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Stradario aggiornato di tutti i miei baci : romanzo

Ranieri, Daniela <1977- >

narrativa - Ponte alle Grazie - 2021

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Una donna in dialogo perpetuo con sé stessa e con il mondo disegna una mappa delle sue ossessioni, del suo rapporto con l'amore e con il corpo, serbatoio di ipocondrie e nevrosi: il nuovo romanzo di Daniela Ranieri è un diario lucido e iperrealistico, in cui ogni dettaglio, ogni sussulto di vita interiore è trattato allo stesso tempo come dato scientifico e ferita dell'anima. Dalla pandemia di Covid-19 alla vita quotidiana di Roma, tutto viene fatto oggetto di narrazione ironica e burrascosa, ma in special modo le relazioni d'amore: le tante sfaccettature di Eros - l'incontro, il flirt, il piacere, le convivenze sbagliate, la violenza, l'idealizzazione, la dipendenza, l'amore puro - vengono sviscerate nello stile impareggiabile dell'autrice, un misto di strazio, risentimento, ironia impastati con la grande letteratura europea (e non solo). E forse è proprio la lingua di Daniela Ranieri il vero protagonista di questo "Stradario aggiornato di tutti i miei baci", una lingua ricchissima di [...]
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  • 2 / 2 utenti hanno trovato utile questo commento

    Daniela Carletti

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    14/05/2022
      

    Candidato Premio Strega 2022

    Prima di qualunque considerazione vorrei dire che trovo alquanto disdicevole il modo in cui la Ranieri parla dei medici e mi riesce difficile pensare che siano tutti come ci vuol dare ad intendere l’autrice. Demonizzare l’intera categoria, specie per ciò che stiamo vivendo da oltre 2 anni con la pandemia e i medici in prima linea, mi sembra davvero vergognoso. Ciò detto, questo libro, anche se un’interpretazione non esclude l’altra, può essere visto a mio avviso, sia in senso intimistico, sia per come viene presentato nello “strillo” dove, tra le altre cose si legge: «Il ritratto lirico e ironico di una donna e di un’epoca …». Se analizziamo il testo in base al primo punto, lo definirei un romanzo molto colto ma all’insegna di una scrittura nevrotica, anche se l’autrice nel capitolo «2+2 = 5» gioca sull’etichetta psichiatrica da assegnarsi, altalenando tra la nevrastenia e la nevrosi. Sempre rispetto all’intimismo a pag.656 alla fine del capitolo «Iperacusia», dice “Vorrei raschiare via il rumore dal mondo, per lasciarlo pulito, funzionante e muto, e veder riapparire in quella pausa clemente il rassicurante profilo paterno, genitore di silenzio perfetto.” Vorrei mettere in relazione a questa citazione, la successiva, riportata a pag.431 nel capitolo “Toccare il cervello” apparentemente dedicato al profumo che si compra e alle varie essenze “… il profumo accarezza … il nostro cervello per un tempo limitato, solitamente per qualche ora … e poi scompare (ma scompare? Davvero? O resta, nella memoria incosciente …)” Da quanto si legge non è il profumo in genere ad essere importante, ma la ricerca di uno specifico odore impresso nella sua memoria da qualche parte, unico legame fra sé e un padre scomparso prematuramente. Così si spiegherebbe la passerella di amori improbabili con cui sembra voler provocare il lettore a tutti i costi: sorge spontanea la domanda «Ma era proprio necessario?» Ipotizzo una risposta «Beh, fra tanti, ce ne sarà uno, almeno simile a come era mio padre.» Se invece consideriamo il romanzo per come viene pubblicizzato, si tratta sempre di un libro molto colto, che però presenta la mole di un dizionario tradizionale unito a quello dei sinonimi e dei contrari, poiché ogni cosa viene enucleata, messa in dubbio e osservata da mille angolazioni diverse “A volte penso che tra noi ci sia un silenzioso raggiro: lui pensa, a ragione, che io pensi che lui, benché sia un accademico che maneggia l’etica e la filosofia, non sia una persona etica e un filosofo, per il semplice fatto che è un uomo con dei desideri sessuali …” pag.282. Personalmente non lo interpreterei in chiave ironica, poiché le conclusioni spesso supponenti, non tradiscono la leggerezza propria dell’ironia. Le costruzioni tortuose sparse copiosamente più o meno in tutti i capitoli, rivelano una certa componente ansiogena, come afferma l’autrice stessa parlando del Prozac "Io l’ho preso per un anno, convinta di poter convincere l’interno della mia scatola cranica a suggere dalla polverina incapsulata solidi motivi per farmi essere meno triste, meno capziosa, meno lamentosa …” pag.293. Le pochissime volte che i toni si placano, leggiamo alcune piacevoli riflessioni coerenti nello sviluppo, e colui che fra i due amanti in una squallida camera d’albergo accende l’abat-jour, è come “… il sagrestano che accende il cero elettrico nella Cappella Contarelli … affinché si manifesti il triplice San Matteo di Caravaggio, in San Luigi dei Francesi.” pag.210. Peccato che nell’imponenza del volume, questi momenti risultino soffocati dal carattere generale. Tra l’illustrazione di un soggetto e la sua conclusione, si aprono svariate incidentali: a pag.284 c’è una parentetica di 24 righe. Si parla di tutto e il suo contrario, per cui non si capisce come mai negli oltre 80 capitoli, manchi la descrizione di come si costruiscano le automobili! Insomma, se inizialmente si pensa ad una lettura piacevole, via via tutto risulta eccessivo, ridondante e logorroico.
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  • 5 / 5 utenti hanno trovato utile questo commento

