I commenti più recenti
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Nella casa del leone
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09/05/2026 Francesco Vincenti Non perdere mai il sorrisoIl romanzo si legge piacevolmente e, nonostante parli di malati terminali, è in fondo un inno alla vita, che va vissuta fino all’ultima goccia e non bisogna mai perdere il sorriso, così afferma l’autrice, attraverso i suoi personaggi. Il tema, in fondo, è quello che dovrebbe ispirare le scelte di ognuno, ovvero quale sia il senso della nostra vita. Una storia che scorre lievemente fra gioie e dolori, trascinando con sé un po’ di cultura giapponese, soprattutto quella culinaria. Un breve glossario finale aiuta il lettore a decifrare alcune parole. Finito di leggere il libro, da animale curioso, sono andato a verificare se l’hospice “La casa del leone” esistesse davvero: in realtà è un luogo immaginario, creato da Ito Ogawa. Esiste invece l’isola dei limoni (Ikuchijima / 生口島), situata nel Mare Interno di Seto, nella prefettura di Hiroshima, famosa per il suo clima mite. Quasi quasi vado a farci una vacanza.
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La dama verde
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09/05/2026 Angela Fracchiolla consigliatoBel giallo che si fa leggere tutto d'un fiato, guastato forse solo da un finale leggermente prevedibile
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Amore, Marlboro e mirtilli
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08/05/2026 Daniela BertoglioHo scaricato l'eBook di questo romanzo incuriosita dall'originalità del suo titolo, che non so se sia la traduzione letterale di quello coreano, ma, a lettura conclusa, credo sia azzeccatissimo. E' la storia di uno scrittore, suddivisa in 4 fasi: c'è il ventenne che convive con una amica, studia poco e beve moltissimi alcolici, c'è lo stesso personaggio qualche anno dopo, alle prese con la malattia della madre, una fervente evangelica che non accetta l'omosessualità del figlio, ci sono le relazioni di quest'ultimo con uomini che si vergognano e nascondono il loro orientamento sessuale, c'è una storia che finisce, e che, a distanza di tempo si scopre che era una relazione più importante di quanto si era creduto. Un romanzo dallo stile ironico e scanzonato, un memoir sincero e dissacrante, originale e interessante perché racconta tanti aspetti della cultura coreana.
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Dove non mi hai portata : mia madre, un caso di cronaca
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08/05/2026 Storico e riflessivoUn racconto che ripercorre un recente passato italiano, fatto di difficoltà, sacrifici e pregiudizi, che sembra lontano anni luce anche per chi lo ha, almeno parzialmente vissuto, unendolo però a riflessioni attualissime.
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Passione sakura : la storia dei ciliegi ornamentali giapponesi e dell'uomo che li ha salvati
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08/05/2026 Una storia di grande fascino.Naoko Abe racconta la storia dei ciliegi ornamentali giapponesi intrecciandola a quella di Collingwood Ingram, l'uomo che contribuì a salvarne alcune varietà. E un saggio narrativo che parla di natura, memoria culturale e legami inattesi tra Giappone e Inghilterra. Dopo aver letto questo libro vi verrà voglia di andare in Giappone durante la fioritura.
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Quella mattina di luglio
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08/05/2026 Giselda Massari Una storia piccola e la grande Storia.Uno dei primi libri di Augias, pubblicato nel 1995, scritto con lo stile accurato e poetico che tuttora lo contraddistingue. È la storia di un delitto avvenuto nella notte che precede il bombardamento di Roma del 19 luglio 1943. La trama avvincente del thriller si innesta sulla tragedia delle bombe americane cadute nel quartiere San Lorenzo e sull’inizio della disfatta del regime fascista, cui seguirà ben presto la tragedia della guerra civile. Una storia piccola, incentrata sul mondo della prostituzione romana e sul costume dei gerarchi del ventennio, che si intreccia con la storia grande e tragica del tramonto della dittatura e della difficile transizione verso la libertà.
