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I commenti più recenti

  • I ponti di Madison County

    Waller, Robert James <1939-2017>

    • 06/05/2026 Emozionante
      Non conoscevo questo libro e non avevo mai avuto occasione di vedere il film. Spinta dalla curiosità ho iniziato a leggerlo e... Mi ha lasciato davvero senza parole. Scorrevole e pieno di bellissime parole. Peccato che ormai tutta questa galanteria si sta perdendo ma possiamo sognare ad occhi aperti.
  • Donnaregina : romanzo

    Ciabatti, Teresa

    • 05/05/2026
      Teresa Lapegna 'O Nasone
      E ’il primo libro che leggo della Ciabatti e devo dire che è stato abbastanza deludente. Capisco che a presentarlo allo Strega sia stato Saviano, perché è evidente la vicinanza ai temi suoi, ma troppe le differenze sostanziali. Nella storia del boss Giuseppe Misso, detto O’ Nasone che la Ciabatti racconta dopo una serie di interviste allo Stesso, si coglie il tentativo di riconoscere prevalentemente al boss una sua umanità e vulnerabilità, al punto da raccontarlo più come un uomo che come un mostro, pur riconoscendolo colpevole di numerosi ed efferati delitti. Come Saviano, sono dell’idea che questi crimini non debbano attivare alcuna solidarietà o addirittura similitudini con la nostra esperienza di vita. Sono da raccontare e condannare, niente di più e niente di meno. Anche la scrittura non è avvincente: le frasi corte, lo stile asciutto, la ricerca dell'effetto, non stimolano alcun coinvolgimento nel lettore.
  • Occhi di bambina

    Vichi, Marco <1957- >

    • 05/05/2026
      Teresa Lapegna
      Arianna è una bambina di sette anni che si trova a dover scegliere dove trascorrere la propria vita: se con i nonni che l’adorano, o con la madre in fuga dall’Italia per trascorsi politici che Lei non conosce. Sceglierà di raggiungere la madre e di condividere una vita provvisoria tra Parigi e Barcellona. Questa sua nuova vita, resa ancora più complicata dalla convivenza della madre con un compagno difficile e da frequentazioni discutibili, mette in risalto la determinazione e la resilienza di Arianna a superare tanti ostacoli, offrendoci una lente d’ingrandimento sul contraddittorio mondo degli adulti visto dagli occhi di una bambina, animata solo dall’amore e dal bisogno di una madre, in questo caso, purtroppo, non proprio aderente al suo ruolo.
    • 29/04/2026
      Giorgio Grasso Uno sguardo dal basso
      Se a scrivere questa storia (che Vichi dice di aver tratto da una storia vera) fosse una vera bambina, allora potremmo anche accettare che le descrizioni degli eventi che accadono a lei, ai suoi nonni e alla madre (per tacer del padre, che è poco più di una comparsa) siano così tranquille, quasi impersonali. Perché è vero che i bambini quando scrivono riescono a raccontare senza giudicare, a spiegare senza valutare. Ma, sia pure nella finzione di Vichi, qui la narrazione dell'infanzia travagliata di Arianna, dai 7 ai 10 anni, viene fatta da una donna adulta, che però non sembra aver fatto ancora i conti con questi genitori "assenti". La madre, di cui mi sembra non si dica neanche il nome (anche perché all'estero vive da latitante e sicuramente non con quello vero), è una figura piuttosto meschina, durante i 4 anni scarsi in cui vive con la figlia non sembra avere per lei nessun sentimento materno: tutto viene oscurato dalla sua paura di essere arrestata. Del padre meglio non dire niente, tanto inesistente appare ai nostri occhi, ma anche a quelli di Arianna, che lo considera un amico per una settimana di vacanza. Insomma, agli occhi della bambina, attraverso cui ci arriva la storia, questa indifferenza/nullità dei genitori sembra cosa normale, ne soffre ovviamente ma, da brava bimba, non protesta mai, anche lei intrappolata nel meccanismo della latitanza forzata. Ne esce un romanzo sicuramente leggibile, con alti e bassi, ma niente di eccezionale. E poi Vichi nelle ultime trenta pagine si sente in dovere di raccontarci finalmente chi erano i genitori della bambina prima della sua nascita, con un flashback che avrebbe avuto più senso inserito, magari a frammenti, durante la narrazione. Finalista del premio Strega? Mah!!
    • 21/04/2026
      Un’infanzia sospesa
      Vichi esce dalla sua “comfort zone” del poliziesco per romanzare una storia realmente accaduta. Siamo nel 1985 quando Arianna, una bambina di soli sette anni, lascia Firenze e i nonni con cui è cresciuta per seguire la madre in una fuga che la porterà tra Parigi e Barcellona. Diventa così vittima indiretta di scelte ideologiche che la costringono a una vita precaria, senza la possibilità di mettere radici. In questo continuo spostarsi, l’unico punto fermo resta il legame con la madre, insieme a un elefantino di peluche rosa, fragile simbolo di protezione e di conforto. La narrazione assume una forma quasi cronachistica, come un diario filtrato dallo sguardo infantile; la scrittura adotta toni estremamente semplici e misurati, ma a tratti fin troppo piatti. Proprio questa scelta, unita alla dichiarata fedeltà alla storia vera raccontata in appendice, finisce però per attenuare il potenziale della vicenda: nonostante la sua forza, il racconto fatica a generare un reale coinvolgimento emotivo e resta spesso in superficie. A fine lettura emerge così un senso di incompiutezza. La chiusura appare frettolosa e lascia il desiderio di comprendere come quell’infanzia sospesa abbia plasmato la donna adulta. Purtroppo, questo passaggio resta inesplorato.
  • Platone : una storia d'amore

