I commenti più recenti
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La valle della paura
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02/02/2026 Il male e il MaleQuesto è il quarto e ultimo romanzo di Sir Arthur Conan Doyle con protagonista Sherlock Holmes, dopo “Uno studio in rosso”, “Il segno dei quattro” e "Il mastino dei Baskerville"; altre indagini di Holmes e del fido Watson trovano posto in raccolte di racconti. "La valle della paura", uscito dapprima a puntate su un giornale tra il 1914 e il 1915, è ispirato a una storia vera e strutturato in due parti: "La tragedia di Birlstone", il caso poliziesco nel Sussex, avvincente come sempre; "Gli Scorridori", antefatto risalente a vent'anni prima. Mi ha colpito il personaggio - apparso pure in racconti di Conan Doyle - del prof. Moriarty, matematico autore del trattato “La dinamica di un asteroide”. Egli è l'incarnazione del Male, “il cervello controllante degli inferi”: non interviene direttamente nel delitto, ma ne è il regista invisibile poiché offre una rete di servizi criminali su commissione, restando impunibile. A pag 95 si legge: "miei pazienti lettori (...) quando avrò narrato quei lontani fatti e risolto il mistero del passato, ci ritroveremo nelle stanze di Baker Street, dove tutto avrà la sua conclusione come tante altre storie meravigliose". Parola di Conan Doyle.
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Un bosco di pecore e acciaio : romanzo
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02/02/2026 Un romanzo intenso, delicato e profondo. Una bella scoperta.Romanzo dagli scorci incantevoli con una interessante raffigurazione dell’artigianato musicale. "Sentii odore di bosco. Un bosco autunnale, verso sera. Il vento faceva fremere gli alberi e si udivano le fronde stormire. Odore di bosco, sul far della sera.” Lo vedrei bene nella collana della serie “Kimochi”. Una chicca da leggere in biblioteca perché ormai introvabile da acquistare.
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Cuore di mafioso
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02/02/2026 Mario Benvenuti la storia è intrigante ma il risultato scarsoforse era la base per qualcosa di più ampio,
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I maestri dell'orzo
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02/02/2026 Paolo Galati ottima letturaveramente ben fatto, storia di una saga familiare appassionante. decisamente consigliato
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9 novembre
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02/02/2026 Barbara Petiin realta'una storia ben fatta che cammina bene e soprattutto non e' smielata come le premesse fanno pensare. Intenso e' il desiderio di essere perdonati.
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4: Alien la clonazione [Videoregistrazione]
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02/02/2026 Barbara PetiFa paura il fatto di non aver ancora imparato nulla dall'esperienza del passato e soprattutto tornare a cercare un"arma bilologica" che alla fine serve solo per la distruzione. Intenso il legame che si instaura tra la "madre" ed il Figlio... soprattutto alla fine quando si e' costretti a scegliere.
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3: Alien 3
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02/02/2026 Barbara Petisempre molto realistico e ben fatto ti tiene incollato al video fino alla fine. Molto interessante anche il risvolto finale quando la scena della morte ricorda il terminator 2
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Qualcuno volò sul nido del cuculo
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02/02/2026 Un film......coraggioso. La cinematografia americana produce di questi rari ma luminosissimi esempi. Certo, un Nicolson al massimo del suo splendore. Quella scapigliatura affascinante. Quella sua ribellione buona ma non positiva. Ospedale psichiatrico statale. Tre parole terribili che tutte insieme diventano spaventose. Non c'è tempo, non ci sono soldi. Ci sono soltanto dei protocolli durissimi, rigorosissimi. Chi spaglia paga. Elettroshoc per i peccati veniali e lobotomia per i più gravi. E varia umanità, storie diverse. Il film dice, la storia del film dice che basterebbe davvero poco per migliorare le cose. Ma quel "poco" necessita di un grande coraggio. E qui le cose diventano difficili. Non impossibili.
