I commenti più recenti
-
Nobody's girl : la mia storia di sopravvivenza in nome della giustizia
Giuffre, Virginia Roberts <1983-2025>
-
25/05/2026 La ragazza di nessuno.È l'autobiografia di un martirio, quello di Virginia Giuffre, vittima nella sua infanzia di un padre che la violenta. Nell'adolescenza i suoi supplizi si intensificano quando incontra due malefici sodali: Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell che la inseriscono in un sistema di abuso e sfruttamento, torturando il suo corpo e la sua anima di adolescente, in modi ripugnanti. Loro la cedono a figure ricche e influenti, tuttora molto note, per avere in cambio favori economici. La ricostruzione cronologica dettagliata e meticolosa appesantisce la lettura, ma denuncia un sistema di potere che per anni ha protetto questi atti disgustosi contro dei minorenni. L'autrice, pur avendo ricevuto dei traumi fortissimi con conseguenze psicologiche devastanti, ha la forza di denunciare per dare forza anche a tutte le altre vittime della tratta di minorenni. Non è facile leggere questo libro, ci sono passaggi scioccanti, purtroppo realmente accaduti.
-
-
Deja Vu [Videoregistrazione] : Corsa contro il tempo
-
25/05/2026 Barbara PetiFilm molto intenso, si parla molto di fisica e della distorsione del tempo... che viene utilizzata ai fini di cambiare il futuro ed evitare un attacco terroristico. Il viaggio indietro nel tempo e' sempre stato il sogno dell'uomo.. adesso realizzabile come un segreto militare. intensa l'evoluzione del punto di vista dell'agente. molto bella la dinamica emozionale di tutti quelli che partecipano alla ricostruzione dei 4 gg precedenti all'attacco, molto emotivi ed empatici un bel film
-
-
La sonnambula
-
25/05/2026 Giorgio Grasso Una veggente allo sbaraglioLetti i commenti piuttosto negativi di altri lettori e lettrici mi sento di spezzare una lancia in favore di questo romanzo sicuramente di appendice, certamente un po' troppo lungo (50-80 pagine in meno avrebbero giovato, quando si dice l'importanza dell'editing), e con personaggi stereotipati e soprattutto sempre coerenti con sé stessi. Che non risulta essere un vantaggio, perché le persone cambiano anche in base agli eventi che si trovano ad affrontare. Ciò premesso, e confermando che a tratti si fa fatica ad andare avanti e ci ho messo quasi un mese per leggerlo tutto, posso dire che alla fine qualcosa resta di questa narrazione, ispirata alla vita di una vera "sonnambula", una "finta" veggente per ricche signore annoiate e in cerca di emozioni e di risposte ai loro problemi di vita e sentimentali. La prima parte è la migliore, poi ci si annoia, e nell'ultima parte torna l'interesse, anche se concordo sulla scontatezza del finale. Prevedo comunque una facile promozione alla cinquina dello Strega, ma anche qui il mio voto non glielo dò
-
23/05/2026 Un feuilleton alla derivaPer me questo romanzo è un gran polpettone: eccessivamente lungo, zeppo di stereotipi e situazioni che non stanno in piedi, tutto giocato alla ricerca di colpi di scena del tutto inverosimili, fino a un finale telefonato e melenso. Anche la scrittura non mi ha entusiasmato: semplice, piatta e poco incisiva, probabilmente consona a una prolifica autrice di libri per l’infanzia, quale è la Pitzorno. La vicenda si svolge prevalentemente in un paesino della Sardegna di fine Ottocento e ruota attorno a Ofelia Rossi che, dopo episodi di “mal bianco” (epilessia) avuti in giovane età, si reinventa come “sonnambula”, dispensando consigli e vaticini, ricevuti da una sorta di cosiddetto Spirito Guida, a una variegata clientela composta soprattutto da donne, pronte a sottoporle i quesiti più astrusi Insomma, una lettura che non mi ha lasciato assolutamente nulla, se non la sensazione di aver sprecato il mio tempo. Qualche ora sottratta ad attività ben più stimolanti e decisamente meno noiose.
