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I commenti più recenti

  • Storia di un'amicizia

    Cavazzoni, Ermanno

    • 29/04/2026
      Giorgio Grasso Storia di due narratori lunatici
      Confesso di non aver mai letto, per quanto ricordo, un libro di Gianni Celati, ma non è determinante per apprezzare la lettura di questo libro, un vero e proprio memoir del rapporto di amicizia, intellettuale e letteraria, dell’autore dal 1985 fino alla morte di Celati nel 2022. Ermanno Cavazzoni ci racconta, con il suo stile inconfondibile, un Celati privato, impulsivo, allergico al potere, amante dei clown e della "scrittura come artigianato", la sua narrazione è intrisa di aneddoti, di passioni per la letteratura (Joyce, Ariosto) e di un andare per il mondo alla ricerca di stranezze. A piedi, ovviamente, perché i due amici amavano progettare, e a volte anche fare, lunghe camminate, se non vagabondaggi, specialmente Celati, a cui servivano per avere “la testa un po’ svaporata”. Cosa fanno due scrittori quando non scrivono? Ecco, questo libro serve un po’ a capirlo. E naturalmente viene voglia di leggere sia i libri dell'uno che quelli dell'altro.
    • 23/04/2026
      Un flusso di coscienza lungo il corso del Po
      Cantava Gino Paoli "Eravamo quattro amici al bar / Che volevano cambiare il mondo": potrebbe essere il sottotitolo di questo memoir di Ermanno Cavazzoni, un poetico e a volte strampalato flusso di coscienza della sua "Storia dI un'amicizia" con Gianni Celati, qui chiamato semplicemente Celati. Sono contenta di aver letto questo libro, intriso di sentimenti e ideali, che mi ha portato a reperire sulla piattaforma Raiplay la puntata di "Provincia Capitale. Il Delta del Po", ispirata a uno degli scritti di Celati, lì regista chiamato Gianni Gianni. Vi è ambientata la culla della loro formazione raccontata da Cavazzoni: la bassa emiliana da Portomaggiore, Ferrara, fino a Porto Tolle, alla foce del fiume. Vi ho ritrovato la nebbiosa atmosfera, la filosofia di vita di quegli amici che conversavano tra loro e "che volevano cambiare il mondo" Quei dialoghi ci sono restituiti, nel libro in rosa per il Premio Strega 2026, in forma di monologo ondivago, un dialogo interiore fatto di affetto e nostalgia. Da leggere.
    • 19/04/2026
      "La favola di un'amicizia"
      “Questo libro di memorie e di appunti è dedicato a Gianni celati, scrittore che ci ha beneficato con i suoi libri e con la sua pulita esistenza, che qui cerco di recuperare e far brillare. Non è una biografia né una bibliografia ragionata; è quel che mi resta di bello, col suo mesto finale, di un'amicizia.” È uno di quei libri che so già che tornerò a sfogliare. Dentro c’è di tutto: riflessioni strampalate e intuizioni profonde, episodi quotidiani e pensieri sulla letteratura, situazioni surreali e parodie, evocazioni poetiche e pensieri filosofici. Ma soprattutto c’è la spontaneità con cui Cavazzoni racconta quasi quarant’anni di amicizia con Celati. Non prova mai a spiegarlo davvero, né a ricostruirne in modo ordinato la vita o le opere. Il ritratto nasce piuttosto per accumulo: dettagli minimi, voci, scene, ricordi sparsi. Ed è proprio così che Celati prende forma, in modo vivo e concreto, spesso più in ciò che sta ai margini della sua produzione — i progetti immaginati, i viaggi pensati, le stranezze — che nei libri stessi. L’amicizia comincia quasi sotto il segno di Ariosto, durante un convegno nel 1985, e attraversa gli anni fino agli ultimi, segnati dalla malattia. Ed è proprio qui che il libro diventa, a tratti, profondamente commovente: Cavazzoni riesce a raccontare quel periodo con grande sensibilità e misura, senza mai indulgere, ma trasmettendo una commozione autentica, la stessa, a detta dell’autore, che ha provato lui mentre scriveva quelle pagine. Intorno, un piccolo mondo di scrittori “della pianura”, appartati e poco inclini all’omologazione. Leggendo, sembra quasi di sentire Cavazzoni parlare: più che raccontare, intrattiene, come in una conversazione tra amici, magari in un’osteria poco frequentata, davanti a un bicchierino di vodka, rigorosamente da bere “subito prima di incominciare a cenare, come si legge nei romanzi rossi, che però la incominciano con una caraffa, perché la vodka è il carburante per i discorsi più intensi”. Uno stile che fa sorridere, a tratti anche ridere, e poi commuove, lasciando continuamente spunti di riflessione. Un libro scritto benissimo, attraversato da un affetto profondo che lega queste pagine dall’inizio alla fine. “E ci troveremo da qualche parte, ad esempio a Copenhagen, dove erano tutti così gentili e così favorevoli alle risa, al vino e alla birra; al ristorante Barabba di Quattro Castella dove ci abbiamo spesso mangiato e le tagliatelle sono buone, e pure i tortelli, e si spende il giusto. E poi quando saranno morti tutti i nostri soci, colleghi e affini che hanno transitato circa nello stesso arco di tempo, faremo perfino convegni con rinfreschi e chiacchiere e teoria all'infinito, che tanto di tempo ne avremo. Saremo ombre, ma va bene lo stesso, e poi lentamente sbiadiremo, fino a diventare impalpabili chiazze translucide.”
    • 16/04/2026 Daniela Bertoglio
      Ci sono romanzi che andrebbero letti ad alta voce, e Storia di un'amicizia rientra a pieno titolo nella categoria, perché Ermanno Cavazzoni racconta la sua amicizia con Gianni Celati, e con tanti altri autori, noti o misconosciuti, quasi tutti emiliani o al massimo romagnoli, come la descriverebbe durante una conversazione con qualcuno. E' un romanzo scritto benissimo, una lettura davvero piacevole: ricordi, aneddoti, cene a base di tagliatelle al ragù, inframmezzate da bicchierini di vodka, che comunicano emozioni, considerazioni sui massimi, e minimi, sistemi, sulla letteratura, gli intellettuali, tutto all'insegna dell'ironia e della leggerezza. Tante brevi storie frutto delle conversazioni con Celati, che raccontano di una varia umanità, fatta di piccole avventure, fallimenti, morti improvvise e previste, morti che appaiono nei sogni, con le ultime pagine, dedicate alla malattia e poi alla morte dell'amico, che sono pura poesia.
  • La libreria del venerdì

