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I commenti più recenti

  • Arboreto salvatico

    Rigoni Stern, Mario

    • 01/04/2026
      Gli alberi della vita di uno scrittore montanaro e soldato
      E' un inventario botanico e sentimentale quello che Mario Rigoni Stern (1921-2008) scrive sui venti alberi della sua vita di montanaro, scrittore e soldato, insignito della Medaglia al Valor Militare (1942). Sono creature viventi raccontate come intrecci misteriosi di natura e storia. Quelli che gli ricordano la guerra in cui ha combattuto: il castagno, miraggio dei soldati al fronte "affamati di cibo e di casa"; i larici, i pini e gli abeti distrutti dalla Grande Guerra; i pioppi piantati dopo il 1918; la sequoia, regalata all'autore vicentino da un ex fante della Brigata Ivrea. Ci sono gli alberi medicinali, come il tiglio e il salice; quelli preziosi, come il frassino e il noce. CI sono gli alberi della letteratura: la quercia di Andrej in "Guerra e pace"; il tasso cantato da Shakespeare; la betulla russa di Esenin e Pasternak; l'olivo del talamo di Ulisse. Il più bello di tutti è l'acero, ma è il ciliegio l’albero preferito da Rigoni Stern, scrittore cui l'Università di Padova ha conferito nel 1988 la laurea honoris causa in Scienze Forestali e Ambientali. Apprezzai "Il sergente nella neve", questo non è da meno. Da LEGGERE.
    • 31/03/2026
      Perfetto per la primavera (ma forse anche per le altre stagioni)
      È stato molto piacevole leggere quest’opera a marzo. L’autore alterna descrizioni botaniche e antropologiche delle piante a storie personali o familiari che lo legano a diverse specie di alberi. L’affetto di chi scrive per queste piante viene trasmesso in modo intenso al lettore, che viene inondato da un senso di amore per la vita. La maggior parte degli alberi si trovano facilmente anche a Roma, il che permette di godere ancor di più di quanto si legge. Personalmente, ho supportato la lettura tenendo a portata di mano, anche un altro libri illustrato, in modo da visualizzare più facilmente ciò che viene descritto.
  • In mezzo al mare : sette atti comici

    Torre, Mattia

    • 01/04/2026
      Pregevole comicità amara, per lettura e teatro
      Di questa raccolta di racconti, ho trovato geniali "In mezzo al mare", "Gola", "Migliore" e "Perfetta". "Non conosco niente del mondo che mi circonda, figuriamoci di me che ne sono un'infima parte", dice il protagonista di "In mezzo al mare", testimone di un incidente automobilistico avvenuto sulla via Aurelia, alle tre e mezza del mattino, di ritorno da un matrimonio. "Gola" è un ritratto dell'Italia visto attraverso il rapporto morboso con il cibo, l'Italia che è "questo paese che ci passi col treno, pieno di colline verdeggianti, pieno di poesia (...) dove a tutti noi ci piace di mangiare". In "Migliore" l'io narrante è un uomo che lavora in una multinazionale di servizi, "un'azienda che ti vuole bene, un'azienda che ti chiede di essere migliore". "Perfetta" è la donna che ha il record di vendite di auto in un mondo maschile e che vorrebbe investire tutti i pedoni, specie "gli anziani che camminano lenti". Atroce e banale vita quotidiana, miserie raccontate in monologhi che hanno la sconvolgente qualità: dire la verità che non si confessa mai. Ho riso e provato sgomento, sia a leggerli sia a guardarne sei trasposti in versioni teatrali per la Rai, i "Sei pezzi facili" (2022), per la regia di Paolo Sorrentino. Mattia Torre era un genio. Consigliate lettura e visione TV.
    • 28/03/2026 Dario Snaidero L’Italia è questo paese che ci passi col treno
      Mattia Torre è stato paragonato a Ennio Flaiano. Paragone che non tiene affatto conto della loro originalità, a mio avviso. Due scrittori del tutto diversi per formazione letteraria e di vita e per lo stile della scrittura. Di simile resta lo sguardo disincantato sulla realtà che li circonda. Uno sguardo ironico, a tratti surreale, eppure vero anche se un po’ cinico. A me è piaciuto “Perfetta”, l’ultimo degli atti comici che, in verità, non ha nulla di comico. La protagonista vende auto in un mondo di maschi e li vince. Costretta, tuttavia, a un doppio sforzo: di energia maschile per essere nel mondo, come scrive l’autore, e di energia femminile per essere se stessa. Se stessa chi? a ben vedere, se lei vuole essere ciclica come la luna mentre, intorno a lei, le donne sono magre, toniche, scattanti. Forse con tacco dodici, aggiungo io. “Migliore” è forse il più surreale degli atti comici ed è, a mio avviso, un racconto tristissimo (e così cito gli “issimi” dell’autore). Ma è “Gola”, il mio preferito. Scritto al di là di ogni schema letterario, sin dall’incipit: L’Italia è questo paese che ci passi col treno … L’unico a non avere un finale perché a propria volta mangiato. Devo citare “Yes I Can” perché contiene i più bei nomi, e i più assurdi cognomi, di nobili, così lunghi da sfidare quelli spagnoli e portoghesi. Il protagonista, così per noia, sversa champagne su un tappeto persiano. Antichissimo, devo pensare. Poi, però, finisce l’ora d’aria e lui deve rientrare: dove? In manicomio? In prigione? No, mi dico, non posso ridere. Ma perché no, se si tratta di atti comici. E allora rido, rido di gusto, senza alcun ritegno.
  • Bocca di strega

