I commenti più recenti
-
Il custode
-
24/04/2026 Beatrice Ferlito Racconto audace ma poco convincenteUn'esperienza di lettura che mi ha lasciata con un interrogativo: "Ma che cosa ho letto?" La storia riguarda un ragazzino, Nilo, e la sua famiglia formata dalla madre e la zia. Il tutto è ambientato in un piccolo paese della Sicilia dove si assiste ad episodi di criminalità e regolamento di conti che, benché cruenti, seguono una logica narrazione. A cambiare il passo del racconto, anzi direi a sconvolgerlo, è la scelta dell'autore di introdurre il tema del mito per dare, con toni cupi, una profondità alla storia. Ci si aspetterebbe che attraverso l'elemento simbolico si voglia fornire una visione più ampia. Come se tutto quello che avviene sia il viatico per un significato universale. Quindi si vuole indicare che le azioni umane sono determinate? Oppure l'argomento del mito deve far pensare ad una finale liberazione dal male come effetto di una fatalità? Oppure ancora serve a svelare la reale natura umana? Non si capisce. Quello che sembra è che la trovata di introdurre personaggi, anche negativi, della mitologia, attraverso dei racconti paralleli, sia il tentativo di rendere il tutto più misterioso e accattivante. Insomma si tratterebbe di una soluzione per trascinare avanti la trama senza che quest'ultima ne tragga però realmente giovamento. L'utilizzo del mito anziché sostenere il racconto lo scollega dalla realtà dei fatti creando una commistione forzata che non contribuisce a cogliere il senso del racconto né ad approfondire il ruolo dei personaggi. È una storia di sentimenti. È una storia di rapporti familiari. È una storia di crudeltà. Tuttavia qual è il focus? In altre parole sfugge l'obiettivo che si vuole raggiungere perché manca la morale finale e di conseguenza resta una distanza tra il libro ed il lettore. Da apprezzare comunque l'originalità del tentativo ed il richiamo ai racconti della mitologia come apporto pur sempre interessante.
-
21/04/2026 Giselda Massari I traumi della crescitaIn questo breve romanzo Ammaniti fa nuovamente parlare un bambino (ricordate Io non ho paura?). La trama si svolge in Sicilia, in un non luogo sul mare violentato dall’incuria, dal degrado ambientale e sociale dove si vive e convive a contatto con la malavita. La famiglia Vesciaveo è composta da madre, figlio e zia; oltre a personale indiano di fatica nell’azienda storica di commercio e trattamento del marmo. Si capisce subito cosa si nasconde spesso nella triturazione delle lastre di marmo… Questo il primo livello del racconto. Il secondo livello è la fantasia, la stranizza… C’è una presenza oscura in bagno legata alla mitologia greca cui la famiglia è strettamente connessa che fa da collante fra la realtà e l’immaginazione… L’equilibrio si rompe quando il bambino, ignaro e costretto a vivere in un ambiente chiuso e inadatto alla sua età, entra in contatto con il diverso e li si sviluppa la tragedia. Un bel libro con esilaranti descrizioni degli ambienti e delle persone: a patto però che ci si lasci trasportare sulle ali della fantasia e direi anche della psicoanalisi, incentrata sul difficile passaggio dall'adolescenza alla vita adulta..
-
19/04/2026 Giorgio Grasso Lo sguardo che uccideA chi piace definire in poche parole un romanzo o una qualsiasi opera artistica direi che l'ultimo libro di Ammaniti è un coming of age fantastico in salsa mitologica. Se si accetta come "normale" il fatto che la famiglia Vasciaveo custodisca nel proprio bagno un pericolosissimo essere mitologico, letale per chiunque incroci il suo sguardo, allora per buona parte della lettura siamo di fronte ad un romanzo di formazione. Il giovane Nilo, fortemente limitato nelle sue frequentazioni e nei movimenti fuori di casa, incontra una donna sensuale e sua figlia. L'impatto è dirompente, la sua vita cambia radicalmente, e anche la madre e la zia ne subiranno le drammatiche conseguenze. E poi c'è il colpo di scena finale, che cambia radicalmente la prospettiva da cui abbiamo letto la storia. Lettura molto divertente.