-
07/05/2026 Una chiaroveggenza d'impresaQuesta è la lunga storia di una sensitiva sarda della fine dell'800. Non mi ha entusiasmato, ma voglio richiamare l'attenzione su un aspetto particolare della trama che mi ha incuriosito. Trattandosi la protagonista di un personaggio ispirato a persona realmente vissuta, si racconta che la (vera) Sonnambula riceveva le clienti nei giorni feriali in orario pomeridiano, Perché? Verosimilmente, per darsi il tempo di reperire notizie dalla lettura dei giornali del mattino. La chiaroveggenza per lei divenne, con gli anni, una miscela di presagio, cronaca e fantasia, un'attività da vera imprenditrice. APPERO' !
-
-
Hellboy
-
25/05/2026 Barbara PetiMolto ben strutturato, alcune volte è anche comico. Il personaggio appare come supereroe altre volte come un umano qualsiasi anche ridicolo con il sigaro etc... interessante il punto di vista dello scienziato che lo considera un figlio e vorrebbe il meglio per lui. Un aspetto molto curato e' l'amicizia tra i mostri che si definiscono tali, l'uomo acquatico e hellboy...
-
-
La cucina degli incontri della signora Megumi
-
24/05/2026Megumi un tempo era un'indovina. Con il nome d'arte di Madame Moonlight, grazie al proprio talento e dono per la divinazione godette di straordinaria fama. Poi, un intoppo nella propria vita privata le tolse credibilità e poteri. Senza più nulla, guidata dall'istinto che poi si rivela essere destino, ha aperto da una decina d'anni un piccolo ristorante di oden. Qui, tra una portata e l'altra del rinfrancante piatto, seguiamo le storie di alcuni dei suoi clienti fissi, soprattutto di alcune donne. Tutte, senza eccezione, pongono come questione principale da risolvere il matrimonio. Che sia il sistemare una figlia trentenne, il trovare un buon partito per sé, l'accettare proposte da vedovi, la qualità delle agenzie matrimoniali, il tema del romanzo è solo quello. Megumi, che con sorpresa si rende conto che un barlume di potere pare esserle tornato, e vede ombre o luminosità intorno alle persone a seconda della positività o meno di quanto stanno per affrontare, fa da consigliera e talvolta interviene nello spingere gli avventori - ormai suoi amici - nella direzione che sa essere giusta per loro. È un romanzo piacevole alla lettura, ma ho trovato irritanti certi ragionamenti circa il matrimonio e la vita di coppia, come le caratteristiche che una donna dovrebbe avere per sapersi "promuovere" in un periodo storico in cui le giovani troppo riservate o silenziose non vanno più bene, perché gli uomini non sarebbero più abbastanza insistenti. E poi i vari discorsi sul sacrificio, sul compromesso, sul fatto che alla fine ci si sposa per non essere soli e avere sostegno, le interferenze nelle scelte personali e l'idea di un fatalismo di fondo. So che si tratta di un aspetto sociale e culturale molto diverso rispetto a quello occidentale, però ci sono stati molti atteggiamenti e riflessioni proprio da parte dei personaggi di questo romanzo che mi hanno infastidita. Interessanti le piccole digressioni sul cibo, che come in molti libri sul genere crea atmosfera ed è mezzo di incontro e condivisione.
-
-
<<Opere>> 2
-
24/05/2026Nel 1980 Goffredo Parise trascorse due mesi in Giappone e scrisse delle brevi prose destinate alla pubblicazione a mezzo stampa, poi raccolte in questo agile volume. L'alter ego dell'autore è qui Marco, scrittore e giornalista italiano che istituisce costanti confronti tra il paese del Sol Levante e quello "della Politica", come lo chiama lui, ossia la nostra soleggiata penisola; a me questo affascinato viaggiatore ha fatto sì pensare al Marco Polo del 'Milione' (ma anche alla versione di Calvino nelle 'Città invisibili'), ma anche al buon Marcovaldo, anche lui straordinaria creatura letteraria del suddetto. E' un narratore attento e minuzioso quello di Parise, che descrive nel dettaglio un paese in bilico tra tradizione ed occidentalizzazione, in cui la bellezza coincide con l'assenza di emozioni forti a favore di una quieta e limpida padronanza di sé: 'l'eleganza è frigida' è il verso di un haiku e nel contempo la sintesi di un'estetica che sfocia nell'etica. Verso la fine ho provato un po' di stanchezza verso la mitizzazione di questo favoloso Oriente a discapito delle terre nostrane, dipinte come corrotte, malate, volgari; è in questo estenuato e continuo parallelo che, a mio avviso, questo testo- a metà strada tra il saggio, la prosa giornalistica e il memoir di viaggio- perde un po'. Bellissime rimangono tuttavia le descrizioni delle vesti, dei cerimoniali, dell'attenzione estrema ai dettagli e alle composizioni che intridono gentilmente pagine piene di grazia.