    Nucci, Matteo

    • 05/05/2026
      Teresa Lapegna Una grande racconto di vita
      Il libro racconta la storia di Platone e dei suoi viaggi, il suo struggente rapporto con Socrate, la fondazione dell’Accademia. La struttura portante è l’eros, che infiamma il filosofo e divora la sua anima: “…diventare un essere unico, ma anche perdere la propria libertà…”, in una Grecia che non pone barriere all’espressione amorosa e che accetta la presenza delle donne nei luoghi del sapere. Tutto il romanzo ha un andamento lirico, che cattura il lettore, e gli fa superare senza alcuna difficoltà la densità e la corposità del racconto. Ho gustato ogni pagina: ogni descrizione della natura, delle albe, dei tramonti, dei posti frequentati, delle donne importanti della sua vita, mi ha regalato emozioni e mi ha fatto condividere le sue passioni. Grande scrittura, dotta ma scorrevole. Decisamente un libro da non perdere e che spero venga premiato.
    • 27/04/2026
      Bellissimo ROMANZO-SAGGIO di amore, filosofia e poesia
      Questo romanzo su Platone è compendioso e appassionante. Racconta in modo mirabile la vita e il pensiero dell'aristocratico Aristocle, detto Platone per le larghe spalle. Il filosofo greco, nato nel 428 a.C. ad Atene, fu discepolo di Socrate, e, dopo l'esecuzione capitale di quest'ultimo, viaggiò in Egitto e nella Magnagrecia, in particolare a Siracusa, per tornare sempre ad Atene, dove portava in dote i suoi componimenti scritti in giro per il mondo; frequentò l'Accademia, ebbe contatti con Aristotele e morì nel 328 a.C. Affiancano l'indomito e laborioso protagonista, oltre alla famiglia, i suoi amici di filosofia e d'amore, perché, come egli confessa a Dione "l'amicizia è vera e definitiva solo quando dentro di essa vi è questa condivisione completa che è amore" (pag. 407). Fu scrittore poetico e filosofico; e la "questione platonica", come la definì Nietsche due millenni dopo in "Al di là del bene e del male", riguarda lo sviluppo dell'anima e dello spirito di Platone: l'anima che creò la dottrina delle Idee, o delle Forme, e lo spirito che divulgò i suoi convincimenti coi "Dialoghi", vivendo con prudenza in tempi difficili per chi come lui cercava la Verità. Secondo Matteo Nucci, autore di questo testo scorrevole e documentato, il tutto ruota intorno al punto nodale dichiarato dallo stesso Platone: "Amare sempre, per sempre. Lottare per la giustizia con tutto l'amore che c'è. Di Due Uno, terra e cielo. Non c'è altro da fare" (exciplit). In rosa per lo Strega 2026, lo raccomando.
  • Klimt. La bellezza assoluta