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The giver. Il figlio
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08/05/2026 Una via di salvezza in un mondo distopicoJonas ha undici anni e nel mondo in cui vive l'umanità è riuscita a sradicare la guerra, la paura, le emozioni negative, e anche quelle positive. Non si sa più cosa sia la morte. Tutti gli abitanti sono soddisfatti dello stato di cose presente, ma non sanno come fosse la vita un tempo, né cosa siano le emozioni, i colori e le esperienze di cui sono stati privati. Come a ogni ragazzo, anche a Jonas viene assegnata un'attività sulla base delle sue abilità, al compimento dei dodici anni. Sarà destinato a diventare il nuovo Portatore di ricordi, un ruolo unico, grazie al quale, con l'addestramento del Donatore, riscoprirà quel passato sconosciuto, con i suoi orrori, ma anche con le sue bellezze. Una conoscenza pericolosa, che lo porrà di fronte alla più difficile delle scelte. Romanzo distopico scritto per ragazzi, DA LEGGERE tutti.
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Occhi di bambina
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08/05/2026 "Io la mamma non la lascio sola", parola di bimbaHo letto questo libro in quanto presente nella dozzina dei semifinalisti del Premio Strega 2026. Firenze, anni 80. Arianna ha sette anni e non vuole lasciare la mamma sola; quindi la segue nella fuga di lei e del nuovo compagno (sospettati di terrorismo) attraverso l'Europa. Ma, quando la madre sarà imprigionata e instradata, tornerà a vivere con i nonni, che sono sempre stati l'affetto familiare di riferimento. E "L'affetto, per l'anima, è un po' come il calcio per le ossa", pensa Arianna, la bambina-adulta narratrice di questa autobiografia romanzata, che l'autore Marco Vichi ha composto a partire dal canovaccio di una testimonianza vera. Interessante lettura, anche per alcune riflessioni (non proprio da bambina, in verità) sugli anni "di piombo" e la situazione delle carceri (Sollicciano e Arezzo); ma NON lo voterei.
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07/05/2026 Le colpe dei padri ricadono sui figliItalia, anni 80. A causa della latitanza della madre per prossimità col terrorismo, all'età di sette anni Arianna è costretta a vivere coi nonni materni a Firenze, poi parte con la madre in incognito e il suo compagno per Parigi, dove restano a lungo prima di trasferirsi a Barcellona. Anni dopo, catturata ed estradata la madre in Italia, la protagonista e voce narrante potrà tornare a una vita normale. Anche se ha sofferto per le separazioni familiari, gli sradicamenti scolastici e la paura per la clandestinità, "Si sa come sono i bambini, sono capaci di scavalcare gli ostacoli a modo loro..." (pag. 48). Nelle ristrettezze, ha imparato a sopravvivere, a parlare il francese e lo spagnolo. Tratto da una storia vera, il libro è nella dozzina semifinalista allo Strega 2026, immeritatamente, penso, nonostante la tenerezza provata.
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07/05/2026 Non lo consigliereiUn libro scorrevole che si lascia leggere ma niente di più purtroppo. Speravo di meglio considerando la candidatura al Premio Strega 2026.
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05/05/2026 Teresa LapegnaArianna è una bambina di sette anni che si trova a dover scegliere dove trascorrere la propria vita: se con i nonni che l’adorano, o con la madre in fuga dall’Italia per trascorsi politici che Lei non conosce. Sceglierà di raggiungere la madre e di condividere una vita provvisoria tra Parigi e Barcellona. Questa sua nuova vita, resa ancora più complicata dalla convivenza della madre con un compagno difficile e da frequentazioni discutibili, mette in risalto la determinazione e la resilienza di Arianna a superare tanti ostacoli, offrendoci una lente d’ingrandimento sul contraddittorio mondo degli adulti visto dagli occhi di una bambina, animata solo dall’amore e dal bisogno di una madre, in questo caso, purtroppo, non proprio aderente al suo ruolo.
