I commenti più recenti
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Kukum
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24/09/2026 Daniela Avanti KukumKukum di Michel Jean è un romanzo emozionante che racconta la vita di Almanda che sposa un giovane Innu. È un libro semplice ma intenso, che racconta il rapporto con la natura e con quello che ci offre per sopravvivere, fino a quando altri uomini decidono di porre fine a questo equilibrio.
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Gli ultimi giorni di quiete
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24/09/2026 Gli ultimi giorni di quieteUn libro che ha toccato le corde del mio cuore e che mi ha trasmesso emozioni contrastanti. È sicuramente un buon libro in cui immergersi.
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Ipazia : la vera storia
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24/09/2026 Paolo Galati mi aspettavo di megliopiuttosto noioso poco scorrevole e scritto più come un manuale che un romanzo, per me piuttosto deludente
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Il gatto
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24/09/2026 Daniela BertoglioDue vedovi sessantenni senza figli, lei casalinga ultima erede di una famiglia ricca ma ormai caduta in rovina, lui muratore in pensione, due persone diversissime, con poco in comune, decidono di sposarsi per colmare le proprie solitudini, ma ben presto il loro menage diventa un gioco al massacro, senza esclusione di colpi. Lei è cattolica, bacchettona, il matrimonio non viene consumato, ma si rifiuta comunque di prendere in considerazione il divorzio, lui vuole vendicarsi per la morte del suo gatto, che è convinto sia stata lei ad avvelenarlo. Non si scambiano più una sola parola, comunicano solo attraverso lo scambio di pizzini, lui decide di andarsene, ma poi torna, richiamato in qualche modo da lei e dai suoi silenzi, perché entrambi sanno che è proprio il loro matrimonio tossico a tenerli ancora in vita. Simenon ha scritto un romanzo spietato, che solo lui poteva scrivere, almeno così bene. Consiglio di ascoltare la versione audiolibro, magistralmente letto da Elena Radonicich, che è proprio brava.
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Anna non dimentica : romanzo
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24/09/2026 Non mi è piaciutoIl giallo potrebbe anche interessante ma ho trovato tutto molto inverosimile. Scrittura molto semplice, i personaggi non sono mai ben caratterizzati. Un ragazzina rapita da piccola che diventa una aguzzina e non scappa mai dal suo rapitore nonostante possa uscire abbia contatti con gli esterni, addirittura lavora fuori il luogo di prigionia. Tutto troppo basato sulla realtà virtuale descrivendo i giovani come COMPLETAMENTE dipendenti solo da quello. Non lo consiglierei
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Piano Recital: Kasprov, Sergej - Rameau, J.-P. ; Godowsky, L. ; Lully, J.-B. ; Scarlatti, D. ; Bach, J.S. (Exploring Time With My Piano)
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24/09/2026 Kasprov e il suo "exploring time with my piano": un viaggio nel tempo e nell'animaSe non facciamo alcuno sforzo a leggere un libro di Benni e, dopo, sfogliare la Commedia di Dante allora questa raccolta ci rapirà: Sergei Kasprov si cimenta (nel vero senso del termine) con musicisti di ieri e di oggi, da Bach a Godowski, passando per Scarlatti e Rachmaninov, traducendo in linguaggio moderno le sonorità fatte per strumenti antichi. Ne nasce un suono nuovo, fatto di messaggi noti ma colori nuovi. E' piacevole e struggente allo stesso tempo il viaggio che ci porta a fare e a stento riusciamo a distogliere l'orecchio dal suono, virtuoso ed elegante, delle sue interpretazioni. Da ascoltare in punta di piedi.
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Dove le ragioni finiscono
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24/09/2026 non c'è esibizione del doloreLa scrittrice trasporta in un libro la tragedia di aver perso un figlio suicida. E' un dialogo con il figlio senza sentimentalismi lacrimevoli. La precisione maniacale con cui la madre parla al figlio rivela quanto sia immensa la sua mancanza. Madre e figlio discutono del significato esatto delle parole, delle metafore, della sintassi e della logica. La scrittura è l'unico modo per mantenere vivo il legame. Analizzare la grammatica diventa l'unico modo per continuare a comunicare con chi non c'è più. La precisione maniacale con cui la madre parla al figlio rivela quanto sia immensa la sua mancanza. Le parole del lutto usate convenzionalmente servono agli altri non alla mamma, sono del tutto inadeguate. "Dicevano che il tempo avrebbe guarito le ferite. Non dicevano che il tempo era la ferita stessa." La scrittura serve alla scrittrice per mantenere vivo il legame e non farsi sopraffare dal dolore.
