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Le parole di Sara

De Giovanni, Maurizio

Giallo - Rizzoli - 2019

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Due donne si parlano con gli occhi. Conoscono il linguaggio del corpo e per loro la verità è scritta sulle facce degli altri. Entrambe hanno imparato a non sottovalutare le conseguenze dell'amore. Sara Morozzi l'ha capito molto presto, Teresa Pandolfi troppo tardi. Diverse come il giorno e la notte, sono cresciute insieme: colleghe, amiche, avversarie leali presso una delle più segrete unità dei Servizi. Per amore, Sara ha rinunciato a tutto, abbandonando un marito e un figlio che ha rivisto soltanto sul tavolo di un obitorio. Per non privarsi di nulla, Teresa ha rinunciato all'amore. Trent'anni dopo, Sara prova a uscire dalla solitudine in cui è sprofondata dalla scomparsa del suo compagno, mentre Teresa ha conquistato i vertici dell'unità. Ma questa volta ha commesso un errore: si è fatta ammaliare dagli occhi di Sergio, un giovane e fascinoso ricercatore. Così, quando il ragazzo sparisce senza lasciare traccia, non le resta che chiedere aiuto all'amica di un tempo. E Sara, la donna invisibile, torna sul campo [...]
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  • 21/07/2020
      

    Questo romanzo non mi è sembrato all'altezza dei precedenti di De Giovanni. Come al solito i suoi protagonisti sono, per diversi motivi, infelici, sofferenti, incompleti...... ...... forse ha ragione l'autore - siamo fatti così - ma un personaggio positivo, sorridente e soddisfatto mi farebbe piacere.
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  • Stefania Palombi

    14/02/2020   

    Iniziate dalla fine

    In coda al romanzo... Ma voi leggetelo prima, c è l inizio della storia di Sara. Iniziate dalla fine quindi e vi gusterete di più... Le parole di Sara.
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  • 3 / 3 utenti hanno trovato utile questo commento
    15/01/2020
      

    un nuovo colpo per De Giovanni

    De Giovanni fa di nuovo colpo, con il nuovo libro delle avventure di Sara e del suo improvvisato gruppo 'investigativo'. Al centro di questo nuovo romanzo il rapporto tra Sara e Teresa, la loro amicizia complicata, i loro amori. Sarà Teresa a chiederle di nuovo aiuto, e Sara, silenziosa ed efficace, risponderà risolvendo magistralmente un altro agghicciante caso.
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  • 5 / 5 utenti hanno trovato utile questo commento
    13/01/2020
      

    ANCORA SARA, LA DONNA INVISIBILE

    De Giovanni ci presenta di nuovo Sara e Teresa, ex colleghe di una misteriosa unità segreta. La vicenda è interessante, gli approfondimenti dei personaggi come Viola e Pardo ben strutturati, ma certo De Giovanni ci ha abituato ad altre vicende ed altre atmosfere.
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  • 1 / 3 utenti hanno trovato utile questo commento
    08/01/2020
      

    Un nuovo personaggio

    Mi piace il nuovo personaggio di De Giovanni, coraggiosa in tutto. Chissà se ci sarà un crossover con i Bastardi.
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  • 7 / 7 utenti hanno trovato utile questo commento
    07/10/2019
      

    Pochi colpi di scena e finale scontato

    Premetto che questa edizione è composta dal romanzo e dal racconto "Sara" che compare nella raccolta Sbirre, che costitutisce il prequel della narrazione: preciso questo perché il lettore che non ha letto il racconto dovrebbe partire da questo (quindi dalla fine dell'edizione fisica) e poi cominciare dal romanzo. Tutto questo è specificato in una piccola nota all'edizione che ad alcuni può sfuggire, e già questa è una mancanza, certo non imputabile all'autore. Fatta questa precisazione, ho dato 3 stelle sulla fiducia, ma il romanzo non mi è piaciuto molto: personaggi scialbi e poco sviluppati, pochi colpi di scena, sviluppo della trama scontato come il finale. Il racconto "Sara" mi ha molto incuriosito, e ritenevo ci fossero le premesse per una storia interessante e dai molteplici risvolti, ma così non è stato. L'unico personaggio davvero interessante, a mio avviso, è il poliziotto cieco, collega di Sara, che utilizza la sua disabilità e il suo acume uditivo per decifrare le intercettazione telefoniche all'interno del team investigativo in cui lavorano Sara e Teresa. Per il resto, personaggi opachi e noiosi. Peccato, si tratta per De Giovanni di un'occasione assolutamente sprecata.
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  • 3 / 3 utenti hanno trovato utile questo commento