    Naspini, Sacha

    • 01/04/2026
      Meno riuscito
      Rispetto agli altri libri di Naspini risulta leggermente meno riuscito, forse perché mixa meno gli aspetti reali a quelli immaginari, tradizionali e folkloristici. Nonostante ciò, però, è una lettura interessante e riesce anche a sorprendere, in alcuni momenti.
  • La vita profonda

    Faedda, Martina

    • 01/04/2026
      Un buon inizio
      Il romanzo è evidentemente un esordio e ne manifesta aspetti positivi e negativi. Nonostante qualche piccola sfumatura manierata, nel complesso risulta una lettura piacevole, interessante, in cui il dolore emerge in modo garbato, non banale.
  • Una notte a Nuuk

    Korneliussen, Niviaq <1990- >

    • 01/04/2026
      Uno spaccato groenlandese
      Bello leggere di culture così diverse eppure così affini. Leggero senza risultare stucchevole o superficiale.
  • Margo ha problemi di soldi : romanzo

    Thorpe, Rufi

    • 01/04/2026
      Leggero ma denso
      Un romanzo molto interessante, che ci racconta tanto della mentalità americana e del modo che gli USA hanno di gestire certe tematiche, senza trovare soluzioni sistemiche ma chiedendo alle persone di affrontarle in modo individualistico, sfilacciato e disfunzionale nel lungo periodo.
  • Questo mondo non è casa : non uccidere

    Di Grado, Viola

    • 01/04/2026
      Manierato
      Non è male e conferma la capacità di Viola Di Grado di scrivere e tratteggiare storie e personaggi. Anche in questo caso, però, chi si occupa di psicoterapia è visto in termini negativi, cosa che capita sostanzialmente nel 100% delle narrazioni.
  • E alla fine muoiono : la sporca verità sulle fiabe

    Lubie, Lou

    • 01/04/2026
      Molto interessante
      Un libro che in modo divertente e immediato insegna e approfondisce tanti aspetti su folklore e antropologia. Piacevole da leggere, ma soprattutto interessante da approfondire.
  • Perpendicolare al sole

    Cuny-Le Callet, Valentine

    • 01/04/2026
      Doloroso
      Una riflessione sul sistema carcerario basato sulla pena di morte e sulle conseguenze che questa ha rispetto ai rapporti umani e alle prospettive del tempo che passa.
  • La magia dei momenti no : romanzo