-
19/04/2026 Daniela BertoglioI Vasciaveo sono una strana famiglia, composta da due sorelle e dal figlio di una delle due, Agata, un ragazzino di 13 anni che canta molto bene. Vivono a Triscina, un paesino sul mare, vicino a Selinunte, e hanno tra gli antenati un personaggio mitologico che si può intuire dal disegno sulla copertina. Personaggio immortale, che vive, sotto chiave, nel bagno di casa loro, e che contribuisce significativamente al bilancio familiare. Una famiglia condannata a vivere isolata, per proteggere i propri segreti inconfessabili. Quando nella vita di Nilo, il tredicenne, arrivano Arianna e la figlia Saskia, di 10 anni, con la sessualità dirompente della prima e la innocente saggezza della seconda, arriva anche una forza che scardina tutto, costringe a crescere e a liberarsi di vincoli ancestrali. Ammaniti aveva già ampiamente dimostrato di saper raccontare l'adolescenza, e come sia difficile crescere e liberarsi delle catene e delle costrizioni familiari, ma in questo romanzo riesce a mescolare divinità greche, mafia cinese, innocenza e sensualità, in maniera magistrale. Consiglio vivamente l'audiolibro, letto magnificamente da Corrado Fortuna.
-
-
Francesco : il primo italiano
-
24/04/2026 Francesco un uomo non comune.Un racconto sciolto, senza fronzoli; si parla della vita di un giovane del medioevo, periodo oscuro dove la religione e la vita in generale si affrontavano con timore e rassegnazione. Aldo Cazzullo percorre con maestria molti aspetti della vita del Santo senza tralasciare episodi. Personalmente ho goduto dei toni di narrazione e delle docili sottolineature che hanno donato alla mia esperienza di lettore, una spiccata "serenità di comprensione". Francesco, uomo di poesia, musica, cuore, interlocutore di creature e profondo filosofo. ...uomo non comune.
-
-
Guida archeologica di Roma : la più grande metropoli dell'antichità, com'era e com'è
-
24/04/2026 Bella guida illustrataMeno dettagliata e approfondita della guida di Coarelli, ma ben più ricca di illustrazioni, con ricostruzioni dell'aspetto delle varie zone della città imperiale e moltissime fotografie dei monumenti noti e molto meno noti proposti negli itinerari.
-
-
Norman Rockwell, 1894-1978 : il pittore più amato d'America
-
24/04/2026 ho apprezzato: Libertà dal bisognoQuell'anno (1943) Roosevelt, nel discorso annuale pronunciato al Congresso, enunciò le quattro libertà fondamentali per lo spirito della Carta. Avrebbe saputo Rockwell "illustrare" queste idee in un linguaggio pittorico che le rendesse tangibili ai suoi concittadini americani? Nella sua autobiografia, Rockwell descrive le notti passate in bianco a rigirarsi nel letto pensando a come illustrare i quattro concetti. Eseguiva bozzetti e rimuginava a lungo. Alla fine, una notte alle 3, dopo una riunione del consiglio cittadino, si alzò dal letto sapendo di avere la soluzione. Rockwell era talmente eccitato che salì sulla bicicletta, andò a casa di Mead Schaeffer e lo svegliò per dargli la buona notizia. Libertà dal bisogno, ritrae la famiglia di Rockwell, o almeno una parte di essa, raccolta intorno alla tavola per il pranzo del giorno del Ringraziamento. La cuoca, Mrs. Wheaton, è ritratta nell'atto di portare in tavola il tacchino appena sfornato. "Mrs. Wheaton l'ha cucinato, io l'ho dipinto e tutti insieme l'abbiamo mangiato", ricordò Rockwell. Mary Rockwell è seduta sul lato sinistro della tavola; la madre dell'artista le sta di fronte. Gli altri commensali sono gente di Arlington, che Rockwell ha scelto per riempire la scena seguendo il suo fiuto infallibile per il volto giusto nella situazione giusta.
-
-
La passeggiata : racconto
-
24/04/2026 Giuseppe Vitale PasseggiataUn uomo esce, passeggia e incontra personaggi con cui interagisce, la capacità di raccontare queste situazioni fanno si che una anonima passeggiata diventi un racconto piccolo e coinvolgente.
