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Teorema Videoregistrazione

DVD - Mondo Home Entertainment - 2002

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    Benedetto Morgera

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    12/06/2019
      

    il mio urlo è destinato a durare oltre ogni possibile fine

    Io sono fra quelli che credono che le immagini devono parlare da sole. Tutto quello che l’autore vuole dire in merito alla sua opera è lì sullo schermo, anche se lo stesso è illuminato, come quasi sempre al cinema, da un progetto e un pre-testo extra filmico, letterario. Tra i drammi teatrali che Pasolini scrisse nel 1965, durante una malattia che lo costrinse a ridurre i ritmi del suo lavoro cinematografico, vi era anche un primo abbozzo di Teorema. Divenne però un libro – parte in prosa, parte in versi – pubblicato nel 1968, quasi contemporaneamente alla sceneggiatura e alla produzione dell'omonimo film. Il film, come molte delle altre opere di Pasolini, fece scandalo e il soggetto venne attaccato come osceno da una parte dell' autorità religiosa, mentre l'ala più progressista lo esaltò al punto da attribuirgli il premio dell'OCIC (Office catholique international du cinèma). Il 23 novembre del 1968 un tribunale di Milano emanava la seguente sentenza con la quale annullava il precedente ordine di sequestro del film: "Lo sconvolgimento che "Teorema" provoca non è affatto di tipo sessuale, è essenzialmente ideologico e mistico. Trattandosi incontestabilmente di un'opera d'arte, Teorema non può essere sospettato di oscenità". L’ospite e la sua proposta silenziosa non sono osceni quindi. L’ospite pare sia giunto allora per risvegliarci tutti dalla sonnolenza quotidiana: una vera e propria presa di coscienza dei problemi e degli squilibri della società consumistica e della politica attuale. Il visitatore è una figura silenziosa ed è proprio questo silenzio che colpisce immediatamente. Pasolini stesso sentì che l'amore tra l'Ospite e i Personaggi Borghesi sarebbe stato "molto più bello se silenzioso": era dunque meglio farne un film, poiché "il silenzio è infinitamente più adatto al cinema". Il silenzio diventa simbolo di assenza della vita, del vuoto che ciascun componente della famiglia borghese porta dentro di sé. Una non esistenza propria della borghesia che viene svelata solo grazie all'irruzione dell'Ospite, una perdita di identità che crea intorno ai personaggi il nulla, il deserto. "Dio fece quindi piegare il popolo per la via del deserto" (Esodo, 13, 18) L’ultima metafora quella del deserto e dell’urlo nel deserto. Deserto di sabbia e deserto urbano come simbolo della solitudine. Nel 1975, tutto quello che qualcuno disse già scritto dentro un destino, accadde. Lo choc di quella morte si prolunga ancora sul presente rendendo il poeta un mito violentemente significante. Non bisogna farsi attrarre dallo scandalo di quella morte né lasciarsi prendere dalle agiografie da santino sostenute dai media. Si tratta di riflettere ancora sul valore polisenso di tutta la sua opera. Non è cosa facile perché la sua parabola esemplare è stata un’opera-vita. Teorema ne è un piccolo ma significativo tassello. Quella dell’ospite può essere proficuamente letta come una metafora ante litteram della diversità anche culturale che arriva da un altrove -non definito allora- e che oggi diremmo extracomunitario. Tutto sembra in questi nostri tempi, oltre la storia di Teorema, incentrato intorno al concetto di ospite e conseguentemente di ospitalità. Lasciamoci visitare anche noi da quell’ ospite assoluto e geniale che è Pasolini stesso, ora che tante riflessioni sulla società dei consumi e la vita politica in genere stanno assumendo un'attualità sconvolgente, quasi profetica. Oggi PPP sarebbe un nonno dal volto incartapecorito- e sarebbe io credo ancora capace di divorare la vita, come egli stesso scriveva "...Io divoro, divoro, divoro… come finirà non lo so". Pasolini sarà sempre un inimitabile maestro. Trasgressivo ma ossessionato dall’ordine e dalla tradizione, divoratore di vita ma divorato a sua volta dalla sua durezza. L'urlo di Pasolini non si è quietato, anzi… rimbomba. Buona visione.
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