    Espach, Alison

    • 01/04/2026
      Delizioso
      Una commedia in cui non può accadere nulla di male, ma che si basa su tematiche e concetti che la vita costringe ad affrontare anche nella realtà.
  • Laidlaw : indagine a Glasgow

    McIlvanney, William

    • 01/04/2026 Mario Benvenuti primo libro delle indagini di Laidlaw
      Da McIlvanney nascono i Tartan Writers, anche se lui non è proprio un giallista, infatti sono solo tre i libri delle indagini di Laidlaw; questo è il primo, con il prezzo ancora il lire, ne riporta alla fine la storia dello scrittore importantissimo per la Scozia sognata, ed in parte, poi realizzata, nonostante Londra e Brexit. Consigliatissimo, poi ve li leggete tutti come me
  • Cina : una storia millenaria

    Vogelsang, Kai

    • 31/03/2026
      Appassionante
      Senza essere troppo tecnico né banale, questo libro è divulgativo al punto giusto, fluido come un romanzo e davvero coinvolgente. Utile per chi è appassionato si storia orientale e vuole approfondire tanti aspetti: grazie ai piccoli specchietti a mo' di enciclopedia, questo libro è il perfetto connubio tra sapienza specifica e racconto.
  • Quello che possiamo sapere

    McEwan, Ian

    • 31/03/2026
      Dialogo tra presente e futuro
      Ecco uno di quei romanzi che lasciano una sensazione rara: quella di una lettura profondamente appagante sul piano intellettuale. Bisogna dire che la prolifica fantasia di McEwan non può certo essere tacciata di banalità. Si tratta di un romanzo molto interessante per trama e, ça va sans dire, con uno stile di scrittura sobrio, raffinato e coinvolgente. L’autore costruisce un espediente narrativo, a mio parere, estremamente efficace. La struttura della narrazione gioca infatti un ruolo decisivo. Il libro si apre nel 2119, quando uno studioso di letteratura del periodo 1990-2030, Thomas Metcalfe, cerca di ricostruire un episodio letterario avvenuto poco più di cento anni prima, nel 2014: il poeta Francis Blundy compone un poema in occasione del compleanno della moglie. “Corona per Vivien”, questo il titolo, viene recitato un’unica volta dallo stesso Francis durante i festeggiamenti, alla presenza di numerosi ospiti. Il testo scompare poco dopo, lasciando dietro di sé un alone di mistero. Il ritrovamento della “Corona” diventa per Thomas una vera e propria ossessione. A mio avviso è proprio nella struttura che risiede la forza del romanzo: nella complementarità tra i due piani temporali. Nella prima parte ci viene offerta una rappresentazione della nostra epoca attraverso lo sguardo di Thomas, che dal futuro osserva il presente e ci pone davanti alle profonde trasformazioni sociali e ambientali. In altre parole, McEwan muove una critica al presente attraverso il futuro. “Può essere utile ricordare che verso la metà degli anni Trenta del Duemila l’espressione «Grande Disastro», rispettosamente scritto con le iniziali maiuscole, entrò nell’uso come forma abbreviata in luogo del consueto elenco di conseguenze legate al riscaldamento globale: una litania che affaticava attivisti e scettici in egual misura. Quelle parole alludevano non soltanto alla follia umana ma anche alla furia vendicativa dei sistemi climatici. Contenevano inoltre un’allusione alla responsabilità collettiva derivante dall’innata propensione a privilegiare le comodità a breve termine rispetto ai benefici di lunga durata. Era l’umanità stessa a dimostrarsi disastrata. Il termine non arrivava tuttavia a coprire la connessa Angoscia Metafisica, vale a dire il crollo delle speranze nel futuro o, più specificamente, il venir meno della fiducia nel progresso.” Nella seconda parte del romanzo McEwan costruisce invece i personaggi, le relazioni e il contesto umano e sociale, mostrando la fragilità della memoria e dei legami. Quella di McEwan è letteratura alta, da “Maestro”, che ancora una volta tesse una storia forse non sempre di facile lettura, ma sicuramente appagante: un romanzo che non semplifica il mondo: lo rende più complesso, ma lo fa con intelligenza e grande eleganza narrativa. La traduzione di Susanna Basso si conferma superlativa.
  • La scienza e la Terra : sorprese, tesori, pericoli e mondi scomparsi svelati dalla geologia