-
-
Myricae
-
24/04/2026 " San Lorenzo, io lo so perché tanto/di stelle per l’aria tranquilla/arde e cade ...... perché sì gran pianto/nel concavo cielo sfavilla ... "( da 'X agosto' ). Molte poesie di Pascoli contenute in Myricae spesso rimangono impresse nella memoria dei lettori non come semplici ricordi scolastici ma perché in grado di suscitare emozioni intense e coinvolgenti. Pubblicata nel 1891, in seguito ripubblicata, ampliata più volte fino al 1900 e revisionata fino al 1911, questa raccolta 'in fieri' è incentrata sul rapporto inquieto tra il poeta e la realtà circostante, in un'ampia dialettica tra innovazione e tradizione classica.Il titolo, in latino, ci rimanda immediatamente ad un famoso verso virgiliano tratto dalla IV Bucolica che Pascoli adatta e sceglie come motto di apertura dal valore programmatico; l'originale "Non omnis arbusta iuvant humilesque myricae" ossia "Non a tutti piacciono gli arbusti e le umili tamerici", privato della negazione "Non omnis", assume pertanto un significato positivo e così le spontanee tamerici sintetizzano ed esemplificano il contenuto dell'antologia.Il poeta, con un'originale tecnica impressionista, con la sensibilità e lo stupore di un "fanciullino", filtra emozioni, ricordi e talvolta anche proiezioni oniriche, tratteggia ed idealizza le "piccole cose", gli aspetti della semplice vita agreste caratterizzata dai lavori nei campi nelle diverse stagioni, oppure descrive situazioni quotidiane e domestiche attribuendo a tali brevi rappresentazioni un profondo significato esistenziale che trascende la soggettività anche tramite l'uso dell'analogia.In questo panorama emerge il rimpianto dell'infanzia, felice ed irripetibile, cui si associa il tema del "nido" ossia della protezione, della serenità e degli affetti; in numerosi componimenti è analizzato anche il sentimento del dolore o, nello specifico, il tema della morte e del conseguente sgretolamento del nucleo familiare, sia in riferimento alla traumatica esperienza personale per la perdita del padre, sia in varie situazioni che riguardano ad es. madri vedove, figli orfani o bambini morti precocemente.Il ricorrente tema del lutto è stato interpretato da alcuni critici letterari come metafora della lenta dissoluzione della società pre-industriale, patriarcale ed agraria che Pascoli rimpiange mentre assiste, con sgomento, al progredire della modernità urbana. Al di là del diffuso sentimentalismo e degli aspetti patetici, apertamente criticati dal filosofo B.Croce, è inevitabile constatare la straordinaria precisione lessicale che Pascoli utilizza in ambito botanico (si pensi al cipresso, al prunalbo o biancospino, all'acanto, etc.) nonché ornitologico (si ricordi ad es. lo scricciolo, la rondine o il pettirosso).Il poeta, lungi dall'esibire la sua erudizione, assegna infatti ad ogni elemento naturale e ad ogni oggetto della vita contadina (dall'aratro nei campi al bricco sul fuoco) una valenza simbolica ed evocativa, che egli individua anche nel suono delle specifiche parole; in questo modo elabora il cosiddetto fonosimbolismo (che include anche onomatopee, allitterazioni, assonanze o consonanze) con il chiaro obiettivo di decodificare, intuitivamente, il "mistero" della natura.Questa "madre dolcissima" dai paesaggi ameni non rappresenta soltanto un rifugio rassicurante ma, con le sue molteplici manifestazioni, è anche il riflesso delle angosce e delle sofferenze dell'autore.Ancor più innovativo, come ha sottolineato tra gli altri lo scrittore/poeta P.P. Pasolini, è il plurilinguismo di Pascoli che alterna vocaboli dialettali o espressioni colloquiali a termini aulici e classici o tecnici e specialistici, proponendo inoltre una commistione di registri stilistici ed una diversificazione delle strutture metriche che superano il precedente classicismo carducciano, rigoroso e formale. Lo sperimentalismo pascoliano, quindi, si rivela un formidabile strumento espressivo a tal punto da anticipare e influenzare tutta la poesia italiana del Novecento ed i suoi successivi sviluppi fino alla contemporaneità.
-
-
Una donna normale : romanzo
-
24/04/2026 Scegliere la verità...sempre.Una storia di una donna, moglie, madre, impiegato...spia. Avere la doppia identità non è una cosa semplice; i pensieri, le emozioni, i sentimenti si intrecciano tra di loro cercando di colmare spazi ed esigenze di vita che si susseguono freneticamente. Alla fine, tra finte verità e mezze bugie, ci si trova sempre a dover scegliere: la verità rimane la scelta migliore, anche se può ferire.
-
-
Da New York a Notting Hill per innamorarsi ancora
-
23/04/2026 Stefania Calo' Secondo ma ancora belloHo appena terminato questo libro e già penso di prendere il terzo perché è una trilogia. Ricordavo che mi era piaciuto il primo, ma non sapevo cosa aspettarmi dal secondo invece ho ritrovato la protagonista Scarlett ancora in forma, così spontanea dal cuore grande circondata da vecchi e nuovi amici e dal suo grande amore che sembra essersi un po' sciolto contagiato dalla sua ragazza. Scorrevole e piacevole soprattutto per gli amanti delle commedie romantiche, si riscoprono battute e luoghi dei film. Consiglio la lettura
-
-
Motel life
-
23/04/2026 Un libro alla Bruce SpringsteenBellissimo, letto tutto d'un fiato, per ricordarci che c'è anche chi non nasce con la camicia.
