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Curiosity Killed the Cat

27 giugno - 3 luglio 2020

La rubrica del sabato

Cari lettori, ben trovati per la curiosità della settimana, a cura dei ragazzi del servizio civile. Questo sabato scegliamo di raccontarvi qualcosa riguardo la vita di Arthur Schopenauer (1788 - 1860).

Notoriamente conosciuto per il suo pessimismo e la sua misantropia, nonché per la spinta misoginia, quest'uomo bisbetico e scontroso, ma dall'intelletto brillante, nasconde nella sua personalità anche dei lati inaspettati che cercheremo di raccontarvi.

Sicuramente le voci sul suo caratteraccio sono ben fondate: Bertrand Russel racconta che una volta, infastidito da una vecchietta che chiacchierava con un’amica davanti alla porta del suo appartamento, spinse letteralmente l'anziana signora giù dalle scale; poiché la vecchina rimase gravemente ferita, fu costretto a pagarle un vitalizio di 15 talleri a trimestre. Il filosofo, tuttavia, non si mostrò mai pentito per il suo gesto, ma addirittura, quando l'anziana morì, annotò sul suo registro la formula latina Obit anus, abit onus, cioè «la vecchia muore, il debito cessa».

Si vocifera inoltre che, quando il filosofo cenava fuori casa, fosse solito prenotare anche il tavolo vicino al suo, per essere sicuro di non avere nessuno vicino.

C’era tuttavia una compagnia della quale davvero riusciva a godere e di cui non riusciva a fare a meno, quella del suo barboncino.

Schopenhauer fu infatti una sorta di "animalista" ante litteram e scrisse varie e sentite pagine contro la crudeltà sugli animali, attaccando anche la pratica – che allora non suscitava grandi dilemmi morali – della vivisezione a scopo scientifico e portando avanti un'alimentazione che riduceva il consumo della carne, senza però escluderla del tutto (all'epoca la cultura vegetariana non era infatti così diffusa).  Julius Frauenstadt, un suo allievo, racconta del rapporto di Schopenhauer con il suo barboncino a cui aveva dato il nome di Atma, che in sanscrito significa «anima del mondo», e che fu il suo compagno di viaggio e confidente preferito. La leggenda vuole che quando il cagnolino lo irritava, usasse insultarlo con la parola mensh, che in tedesco significa nient’altro che «umano».

Il rapporto con Atma fu per Schopenhauer anche uno strumento di ricerca intellettuale: egli esaltava la trasparenza dell'animale, ossia la capacità di mostrarsi nella sua essenza. Il filosofo considerava il cane come un essere al di fuori del velo di Maya, ovvero di tutte quelle illusioni e manipolazioni che rendono normalmente impossibile la contemplazione della realtà. Il termine Trasparenza in tal senso non indica qualcosa di non visibile, ma al contrario qualcosa di genuino e visibile nella sua essenza, qualcosa di limpido. Ciò che mi rende così piacevole la compagnia del mio cane - e qui lo accarezzò e lo guardò amichevolmente negli occhi - è la trasparenza della sua natura. Il mio cane è trasparente come un vetro.

Il cane - disse Schopenhauer - è propriamente e originariamente un animale rapace. L’uomo se l’è poi coltivato e ne ha fatto quello che è, un docile animale domestico. Se non ci fossero i cani – aggiunse – io non vorrei vivere.

Sua, inoltre, anche questa frase sull’amore: «Chi non ha mai posseduto un cane non sa che cosa significa essere amato». Singolare da parte di un uomo così burbero, non trovate?

Di questo autore in biblioteca potete trovate diversi testi:

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