    Berra, Fabrizio

    • 31/03/2026
      Francesco Vincenti Grazie Fabrizio!
      Amo leggere per tre motivi principali. Primo perché un libro è il miglior antidoto alla TV. Secondo perché mi piace imparare. Terzo perché, di quando in quando, si scoprono dei personaggi straordinari, come il prof. Fabrizio Berra, docente universitario a Milano, che ha scritto questo bellissimo libro. Lo stile del professore è prettamente divulgativo, facilmente comprensibile ed è, a mio avviso, il miglior libro esistente per chi voglia appropriarsi di nozioni fondamentali di geologia. Non mancano il rigore scientifico né la vastità di argomenti, sempre conditi di fantasiose espressioni e metafore, come quando paragona gli isotopi di elementi radioattivi a clessidre naturali. Per il sottoscritto poi, tutto sommato solo una persona curiosa e di buona cultura, ha rappresentato una fonte gradita e inaspettata di teorie e notizie di cui avevo scarsa conoscenza, dalla teoria dell’equilibrio punteggiato ai campi magnetici fossili. Grazie Fabrizio!
  • Vangelo nero

    Matsumoto, Seichō

    • 31/03/2026
      Daniela Bertoglio
      Si tratta di un romanzo uscito a puntate ed ispirato ad un avvenimento accaduto realmente, nella primavera del 1959: l'uccisione di una hostess giapponese della BOAC, omicidio per il quale fu sospettato un prete salesiano belga, che però non venne mai arrestato. Rispetto alla vicenda reale, che dalla cronaca sembra fosse "solo" un omicidio a sfondo sessuale, Matsumoto Seicho imbastisce una trama articolata, con esponenti della malavita internzionale, fa diventare basiliani i preti missionari (anche se nell'ordine basiliano ci sono monaci, non sacerdoti), alcuni dei quali italiani, e ne dà un ritratto che a definire impietoso significa usare un eufemismo: in un Giappone da pochissimi anni uscito sconfitto dalla seconda guerra mondiale, con la presenza delle truppe di occupazione alleate, e la popolazione che fa la fame, i sacerdoti fanno la borsa nera con gli aiuti umanitari provenienti dagli USA, fanno entrare nel paese, clandestinamente, seminaristi europei, nonché varie droghe, non osservano i voti di castità, hanno amicizie importanti attraverso le quali manipolano le indagini della polizia, e fanno di tutto per mettere a tacere le proprie malefatte, a danno sia dei locali che dei preti onesti, arrivando fino all'omicidio. Il tutto per accumulare fondi destinati ad accrescere la diffusione del cattolicasimo. Il limite del romanzo, a mio avviso sta proprio in questa impostazione manichea: tutti i malavitosi sono stranieri, i pochi giapponesi implicati hanno solo ruoli secondari, alcuni personaggi hanno comportamenti prettamente mafiosi, ma la yakuza non ha alcun ruolo. In compenso, i vertici politici nipponici hanno tutto l'interesse a insabbiare, per non rovinare le relazioni internazionali. Il romanzo è diviso in due parti: nella prima si raccontano le malefatte dei basiliani e dei loro compari, nella seconda ci sono le indagini della polizia e della stampa inerenti l'omicidio della hostess, omicidio già ampiamente raccontano nelle pagine precedenti. Insomma, è un romanzo un po' diverso dagli altri di Matsumoto Seicho, ma comunque da leggere, secondo me.