-
-
Lavoro a mano armata
-
24/05/2026 Lucida folliaIl romanzo racconta a cosa può condurre un cocktail micidiale di competenza, determinazione, disperazione e rabbia. Il tema di fondo è la ricerca di un lavoro da parte di un disoccupato, Alain Delambre, esperto di management e risorse umane ormai non più giovane. L'occasione di una selezione di lavoro un po' insolita sotto forma di gioco si trasforma in una inquietante realtà che fa sprofondare il protagonista in un gorgo di meschinità, umiliazioni, violenza, e servirà tutta la lucidità possibile per cercare di riportarsi a galla - sì perché la questione non è se uscirne con dignità, ma uscirne. Il libro presenta una buona indagine psicologica dei personaggi, mentre ho trovato piuttosto inverosimili alcuni passaggi nella trama. Voto 3,5.
-
-
L'insostenibile leggerezza dell'essere
-
24/05/2026 Giselda Massari La leggerezza di KunderaTratto dal best seller di Milan Kundera (1985), il film ripercorre fedelmente il libro con una struggente interpretazione di Thérèse da parte di Juliette Binoche. E' ambientato nella Praga post invasione sovietica e narra le vicende di un giovane medico, Thomas, ammalato di leggerezza e della sua compagna Thérèse, pura, ingenua e sincera nell'amore che prova per lui. Sopporta i tradimenti del marito, spinto da una irrefrenabile voglia di sesso che sfoga con varie amanti, senza mai provare sensi di colpa perchè mosso appunto dalla voglia di leggerezza. Leggerezza che impronta tutta la sua vita consentendogli di affrontare senza traumi apparenti la dittatura sovietica, la perdita del lavoro di medico perchè, sempre con leggerezza, aveva pubblicato un articolo anti-sovietico. Per Thérèse, divorata dalla gelosia e dal dolore dei tradimenti, questa leggerezza è appunto insostenibile. Nel finale tragico forse i due trovano la pace. Molto lungo, forse troppo, il film contiene toccanti immagini di repertorio dell'invasione sovietica in cui sono inserite scene dei due protagonisti. E' senz'altro un film denuncia, come lo era stato a suo tempo il libro, ma rispecchia la leggerezza/ironia che Kundera inserisce in tutta la sua opera come se non ritenesse l'azione coercitiva operata dall'Unione Sovietica di allora degna di troppa seria considerazione: dal suo rifugio sicuro a Parigi poteva certo permetterselo.
-
-
[4]: Fuki-no-tö
-
24/05/2026 Breve ma intenso.Quarto capitolo della pentalogia "L'ombra del cardo". Dallo stile essenziale, l’autrice va dritta all'essenza emotiva del racconto. Il titolo fa riferimento al fuki-no-to (il germoglio del farfaraccio giapponese), una metafora che incarna perfettamente la protagonista: tenace, semplice, ma non priva di grazia e pronta a sbocciare nonostante le difficoltà. È una lettura ideale se ami la letteratura giapponese intimista, caratterizzata da un'esplorazione sommessa ma potente del desiderio e della complessità dei sentimenti umani.
