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I commenti più recenti

  • Il pappagallo muto : una storia di Sara

    De Giovanni, Maurizio

    • 28/06/2026 Spie per sempre
      Un libro ben scritto, ma con una trama un po’ deludente. Sara è una pensionata che ha lavorato nei servizi segreti, lo stesso il suo amico ed ex collega Andrea, ora non vedente. Ma questi due anziani sono nuovamente ingaggiati dall’agente Bianco, una ragazza che è quasi una caricatura, per portare a termine una missione che consiste nell’assistere e riferire di una riunione tra probabili colletti bianchi malfattori. A questa riunione partecipa però anche un personaggio che viene inquadrato subito come anomalo e quasi fuori luogo. Da qui le vicende che completano la trama del libro. Oltre ad una storia di spie, indagini, dossieraggi, la storia descrive la vita nel cono d’ombra degli anziani, la loro invisibilità, il ricordo delle vecchie amicizie e delle vecchie glorie, della famiglia, dei passati amori e delle nuove incombenze. Un libro che non ho trovato molto avvincente e che alla fine lascia aperte diverse ipotesi sulla conclusione.
  • La ragazza immortale

    Langone, Camillo

    • 28/06/2026
      Romano Siciliani Un viaggio attraverso la pittura italiana del XXI secolo
      L’insostenibile leggerezza di essere nichilista, malischilista, anti-sistema, attraverso la passione di un attempato possidente ed una giovane, provocante, attraente studentessa marchigiana. In un contrappunto di citazioni letterarie, di aforismi e versi si sviluppa il rapporto amoroso tra i due amanti. E l’attempato, in un desiderio di infinito, regala alla giovane la possibilitá di essere ritratta dai migliori pittori italiani. Ma l’infinito non è di questo mondo
  • La grande strategia dell'impero romano : dal 1. al 3. secolo d.C.

    Luttwak, Edward

    • 28/06/2026
      Saggio interessante, ma molto tecnico
      Viene descritta nel dettaglio la strategia utilizzata per la difesa dei confini dell'impero romano in tre diversi periodi, di durata crescente, a partire dalla dinastia Giulio-Claudia fino al IV secolo. Sono motivate le scelte che man mano vengono adottate e le ragioni che hanno portato a preferirle per un certo periodo e modificarle successivamente. Ne emerge un quadro di progressivo deterioramento della capacità dell'impero di esercitare il proprio prestigio, e la propria influenza, sulle popolazioni limitrofe, la difficoltà di coprire militarmente dei confini di estensione molto ampia e altri problemi demografici e logistici. Saggio interessante ma di non facilissima lettura, almeno per chi, come me, è privo di nozioni di strategia militare.
  • Stazione Termini [Videoregistrazione]

    • 28/06/2026
      Film da vedere
      Ottimi dialoghi, regia magistrale e buona recitazione. Racconto di un amore e dell'angoscia della separazione tra due amanti, ambientato in una monumentale Stazione Termini. Ottimo film.
  • Il filo dell'orizzonte

    Tabucchi, Antonio

    • 28/06/2026
      Livia Bartolomei onirico
      Anche con quest’opera Tabucchi si conferma uno scrittore onirico, a tratti visionario che porta il lettore su un’altra dimensione. Lettura non per tutti!
  • Biografia della fame

    Nothomb, Amélie

    • 27/06/2026
      Bruno Umana Fame , ma anche altro
      Amélie, grande scrittrice, qui analizza la fame, la sua anoressia e la permanenza nei vari Paesi in cui visse insieme alla famiglia.
  • Dove vuole andare, sensei? : un viaggio nel cuore del Giappone

    Pastore, Antonietta <1946- >

    • 27/06/2026
      Consigliato a chi ama guardare il Giappone da vicino, con occhi curiosi e cuore aperto.
      Attraverso i tre verbi “scoprire, comprendere, ritrovare” l’autrice, con gli occhi di un’occidentale ci porta con sé negli anni in cui ha vissuto in Giappone a scoprire anche tradizioni mulillenarie. Tra le descrizioni evidenzia libri e film sulle tematiche di cui parla, sicuramente utile a chi volesse approfondire. Accompagnano la lettura delicate illustrazioni.
  • L'interprete : [romanzo]

    Santoro, Veronica

    • 27/06/2026
      Se lo dice Ben Pastor
      Ben Pastor dice "Una città lacerata dalla guerra. Una donna sul filo del rasoio, divisa tra doppie e triple lealtà. Un romanzo che ci restituisce senza sconti il periodo più cupo della storia italiana" . C'è la guerra, la scelta tra opporsi, collaborare o cercare di sopravvivere; poi un segreto incoffessabile e una passione impossibile. Per i miei gusti un po' troppo, però se lo dice Ben Pastor.....
  • Un cadavere in cucina : un caso per Manrico Spinori