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Lo spazio bianco
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01/02/2026 Aspettare il futuroMaria è un’insegnante di Lettere, a Napoli, in un corso serale delle scuole medie per adulti ( italiani e stranieri), ha estrazione popolare e grande volontà di riscatto. Quando nasce, prematura al sesto mese, la figlia Irene, è spiazzata della realtà. Si ritrova ad affrontare, da sola, la gravità della situazione, con le giornate sospese nell’attesa di una notizia positiva dall’ospedale, avvertendo il senso di fatalità.Tra le vie di Napoli e la metropolitana che la conduce in ospedale, una quotidianità solitaria la rende osservatrice della realtà che la circonda e riemergono i ricordi di infanzia e giovinezza, prima la città e poi la provincia, le scuole, un padre sindacalista e operaio che ha sempre creduto nei propri principi, episodi di cronaca degli anni ‘70… E in mezzo a queste emozioni contrastanti passano i mesi e come Irene inizia a respirare autonomamente, così Maria ricomincia a vivere… dopo uno spazio bianco che è il suo intervallo. Un libro bello, ben scritto e che trasmette emozione
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Bozze non corrette
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01/02/2026 EnigmaticoNon pensate di trovare la soluzione di questo “giallo” alla fine del racconto. O avrete individuato i mille errori presenti nel testo e decifrato quanto nascondono, oppure rimarrete in sospeso. L’idea dell’autore è buona, ma lo svolgimento, povero dal punto di vista del racconto, è comunque eccessivamente intervallato da pagine non utili a comprendere la dinamica degli eventi, ma solo a consentire all’autore l’inserimento degli errori da individuare (ben 50 pagine su 160 totali). Inoltre la spiegazione di come interpretare e registrare gli errori viene riportata solo dopo 17 pagine, obbligando il lettore a riprendere daccapo la lettura per poterne tener traccia. Si tratta comunque di una risoluzione complessa in quanto ogni capitolo dovrebbe riportare nove errori (i capitoli sono 100), ma solo uno di questi nove è utile a risolvere il caso. Insomma è necessaria una certa determinazione e capacità “enigmistica”, secondo me, per arrivare alla soluzione. Se poi, come nel mio caso, l’obiettivo è il piacere della lettura (anche del genere “giallo”), allora si elude la registrazione degli errori, e si giunge alla fine del racconto senza avere capito se è davvero un suicidio o un omicidio e da chi è stato commesso. Lungi da me sminuire l’opera, ma pare una pagina della settimana enigmistica elaborata ed articolata con sapienza da un autore che di enigmistica se ne intende.
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Norwegian wood : Tokyo blues
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31/01/2026 Lorenzo Arione Il mio primo MurakamiÉ la prima volta che leggo questo autore, all'inizio ho fatto molta fatica perché molto lento ma in seguito mi ha completamente preso. Bellissimo.
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Elogio dell'ignoranza e dell'errore
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31/01/2026 Dario Snaidero So di non sapereQuesto libricino può sembrare come una contraddizione a chi abbia avuto modo di leggere “Con parole precise” dello stesso autore. Perché elogiare l’ignoranza e l’errore se la scrittura, e quella civile in modo particolare, è, deve essere, eseguita con parole precise? A tacere, poi, che sbagliare è fallire e l’ignoranza relega alla marginalità. E, invece, l’autore ne fa un elogio. È necessario allora leggerlo con attenzione per non incorrere nell’errore, mi si passi la ripetizione, di sottovalutarlo. Nella post fazione, Carofiglio spiega come gli errori, gli insuccessi e i fallimenti nascondano, a volte, possibilità fenomenali. A un atleta una frase del genere è, perfino, scontata. A me lettore, al contrario, pone alcuni problemi. Se, per esempio, in un curriculum, o in un colloquio di lavoro, evidenziassi l’importanza dei miei fallimenti, di sicuro non verrei assunto. Eppure, anche io, come l’autore, sono contro le verità infallibili e assolute e contro un certo narcisismo auto assolutorio che attribuisce a entità mai definite e definibili, gli altri, la società, i fallimenti e solo a me stesso i successi. Mi viene in soccorso, traendolo da reminiscenze scolastiche, il concetto del dubbio critico e creativo, quello di Socrate, per intendersi, contro il dubbio scettico che paralizza qualunque azione se non, appunto, in presenza di certezze assolute. Socrate usò la metafora del lavoro della madre, una levatrice, per spiegare come dal buio, dal dubbio, si traggano le verità. Carofiglio, con la sua scrittura elegante e appassionata, mi invita a un cambiamento nel mio modo di pensare. Ad accettare, a ben vedere, quello che vivo ogni giorno. Un insieme di successi e di fallimenti. Di verità e conoscenze che ignoravo e che ho scoperto e imparato a fatica. Il libretto, allora, è un elogio del mio non sapere che è diventato un sapere, che ho messo in dubbio, anzi, in alcuni casi, ho dovuto mettere in dubbio, per creare nuovo sapere. Un lavoro affascinante che continua ancora adesso e che non termina mai.