    Daniela Bertoglio

    11/05/2022
      

    Bla, bla, bla

    Credo che la descrizione sintetica di questo libro sia: un fiume di parole, in piena, che rompe gli argini ed allaga tutto il circondario. Non è un romanzo, ma un flusso di coscienza, un lunghissimo vaniloquio che, saltando di palo in frasca, spesso senza nemmeno tornare più al discorso originario, permette all'autrice di dare continui pseudo sfoggi di cultura (il più delle volte gratuiti, quindi inutili) sugli argomenti più disparati, affermare come verità granitiche delle scempiaggini colossali, e creare dei piccoli ritratti di tanti personaggi diversi, tutti raccontati con un gusto per l'iperbole davvero eccessivo. Il gioco potrebbe anche essere divertente, ma a piccolissime dosi, per 684 pagine diventa decisamente noioso. Un libro profondamente narcisistico, una marea di parole nella quale il lettore non può che abbandonarsi, farsi travolgere, senza opporre resistenza, perché sa che l'unico modo per farlo sarebbe chiudere il libro, fare qualcosa d'altro (sicuramente più utile) e rinunciare a vedere dove andrà a finire. Personalmente, se non fosse stato per il rispetto dovuto agli altri componenti del circolo di lettura, lo avrei lasciato dopo un centinaio di pagine, tanto è stato il fastidio che ho provato leggendone alcune, e la consapevolezza, maturata velocemente, che il libro non sarebbe andato a finire da nessuna parte, perché gira tutto intorno all'ombelico dell'autrice (o alle sue emorroidi, che vengono dettagliatamente descritte). Alcuni capitoli mi sono sembrati totalmente avulsi dal resto del libro, e ho pensato che fossero nati come articoli di costume per qualche giornale o rivista, ma anche in questo caso, la mancanza assoluta di dubbi, il fatto di disseminare il testo di affermazioni farneticanti come se fossero verità assolute (vedi la storia dei würstel che restano nell’intestino dei vegetariani per decenni, per esempio), o l'esprimere giudizi francamente opinabili quanto sgradevoli (per esempio su chi mangia carne, cosa che personalmente non faccio dal 1985), lo ho trovato inopportuno e senza alcun senso. Poi ci sono pagine e pagine con minuziosissime descrizioni di costosissimi quanto raffinatissimi profumi delle maggiori case di moda: i profumi sono evidentemente la passione, o l'ossessione, dell'autrice, ma sono anche gli elementi più difficili da descrivere per chi non li conosce; un naso addestrato è in grado di riconoscere gli "ingredienti" di un profumo, ma le sensazioni che provoca quel profumo saranno comunque personali, perciò, anche in questo caso una descrizione minuziosa può essere interessante, ma alla ventesima descrizione, la noia prevale. Alcuni dei personaggi raccontati sono di una meschinità tale che si fa fatica a capire come una persona dotata di un minimo di amor proprio possa aver dato loro retta per più di 5 minuti, e se ne sia addirittura invaghita e innamorata, e abbia poi pure pensato di scriverci un libro sopra. Questo suo bisogno continuo di sedurre, di attirare l'attenzione del maschio di turno, di essere un oggetto del desiderio altrui, a qualunque costo, sempre, lo ho trovato, francamente, incomprensibile e inquietante.
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