientato in un piccolo paese della Sicilia dove si assiste ad episodi di criminalità e regolamento di conti che, benché cruenti, seguono una logica narrazione. A cambiare il passo del racconto, anzi direi a sconvolgerlo, è la scelta dell'autore di introdurre il tema del mito per dare, con toni cupi, una profondità alla storia. Ci si aspetterebbe che attraverso l'elemento simbolico si voglia fornire una visione più ampia. Come se tutto quello che avviene sia il viatico per un significato universale. Quindi si vuole indicare che le azioni umane sono determinate? Oppure l'argomento del mito deve far pensare ad una finale liberazione dal male come effetto di una fatalità? Oppure ancora serve a svelare la reale natura umana? Non si capisce. Quello che sembra è che la trovata di introdurre personaggi, anche negativi, della mitologia, attraverso dei racconti paralleli, sia il tentativo di rendere il tutto più misterioso e accattivante. Insomma si tratterebbe di una soluzione per trascinare avanti la trama senza che quest'ultima ne tragga però realmente giovamento. L'utilizzo del mito anziché sostenere il racconto lo scollega dalla realtà dei fatti creando una commistione forzata che non contribuisce a cogliere il senso del racconto né ad approfondire il ruolo dei personaggi. È una storia di sentimenti. È una storia di rapporti familiari. È una storia di crudeltà. Tuttavia qual è il focus? In altre parole sfugge l'obiettivo che si vuole raggiungere perché manca la morale finale e di conseguenza resta una distanza tra il libro ed il lettore. Da apprezzare comunque l'originalità del tentativo ed il richiamo ai racconti della mitologia come apporto pur sempre interessante.
    • 21/04/2026
      Giselda Massari I traumi della crescita
      In questo breve romanzo Ammaniti fa nuovamente parlare un bambino (ricordate Io non ho paura?). La trama si svolge in Sicilia, in un non luogo sul mare violentato dall’incuria, dal degrado ambientale e sociale dove si vive e convive a contatto con la malavita. La famiglia Vesciaveo è composta da madre, figlio e zia; oltre a personale indiano di fatica nell’azienda storica di commercio e trattamento del marmo. Si capisce subito cosa si nasconde spesso nella triturazione delle lastre di marmo… Questo il primo livello del racconto. Il secondo livello è la fantasia, la stranizza… C’è una presenza oscura in bagno legata alla mitologia greca cui la famiglia è strettamente connessa che fa da collante fra la realtà e l’immaginazione… L’equilibrio si rompe quando il bambino, ignaro e costretto a vivere in un ambiente chiuso e inadatto alla sua età, entra in contatto con il diverso e li si sviluppa la tragedia. Un bel libro con esilaranti descrizioni degli ambienti e delle persone: a patto però che ci si lasci trasportare sulle ali della fantasia e direi anche della psicoanalisi, incentrata sul difficile passaggio dall'adolescenza alla vita adulta..
    • 19/04/2026
      Giorgio Grasso Lo sguardo che uccide
      A chi piace definire in poche parole un romanzo o una qualsiasi opera artistica direi che l'ultimo libro di Ammaniti è un coming of age fantastico in salsa mitologica. Se si accetta come "normale" il fatto che la famiglia Vasciaveo custodisca nel proprio bagno un pericolosissimo essere mitologico, letale per chiunque incroci il suo sguardo, allora per buona parte della lettura siamo di fronte ad un romanzo di formazione. Il giovane Nilo, fortemente limitato nelle sue frequentazioni e nei movimenti fuori di casa, incontra una donna sensuale e sua figlia. L'impatto è dirompente, la sua vita cambia radicalmente, e anche la madre e la zia ne subiranno le drammatiche conseguenze. E poi c'è il colpo di scena finale, che cambia radicalmente la prospettiva da cui abbiamo letto la storia. Lettura molto divertente.
    • 19/04/2026
      Daniela Bertoglio
      I Vasciaveo sono una strana famiglia, composta da due sorelle e dal figlio di una delle due, Agata, un ragazzino di 13 anni che canta molto bene. Vivono a Triscina, un paesino sul mare, vicino a Selinunte, e hanno tra gli antenati un personaggio mitologico che si può intuire dal disegno sulla copertina. Personaggio immortale, che vive, sotto chiave, nel bagno di casa loro, e che contribuisce significativamente al bilancio familiare. Una famiglia condannata a vivere isolata, per proteggere i propri segreti inconfessabili. Quando nella vita di Nilo, il tredicenne, arrivano Arianna e la figlia Saskia, di 10 anni, con la sessualità dirompente della prima e la innocente saggezza della seconda, arriva anche una forza che scardina tutto, costringe a crescere e a liberarsi di vincoli ancestrali. Ammaniti aveva già ampiamente dimostrato di saper raccontare l'adolescenza, e come sia difficile crescere e liberarsi delle catene e delle costrizioni familiari, ma in questo romanzo riesce a mescolare divinità greche, mafia cinese, innocenza e sensualità, in maniera magistrale. Consiglio vivamente l'audiolibro, letto magnificamente da Corrado Fortuna.
  • Il giorno dell'ape

