I commenti più recenti
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L'imperatore di Portugallia
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02/04/2026Ci sono dei libri che ti prendono il cuore, te lo strizzano, te lo rivoltano come un calzino: per me L'imperatore di Portugallia è uno di questi. Un piccolo capolavoro di "realismo magico" scritto da Selma Lagerlof, svedese e prima donna vincere il premio Nobel per la letteratura. Dobbiamo a questa donna la più bella descrizione di quanto possa essere forte, immenso l'amore di un padre nei confronti della sua unica figlia. Amore che nasce quando la prende in braccio per la prima volta e che gli trasforma la vita e lo trasfigura, un amore che si trasforma in pazzia quando, per la cattiveria altrui, dovrà separarsi dall'amatissima figlia. Ma questo suo delirio è sempre una pazzia "benedicente", priva di alcun tipo di rancore verso questa figlia che, sebbene partita per aiutare i genitori, sparisce e non si dà più notizie per anni, e che quando torna prova vergogna nel vedere il padre il padre ammattito. In questo uomo, ammatito per amore c'è la grandezza dei folli "vicini ad Allah" (come dicono i mussulmani), una grandezza che, alla fine, conquista tutta la comunità che si ritroverà per celebrare il funerale dell'Imperatore di Portugallia, unito nella morte con l'adorata moglie e soprattutto riconciliato con l'amatissima figlia.
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Locus desperatus
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02/04/2026Come a volte capita, non riesco a capire se mi sia piaciuto o meno. Da un lato questo breve romanzo si inserisce a pieno titolo nel ramo della letteratura fantastica, e del resto l'autore più volte sparge generosamente esergo "programmatici": Lovecraft, Poe, Kafka, Meyerink, Hoffman, King, P.K. Dick, ma anche il Necron di Magnus o qualche film horror (la casa delle finestre che ridono). Dall'altro abbiamo un protagonista decisamente antipatico oltre che in odore di autismo, che narra, in prima persona, utilizzando un italiano ricercato e urticante, la sua lotta per non perdere il suo patrimonio di adorati oggetti raccolti, acquistati e collezionati per tutta una vita. Non perdere gli oggetti diventa anche non perdere se stesso, in quanto in essi ha infuso buona parte della sua personalità, e più gli "espropriatori" avanzano più sperimenterà situazioni di straniamento. Da una parte un libro "ricco" dall'altra la sensazione che manchi qualcosa e di trovarsi di fronte a un racconto troppo lungo o a un romanzo troppo breve.
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I convitati di pietra
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02/04/2026Ho difficoltà a dare un voto a questo libro che, almeno, ha il pregio di essere breve. L'idea di base non è male anche se, probabilmente, non originalissima: nel luglio del 1975, finita la maturità classica, i membri di una classe decidono di rivedersi a cena ogni anno in quella data e di istituire una riffa; verseranno ogni anno, vita natural durante, una quota e l'ammontare finale andrà in premio agli ultimi tre sopravvissuti. Col passare degli anni il gruzzolo, ottimamente investito, inizia a diventare una cifra ragguardevole e a stimolare la cupidigia di alcuni membri del gruppo. Per fortuna più che verso "squid game" il racconto vira verso un umorismo, tra il grottesco e il nero, che però non riesce a strapparci una risata. Un Max Bunker (tanto per citare un autore di fumetti, argomento che sta a cuore sia a Mari che a uno dei protagonisti della storia) sarebbe riuscito a gestire meglio la trama. A dispetto di tanti racconti che tendono a perdersi nella conclusione, questa storia dà il meglio di sè nel finale. Rispetto al precedente "Locus Desperatus" Mari utilizza un italiano più scorrevole e gliene siamo grati, un po' meno quando ci sciorina tutta la filmografia di Gene Hackmann.
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La vita del pastore : storia di un uomo e del suo cane, di un territorio e di un gregge
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02/04/2026 AffascinanteUna storia molto affascinante raccontata dal punto di vista di un pastore dell'odierno Lake District. Una testimonianza importante ed eseguita molto bene. Il quotidiano, la cura della terra e degli animali, l'uso del terreno e l'appartenenza al mondo rurale che subisce difficoltà moderne sono i temi principali di questo meraviglioso libro.
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Dolce vita, dolce morte
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02/04/2026 Bruno UmanaUn noir un po' troppo stiracchiato, si legge velocemente visto che è di solo 150 pag circa, ma per me non ha mordente. Grande De Cataldo, ma questa volta non mi ha soddisfatto.