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29/04/2026 Giorgio Grasso Uno sguardo dal bassoSe a scrivere questa storia (che Vichi dice di aver tratto da una storia vera) fosse una vera bambina, allora potremmo anche accettare che le descrizioni degli eventi che accadono a lei, ai suoi nonni e alla madre (per tacer del padre, che è poco più di una comparsa) siano così tranquille, quasi impersonali. Perché è vero che i bambini quando scrivono riescono a raccontare senza giudicare, a spiegare senza valutare. Ma, sia pure nella finzione di Vichi, qui la narrazione dell'infanzia travagliata di Arianna, dai 7 ai 10 anni, viene fatta da una donna adulta, che però non sembra aver fatto ancora i conti con questi genitori "assenti". La madre, di cui mi sembra non si dica neanche il nome (anche perché all'estero vive da latitante e sicuramente non con quello vero), è una figura piuttosto meschina, durante i 4 anni scarsi in cui vive con la figlia non sembra avere per lei nessun sentimento materno: tutto viene oscurato dalla sua paura di essere arrestata. Del padre meglio non dire niente, tanto inesistente appare ai nostri occhi, ma anche a quelli di Arianna, che lo considera un amico per una settimana di vacanza. Insomma, agli occhi della bambina, attraverso cui ci arriva la storia, questa indifferenza/nullità dei genitori sembra cosa normale, ne soffre ovviamente ma, da brava bimba, non protesta mai, anche lei intrappolata nel meccanismo della latitanza forzata. Ne esce un romanzo sicuramente leggibile, con alti e bassi, ma niente di eccezionale. E poi Vichi nelle ultime trenta pagine si sente in dovere di raccontarci finalmente chi erano i genitori della bambina prima della sua nascita, con un flashback che avrebbe avuto più senso inserito, magari a frammenti, durante la narrazione. Finalista del premio Strega? Mah!!
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21/04/2026 Un’infanzia sospesaVichi esce dalla sua “comfort zone” del poliziesco per romanzare una storia realmente accaduta. Siamo nel 1985 quando Arianna, una bambina di soli sette anni, lascia Firenze e i nonni con cui è cresciuta per seguire la madre in una fuga che la porterà tra Parigi e Barcellona. Diventa così vittima indiretta di scelte ideologiche che la costringono a una vita precaria, senza la possibilità di mettere radici. In questo continuo spostarsi, l’unico punto fermo resta il legame con la madre, insieme a un elefantino di peluche rosa, fragile simbolo di protezione e di conforto. La narrazione assume una forma quasi cronachistica, come un diario filtrato dallo sguardo infantile; la scrittura adotta toni estremamente semplici e misurati, ma a tratti fin troppo piatti. Proprio questa scelta, unita alla dichiarata fedeltà alla storia vera raccontata in appendice, finisce però per attenuare il potenziale della vicenda: nonostante la sua forza, il racconto fatica a generare un reale coinvolgimento emotivo e resta spesso in superficie. A fine lettura emerge così un senso di incompiutezza. La chiusura appare frettolosa e lascia il desiderio di comprendere come quell’infanzia sospesa abbia plasmato la donna adulta. Purtroppo, questo passaggio resta inesplorato.
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L'orologio
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07/05/2026 Alessandro Paparelli l orologiola scoperta di un Italia ancora da fare , che poteva rinascere dalle ceneri ;il coraggio la visione di alcuni uomini determinati, l' egoismo e opportunismo di dirigenti politici di massa che ne hanno ostacolato la realizzazione ; un libro che con una scrittura mirabile e poetica descrive quello che potevamo essere e non siamo diventati
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I dodici sospetti
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07/05/2026 Giallo in una produzione televisivaQuesto romanzo giallo è un po' atipico ma carino: la vicenda si svolge il Svezia nell'ambiente di una produzione televisiva. Viene uccisa una conduttrice televisiva, ci sono 12 sospettati e una giornalista che, intervistandoli, ma senza diventare una investigatrice, conduce il lettore verso la soluzione del caso. Il tutto con un accompagnamento di vicende familiari della giornalista e lavorative della redazione del giornale.
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La fine dell'amore
Giralt Torrente, Marcos <1968- >
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07/05/2026 ...perchè no!Molte volte il percorso di una coppia sembra segnato, ma un incontro non previsto può far cambiare le carte in tavola. Non è cosa buona dare le cose per scontate, occore provare, osare, mettersi in gioco anche se può risultare "pericoloso". Cosa importante, nel confronto, è l'obiettività: nel compararsi con gli altri occorre il desiderio di non lasciarsi scadere di fronte ad un aspetto inferiore che invece di abbaterci, deve spingerci verso una rinascita e a non temere l'eventuale "fine dell' amore".