-
-
Goodbye hotel
-
23/04/2026 Daniela BertoglioMichael Bible torna ad Harmony, il paese ossimoro dove aveva ambientato il precedente romanzo, per raccontare una strana storia di due adolescenti e due tartarughe, una vecchissima ed una giovane. Il romanzo è diviso in quattro parti, ognuna racconta la storia di uno dei protagonisti, così come è stata vista o vissuta. Perché le storie possono avere finali reali, o desiderati, possono intrecciarsi e disperdersi, gli umani vivono per un tempo limitato, il tempo delle tartarughe è più lungo, abbraccia generazioni, si dilata. E' un romanzo strano, che non mi ha convinta del tutto (probabilmente non l'ho capito), ma ho apprezzato lo stile scarno ed asciutto di Bible.
-
-
La rosa inversa
-
23/04/2026 Storica-menteRomanzo storico, misto di verità e invenzione, che parte dalla Sicilia e dall’Italia del Settecento e si proietta verso e oltre di noi, lettori del terzo millennio destinatari di molte "post-verità". L'escamotage del reperimento di un manoscritto, non confermato nei suoi contenuti dal quale si dipana il racconto, non è inedito, ma qui è utile alla tesi che il Potere non è nuovo a inventare notizie e a falsarne altre, per mantenere se stesso. Al protagonista di invenzione, il barone Ruggero fondatore della loggia massonica "La Rosa Inversa" del titolo, si affianca, tra i personaggi, quello di Cagliostro, l'alchimista realmente vissuto, ma raccontato secondo la biografia diffusa dai suoi persecutori giudiziari; per non parlare dei gesuiti espulsi dal regno borbonico, poi riabilitati. Il libro rientra nella "mission" editoriale della Sellerio dedicata alla cultura siciliana, che ha pubblicato altri libri di Maria Attanasio, scrittrice memorialistica affermata. E' nella rosa dello Strega 2026; per me è ben scritto, ma un po' prolisso.
-
16/04/2026 Daniela BertoglioUn affascinante romanzo storico, ambientato nella Caltagirone degli ultimi decenni del secolo dei Lumi, che ci parla di fake news, e manipolazione delle informazioni, cosa che lo rende attualissimo. Tra lotte senza quartiere tra massoni e gesuiti, decumenti falsi usati per decretare la rovina dei nemici, re e regine che appoggiano e poi rinnegano gli ideali illuministi, nobili e avventurieri (Cagliostro in primis), esoterismo e stanze segrete, da un lato c'è un gesuita, padre Crisafulli, dall'altra un nobile massone, Ruggero Henares, amico d'infanzia di Cagliostro, in mezzo un secolo dibattuto tra l'impulso alla modernità e il più retrivo oscurantismo. Uno stile di scrittura raffinato e intrigante, insomma un romanzo davvero piacevole ed interessante.
-
-
Storia di un'amicizia
-
23/04/2026 Un flusso di coscienza lungo il corso del PoCantava Gino Paoli "Eravamo quattro amici al bar / Che volevano cambiare il mondo": potrebbe essere il sottotitolo di questo memoir di Ermanno Cavazzoni, un poetico e a volte strampalato flusso di coscienza della sua "Storia dI un'amicizia" con Gianni Celati, qui chiamato semplicemente Celati. Sono contenta di aver letto questo libro, intriso di sentimenti e ideali, che mi ha portato a reperire sulla piattaforma Raiplay la puntata di "Provincia Capitale. Il Delta del Po", ispirata a uno degli scritti di Celati, lì regista chiamato Gianni Gianni. Vi è ambientata la culla della loro formazione raccontata da Cavazzoni: la bassa emiliana da Portomaggiore, Ferrara, fino a Porto Tolle, alla foce del fiume. Vi ho ritrovato la nebbiosa atmosfera, la filosofia di vita di quegli amici che conversavano tra loro e "che volevano cambiare il mondo" Quei dialoghi ci sono restituiti, nel libro in rosa per il Premio Strega 2026, in forma di monologo ondivago, un dialogo interiore fatto di affetto e nostalgia. Da leggere.