    De Cataldo, Giancarlo

    • 27/06/2026 Mario Benvenuti un de cataldo stanchetto
      un po cosi, i precedenti erano meglio
  • Il ventre di Parigi

    Zola, Émile

    • 27/06/2026
      Consigliato
      Consiglio la lettura di questo autore straordinario del quale, a mio avviso, si sente parlare troppo poco. Qui, a differenza del primo libro, compaiono descrizioni molto dettagliate della realtà del mercato di Parigi, probabilmente allo scopo di stuccare il lettore mostrando la parte abbondante, grassa, rumorosa, eccessiva della città; i protagonisti sono uomini, ma soprattutto donne, animati da biechi sentimenti. Anche in questo caso, a perire a causa della cattiveria altrui sono un paio di personaggi, la cui bontà non li ripagherà.
  • Lo scambio

    Grisham, John

    • 26/06/2026
      Poco riuscito
      Libro gradevole, ben scritto, con personaggi caratterizzati in modo abbastanza realistico, ma sembra un compitino fatto con il minimo impegno e la trama è poco credibile. Mitch, che lavora per un grosso studio legale, viene inviato in Libia per conto di un'azienda turca che ha costruito un ponte che Gheddafi non vuole pagare. È accompagnato da una giovane avvocata, figlia di un collega romano e con doppia cittadinanza italiana e inglese. Causa una intossicazione alimentare di Mitch, il sopralluogo lo fa la collega, che viene rapita da oppositori del regime, che uccidono ferocemente gli uomini della scorta. Dopo un certo tempo i rapitori contattano la moglie di Mitch e la scelgono come intermediaria, e Mitch si attiva per cercare di racimolare, tra studio legale, cliente turco, governo inglese e italiano, la folle somma richiesta per il riscatto. Insomma, una sequenza di viaggi, alberghi, cene, contatti più o meno inconcludenti, finché si arriva (quasi) alla somma richiesta. Questi rapitori nascosti nel deserto che riescono a seguire tutte le mosse di Mitch, che si sposta a velocità supersonica tra diversi Paesi, cambiando programma dalla sera alla mattina, lasciano perplessi, come pure il fatto che abbiano deciso di usare sua moglie come intermediaria. Insomma, belle le descrizioni e l'ambientazione, ma lascia un senso di incompiuto.
  • Sotto mentite spoglie

    Manzini, Antonio <1964- >

    • 26/06/2026
      Schiavone non si ...
      ... discute. O forse si. Facciamoci venire un dubbio. Schiavone è bravo. Schiavone ha un cuore grande. Anche se non si vede perché non lo vuole far vedere. Schiavone è nervoso. Pezzi di vita se ne stanno andando. Per non tornare più. La stessa vita lo obbliga a guardare avanti. Ma Intanto è nervoso e tratta male gente che sta semplicemente lavorando. Che non gli piace. E non si piace neanche lui voglio credere. Un Rocco Schiavone teso... Un Rocco Schiavone sbirroso... Sono affezionato a Rocco e se non mi va bene glielo dico. Non gli piace la vita che fa. Pensa che quello che lo manda avanti è l'inerzia e non la forza. E forse è anche vero. Capita così. E si crede troppo vecchio per provare a cambiarla.
    • 20/06/2026
      Nonostante la notevole lunghezza del romanzo, che supera le 500 pagine, Sotto mentite spoglie mi è piaciuto davvero molto. Anzi, proprio la ricchezza della narrazione e la quantità di dettagli presenti mi hanno spinto a leggerlo con calma, senza fretta, assaporando pagina dopo pagina tutti gli elementi della storia. Ho scelto di affrontarne la lettura pian piano per riuscire ad assorbire le numerose informazioni, i personaggi e le sfumature che Manzini dissemina nel corso del racconto. È un libro che richiede attenzione, ma che ripaga il lettore con una trama coinvolgente e ben costruita, capace di mantenere vivo l'interesse fino all'ultima pagina. Ho apprezzato particolarmente la capacità dell'autore di creare un intreccio ricco e credibile, oltre allo stile narrativo scorrevole che rende la lettura piacevole anche in un'opera così corposa. La profondità dei personaggi e la cura dei dettagli contribuiscono a rendere la storia ancora più immersiva. In conclusione, Sotto mentite spoglie è stata una lettura molto soddisfacente. Pur essendo un romanzo impegnativo per la sua lunghezza, consiglio di leggerlo senza fretta, concedendosi il tempo necessario per gustarne ogni passaggio. Per me è stata un'esperienza di lettura davvero positiva e un libro che vale assolutamente il tempo che richiede.
  • La sonnambula