    Natori, Sawako

    • 29/04/2026
      Ripetitivo
      Ho trovato questo libro abbastanza noioso.
  • Occhi di bambina

    Vichi, Marco <1957- >

    • 29/04/2026
      Giorgio Grasso Uno sguardo dal basso
      Se a scrivere questa storia (che Vichi dice di aver tratto da una storia vera) fosse una vera bambina, allora potremmo anche accettare che le descrizioni degli eventi che accadono a lei, ai suoi nonni e alla madre (per tacer del padre, che è poco più di una comparsa) siano così tranquille, quasi impersonali. Perché è vero che i bambini quando scrivono riescono a raccontare senza giudicare, a spiegare senza valutare. Ma, sia pure nella finzione di Vichi, qui la narrazione dell'infanzia travagliata di Arianna, dai 7 ai 10 anni, viene fatta da una donna adulta, che però non sembra aver fatto ancora i conti con questi genitori "assenti". La madre, di cui mi sembra non si dica neanche il nome (anche perché all'estero vive da latitante e sicuramente non con quello vero), è una figura piuttosto meschina, durante i 4 anni scarsi in cui vive con la figlia non sembra avere per lei nessun sentimento materno: tutto viene oscurato dalla sua paura di essere arrestata. Del padre meglio non dire niente, tanto inesistente appare ai nostri occhi, ma anche a quelli di Arianna, che lo considera un amico per una settimana di vacanza. Insomma, agli occhi della bambina, attraverso cui ci arriva la storia, questa indifferenza/nullità dei genitori sembra cosa normale, ne soffre ovviamente ma, da brava bimba, non protesta mai, anche lei intrappolata nel meccanismo della latitanza forzata. Ne esce un romanzo sicuramente leggibile, con alti e bassi, ma niente di eccezionale. E poi Vichi nelle ultime trenta pagine si sente in dovere di raccontarci finalmente chi erano i genitori della bambina prima della sua nascita, con un flashback che avrebbe avuto più senso inserito, magari a frammenti, durante la narrazione. Finalista del premio Strega? Mah!!
    • 21/04/2026
      Un’infanzia sospesa
      Vichi esce dalla sua “comfort zone” del poliziesco per romanzare una storia realmente accaduta. Siamo nel 1985 quando Arianna, una bambina di soli sette anni, lascia Firenze e i nonni con cui è cresciuta per seguire la madre in una fuga che la porterà tra Parigi e Barcellona. Diventa così vittima indiretta di scelte ideologiche che la costringono a una vita precaria, senza la possibilità di mettere radici. In questo continuo spostarsi, l’unico punto fermo resta il legame con la madre, insieme a un elefantino di peluche rosa, fragile simbolo di protezione e di conforto. La narrazione assume una forma quasi cronachistica, come un diario filtrato dallo sguardo infantile; la scrittura adotta toni estremamente semplici e misurati, ma a tratti fin troppo piatti. Proprio questa scelta, unita alla dichiarata fedeltà alla storia vera raccontata in appendice, finisce però per attenuare il potenziale della vicenda: nonostante la sua forza, il racconto fatica a generare un reale coinvolgimento emotivo e resta spesso in superficie. A fine lettura emerge così un senso di incompiutezza. La chiusura appare frettolosa e lascia il desiderio di comprendere come quell’infanzia sospesa abbia plasmato la donna adulta. Purtroppo, questo passaggio resta inesplorato.
  • Il pesce magico