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[2]: Arcadia : romanzo
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02/04/2026 Barbara PetiCi sono ferite che ci condannano all'inferno. ... si conclude una storia d'amore, con colpi di scena, ricadute nel baratro della tossicodipendenza, ritorni di fiamma che in realta' altro non sono che ricatti morali. La figura molto discussa del padre che diventa un vero mostro. Una visione dell'amore che unisce attraverso cio' che la vita ha tolto, le ferite che ha inferto ed i muri che ci ha fatto innalzare... bello.
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L'arca di Noè : romanzo
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02/04/2026 Daniela Bertoglio Il racconto poetico del diluvioIl Noè di Enzo Fileno Carabba è un pastore che a tempo perso fa il patriarca, solo nei tempi morti. Osserva la natura che lo circonda, e ragiona come gli animali, non è un essere culturale, appartiene al regno animale. Lo stesso angelo che lo avvisa dell'imminente catastrofe, forse altri non è che una formica, quella che si è salvata dalla inondazione del ruscello che scorre vicino al formicaio, grazie al fatto di essere saltata su una foglia, trasformata in barchetta. Non sa cosa sia un'arca, non ne ha mai viste, forse assomiglia ad una barca, ma chi può dirlo, visto che non ha mai visto nemmeno una barca. Probabilmente è solo un nido enorme, pronto ad accogliere tutti gli animali. Ma forse è solo un sogno, il diluvio, l'arca, tutto quanto, o la prova che la salvezza sta nelle cose più assurde. Insomma una versione poetica, ed originale del racconto biblico, comune a tante tradizioni diverse.
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Jerusalem suite : un hotel in prima linea tra Israele e Palestina
Battistini, Francesco <1961- >
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01/04/2026 Sull'albergo ENCLAVE sventola bandiera biancaL'American Colony è una piccola Gerusalemme nella Palestina occupata, un'enclave di neutralità nella guerra. E' un albergo noto a tutti quelli che hanno frequentato la città sacra; nelle sue stanze sono successe molte cose negli ultimi centocinquanta anni, dalla sua costruzione. Sono cose belle e brutte, raccontate con la levità di cui è capace la penna narrativa di Francesco Battistini, giornalista, inviato speciale che, scrivendo questo saggio come un romanzo, ricostrusce quel che sta succedendo in Medio Oriente.
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Lo sconosciuto
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01/04/2026 Paolo Galati niente di particolareben disegnato ma trama dei racconti senza logica che lascia molto a desiderare, sono rimasto piuttosto deluso
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Finché il caffè è caldo
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01/04/2026 Nicoletta Alliney CommuoventeHo trovato difficile all’inizio leggere questo libro a causa dei tanti personaggi e dei tanti nomi menzionati. Alla fine della lettura invece ho cominciato a cercare il seguito della serie. Storie toccanti e commuoventi, dei flash per la mente e per il cuore
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Basta un caffè per essere felici
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01/04/2026 Nicoletta Alliney PoeticoQuesto II capitolo, l’ho trovato piu facile da leggere. I personaggi hanno acquisito più spessore e sono stati risolti tanti punti interrogativi che avevo dopo la prima lettura di “Finché il caffè e’ caldo”. Poetico, diretto e trafiggente. Mi ha emozionato e commosso. Una carezza sul cuore. L’ho adorato
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Arboreto salvatico
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01/04/2026 Gli alberi della vita di uno scrittoreE' un inventario botanico e sentimentale quello che Mario Rigoni Stern (1921-2008) scrive sui venti alberi della sua vita di montanaro, scrittore e alpino insignito della Medaglia al Valor Militare (1942). Sono creature viventi raccontate come intrecci misteriosi di natura e storia. Quelli che gli ricordano la guerra in cui ha combattuto: il castagno, miraggio dei soldati al fronte "affamati di cibo e di casa"; i larici, i pini e gli abeti distrutti dalla Grande Guerra; i pioppi piantati dopo il 1918; la sequoia, regalata all'autore vicentino da un ex fante della Brigata Ivrea. Ci sono gli alberi medicinali, come il tiglio e il salice; quelli preziosi, come il frassino e il noce. CI sono gli alberi della letteratura: la quercia di Andrej in "Guerra e pace"; il tasso cantato da Shakespeare; la betulla russa di Esenin e Pasternak; l'olivo del talamo di Ulisse. Il più bello di tutti è l'acero, ma è il ciliegio l’albero preferito da Rigoni Stern, scrittore cui l'Università di Padova ha conferito nel 1988 la laurea honoris causa in Scienze Forestali e Ambientali. Apprezzai "Il sergente nella neve", questo non è da meno. Da LEGGERE.