    Gabos, Otto

    • 05/05/2026
      Rosaria Bologna L'arte come sogno e ricerca della bellezza perfetta
      L'autore è un fumettista italiano che con questa biografica grafica rende omaggio a Gustav Klimt, uno dei piu' importanti pittori viennesi di fine ottocento, emblema della "seccession" dalla corrente pittorica del periodo precedente, che l'ha liberata dalle rigide regole e convenzioni imposte dai mercanti di opere d'arte. Klimt fu molto criticato dai suo contemporanei, che scandalizzati dai nudi di donna, non riuscivano a cogliere la sua ricerca di bellezza assoluta. Soffrì molto per questa incomprensione, ma questo non gli ha impedito di consegnarci capolavori immortali. Molto belle e curate le tavole disegnate dall'autore, che narra con lo stesso stile onirico dell'artista viennese, la sua movimentata vita. Bello.
  • Le bugie delle mappe : gli otto miti della geografia che capovolgono la storia

    Richardson, Paul <1963- >

    • 05/05/2026
      Analisi critica di alcuni concetti della geopolitica contemporanea
      L’autore di questo interessante saggio, docente universitario britannico di geografia umana, ritiene che alcuni importanti concetti della geopolitica contemporanea occidentale siano solo dei miti, vale a dire delle rappresentazioni distorte della realtà. Cinque di questi miti avrebbero una valenza generale: il mito dei continenti, dei confini, della nazione, della sovranità e della crescita. Altri tre riguarderebbero, invece, specifiche aree geografiche: l’espansionismo russo, la “Via della seta” cinese e l’inevitabilità del sottosviluppo africano. Ricorrendo ai più recenti risultati acquisiti dalla ricerca nei campi più diversi (storia, geologia, sociologia, medicina, ecc.) egli evidenzia come i concetti esaminati siano fuorvianti in quanto transitori, inesatti o del tutto inventati. In particolare, molto interessanti sono le sue osservazioni sulla natura dei confini, più spesso punti di contatto e non di separazione, sull’invenzione del concetto di nazione, sull’illusione della sovranità statale e sull’insostenibilità della crescita economica infinita. Assai illuminanti sono anche i capitoli sulla “Via della seta” cinese, di cui l’autore evidenzia le incongruenze, e sull’Africa, di cui propone un’utile sintesi storica, illustrando come, dal XVI° secolo in poi, i prosperi imperi autoctoni siano stati prima destabilizzati e poi distrutti dal contatto con i paesi europei. A sostegno delle sue tesi, egli ricorre spesso ad esempi tratti dalla storia britannica che ad un lettore italiano possono risultare sorprendenti.
  • L'invenzione del colore