    Pitzorno, Bianca

    • 26/06/2026
      La sonnambula
      Ho trovato la trama abbastanza intrigante e l’intreccio ben costruito. Alcuni passaggi sono forse un po’ forzati ma la lettura non è mai noiosa.
  • Quattro presunti familiari

    Mencarelli, Daniele <1974- ; Roma>

    • 25/06/2026
      Mencarelli in giallo
      Mencarelli questa volta si cimenta con un genere diverso da quello a cui ci ha abituati, quello della poesia e del romanzo, misurandosi con un intreccio dalle tinte investigative. Nei boschi di un paesino della provincia di Latina viene ritrovato lo scheletro di una donna la cui morte risale a molti anni prima. Le condizioni dei resti rendono impossibile l’identificazione, ma è necessario restituire un nome a quella persona. L’unica strada è il test del DNA. Il caso viene affidato ai carabinieri di Latina, che individuano tre famiglie che, vent’anni prima, avevano denunciato la scomparsa di una loro congiunta. Entrano così in scena i “quattro presunti familiari”: una coppia a cui è scomparsa la figlia venticinquenne; un uomo la cui madre è svanita nel nulla quando lui aveva appena dieci anni; una donna ormai adulta la cui sorella si è dileguata senza lasciare tracce. In attesa del risultato del test, i quattro si ritrovano nello stesso albergo, costretti a una convivenza fatta di tensioni, incomprensioni e attriti. Da questo momento l’indagine vera e propria passa quasi in secondo piano: il fulcro della narrazione diventa l’attesa. Giorni sospesi, un tempo rallentato, durante il quale riemergono ricordi, paure, sensi di colpa e speranze. Vent’anni di dolore accumulato, macerie emotive che hanno cambiato per sempre le loro vite e lasciato ferite difficili da rimarginare. Ed è proprio qui che emerge uno dei temi più interessanti del romanzo: cosa resta delle persone quando una perdita rimane senza risposta per anni? Accanto all’indagine, l’autore racconta anche la realtà della caserma e degli uomini chiamati a garantire ordine e rispetto della legge. Ne emerge un ambiente cupo, dove anche l’autorità può trasformarsi in uno strumento di sopraffazione e violenza. Mencarelli conferma la sua capacità di raccontare la fragilità umana e di scavare nelle zone più profonde del dolore. Tuttavia, l’ho trovato meno convincente nella veste di “giallista”. Proprio perché il suo punto di forza rimane l’indagine psicologica, il romanzo tende a insistere molto sulle dinamiche interiori dei protagonisti e a dilatare aspetti già esplorati. Mancano quella tensione e quel ritmo che dovrebbero caratterizzare un noir o un giallo che dir si voglia. Sufficienza risicata.
  • Cucina politica : il linguaggio del cibo fra pratiche sociali e rappresentazioni ideologiche

    • 25/06/2026 Mangiare per governare: la retorica del pasto imperiale nella Vita Karoli di Eginardo
      Il pasto quotidiano dell'imperatore Carlo Magno - racconta Eginardo - era costituito solamente da quattro portate. Tenendo come modello la rappresentazione di Augusto fatta da Svetonio (e il suo pasto di tre portate) il biografo del re franco aumenta il numero (da tre a quattro) ma lo qualifica con un avverbio, «solamente», che accredita al tempo stesso la moderazione e l'abbondanza del pasto. un ossimoro che diventa addirittura comico quando Eginardo precisa che, naturalmente, le quattro portate si intendono a prescindere dalla carne arrosto, che i cacciatori erano soliti infilzare nello spiedo, e che egli mangiava più volentieri di qualsiasi altro cibo. Insomma il computo esclude gli arrosti, presenza ovvia, scontata sulla tavola di un re "barbaro" (sia pure romano, sia pure cristiano). A quella tavola consumare selvaggina non è solo mangiare: è una forma di comunicazione politica e sociale, un rito di classe che celebra la forza del guerriero-cacciatore, capace di guadagnarsi il cibo attraverso la pratica violenta della caccia, e di fornire al suo corpo, attraverso quel cibo, tutta l'energia che nuovamente gli consentirà di praticare la caccia e di mostrarsi valoroso in guerra. In un altro paragrafo della Vita Karoli apprendiamo che l'imperatore non rinunciò agli arrosti di selvaggina neppure negli ultimi anni di vita, quando, sofferente di gotta, zoppicava da un piede ed era colto da febbri improvvise. I medici di corte, pur consapevoli che la malattia del sovrano era legata al tipo di alimentazione che si praticava alla sua tavola, non si azzardavano a togliere la carne dalla sua dieta. Come soluzione di compromesso tentavano di suggerirgli la carne bollita anziché gli arrosti ai quali era abituato.