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31/03/2026 Perfetto per la primavera (ma forse anche per le altre stagioni)È stato molto piacevole leggere quest’opera a marzo. L’autore alterna descrizioni botaniche e antropologiche delle piante a storie personali o familiari che lo legano a diverse specie di alberi. L’affetto di chi scrive per queste piante viene trasmesso in modo intenso al lettore, che viene inondato da un senso di amore per la vita. La maggior parte degli alberi si trovano facilmente anche a Roma, il che permette di godere ancor di più di quanto si legge. Personalmente, ho supportato la lettura tenendo a portata di mano, anche un altro libri illustrato, in modo da visualizzare più facilmente ciò che viene descritto.
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In mezzo al mare : sette atti comici
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01/04/2026 Pregevole comicità AMARA, per lettura e teatroDi questa raccolta di racconti, ho trovato geniali "In mezzo al mare", "Gola", "Migliore" e "Perfetta". "Non conosco niente del mondo che mi circonda, figuriamoci di me che ne sono un'infima parte", dice il protagonista di "In mezzo al mare", testimone di un incidente automobilistico avvenuto sulla via Aurelia, alle tre e mezza del mattino, di ritorno da un matrimonio. "Gola" è un ritratto dell'Italia visto attraverso il rapporto morboso con il cibo, l'Italia che è "questo paese che ci passi col treno, pieno di colline verdeggianti, pieno di poesia (...) dove a tutti noi ci piace di mangiare". In "Migliore" l'io narrante è un uomo che lavora in una multinazionale di servizi, "un'azienda che ti vuole bene, un'azienda che ti chiede di essere migliore". "Perfetta" è la donna che ha il record di vendite di auto in un mondo maschile e che vorrebbe investire tutti i pedoni, specie "gli anziani che camminano lenti". Atroce e banale vita quotidiana, miserie raccontate in monologhi che hanno la sconvolgente qualità: dire la verità che non si confessa mai. Ho riso e provato sgomento, sia a leggerli sia a guardarne sei trasposti in versioni teatrali per la Rai, i "Sei pezzi facili" (2022), per la regia di Paolo Sorrentino. Mattia Torre era un genio. Consigliate lettura e visione TV.
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28/03/2026 Dario Snaidero L’Italia è questo paese che ci passi col trenoMattia Torre è stato paragonato a Ennio Flaiano. Paragone che non tiene affatto conto della loro originalità, a mio avviso. Due scrittori del tutto diversi per formazione letteraria e di vita e per lo stile della scrittura. Di simile resta lo sguardo disincantato sulla realtà che li circonda. Uno sguardo ironico, a tratti surreale, eppure vero anche se un po’ cinico. A me è piaciuto “Perfetta”, l’ultimo degli atti comici che, in verità, non ha nulla di comico. La protagonista vende auto in un mondo di maschi e li vince. Costretta, tuttavia, a un doppio sforzo: di energia maschile per essere nel mondo, come scrive l’autore, e di energia femminile per essere se stessa. Se stessa chi? a ben vedere, se lei vuole essere ciclica come la luna mentre, intorno a lei, le donne sono magre, toniche, scattanti. Forse con tacco dodici, aggiungo io. “Migliore” è forse il più surreale degli atti comici ed è, a mio avviso, un racconto tristissimo (e così cito gli “issimi” dell’autore). Ma è “Gola”, il mio preferito. Scritto al di là di ogni schema letterario, sin dall’incipit: L’Italia è questo paese che ci passi col treno … L’unico a non avere un finale perché a propria volta mangiato. Devo citare “Yes I Can” perché contiene i più bei nomi, e i più assurdi cognomi, di nobili, così lunghi da sfidare quelli spagnoli e portoghesi. Il protagonista, così per noia, sversa champagne su un tappeto persiano. Antichissimo, devo pensare. Poi, però, finisce l’ora d’aria e lui deve rientrare: dove? In manicomio? In prigione? No, mi dico, non posso ridere. Ma perché no, se si tratta di atti comici. E allora rido, rido di gusto, senza alcun ritegno.
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Bocca di strega
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01/04/2026 Meno riuscitoRispetto agli altri libri di Naspini risulta leggermente meno riuscito, forse perché mixa meno gli aspetti reali a quelli immaginari, tradizionali e folkloristici. Nonostante ciò, però, è una lettura interessante e riesce anche a sorprendere, in alcuni momenti.
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La vita profonda
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01/04/2026 Un buon inizioIl romanzo è evidentemente un esordio e ne manifesta aspetti positivi e negativi. Nonostante qualche piccola sfumatura manierata, nel complesso risulta una lettura piacevole, interessante, in cui il dolore emerge in modo garbato, non banale.
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