    Raimo, Christian

    • 05/05/2026
      Chi e come ha inventato il colore al cinema?
      Nonostante il cinema americano abbia cercato di inventare il colore fin dai primi del Novecento, quando nel 1958 l'azienda Technicolor apre una sede a Roma, la sua specializzazione era la produzione di pellicola, ovvero il triacetato di cellulosa, sul quale veniva sparsa un'emulsione contenente sali d'argento, sali incolori che illuminati dalla luce si scurivano. E' nello stabilimento romano che, negli anni 80, s'introduce il nuovo processo ENR di "conservazione dell'argento", dal nome del suo inventore Ernesto Novelli Raymond. In una recente intervista, il direttore della fotografia Premio Oscar Vittorio Storaro (quello di "Apocalipse now") ricorda che a inventare l' ENR c'è, insieme al datore luci Enrico Novelli, un giovane chimico, che si chiama Raffaele Raimo, padre di Christian, autore di questo romanzo. Per metà autobiografico e per metà racconto di costume, con esso lo scrittore e professore rende omaggio al padre, un tecnico di spessore, di cui la famiglia intuiva custodisse un importante segreto. In questo caso, aver partecipato a "L'invenzione del colore", impresa che dà il titolo al libro in rosa al Premio Strega 2026. Nonostante il nobile intento, il testo scoordinato non mi ha convinto.
    • 21/04/2026
      Daniela Bertoglio
      Non amo molto i romanzi autobiografici, mi sembrano una ingerenza, da lettrice, nella vita altrui, li trovo in genere imbarazzanti, con poche eccezioni. Soprattutto quando sono autocelebrativi, come in questo caso, perché Christian Raimo racconta la storia di suo padre, inframmezzandola con le sue vicende personali degli ultimi anni, le sue esperienze da insegnante (anche se mi sembra che voglia fare, e si comporti, più da confidente dei suoi studenti e dei loro genitori che da insegnante), la sua relazione con Gadda (che non ho capito se sia un nome, un cognome, o un soprannome), la sua voglia di fare attività politica, ma senza troppa convinzione. Il padre aveva lavorato per tanti anni alla Technicolor, assunto come operaio, fece carriera diventando il capo del personale, e, con un collega, o con più colleghi non è chiaro, inventò una tecnica innovativa, senza però riceverne il dovuto riconoscimento. Un romanzo con tanti piani narrativi diversi, decisamente troppi: ci sono i sogni che hanno per protagonista il padre, deceduto nel 2009, i ricordi d'infanzia, gli episodi di vita vissuta con Gadda, quelli a scuola, ma anche la descrizione delle tecniche cinematografiche usate alla Technicolor. Insomma, tante chiacchiere che rendono parecchio noioso il risultato.
  • Le tre signore del chiosco di Tokyo

    Inoue, Areno

    • 05/05/2026
      Rosaria Bologna Tornare a respirare
      Le tre donne del romanzo gestiscono un piccolo chiosco dove preparano e vendono cibo semplice, genuino, dai sapori antichi, come quello fatto in casa. Sono 3 casalinghe attempate, sole e un po’ disperate, ognuna con i suoi dolori dell’anima. Poi un giorno arriva un nuovo fattorino che consegna il riso: è giovane, simpatico e gentile, e tutte e tre le signore, per motivi diversi, si affezionano a lui. Tra malintesi, scherzi e figuracce, la spinta emotiva che scaturirà dal nuovo incontro, darà alle signore la forza di riprendere in mano le proprie vite e di tornare finalmente a ridere e respirare.
  • La sonnambula

    Pitzorno, Bianca

    • 05/05/2026
      Romanzo d'appendice ispirato da un ritaglio di giornale di fine 800
      "La Rinomata Sonnambula Elisa Morello di Sassari dà consulti di presenza e per corrispondenza su tutti gli argomenti possibili". E' uno stralcio dell'annuncio pubblicitario del 1834, comparso sul giornale sardo "L'Isola", annuncio che, reperito da Bianca Pitzorno, le ha ispirato la scrittura del romanzo. Prende piede così la vicenda di Ofelia Rossi, una sensitiva che dà segni di possedere un dono che - addomesticato a dovere - sarà sia una risorsa economica, quando le donne ambivano solo a un buon matrimonio, sia una specie di condanna per lei, dall'esordio nell'infanzia fino alla vecchiaia. Il romanzo ne ambienta la storia in un'ipotetica città di Donora, circondata da personaggi veri e inventati, compreso il marito non amato, tutti ispirati (afferma la scrittrice, in Nota) a vicende accadute nella Sardegna di fine 800. Sembra, infatti, un romanzo d'appendice questo libro di 400 pagg., presente nella dozzina del Premio Strega 2026; ma, per me, mantiene meno di quanto promette.
    • 01/05/2026
      Samuela Santificetur Deludente rispetto alle aspettative
      Forse le mie aspettative erano troppo alte, ma questo libro mi ha un po' delusa. Interessanti alcuni spunti storici e la scrittura dell'autrice è sempre lineare. Tuttavia la storia risulta a tratti noiosa, l'abbondanza di personaggi la rende a volte confusa e la conclusione da favola sembra quasi frettolosa.
  • Omicidi Srl