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Un'estate
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24/09/2026 Non si dimenticaUn piccolissimo libro di poche pagine che si legge tutto d'un fiato. E' un libro che racconta una storia dolcissima ma anche amara, alla fine del libro vorresti non finisse e continuasse a raccontarci la storia della protagonista ma la fine del libro era l'unica possibile. Come dice Viola Ardone è vero che 'può bastare anche solo un'estate per imparare ad essere amati'. LEGGETELO!
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09/09/2026Un piccolo racconto, veramente bello. In poche pagine trasmette emozioni e afronta tanti argomenti, povertà, genitorialità, perdita di persona cara. Sicuramente da leggere
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1984
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24/09/2026 Alessio Di Simone Era il 1984 di Orwell. E te sei nato prima, ma non troppo...Orwell è Orwell. Se non fosse Orwell sarebbe un altro autore. Quanti autori hanno rifatto 1984? Ve lo dico io: un botto. Beh, questa è l'idea originale che oramai avete masticato e vi è entrata nel DNA e quindi sapete il libro, ne avete una idea, senza nemmeno aver percorso tutto il sentiero per intero. Cammina che ti cammina il sentiero ti porta dove vuoi arrivare. Questo libro è così. Questo libro poi è l'originale, di 1984. Non la rivisitazione omaggiata di Dylan Dog, di South Park o di Futurama. Semplicemente 1984 originale. In tutta la sua brutalità. Questo è una pietra miliare riconoscibile a tutti. Universalmente nota. Spesso, come tutte le cose universalmente note, in pochi si sono fermati a 'esplorare' - direte voi, a 'leggere' - dico io. Comunque bello comunque. Davvero.
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Neonomicon
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24/09/2026 Alessio Di Simone Neonomicon: Alan MooreAlan Moore mi piace. Più divento anziano, più diventa complicato e lungo da leggere. L'esempio di come un fumetto può diventare qualcosa di valido sempre. Sempre. Questo fumetto ha quel qualcosa che non riesci a descrivere bene perché ma funziona. Funziona alla grande. Ti ritrovi a continuare a sperare di aver capito tutto, ma è una speranza supervana. Stiamo parlando di Moore. Moore! Ma vi rendete conto di chi stiamo parlando?
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Victorian psycho
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24/09/2026 Alessio Di Simone Un film?Ho preso questo libro perché era esposto in biblioteca. L'ho letto ed è bello. Scorre. Vive. Moderno ma allo stesso tempo goticissimo. Ma non un gotico moderno. Ultraviolento, fisicamente e psicologicamente i personaggi si distruggono mentre le pagine scorrono in una maniera molto interessante. Effettivamente per come è scritto farci un film è una bella idea. esce un horror patinato come ci hanno abituati adesso. Dovrebbe esserci la Qualley, se non c'è mi sono sbagliato. A me però i libri mi piace leggerli, non vederli su schermo. Questo è stato un bel leggere.
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<<Monster deluxe>> 2
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24/09/2026 Alessio Di Simone MonsterÈ una bomba! Letteralmente. Questo è solo il secondo volume, ma anche il primo è una bomba. Questa roba ti esplode tra le mani mentre stai leggendo. Tutto ciò a cui stai pensando, di grigio, di opprimente, di decadente dell'europa degli anni '80 è qui reso credibile e in modo appassionato. Una bomba.