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Io non ho paura
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07/05/2026 E se i mostri fossero gli adulti?Michele ha nove anni nella bollente estate del 1978 quando, nelle desolate campagne di Acque Traverse (sud generico), deve scontare una penitenza: entrare e uscire da una casa abbandonata, ma sul più bello cade, scoprendo un buco nel terreno, in fondo al quale c'è qualcuno. E' un bambino che non dovrebbe essere lì, si chiama Filippo. Così Michele inizia a dargli cibo, sostegno e amicizia. E' commovente il rapporto, all'inizio silenzioso, tra i due coetanei. Ma Michele, pur continuando a ripetersi di non avere paura, ben presto sarà costretto a capire che invece deve averne eccome, di paura, non dei mostri fino a lì temuti, ma degli adulti, e non solo estranei. Allora, saprà tirare fuori tutto il suo coraggio di bambino. Romanzo drammatico, privo di giudizi, dal commovente finale. CONSIGLIATO sia il romanzo, sia il film omonimo del 2003 ad esso ispirato, girato in Basilicata da Gabriele Salvatores.
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I convitati di pietra
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07/05/2026 Beatrice Ferlito Un gioco ad eliminazioneMichele Mari non delude mai. Questo libro è una meraviglia nell'intreccio perfetto, nella scrittura impeccabile, nella scelta interessante dei tipi umani. Trenta compagni di classe, dopo un anno dall'esame di maturità, decidono di stringere un patto di affiliazione che li legherà per il resto della vita. Quella trovata, nata per gioco, col tempo diventerà un'ossessione, un pensiero distorto: chi più, chi meno, inevitabilmente muterà la propria visione dell'altro vedendolo come un rivale da superare nella corsa della vita. Anche se l'idea di versare un contributo monetario ogni anno, fino a quando rimarranno in vita solo tre vincitori, può sembrare inverosimile è, però, lo spunto per esplorare un possibile alter ego di ognuno di loro. Il premio finale, di cui non si preciserà mai l'ammontare, è proprio nella spinta per restare vivi, per sviluppare un'attaccamento alla vita, per guardare al futuro con la speranza di raggiungere ancora degli obiettivi. Nel contempo cimentandosi in un agone con sempre meno freni morali, manifestano tutto il loro cinismo e l'egoismo più bieco diventando capaci di ricorrere a stratagemmi tra i più vari come macumbe, ricatti, induzione al suicidio e, addirittura, omicidi commissionati. In questo gioco di forze Mari accende un faro sulle umane miserie e debolezze che non si smette mai di scoprire, anche in persone insospettabili in cui il meglio e il peggio spesso coesistono. Nel libro non si percepisce un intento giudicante bensì uno sguardo divertito soprattutto quando lo scrittore indugia sulle manie e i vizi di alcuni personaggi. Ognuno dei trenta concorrenti ha vita nel romanzo in quanto partecipante alla riffa ed ogni azione o pensiero converge nel piano del gioco, compresa l'elencazione delle malattie che, periodicamente, viene aggiornata e che spinge qualcuno, perfidamente, a scommettere o fare pronostici. Qualche accenno alle vite private serve solo ad identificare i personaggi (l'architetto, l'avvocato, l'insegnante, il venditore di auto ecc.) mentre il loro ruolo cresce e si qualifica nella relazione degli uni con gli altri giocatori come in una partita. Possiamo concludere che il meccanismo generato dal gioco è l'ossatura del racconto scandendone il ritmo e l'evoluzione. La bellezza del libro scaturisce dalla rappresentazione della vita per come è, con le sue ombre, ma anche con la possibilità che sentimenti di amicizia, amore e solidarietà possano, anche quando sembra impensabile, trovare spazio. Il finale arriva ad essere poetico! Consigliatissimo.
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04/05/2026 Conto alla rovescia, scontatoUna classe di trenta liceali si impegna a reincontrarsi ogni anno dopo l'esame di Stato, sottoscrivendo una riffa a beneficio degli ultimi tre sopravvissuti. E' un lunghissimo conto alla rovescia che dura settantacinque anni, divertente e grottesco, con liste aggiornate di malattie, terapie mediche e decessi. A sprazzi la storia - non scevra di sentimenti e descrizioni di costume - mi ha ricordato qualche scena del film "Compagni di scuola" (1988) di Carlo Verdone. E in qualche modo il mondo del cinema entra qui con il ripercorrere saltuario della filmografia dell'attore americano Gene Hackman, alla cui morte, quella sì da "noir", avvenuta nel 2025 in corso d'opera, si accenna. E' Hackman è il vero convitato di pietra del romanzo dall'inizio alla fine, nel 2037, quando rimasti vivi due ultranovantenni, la riffa cambia destinazione. Il testo, in rosa al Premio Strega 2026, pur ben scritto, non mi ha convinto.