    Gagliardi, Mafra

    • 29/04/2026 Anna Maria Apicella Amicizia e arte...
      Albo illustrato sul valore dell' amicizia e sull' empatia che la storia svela alla fine. Ottimo per chi volesse parlare di arte e emozioni ai piccoli.
  • Così come sono

    Druvert, Hélène

    • 29/04/2026 Anna Maria Apicella La nostra identità
      Un albo illustrato spesso tridimensionale con immagini che si sovrappongono e si aprono nello spiegare l ' identità di tante persone. Può aiutare a riflettere anche i bambini con gli adulti accanto a loro.
  • Lo squalificato

    Dazai, Osamu

    • 28/04/2026 Boh
      Le mie considerazioni sul libro “Lo squalificato” di Dazai Osamu Questo libro segue la storia di un ragazzo che sin dall’infanzia si ritrova davanti un dilemma: come sopravvivono gli esseri umani o può mai definirsi un essere umano? Da adolescente, il protagonista di nome Yozo assume le vesti di un pagliaccio, vale a dire, di un comico. Il suo scopo è far ridere a crepapelle chiunque lo attorniasse, dai compagni di scuola fino ai parenti di primo grado. Non gli importava di nessun’altra cosa, se non compiere tale obiettivo. Fino a che conobbe la prima persona che mise in dubbio i suoi modi di divertire le persone. Un giorno gli disse: “Lo fai apposta”. Iniziò ad odiarlo a tal punto da ricordarsi ogni commento che gli veniva fatto da lui. Due di quelli assunsero un carattere premonitore. Da qui ne deriva la sua crisi esistenziale in età adulta; soprattutto in termini di donne e carriera. Egli tentò di trovare pace nell’amore da coppia, ma finì con lo sfociare di altri interrogativi riguardo la vita e la fiducia per essa. Provò con l’alcol, un’alternativa che lo condusse in ospedale per delinquenti. A questo punto lui si sente finalmente qualcosa, un pazzo. L’etichetta di chi è finito in ospedale lo rasserenava anche se dall’aspetto - i capelli grigi - si poteva evincere lo sforzo per arrivare all’idea di appartenere a qualcosa. Questo libro è molto scorrevole ma presenta un uso frequente di termini e nessi logici arcaici. La vita di Yozo raffigura le persone che hanno difficoltà a catalogarsi in un’identità. Ed è impressionante come lui, nonostante rifiutasse di omologarsi alla società, non commetta nessun reato. Da questo ne consegue la sua difficoltà nel decifrare il motivo dietro i rimproveri della famiglia, i pianti delle sue ragazze e le risate che scambiava con l’amico che più lo rispecchiava. Era una persona brava ma colma di domande. Metteva in discussione ogni azione umana, ritenendole prive di genuina generosità e sincerità. Come quando un suo vicino si offrì di aiutarlo economicamente; ai suoi occhi, non era un gesto attuato di sua spontanea iniziativa, bensì dei fratelli. Secondo me, Yozo ha vissuto una vita occupata nel trovare risposta a domande insignificanti. Questo perché lo allontanava nel sentire sulla pelle le emozioni umane. È difficile chiedersi ogni volta perché determinate persone scelgano di fare questo piuttosto che l’altra opzione. Stare sul momento consegue il vivere appieno l’esperienza. Ed è proprio questa esperienza che ci rende umani.
  • La Roma di Augusto in 100 monumenti

    Carandini, Andrea

    • 28/04/2026
      Catalogo di vari monumenti dell'antica Roma
      Questo libro lascia un po' delusi. I monumenti citati sono moltissimi, gran parte dei quali poco noti e di cui sono rimaste vestigia poco evidenti e visibili. La descrizione è molto scarna, la loro collocazione è di difficile decifrazione, ci sono poche fotografie senza didascalia. Da un archeologo della caratura di Carandini mi aspettavo di meglio.
  • Cara Elsa : Storia di un’amicizia a cura di Goffredo Fofi

    Fofi, Goffredo

    • 28/04/2026
      Cara Elsa
      Ottima e breve raccolta di lettere per comprendere sempre più quella grande scrittrice che è stata Elsa Morante.
  • Ricordi di un vicolo cieco

