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I commenti più recenti

  • Oh William!

    Strout, Elizabeth

    • 07/08/2026
      Oh Strout!
      Quest’autrice è decisamente la mia “cup of tea”. E questo romanzo lo riconferma, qualora ce ne fosse bisogno. Leggerla è un po’ come tornare in famiglia. Definirei circolari i romanzi di questa autrice: anche quando non te l’aspetti, ritrovi “vecchi amici”. Ogni volta è una rimpatriata. Questo racconto fa parte del ciclo di Lucy Barton. Qui Lucy, vedova del secondo marito David, si ritrova inaspettatamente a riavvicinarsi al primo, William, professore di parassitologia in pensione, lasciato dalla sua terza moglie. Nonostante sia trascorso diverso tempo dal divorzio, tra Lucy e William, oltre alle due figlie che li legano, è rimasto un rapporto affettuoso e indissolubile, alimentato dai ricordi condivisi, dalle gioie e dalle fragilità della vita vissuta insieme. Ed è proprio in virtù di questo profondo legame che William chiede a Lucy di accompagnarlo in un viaggio nel Maine, che lo porterà alla scoperta delle proprie origini e di verità nascoste. Il viaggio diventa anche l’occasione per rievocare la loro storia, le incomprensioni che hanno caratterizzato il matrimonio, le reciproche fragilità, anche se qui chi appare più fragile è proprio William. Un’occasione per conoscersi veramente, in un’età più matura, quando la vita li ha cambiati, come fa con ognuno di noi, talvolta lasciando un senso di smarrimento per il tempo che passa. Entrambi hanno sperimentato il dolore della perdita di chi hanno amato e il legame che li ha uniti ha saputo trasformarsi in un’amicizia profonda, capace di offrire protezione reciproca. Perché, alla fine, l’amore è poliedrico: muta, si trasforma, ci accompagna durante il tragitto della vita. E la Strout lo racconta con la consueta profondità. Lo stile è sempre misurato, sottile, “sottovoce”, ma capace di toccare corde di rara sensibilità. E per il ciclo di Lucy Barton, ahimè, per il momento è tutto.
  • 19: Il battito d'ali della farfalla

    Gotouge, Koyoharu

    • 07/08/2026
      Muzakkir Ahamed e bellissimo
      arco del castello infinito e stupendo
  • Kolchoz

    Carrère, Emmanuel

    • 07/08/2026
      “Dopo zygomatique si può morire serenamente.“
      All'inizio ho fatto fatica a entrare in questo libro. Più che altro mi risultava difficile orientarmi tra le tante ramificazioni della famiglia russa e georgiana di Carrère e seguire le vicende che prendono avvio dalla rivoluzione bolscevica. In quella prima parte mi sembrava quasi di trovarmi di fronte a un mero memoir familiare e faticavo a tenere insieme nomi, relazioni e genealogie. Poi, però, mano a mano che la narrazione procedeva, il libro mi ha completamente conquistata, complice lo stile di Carrère: nitido, fluido, privo di artifici. Quello che ho apprezzato di più è il modo in cui riesce a tenere insieme il piano della grande Storia e quello della storia familiare, senza che uno prevalga mai sull'altro. Da un lato c'è il Novecento, con la rivoluzione russa, l'esilio, la Seconda guerra mondiale e la politica più contemporanea; dall'altro c'è la memoria privata, i legami familiari, il modo in cui gli eventi storici continuano a lasciare tracce nelle vite delle persone. Il perno del libro è senza dubbio la figura della madre, Hélène Carrère d'Encausse, storica di fama internazionale, prima donna alla guida dell'Académie française. Il libro si apre con l'omaggio nazionale che la Francia le rende agli Invalides, nell'ottobre del 2023, e si chiude con la sua morte, avvenuta pochi mesi prima. Nel mezzo c'è la ricostruzione della storia delle due famiglie, ma soprattutto dei legami che le attraversano, delle loro contraddizioni e dei traumi che gli esuli continuano a portarsi dentro. Quello che mi ha colpita maggiormente è il modo in cui Carrère alterna il piano più cronichistico a quello profondamente intimo. Quando il racconto si sposta sugli ultimi anni della famiglia, il tono cambia senza forzature. Sono pagine che mi hanno toccata molto: Carrère racconta la fragilità dei genitori e il dolore della perdita con una lucidità che non diventa mai freddezza e con una partecipazione che non scivola nella retorica. L'ultima parte è davvero commovente, soprattutto il momento in cui racconta come viene comunicata al padre la morte della moglie: una scena di una semplicità disarmante, proprio per questo così intensa. Mi è piaciuto anche il fatto che Carrère non si sottragga mai quando si tratta di parlare di sé. Racconta apertamente anche il proprio disturbo bipolare, senza farne un elemento identitario né cercare effetti emotivi. Riesce così a tenere insieme la dimensione collettiva e quella più privata con grande naturalezza, passando continuamente dai grandi eventi storici ai dettagli dell'esperienza individuale. Un libro sulla memoria, sull'eredità familiare e sulla perdita, ma anche sul modo in cui la Storia continua ad abitare le vite delle persone. Una lettura che è cresciuta pagina dopo pagina e che ho finito per apprezzare molto.
  • Libro 3: King of greed