-
-
The outsider
-
24/05/2026 Bruno Umana A metà tra scienza e fantascienzaQualcuno vuole incastrare Terry Maitland , viene accusato di aver stuprato e ucciso un ragazzino , tutto fa pensare che lui è il colpevole, ma talvolta non è così e le prove possono essere manipolate...Da leggere
-
-
Eredi Piedivico e famiglia
-
23/05/2026 Rossella Ricciotti delicatoun libro sui sentimenti, diverso da quelli sul commissario Maccado o sugli altri tanti personaggi che attorniano il lago
-
-
La rosa inversa
-
23/05/2026 Stefania Calo'Romanzo storico che intreccia passato e presente attraverso la scoperta di una stanza segreta in un palazzo siciliano: un uomo del Novecento trova documenti del Settecento tra cui un manoscritto autobiografico del barone illuminista Ruggero Enares. Il libro esplora temi come illuminismo, massoneria, rivoluzione, restaurazione. L'idea nasce da un opuscolo che si è rivelato una fake news storica. Linguaggio elevato e ricercato non del tutto convincente
-
-
Occhi di bambina
-
23/05/2026 Stefania Calo' L'elefantino rosaRomanzo delicato e scorrevole raccontato in modo semplice dall'io narrante adulto con gli occhi di una bambina di 7-8 anni che si è trovata ad affrontare una situazione straordinaria e precaria con grande coraggio per stare accanto ad una madre latitante. Mi è piaciuto e mi sono sentita vicina a questa mia coetanea nata negli anni di piombo. Molto bello il rapporto con la nonna che è stato il vero sostegno per la bambina.
-
08/05/2026 "Io la mamma non la lascio sola", parola di bimbaHo letto questo libro in quanto presente nella dozzina dei semifinalisti del Premio Strega 2026. Firenze, anni 80. Arianna ha sette anni e non vuole lasciare la mamma sola; quindi la segue nella fuga di lei e del nuovo compagno (sospettati di terrorismo) attraverso l'Europa. Ma, quando la madre sarà imprigionata e instradata, tornerà a vivere con i nonni, che sono sempre stati l'affetto familiare di riferimento. E "L'affetto, per l'anima, è un po' come il calcio per le ossa", pensa Arianna, la bambina-adulta narratrice di questa autobiografia romanzata, che l'autore Marco Vichi ha composto a partire dal canovaccio di una testimonianza vera. Interessante lettura, anche per alcune riflessioni, non proprio da bambina, sugli "anni di piombo" e la situazione delle carceri toscane (Sollicciano e Arezzo); ma NON lo voterei.
-
07/05/2026 Le colpe dei padri ricadono sui figliItalia, anni 80. A causa della latitanza della madre per prossimità col terrorismo, all'età di sette anni Arianna è costretta a vivere coi nonni materni a Firenze, poi parte con la madre in incognito e il suo compagno per Parigi, dove restano a lungo prima di trasferirsi a Barcellona. Anni dopo, catturata ed estradata la madre in Italia, la protagonista e voce narrante potrà tornare a una vita normale. Anche se ha sofferto per le separazioni familiari, gli sradicamenti scolastici e la paura per la clandestinità, "Si sa come sono i bambini, sono capaci di scavalcare gli ostacoli a modo loro..." (pag. 48). Nelle ristrettezze, ha imparato a sopravvivere, a parlare il francese e lo spagnolo. Tratto da una storia vera, il libro è nella dozzina semifinalista allo Strega 2026, immeritatamente, penso, nonostante la tenerezza provata.
-
07/05/2026 Non lo consigliereiUn libro scorrevole che si lascia leggere ma niente di più purtroppo. Speravo di meglio considerando la candidatura al Premio Strega 2026.