    Yoshimoto, Banana

    • 28/04/2026
      Toccante raccolta di cinque racconti.
      Pur non essendo un libro autobiografico, in queste storie tristi, ma serene in cui l'autrice ci rivede i momenti più difficili della sua vita, ma con una inaspettata riscoperta della felicità. Dallo stile delicato, intimo e dalla scrittura semplice e scorrevole.
  • Fuoco al cielo : [romanzo]

    Di Grado, Viola

    • 28/04/2026
      Noioso
      Ho letto questo libro in quanto suggerito dal circolo di lettura. Ho trovato la storia noiosa e ai limiti del surreale, nel senso la storia d'amore e i comportamenti della protagonista sono a mio avviso ai limiti dell'assurdo. L'idea di base era buona, raccontare gli effetti delle contaminazioni radiottive, ma alla fine c'è ben poco di tutto questo, non so quale parte sia vera qualche inventata e forse troppo inventata. La scrittura poi non mi colpisce e non mi lascia niente. I sentimenti non ci sono. A me non è affatto piaciuto.
  • Gioventù, amore e rabbia [Videoregistrazione]

    • 28/04/2026
      Romano Siciliani Non mi avrete
      Trasposizione cinematografica di un racconto dello scrittore Alan Sillitoe "La solitudine del maratoneta" dopo il bel film di Karel Reisz "Sabato sera, domenica mattina" . La risposta inglese, molto più sociale, alla novelle vague d'oltre Manica. Puro free cinema. Tom Courtenay alla sua prima apparizione, giovanissimo e bravo a mostrarci la rabbia nascente nella società inglese degli anni '60.
  • Il posto

    Ernaux, Annie

    • 28/04/2026
      Una voce musicale per una scrittura col coltello
      "Il posto" è la storia del padre di Annie Ernaux, Premio Nobel per la Letteratura 2022. Un uomo vivisezionato dalla scrittura tagliente della figlia, che recide i cordone ombelicale e i lacciuoli dei genitori. Con dolore, ma senza pietà, l'autrice si libera delle proprie origini rurali; non fa sconti a nessuno della famiglia di origine, come già in altri libri, "Gli anni", "Una donna", "L'altra figlia", pubblicati - come tutti i suoi in Italia - dalla casa editrice L'Orma. L'audiolibro di 133 minuti, edito da Emons, è letto magistralmente da Sonia Bergamasco, attrice dalla voce musicale. CONSIGLIATO
  • Lina e il sasso : [romanzo]

    Covacich, Mauro

    • 28/04/2026 Stefania Calo' Ma il sasso?
      Lina e il sasso, romanzo finalista per il premio Strega che stiamo leggendo al circolo per votare. L'ho appena terminato e devo dire che mi è piaciuto anche se non ho capito molto il significato del sasso della favola. Crudo e delicato al tempo stesso, indaga sui personaggi e sulle cose intorno a noi con grande attenzione e taglio cinematografico, una scrittura sapiente che a volte utilizza parole ricercate. Consiglio la lettura
    • 19/04/2026
      Daniela Bertoglio
      E' un romanzo che parla tanto di corpi: c'è una anziana malata che tiene tantissimo alla propria bellezza, con una figlia, francamente odiosa, che vomita in continuazione perché non sa gestire lo stress, il compagno di quest'ultima è uno scrittore in crisi creativa che è ingrassato negli ultimi 3 anni, mangia male, cammina tanto ma non è mai in deficit calorico, mentre la sua ex è una donna in carriera (televisiva) che cerca sempre nuovi corpi con cui accoppiarsi. Al centro di tutte queste storie c'è Lina, una bambina con trisomia 21, che con la madre, la stressata di cui sopra, ha un rapporto fatto di contatti fisici solo in moto e poco altro, ad occuparsi di lei è Max, lo scrittore, che per lei inventa storie fantastiche ambientate in Mongolia. Covacich scompone le carte in tavola in più punti del romanzo, e alla fine non sono sicura di aver capito dove volesse andare a parare, però è un autore che scrive bene, su questo non ho dubbi.
  • Aliens vs. Predator 2

    • 28/04/2026
      Barbara Peti
      uno scontro che e' un vero massacro. Non e' bello come il primo film. Il filo conduttore e' che per risolvere il problema si deve fare no stamping out: è una misura sanitaria drastica che prevede l'abbattimento obbligatorio e immediato di animali infetti, sospetti tali o contaminati, insieme alla distruzione delle carcasse. Utilizzato per eradicare rapidamente malattie infettive gravi (es. peste suina, influenza aviaria), mira a fermare la diffusione di patogeni. Praticamente secondo il governo il male minore...
  • Holly : [romanzo]

    King, Stephen <1947- >

    • 27/04/2026
      Davide Barillari wow...da leggere fino all'ultima pagina
      King dimostra sempre di saper tenere incollati i suoi fedeli lettori dalla prima all'ultima pagina. un altro capolavoro ricco di suspense e tensione