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Con parole precise : breviario di scrittura civile
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31/01/2026 Dario Snaidero Saper scrivere. La grandezza della scritturaLa diatriba tra l’eleganza raffinata, e un po’ ricercata, di Cicerone e la brevitas, l'equilibrio tra sintesi e chiarezza, di Giulio Cesare è nota a chiunque abbia una seppur vaga conoscenza della letteratura latina. È di questo equilibrio che scrive Carofiglio in questo libro, che preferisco rispetto alla nuova edizione del 2025, e non è un caso che sia Primo Levi a difenderne la chiarezza, e l’eleganza, come un dovere etico di qualsiasi scrittore. Eppure, qualsiasi scrittore è convinto di essere preciso e ho trovato quasi provocatorio il titolo. “Breviario”, inoltre, nel significato di breve compendio di qualcosa, è termine abbastanza comprensibile anche se poco usato. "Scrittura civile” necessita, al contrario, di una spiegazione. L’aggettivo “civile”, innanzitutto. Io sono un “civis”, un cittadino, ed è a me quindi che Carofiglio si rivolge. Prendo, allora, solo due argomenti di questo bel libro, letto d’un fiato e riletto con molta attenzione. Eliminare il superfluo e l’uso delle metafore. Eliminare il superfluo dalla scrittura è, appunto, la cifra della “brevitas”. La chiarezza. La nudità della concisione e, allo stesso tempo, l’eleganza della scrittura. Saper racchiudere in poche parole concetti ed espressioni complesse senza essere banali o oscuri. Senza, aggiungo io, nulla togliere alla musicalità delle parole stesse. E poi c’è l’uso delle metafore e non c’è chi non conosca il potere evocativo delle stesse. Berlusconi, scrive Carofiglio, ne fece un uso devastante per gli avversari e contro la sua “discesa in campo” nulla poté la “forza tranquilla” di Achille Occhetto nelle elezioni del 1994. Più di recente, aggiungo, Papa Francesco inventa la metafora della cultura dello scarto e quella del costruire ponti e non muri per definire la società per davvero “civile”. Viene allora da chiedersi se esistano esempi di questa scrittura civile che sa usare parole precise. Carofiglio non li indica e, forse, non rientrava nello scopo del suo libro. A me viene in mente il titolo di un capitolo di “Se questo è un uomo” di Primo Levi: I Sommersi e i Salvati, come categoria distintiva degli abitanti di un Lager. È una metafora di una chiarezza spietata ed è esempio, a mio avviso, di una scrittura civile tesa a non dimenticare. Lo scrittore, Primo Levi in questo caso, si assume la responsabilità che ogni sua parola colpisca al cuore il lettore, precisa come una freccia.
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A casa prima di sera : romanzo
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31/01/2026 Barbara Ciucarilli Bel romanzoNon il libro horror che fa tremare di paura, ma di certo un ottimo libro ben scritto e dall'ottima trama. Le ultime 70 pagine sono eccellenti
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Sherlock Holmes : il segno dei Quattro
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31/01/2026 Quando Holmes incontra la monotonia e la sfida..."Il mio cervello, – cominciò, – è refrattario a ogni forma di ristagno intellettuale. Datemi dei problemi da risolvere, o del lavoro da sbrigare, o il piú inesplicabile crittogramma da decifrare, o l’analisi piú complessa da chimificare e mi troverò nell’habitat che mi è piú consono: allora potrò fare a meno degli stimolanti artificiali; ma io aborrisco la monotona routine dell’esistenza: adoro gli stati di esaltazione mentale." Holmes non vive per l’azione o per il successo sociale, ma per il problema in sé, per la sfida intellettuale. Dal punto di vista stilistico, Doyle riesce a rendere affascinante il ragionamento logico, trasformando l’analisi in narrazione e facendo della mente umana il vero campo d’azione del romanzo. Proprio questa centralità assoluta di Holmes può diventare un limite. Gli altri personaggi risultano talvolta funzionali, quasi appiattiti, e l’intreccio tende a ruotare sempre intorno alla superiorità intellettuale del protagonista. Il testo colpisce per la sua forza concettuale: celebra l’intelligenza come forma di ribellione alla banalità dell’esistenza. Holmes non è solo un detective, ma un simbolo dell’uomo moderno che cerca senso nell’analisi e nella conoscenza.
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