    Barbara Peti

    27/06/2019   

    diciamo che e' distante anni luce dai soliti romanzi di De Giovanni, non per questo poco curato... molto bella e delicata la trama, descrizioni perfette ed anche stati d'animo ben descritti e eviscerati. Personaggio ambiguo Sara .. o la ami oppure la odi. non ci sono vie di mezzo... ed a me continua a piacere.. per ora.
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  • 3 / 3 utenti hanno trovato utile questo commento

    Giorgio Grasso

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    20/06/2019
      

    Un De Giovanni in tono minore

    Condivido il giudizio degli altri lettori, siamo lontani da Ricciardi e dai Bastardi, i personaggi sono meno interessanti, direi anzi piuttosto antipatici. La storia poliziesca si regge a sufficienza, ma è poco coinvolgente. Più riuscito il racconto "Sara aspetta", che svela il pregresso della storia di alcuni dei protagonisti del romanzo principale.
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  • 10 / 10 utenti hanno trovato utile questo commento

    Dario Tramacere

    10/06/2019
      

    Pensieri e parole

    Il volume racchiude due romanzi: quello che dà il nome al libro e, al termine, la ripresentazione di “Sara che aspetta”, comparso nella raccolta “Sbirre”. La giustificazione addotta per tale scelta è quella di far conoscere meglio il passato della protagonista, ma ciò è solo parzialmente corretto. Non è possibile, da questo punto di vista, esimersi dal leggere il primo episodio della serie, ovvero “Sara al tramonto”; di cui “Sara che aspetta” costituisce il prequel relativamente ad un aspetto (che qui non menziono per ovvi motivi) che un paio di allusioni avevano lasciato in sospeso. Se è l’indagine a costituire il trait d’union della narrazione, il tema dichiarato di questo romanzo vuole essere l’amore, come sufficientemente esplicato dalla presentazione del libro. Proprio l’aver ceduto a questo sentimento e l’aver (quindi) trasgredito ad una sua precisa regola di vita costringerà Teresa a rivolgersi a Sara e questa volta in veste «personale». Così prende il via questo episodio in cui vari aspetti verranno affrontati e, talvolta, dovranno trovare il modo di coesistere. Ad esempio, la fedeltà alle persone (difficile parlare di «amicizia») però anche al proprio ruolo istituzionale; ma troveremo anche qualche riferimento (abbastanza strumentale) al terrorismo stragista, al malaffare politico ed all’onnipresente corruzione. Le parti più riuscite, comunque, sono quelle legate al fluire dei sentimenti. Il problema è che tutti i personaggi, come evidente già nel primo racconto, sono prigionieri di sé stessi, delle proprie «mancanze». Ciò è aprioristicamente normale per Sara e Teresa, poiché membri di una unità speciale segretissima (di cui qui conosceremo qualche altro personaggio) e prigioniere delle proprie scelte; ma non è in questo episodio che anche Viola e Pardo riusciranno ad uscire dal proprio guscio di insoddisfazione (anche se De Giovanni lascia intravedere per loro un possibile inatteso sviluppo). Inevitabilmente, la stessa narrazione non conosce la profondità che il nostro autore solitamente sa offrire, soffermandosi spesso sulla descrizione delle straordinarie doti (vien voglia di dire “degli straordinari poteri”) dei membri della squadra e sul ripetuto fluire dei ricordi. Le uniche proiezioni verso il futuro e verso l’esterno provengono dal neonato figlio di Viola e da Boris; al quale è riservata una significativa finestra (l’unico squarcio dedicato a Napoli ed alla napoletanità), quando, dal capannello di curiosi creatosi intorno a Viola e Pardo, uno dei presenti si rivolge al colossale Bovaro del Bernese dicendogli: “Ma tu sei l’unico normale, in casa?”. Non è giusto parlare di un De Giovanni appannato ma sicuramente prigioniero dei suoi protagonisti e delle conseguenti atmosfere, meno coinvolgenti (anche o soprattutto a livello empatico) rispetto alle sue serie principali. Vedremo nei prossimi (prevedibili) episodi quali sviluppi sono riservati a Sara ed ai suoi compagni di viaggio.
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  • 5 / 5 utenti hanno trovato utile questo commento
    19/05/2019
      

    Mah

    Che ci sia bisogno per uno scrittore di trovare qualcosa di diverso sarà anche un merito ma che si continui a ripetere costantemente le stesse cose forse pensando che i lettori siano un po' di memoria corta ci sembra umiliante e offensivo. Un personaggio è interessante se porta novità o interesse per le sue idee ma se alla seconda storia non riesce già più a riempire qualche pagina allora diventa stantio e penoso. Meglio scrivere un libro in meno che un libro inutile
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