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30/04/2026 Daniela BertoglioE' un romanzo scritto bene, un noir grottesco dalla trama sicuramente originale, ma debole secondo me, perché mi sembra davvero inverosimile che una classe intera di studenti continui a vedersi regolarmente, ogni anno, e tutti continuino a versare regolarmente una somma, definita "non alta ma nemmeno irrisoria" in un fondo destinato ai soli tre che, dopo una settantina e passa di anni, riusciranno a sopravvivere agli altri 27. Un gioco assurdo, dalla durata lunghissima, che parte nel 1975, un anno dopo la maturità, e va avanti fino al 2053. Una lotteria bizzarra quanto mostruosa, che riesce a tirare fuori il peggio dalla maggior parte degli ex studenti, che invecchiano progettando le altrui morti, e, in qualche caso, mettendole anche in pratica. Michele Mari ha il dono della scrittura, ma personalmente ho trovato sgradevole l'uso dell'articolo davanti al cognome delle protagoniste femminili, avrei preferito l'utilizzo del nome proprio per chiarire il sesso del personaggio.
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18/04/2026 Giorgio Grasso Una scommessa riuscitaIl tempo passa per tutti, ma per i 30 ex studenti di questo romanzo sembra passare più lentamente. La riffa ideata in occasione della cena dell'anno successivo a quello della maturità è l'occasione creata da Mari per mettere in scena un racconto nero, con venature di giallo. Dei trenta studenti impariamo a conoscerne bene solo pochi, perché i primi quarant'anni scorrono piuttosto in fretta, con il gruppo che piano piano si assottiglia per motivazioni anche cruente (e sono le pagine più divertenti). Quando il gioco si fa più serio, cioè dopo che i partecipanti rimasti hanno compiuto i sessanta, allora Mari comincia a delineare i caratteri principali ed entriamo finalmente nella testa di alcuni dei protagonisti. Contrariamente ad altri lettori a me la fissazione di uno di loro per Gene Hackman e la sua filmografia è piaciuta, a Mari evidentemente piacciono gli elenchi. E ad un certo punto vogliamo sapere tutti come andrà a finire, salvo scoprire che in fondo lo sapevamo già. Vincerà lo Strega? In cinquina sicuro (lo dico ad aprile), poi si vedrà.
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Consenso, possiamo parlarne? : un libro su scelte, mutuo accordo e volontà
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07/05/2026 Da leggere nelle scuole e non soloIl libro è pensato soprattutto per un pubblico giovane, ma la lettura risulta piacevole a tutte le età. Attraverso esempi semplici, l’autore invita il lettore a riflettere sul consenso e a praticarlo in ogni contesto, ponendo grande attenzione anche al modo in cui comunichiamo e ascoltiamo gli altri. Un ulteriore punto di forza del libro sono le illustrazioni, che valorizzano e completano il messaggio dell’autore.
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Morte di un commesso viaggiatore
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07/05/2026 Nel buio, una flebile luceQuando nel 1949 uscì "Morte di un commesso viaggiatore", l’America era immersa nel clima ottimistico del dopoguerra: ricostruzione materiale, boom economico, fiducia cieca nel futuro. Ma l'autore seppe cogliere fin da subito il volto oscuro di quel mito: la brutalità nascosta sotto la superficie del successo, la solitudine di chi misura il proprio valore sul metro della competizione, la disperazione di chi non può permettersi il fallimento. Raccontando le vicende di Willy Loman, il commesso viaggiatore del titolo, e della sua famiglia, illusa dal sogno americano, Miller interpella la responsabilità morale dell'individuo. La sua opera non parla più soltanto dell'America, ma dell'umanità globalizzata; ed è attuale, poiché il capitalismo è diventato, da sistema economico, una forma di vita interiore. Eppure, nonostante tutto (e la morte di Loman), resta la traccia d'un legame: di un amore che resiste, di una voce che chiama, di uno sguardo che, pur nel fallimento, cerca l’altro. DA RILEGGERE.
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