    Robecchi, Alessandro <1960- >

    • 05/05/2026
      Daniela Bertoglio
      Un noir tutto giocato sull'ironia, con una ditta di killer professionisti che agiscono a Milano, dove per una eredità non si guarda in faccia nessuno, soprattutto se si tratta di parenti stretti da far fuori prima che facciano sparire il capitale di famiglia, o possano ereditarlo. Il Biondo e Quello con la cravatta, insieme alla Stagista che ormai è a tutti gli effetti una socia in affari, si muovono a loro agio tra ville sul lago di Como, truffe nel mercato dell'arte, arrivisti, colpi di scena, artisti improbabili, vendette finte e reali. Alessandro Robecchi ha abbandonato la serie con protagonista il Monterossi, e si sta dedicando al suo spin-off, mi viene da pensare che si stia divertendo di più, e i suoi lettori con lui.
  • Estranea

    Wouden, Yael : van der

    • 04/05/2026
      Daniela Bertoglio L'ossessione per la propria casa
      Un romanzo ambientato una sessantina di anni fa in Olanda, con protagonista una giovane donna, Isabel, invecchiata anzitempo, una acida zitella nemmeno trentenne morbosamente attaccata alla casa in cui abita dal 1944, quando insieme ai fratelli dovette abbandonare Amsterdam per via dei bombardamenti. In quella casa ha accudito la madre fino a quando è morta qualche anno prima, e ora ci vive da sola, visto che il fratello più giovane se ne è allontanato da anni, perché la madre non tollerava la sua omosessualità, e il maggiore, che ora sarebbe l'unico proprietario, vive all'Aja e spesso è all'estero per lavoro. E proprio durante uno dei suoi soggiorni in Gran Bretagna manda per alcune settimane dalla sorella la sua giovane compagna, Eva, nonostante Isabel non la possa sopportare. A poco a poco però, l'atteggiamento di Isabel cambia, allenta la diffidenza, Eva riesce a sedurla, fino a conquistarla, ma anche Eva è ossessionata dai ricordi della sua infanzia, da quella casa e dal suo contenuto. Non vado oltre perché ho già raccontato troppo della trama, è un romanzo ossessivo, inquietante, scritto bene, ma anche molto cinematografico.
  • [2]: Un mondo senza eroi

    Chainani, Soman

    • 04/05/2026
      Il bene sono le ragazze e il male sono i ragazzi.forse?
      Sophie e Agata sono tornate all' accademia,per via del desiderio di una delle due ,che si rende conto di volere un principe nella sua favola . Un personaggio nuovo entra nella storia e porta a galla un sacco di segreti e anche una persona morta . Tedros a me proprio non mi piace, è per essere un principe è stupido. Un po' lento nella prima parte ma nella seconda molto bello ma anche un po' complicato. Ancora più bello del primo. Consiglio la lettura.
    • 04/05/2026 Stefania Calo' Un lieto fine per due
      Secondo libro della saga che sto leggendo con mia figlia. Le due amiche sono tornate nel mondo fantastico a causa del desiderio di una delle due non propriamente soddisfatta dal ritorno insieme al villaggio, ma le cose sono cambiate perché non c'è più l'accademia del bene e del male, solo una divisione tra maschi e femmine sul piede di guerra. Non so se sia meglio un mondo senza principi, di sicuro però il principe Tedros è quanto di più lontano dal vero amore, eterno indeciso tra Agatha e Sophie... Ho trovato un po' lenta la prima parte e mi è piaciuto di più dal momento dello scontro. Sembra finire il bene con il bene ed il male con il male, ma chi lo sa? La storia continua
  • 4: Sodoma e Gomorra