    Murray, Paul <1975- >

    • 25/04/2026
      non per me…
      avevo molte aspettative, ma non sono proprio riuscita a capire questo libro. sia per la trama (avvenimenti a caso senza un inizio ma soprattutto senza fine) ma soprattutto per la scrittura… senza punteggiatura e con continui cambi di soggetto narrante perché neanche i discorsi diretti hanno la punteggiatura… alcuni punti lentissimi… forse un po’ il finale…
  • Dal rito al teatro

    Turner, Victor

    • 25/04/2026
      Dove l'antropologia incontra il teatro
      Un saggio importantissimo nello studio del valore del teatro nella società tramite la lente dei performance studies. Scorrevole e adatto anche ai non esperti, è un testo-punto di arrivo di una ricerca durata tutta la carriera di Turner.
  • Una solitudine troppo rumorosa

    Hrabal, Bohumil

    • 25/04/2026
      Beatrice Ferlito " io quando comincio a leggere sto proprio altrove...in un mondo più bello..." (cit.)
      Ho amato questa lettura. Opera di grande sensibilità che conquista dalle prime pagine. Il titolo è un meraviglioso ossimoro così come pieno di contrasti è il piccolo ma profondo libro: la tradizione e la modernità, la massificazione e l’intellettualismo, la spirito e la materia, progressus et regressus. L’autore ci descrive Hanta, un vecchio imballatore di libri alcolizzato e solitario, che si eleva grazie alla passione per la lettura: si nutre, come per una dipendenza, delle pagine scritte. Grazie al suo lavoro fa la conoscenza di Hegel, Nietzsche, Kant, Goethe. La sua è un’esperienza visiva, tattile nonché spirituale con i libri che lo circondano nel magazzino così come nella sua casa, in cui ne ha accumulato compulsivamente due tonnellate. ”…in borsa porto libri dai quali mi aspetto che a sera da loro apprenderò su me stesso qualche cosa che ancora non so.” (cit.) Si instaura tra Hanta ed i libri un rapporto di continuità: il pensiero contenuto nei libri fluisce e vive in lui dopo la distruzione della carta (“sono istruito contro la mia volontà”) e prende anche forma fisica come quando Hanta immagina di vedere Laozi o Gesù Cristo. “Il progressus ad futurum si fonde col regressus ad originem” (cit.): l’evoluzione del pensiero sulla carta scritta torna all’origine della materia cartacea informe così come l’esistenza di Hanta passa dalla mancanza alla pienezza. In questo libro si celebra la passione per la cultura e per l’arte in generale: i cubi di carta imballata sono foderati da stampe di dipinti celebri ed all’interno di ciascuno di essi è conservato un libro aperto in una pagina significativa: un seme nascosto pronto a germogliare. “ …io so in quale pacco giacciono come in una tomba Goethe e Shiller e dove Holderlin e dove Nietzsche…” (cit.) Hanta è nella sua miseria un reazionario: difende la libertà attraverso la cultura. Recupera i libri dal macero, ne afferra il contenuto con ossessiva avidità perché il pensiero sopravviva: dove c’è cultura c’è circolazione di idee. ”…io sono soltanto solo per poter vivere una solitudine popolata di pensieri…” (cit.) Un libro da leggere e rileggere per comprenderlo di più, ma mai fino in fondo: ci sono aperture e strade e visioni sempre nuove. Un piccolo trattato di filosofia delle filosofie, un prezioso poetico tributo alla bellezza della lettura che vive nonostante la bassezza e la distruzione, come un candido fiore di loto emerge dal fango a mostrare le sue meraviglie.
  • Autopsia virtuale

    Cornwell, Patricia Daniels

    • 24/04/2026
      Bruno Umana Il mistero dell'uomo morto che sanguina
      Quando viene trovato un uomo considerato morto che comincia a sanguinare e con una trasmittente addosso, si scatena il putiferio. Chi è il responsabile, e visto che Kay non c'è e il suo vice non si trova.
  • Nebbia rossa

    Cornwell, Patricia Daniels

    • 24/04/2026
      Bruno Umana É il proseguo di Autopsia virtuale
      Scarpetta è convocata nel carcere della Giorgia dove è detenuta la donna che molestò il suo vice Fielding e che da lei ebbe una figlia, quest 'ultima è responsabile della morte del padre e di altri efferati omicidi.
  • La traccia

    Cornwell, Patricia Daniels

    • 24/04/2026 É passato molto ..tempo
      Una storia che ha origini lontane di quando Lucy era ancora una ragazzina. Kay ora non è più a capo dell'istituto di anatomopatologia della Virginia, ma è lì solo come consulente.
  • La sfida della mummia : romanzo

    Peters, Elizabeth

    • 24/04/2026
      Divertente
      I personaggi sono piacevoli e ben caratterizzati. Il mistero è alla Scooby-Doo.
  • Il gigante sepolto

    Ishiguro, Kazuo <1954- >

    • 24/04/2026
      Affascinante
      Immersivo e coinvolgente, un'atmosfera unica piena di simbologia su cui ci si rimugina ancora a lungo! Un capolavoro!