-
-
Acqua sporca
-
23/05/2026 Beatrice Ferlito "La casa è sempre in un luogo dove noi non siamo..." (cit.)Siamo noi ad appartenere ai luoghi o i luoghi ci appartengono? L'essere nati e cresciuti in un paese ci rende necessariamente figli di quella terra perché ne abbiamo respirato l'aria, assaporato i suoi aromi, ballato al tempo della sua musica, pronunciato i suoi idiomi, assorbito le sue tradizioni? Tutto ciò rappresenta un legame di proprietà reciproco sul piano antropologico ma non necessariamente un diritto di appartenenza sul piano esistenziale. Forse, la realtà è che ognuno ha il proprio luogo del destino in cui si sente corrispondere, non solo nella gioia ma anche nella disgrazia. Ci sono i luoghi della speranza ed i luoghi della riconciliazione. Nelle varie fasi della vita reputiamo un luogo "casa" quando in quel momento ci sentiamo avvolti e protetti. In altre fasi quello stesso luogo diventa respingente perché abbiamo perso dentro di noi i punti di repere, perché il nostro cuore comincia a cercare un altrove che non è solo fisico o geografico ma è dell'anima, è adimensionale. La migrazione, che accompagna l'uomo dalla notte dei tempi, è l'eterna ricerca di un luogo dell'anima in cui trovare riposo e salvezza e può essere continua, fatta di andate ed anche ritorni. Il libro è fitto, dettagliato, intricato di sentimenti ed emozioni. Ci fa vivere mondi ed atmosfere ma ci riporta a noi stessi, al nucleo centrale, perché la storia di chi viene riguarda in altra forma tutti noi che navighiamo tra chi siamo e chi vorremmo essere. Neela compie il suo viaggio da un mondo all'altro, ma lo compie anche quando è già approdata. Non smette di cercare una sua dimensione nel rapporto con ciò che trova tentando di ricostruire ciò che ha lasciato: una famiglia, ma anche sé stessa. Quando dopo trenta anni decide che è il momento di tornare nella sua "isola bella" quale è il significato di Sri Lanka, è come lasciare che l'acqua sporca del suo vissuto in Italia scivoli via da sé per poter trovare altre acque di una vita che ricomincia. È un libro bellissimo e profondo, non sempre di facile lettura, che affronta, con accenni al passato politico dell'isola, la condizione presente in cui la società subisce ancora una cultura fortemente intrisa di paganesimo e superstizione da condizionarne l'evoluzione. Consigliato a chi abbia voglia di approfondire la conoscenza di un popolo lontano ma sempre più vicino a noi.
-
18/05/2026 I migranti vivono due viteIncipit: "Neela in Italia aveva un lavoro, una figlia, una casa, in quest'ordine". Lo scrive l'io narrante, la figlia Ayeesha; entrambe emigrate, originarie dello Sri Lanka. Neela, maturata la pensione di trent'anni di lavoro (ma i contributi sono inferiori, per entità e durata, al lavoro prestato di colf e badante), ha deciso di rientrare nella sua isola, nella casa di famiglia dove ha mantenuto sorelle e nipoti con le rimesse di denaro. Ma non è solo la nostalgia a riportarla a casa, "la terra se la stava semplicemente riprendendo" (pag. 127). Perché - testimonia il romanzo, non autobiografico, di Nadeesha Uyangoda, scrittrice italofona originaria dello Sri Lanka - i migranti vivono due vite. Nella seconda vita - luogo di arrivo-, prevale il corpo (necessità, sopravvivenza; pregiudizio, integrazione), mentre il cuore (gli affetti, l'anima conservata nella valigia, la lingua madre, lo spirito degli avi) resta nella prima vita, il luogo di partenza, la patria. Ma le cose, mamma - dice sostanzialmente Ayeesa - non sono rimaste come erano quando te ne sei andata, tutto è cambiato, e pure tu, sei cambiata. La narratrice è lucida nel raccontare la storia della famiglia e - dopo anni di psicoterapia - la propria, di donna istruita e integrata, che convive con l'italiano Fabiano ma non vuole avere figli. E confessa: "Il sangue del mio sangue diventò acqua sporca" (pag. 161). E' un romanzo famigliare; una storia approfondita di migrazione, diversa dalle solite; un romanzo politico, "di classe", che parla di "nostos", di religione, di etnopsichiatria. E' nella dozzina dei libri semifinalisti del Premio Strega 2026, meritatamente. CONSIGLIATO
-
-
Psicopompo
-
23/05/2026 Bruno Umana Molto intimoLa vita della adolescente scrittrice, i traumi subiti e la sua passione per gli uccelli. Un po' complicato
-