    Proust, Marcel

    • 04/05/2026
      Siamo a una svolta decisiva per temi, tono e profondità psicologica. Qui l’indagine sulla società aristocratica e borghese si intreccia apertamente con l’esplorazione dell’omosessualità, trattata con franchezza sorprendente. Ho trovato questo volume decisamente anticonformista e spregiudicato, a volte addirittura sfacciato. Proust non si limita a descrivere: osserva, analizza, disseziona i comportamenti con una lucidità che mette a nudo le convenzioni morali del suo tempo. L’aristocrazia, già smitizzata nei volumi precedenti, appare qui ancora più fragile, attraversata da segreti e doppie vite. Il desiderio non è mai semplice, ma sempre intrecciato a gelosia, possesso, paura dello scandalo. Incredibile la sua capacità di unire analisi psicologica e critica sociale. La scrittura resta densa e riflessiva, ma acquista una tensione nuova, quasi febbrile. Nonostante la complessità e l’intensità dei temi trattati, ho apprezzato molto questo volume. Proprio il suo carattere audace e provocatorio lo rende vitale e sorprendentemente moderno. È un libro che può spiazzare, ma che proprio per questo lascia il segno e invoglia a continuare il viaggio nei volumi successivi.
  • Al momento della scomparsa la ragazza indossava

    Dexter, Colin

    • 04/05/2026
      Poliziesco sconclusionato
      Non so come si faccia a considerare "intuitivo" l'investigatore Morse che non ne azzecca una. Quanto a considerarlo il Montalbano britannico il paragone non regge nemmeno lontanamente. Se gli abbagli di Morse sono da considerare colpi di scena, il libro ne è pieno. Il racconto risulta portato per le lunghe e sconclusionato.
  • I convitati di pietra

    Mari, Michele <1955- >

    • 04/05/2026
      Conto alla rovescia scontato
      Una classe di trenta liceali si impegna a reincontrarsi ogni anno dopo l'esame di Stato, sottoscrivendo una riffa a beneficio dell'ultimo sopravvissuto. E' un lunghissimo conto alla rovescia, divertente e grottesco, con sprazzi che mi hanno ricordato un paio di scene del film "Compagni di scuola" di Carlo Verdone. In rosa allo Strega 2026, pur ben scritto, non mi ha convinto.
    • 30/04/2026
      Daniela Bertoglio
      E' un romanzo scritto bene, un noir grottesco dalla trama sicuramente originale, ma debole secondo me, perché mi sembra davvero inverosimile che una classe intera di studenti continui a vedersi regolarmente, ogni anno, e tutti continuino a versare regolarmente una somma, definita "non alta ma nemmeno irrisoria" in un fondo destinato ai soli tre che, dopo una settantina e passa di anni, riusciranno a sopravvivere agli altri 27. Un gioco assurdo, dalla durata lunghissima, che parte nel 1975, un anno dopo la maturità, e va avanti fino al 2053. Una lotteria bizzarra quanto mostruosa, che riesce a tirare fuori il peggio dalla maggior parte degli ex studenti, che invecchiano progettando le altrui morti, e, in qualche caso, mettendole anche in pratica. Michele Mari ha il dono della scrittura, ma personalmente ho trovato sgradevole l'uso dell'articolo davanti al cognome delle protagoniste femminili, avrei preferito l'utilizzo del nome proprio per chiarire il sesso del personaggio.
    • 18/04/2026
      Giorgio Grasso Una scommessa riuscita
      Il tempo passa per tutti, ma per i 30 ex studenti di questo romanzo sembra passare più lentamente. La riffa ideata in occasione della cena dell'anno successivo a quello della maturità è l'occasione creata da Mari per mettere in scena un racconto nero, con venature di giallo. Dei trenta studenti impariamo a conoscerne bene solo pochi, perché i primi quarant'anni scorrono piuttosto in fretta, con il gruppo che piano piano si assottiglia per motivazioni anche cruente (e sono le pagine più divertenti). Quando il gioco si fa più serio, cioè dopo che i partecipanti rimasti hanno compiuto i sessanta, allora Mari comincia a delineare i caratteri principali ed entriamo finalmente nella testa di alcuni dei protagonisti. Contrariamente ad altri lettori a me la fissazione di uno di loro per Gene Hackman e la sua filmografia è piaciuta, a Mari evidentemente piacciono gli elenchi. E ad un certo punto vogliamo sapere tutti come andrà a finire, salvo scoprire che in fondo lo sapevamo già. Vincerà lo Strega? In cinquina sicuro (lo dico ad aprile), poi si vedrà.