    Huang, Ana

    • 06/08/2026
      Romanzo sulle seconde possibilità Dom per colpa della sua cupidigia ha perso la persona più importante per lui: Alessandra. Alessandra ha deciso di mettere fine al suo matrimonio per ricominciare la sua vita mettendo se stessa al primo posto
  • Parasite

    • 06/08/2026
      Spaccato sulla società coreana Il film segue la storia di due famiglie e per tutta la pellicola ti farà domande filosofiche
  • Libreria Hyunam-dong : rimedi per l'anima

    Hwang, Bo-Reum

    • 06/08/2026
      Healing novel
      Un romanzo che tratta delle secondo opportunità nella vita, nella possibilità di ricominciare una carriera che non si sente propria e
  • I romani

    Lyttelton, Margaret

    • 06/08/2026
      il Genius del popolo romano
      Saggio molto interessante e ben scritto. Approfondisce il carattere degli antichi romani e come sia andato modificandosi nel corso dei secoli, pur mantenendo invariate alcune caratteristiche di fondo. Getta una luce diversa su fatti noti.
  • Dignità

    Ypi, Lea

    • 06/08/2026
      Daniela Bertoglio
      Dopo aver trovato casualmente sul web una foto dei nonni in viaggio di nozze a Cortina, nel 1941, foto di cui ignorava l'esistenza perché era stata sequestrata dei servizi segreti albanesi ben prima della sua nascita, Lea Ypi, che insegna Teoria politica alla LSE, decide di svolgere una indagine sulla storia della sua famiglia, ed in particolare di sua nonna, andando a cercare i rapporti stilati su di lei dalla polizia segreta albanese nel corso degli anni, e attraverso le sue vicende ci racconta la storia dell'Albania nel corso del Novecento. Non le è stato facile reperire le informazioni, perché gli informatori usavano pseudonimi, sigle, e, per quanto possa sembrare assurdo, c'è anche il sospetto di un caso di omonimia. Un romanzo estremamente interessante, perché racconta la storia di un paese che per decenni è stato totalmente chiuso al mondo esterno, pur trovandosi a pochi chilometri dalle coste italiane, con un regime oppressivo e una rete di controllo sulla popolazione davvero asfissiante. Ma dove, nonostante tutto, c'erano persone in grado di "insegnare a riconciliare l'amore con la ragione, e ad affrontare il dolore con dignità", come Leman Leskoviku Ypi, appunto.
  • Il serpente di pietra

    Goodwin, Jason

    • 06/08/2026 Mario Benvenuti yashim è un bel tipo
      l'eunuco yashim si ritrova di fronte ad un altro mistero, tra razze, lingue ed usanze di ogni tipo si trasmette molto anche di quella meraviglia che è stato l'impero ottomano.
  • Stranieri come te : la nazione degli esclusi del nuovo millennio

    Temelkuran, Ece

    • 06/08/2026 Per tutti quelli che fermate il mondo voglio scendere
      Ece Temelkuram scrive dalla sua esperienza diretta di giornalista e saggista turca che ha visto il proprio Paese trasformarsi sotto la spinta dell'autoritarismo e della polarizzazione. Parla a chi e per chi non si riconosce o fatica a riconoscersi più in questo presente. Racconta del disorientamento, dell'estraniamento che si prova quando il mondo attorno sembra perdere empatia, dignità. umanità. Il senso di alienazione che si prova non è un fallimento personale, ma una condizione condivisa da milioni di "stranieri" nel mondo che rifiutano la disumanizzazione, la rabbia banale dei social e la perdita di valore della parola data.
  • Mensaleri