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L'immensa distrazione
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23/09/2026 Un’immensa distrazione dal morireUn bel romanzo familiare che intreccia la storia dei Manfredini con quella dell’Italia del Novecento. Fois questa volta abbandona la Sardegna e sceglie l’Emilia, raccontando attraverso la famiglia Manfredini il passaggio da una società contadina a una realtà sempre più industriale. La storia dei Manfredini attraversa diverse generazioni e, insieme alle loro vicende personali, racconta i cambiamenti della società italiana: il lavoro, l’ascesa sociale, i rapporti familiari, le trasformazioni del costume. Una saga in cui le scelte di una generazione finiscono inevitabilmente per ricadere su quelle successive. Al centro c’è Ettore, che a 95 anni, la mattina del 21 febbraio 2017, “nonostante fosse appena morto, ebbe la sensazione di svegliarsi”. Ettore ha costruito la sua fortuna in virtù di un evento tragico, di cui conserva il segreto, ma che condiziona comunque la sua vita e quella della sua famiglia. Da quel momento, in un tempo sospeso tra la vita e la morte, ripercorre la propria esistenza e quella dei suoi familiari. È proprio questo espediente narrativo ad avermi convinta: ormai fuori dalla vita, Ettore può guardarla con una lucidità che prima non gli era possibile. Non c’è più nulla da difendere, giustificare o nascondere. E così anche i ricordi non seguono un ordine lineare, ma si muovono liberamente tra passato e presente, secondo il flusso della memoria. Ettore non è un uomo che ha amato molto, se non il nipote Elio, ma non è neppure un uomo che abbia molto odiato. La sua è stata soprattutto una vita vissuta, fatta di scelte, errori, omissioni e conseguenze che solo alla fine riesce a vedere nella loro interezza. Fois racconta tutto con uno stile essenziale, privo di retorica sentimentale, e costruisce una trama che non scade mai nella banalità né nella noia. Forse vedere la propria vita da morti significa finalmente poterla vedere davvero. E forse è proprio questo che suggerisce il titolo: vivere è, in fondo, un’immensa distrazione dal morire. “Morire, si disse a quel punto Ettore Manfredini dal suo letto di morte, è come diventare un narratore onnisciente sia della propria vita, sia di quella degli altri, fino a vedere tutto ciò che non si è vissuto in prima persona. Capí che morire era anche frugare angoli segreti, o che ci sono stati tenuti segreti. Capí che concepire il dolore subíto e quello inflitto erano forme di agonia. Un’agonia data dalla coscienza, dalla chiarezza. La sofferenza di dipanare matasse che sarebbe stato meglio restassero aggrovigliatissime. Il pensiero costante di emendare errori nascosti anche attraverso una narrazione faziosa, agghindata, imbellettata. Ma capí anche di trovarsi nella condizione in cui quel flusso di connessioni inaspettate doveva subirlo.”
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I delitti della salina
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23/09/2026 Giornalista e investigatriceSiamo in Sardegna agli albori del secolo scorso. Interessante il periodo storico, ma anche l’ambito politico e sociale dell’epoca, interessante anche la descrizione della città di Cagliari, così lontana dal continente, ma crocevia di cittadini di diverse provenienze: dalla Svizzera al Piemonte, alla Campania, all’Asia. La protagonista è Clara, “mezzosangue” tra un capitano di Marina cagliaritano ed una commerciante cinese deceduta durante il parto. Clara ha un carattere volitivo, vuole intraprendere la carriera di giornalista ed è osteggiata da un ambiente maschilista e tradizionalista, ma soprattutto è ostacolata a causa della sua vicinanza alle questioni sociali che vedono una netta contrapposizione tra la povertà della classe lavoratrice e operaia e quella dei “padroni nobili” che ancora governano il territorio. La morte di due bambini, operai nel porto, fa partire un’indagine e Clara non crede nell’incidente, ma subdora un omicidio. Tra personaggi ambigui, povertà estrema, comportamenti subdoli e supponenti, Clara si destreggia, affiancata da due amici forse innamorati. Un libro gradevole che segna l’inizio per un altro episodio.
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Ferrovie del Messico : un romanzo d'avventura
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23/09/2026 Daniele Di CeglieI commenti che mi hanno preceduto hanno evidenziato pregi e difetti del romanzo dal punto di vista letterario. Io domando scusa in anticipo per quella che può sembrare una pignoleria: ritengo che quando si scrive un romanzo ambientato in altra epoca, anche se a noi vicina, ci si dovrebbe documentare. Il protagonista del romanzo ha un curioso vezzo, che peraltro è uno dei tratti con cui l’Autore pare caratterizzarlo: fa uso dell’Idrolitina (per chi non la conoscesse: un preparato per rendere effervescente l’acqua) quasi come un anti stress. “Aprii una busta di Idrolitina la versai nella bottiglia d’acqua fredda” (pag. 63) “Quando ho tirato fuori dal tascapane una busta di Idrolitina e ne ho versata mezza nel mio bicchiere di vino si sono messi tutti a ridere” (pag. 136). In realtà questi semplici gesti nel 1944 il protagonista non li avrebbe potuti compiere. Sono vecchio abbastanza per poter testimoniare che ancora a tutti gli anni Cinquanta, il preparato non consisteva in un’unica “bustina” (come è infatti ora) ma in due distinte cartine ripiegate (nemmeno vere bustine): prima si versava quella con le scritte in blu e poi quella con le scritte in rosso, e solo a quel punto si otteneva l’effervescenza. Si può obiettare che in un romanzo un po’ fantastico questo particolare puo’ sembrare irrilevante, ma mi domando se il protagonista avrebbe avuto questo vezzo, così connesso con la sua personalità, se avesse dovuto compiere questa operazione così macchinosa
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