-
19/04/2026 "La favola di un'amicizia"“Questo libro di memorie e di appunti è dedicato a Gianni celati, scrittore che ci ha beneficato con i suoi libri e con la sua pulita esistenza, che qui cerco di recuperare e far brillare. Non è una biografia né una bibliografia ragionata; è quel che mi resta di bello, col suo mesto finale, di un'amicizia.” È uno di quei libri che so già che tornerò a sfogliare. Dentro c’è di tutto: riflessioni strampalate e intuizioni profonde, episodi quotidiani e pensieri sulla letteratura, situazioni surreali e parodie, evocazioni poetiche e pensieri filosofici. Ma soprattutto c’è la spontaneità con cui Cavazzoni racconta quasi quarant’anni di amicizia con Celati. Non prova mai a spiegarlo davvero, né a ricostruirne in modo ordinato la vita o le opere. Il ritratto nasce piuttosto per accumulo: dettagli minimi, voci, scene, ricordi sparsi. Ed è proprio così che Celati prende forma, in modo vivo e concreto, spesso più in ciò che sta ai margini della sua produzione — i progetti immaginati, i viaggi pensati, le stranezze — che nei libri stessi. L’amicizia comincia quasi sotto il segno di Ariosto, durante un convegno nel 1985, e attraversa gli anni fino agli ultimi, segnati dalla malattia. Ed è proprio qui che il libro diventa, a tratti, profondamente commovente: Cavazzoni riesce a raccontare quel periodo con grande sensibilità e misura, senza mai indulgere, ma trasmettendo una commozione autentica, la stessa, a detta dell’autore, che ha provato lui mentre scriveva quelle pagine. Intorno, un piccolo mondo di scrittori “della pianura”, appartati e poco inclini all’omologazione. Leggendo, sembra quasi di sentire Cavazzoni parlare: più che raccontare, intrattiene, come in una conversazione tra amici, magari in un’osteria poco frequentata, davanti a un bicchierino di vodka, rigorosamente da bere “subito prima di incominciare a cenare, come si legge nei romanzi rossi, che però la incominciano con una caraffa, perché la vodka è il carburante per i discorsi più intensi”. Uno stile che fa sorridere, a tratti anche ridere, e poi commuove, lasciando continuamente spunti di riflessione. Un libro scritto benissimo, attraversato da un affetto profondo che lega queste pagine dall’inizio alla fine. “E ci troveremo da qualche parte, ad esempio a Copenhagen, dove erano tutti così gentili e così favorevoli alle risa, al vino e alla birra; al ristorante Barabba di Quattro Castella dove ci abbiamo spesso mangiato e le tagliatelle sono buone, e pure i tortelli, e si spende il giusto. E poi quando saranno morti tutti i nostri soci, colleghi e affini che hanno transitato circa nello stesso arco di tempo, faremo perfino convegni con rinfreschi e chiacchiere e teoria all'infinito, che tanto di tempo ne avremo. Saremo ombre, ma va bene lo stesso, e poi lentamente sbiadiremo, fino a diventare impalpabili chiazze translucide.”
-
16/04/2026 Daniela BertoglioCi sono romanzi che andrebbero letti ad alta voce, e Storia di un'amicizia rientra a pieno titolo nella categoria, perché Ermanno Cavazzoni racconta la sua amicizia con Gianni Celati, e con tanti altri autori, noti o misconosciuti, quasi tutti emiliani o al massimo romagnoli, come la descriverebbe durante una conversazione con qualcuno. E' un romanzo scritto benissimo, una lettura davvero piacevole: ricordi, aneddoti, cene a base di tagliatelle al ragù, inframmezzate da bicchierini di vodka, che comunicano emozioni, considerazioni sui massimi, e minimi, sistemi, sulla letteratura, gli intellettuali, tutto all'insegna dell'ironia e della leggerezza. Tante brevi storie frutto delle conversazioni con Celati, che raccontano di una varia umanità, fatta di piccole avventure, fallimenti, morti improvvise e previste, morti che appaiono nei sogni, con le ultime pagine, dedicate alla malattia e poi alla morte dell'amico, che sono pura poesia.
-
-
La stella del diavolo
-
22/04/2026 Poliziesco faticoso e confusoRomanzo giallo-poliziesco della serie di Harry Hole, certo non il migliore. L'ho trovato un po' confuso e confondente, alle volte non si capisce a chi si stiano riferendo le vicende, si fa fatica a seguire la trama, che procede lentamente. e a scatti, per accelerare nel finale.
-
-
Cosmetica del nemico
-
22/04/2026 Chi è il nemico?Dialogo surreale tra un uomo e lo stupratore assassino di sua moglie. Poi piano piano le cose si complicano maledettamente...
-