    Wu Ming 2

    • 06/08/2026
      Nel 1363, su un isoletta del fiume Leri (nome e topos di fantasia), nell'appennino centro - settentrionale, appare la Madonna ad una giovane contadina. Successivamente viene anche ritrovata una statua della Vergine che a petto nudo allatta. Nella stessa isola, nel 1868, Nazzaro Mensa, imprenditore "illuminato" costruisce una cartiera e, lì vicino, Mensaleri, vera e propria cittadina operaia. Nel corso del tempo l'attività prospera, sempre sotto la guida della famiglia Mensa, fino al 1950 quando la cartiera viene ceduta ad altri imprenditori. Nel 1995, con la fabbrica da tempo ormai chiusa, Riniero Mensa, epigono della famiglia ed imprenditore nel campo della moda, si ripresenta a Mensaleri con un'accattivante proposta di rilancio della struttura e del paese. L'ultimo libro di Wu ming 2 si dipana in questo sfondo in modo non lineare (continui salti da un periodo all'altro) e corale (molti i personaggi, qualcuno più presente ma nessuno "protagonista"). Questa ricchezza di elementi narrativi rischia di andare a discapito della godibilità della lettura. La parte che più mi ha colpito è il momento in cui si iniziano a snocciolare una lista di attentati e regicidi effettuati dagli anarchici a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Il libro parla solo in modo marginale dell'anarchia in Italia, ma già quel poco basta a rendersi conto del livello di epurazione dei nostri manuali scolastici.
  • Barbablu

    Vonnegut, Kurt

    • 06/08/2026
      Rabo Karabekian, ovvero la vita (inventata) di un pittore americano di origine armena. C'è molto mestiere in questo racconto di Vonnegut dove passato e presente vengono sminuzzati e mescolati per donare al lettore il piacere di ricostruire il puzzle. E l'immagine che ne esce non è una semplice distesa di colore, come i quadri che avevano dato notorietà a Karabekian, ma un'opera con molti personaggi e tutti descritti con realismo e benevola empatia. Un libro che, a differenza di tanti, stenta ad appassionarti per buona parte delle pagine ma si riscatta pienamente verso la fine.
  • Guccini live collection [Audioregistrazione]

    Guccini, Francesco

    • 06/08/2026
      "...La Locomotiva, come una ...
      ...cosa viva, lanciata a bomba contro l'Ingiustizia". Mi mancherà. Scoperto per caso e molto tardi e, debbo dirlo, banalmente, in una notte sulla spiaggia attorno ad un fuoco. Sandro la intonò. Con la sua chitarra. E per quello che già ero è stata un'altra bomba.
  • Il treno

    Simenon, Georges

    • 06/08/2026
      We can be heroes just for one day
      Marcel Féron è insieme protagonista e narratore di questa storia, tutta scritta in prima persona. Nato e cresciuto in un paese vicino al confine col Belgio, nonostante i traumi infantili legati alla prima guerra mondiale e i quattro anni passati in un sanatorio per curare la tubercolosi, Marcel riesce a costruirsi una vita "normale": una moglie, una figlia, un altro figlio in arrivo e un'attività in proprio da riparatore di apparecchi radiofonici. Ma ecco una nuova guerra che irrompe sulla scena: il romanzo iniza il 10 maggio del 1940, giorno dell'invasione del Belgio. Marcel e la moglie decidono subito di impacchettare lo stretto necessario e prendere il primo treno che li porti lontano dal fronte di guerra. In stazione regna il caos e la confusione: Marcel viene diviso da moglie e figlia e messo in un vagone-bestiame. Dopo pochi giorni, il vagone dove alloggiavano la moglie e la figlia viene nottetempo staccato e accorpato in un altro convoglio. Per Marcel inizia un'odissea ferroviaria assieme ad Anna , una donna incontrata sul carro bestiame e di cui non sapremo altro, che è un ebrea cecoslovacca e che è scappata dalla prigione di Namur. I due arriveranno fino al campo profughi de La Rochelle, che divennterà per loro una novella Ogigia. Per una volta Simenon non ci racconta un crimine o un delitto, a meno che il crimine sia stato abbandonarsi alla felicità di un amore inatteso e il delitto sia quello di rientrare dilgentemente nei ranghi. Per Marcel, antieroe piccolo borghese, non è questione di scegliere, il suo ultimo atto di ribellione è quello di scrivere e lasciare memoria di questa "distrazione". Simenon riesce a descrivere magistralmente i giorni del caos, la confusione e i sentimenti dei profughi sballottati lungo le linee ferroviarie e nei campi ma anche la chimica che allaccia questa coppia decisa a vivere il presente ignorando passato e futuro.
  • La donna nel pozzo

    Pulixi, Piergiorgio

    • 05/08/2026 Una scomoda verità
      Lo stile di Pulixi cattura fino all’ultima pagina con una semplicità e una sincerità incredibile. La storia si snoda tra Roma e la Sardegna. Uno scrittore e il suo ghostwriter da Roma si spostano in Sardegna per trovare un’ispirazione ad un nuovo libro. A parte i problemi personali dei due, tra il tragico e l’inverosimile, e gli scivoloni in romanesco, tra i due sembra esserci un certo antagonismo. L’insofferenza si trasforma in collaborazione attiva quando i due capiscono che la serie di omicidi, mascherati da suicidi, che stanno cercando di approfondire, ha una provenienza ed un mandante unici. E la ricerca diventa lo strumento per rendere giustizia ad una serie di ragazze innocenti