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Le otto montagne

Cognetti, Paolo

Einaudi - 2016

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Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po' scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l'orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia. Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo "chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l'accesso" ma attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento. E li, ad aspettarlo, c'è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche [...]
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  • Stefania Palombi

    10/08/2018   

    emoziona

    un libro che emoziona. .. un libro delicato e forte insieme.... da leggere assolutamente
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  • 2 / 2 utenti hanno trovato utile questo commento

    Maria Luisa Leo

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    16/07/2018
      

    un libro molto bello. per chi ama e conosce la montagna sarà immediato ritrovarsi in quella pace e in quella bellezza grazie alla descrizione attenta ed intima dell'autore.
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  • 3 / 3 utenti hanno trovato utile questo commento
    23/05/2018
      

    Più che un romanzo sembra un periodo autobiografico vissuto dall'autore (e forse lo è) scritto con quelle emozioni e quel sentimento che solo chi ha provato può infondere. Incantevole per gli amanti della montagna, imperdibile per chi la montagna la deve ancora scoprire, struggente per chi ha perso un amico e commovente per chi un amico lo ha trovato. Libro di pura bellezza.
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  • 8 / 9 utenti hanno trovato utile questo commento

    Lorena Carpentieri

    23/03/2018
      

    Due amici e una montagna

    "Può anche apparirti del tutto diverso, da adulto, un posto che amavi da ragazzino, e rivelarsi una delusione; oppure può ricordarti quello che non sei più e metterti addosso una gran tristezza." Tristezza e speranza del protagonista, Pietro un bambino di città che passa le vacanze estive in montagna con la famiglia. Quegli anni della spensieratezza li racconta da grande dando luogo alla scrittura di un intenso romanzo di formazione. Vi si intrecciano due binari narrativi, quello fisico della montagna impervia e misteriosa, da scoprire e conquistare, e quello interiore degli affetti familiari, in particolare del RAPPORTO PADRE-FIGLIO. Questo rapporto è conflittuale per Pietro e viene riguadagnato nel tempo della consapevolezza, anche perché suo padre è stato un padre di elezione per Bruno, l'amico di tante estati, il piccolo montanaro di cui Pietro era geloso. Come ha dichiarato l'autore, il suo romanzo in fondo "parla di due amici e una montagna". I DUE AMICI, dopo anni di silenzio, si ritrovano anche essi da adulti; mentre la montagna, ardua ed amata, invece, è sempre lì, indecifrabile e paziente. Come scrisse EMILY DICKINSON :"Vi sono cose che restano,/ il dolore, i MONTI e l'eterno". Il romanzo di Cognetti, edito nel 2016, ha vinto il Premio Itas del Libro della Montagna, sezione narrativa, del 2017 e il Premio Strega 2017. E' stato tra le letture del 2017 del Circolo di lettura Mandela Librinsieme della Biblioteca Nelson Mandela. Buona lettura.
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  • 10 / 10 utenti hanno trovato utile questo commento
    12/03/2018
      

    Romanzo al maschile ma con forti e belle figure femminili, ha forse la pecca di essere un po' troppo didascalico nella contrapposizione dei due protagonisti tra di loro e il resto del mondo, inoltre la scelta di un unico io narrante (Pietro appunto) rende la figura di Bruno un po' troppo sfuggente.
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  • 9 / 10 utenti hanno trovato utile questo commento
    23/02/2018
      

    Non un libro per tutti

    So di andare controcorrente e di non essere nessuno per dirlo, ma a me il libro non è piaciuto. Troppe descrizioni, troppo prolisso. La storia passa in secondo piano rispetto alla descrizioni. In più, non amando la montagna , non sono riuscita ad apprezzarlo. Mia zia, escursionista da sempre, si è commossa leggendolo.
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  • 9 / 14 utenti hanno trovato utile questo commento

    Maria Teresa Siciliano

    25/06/2017
      

    Una svolta per Cognetti*****

    Ho letto questo libro perché il mio circolo di lettura alla biblioteca Flaiano di Roma partecipa alla selezione per lo Strega. Quanto a me l’ho scelto fra quelli a disposizione perché un saggio di critica letteraria dell'autore, A pesca nelle pozze più profonde, l’anno scorso mi ha davvero incantata e spinta ad attraversare mezza Roma per conoscere lo scrittore che lo presentava. Quindi sapevo che anche lui passa in montagna buona parte dell’anno. Si tratta di una narrativa molto diversa dai pochi suoi racconti che ho avuto modo di leggere, diciamo per certi aspetti più tradizionale. Premetto che non amo per niente la montagna e neppure gli uomini silenziosi come i protagonisti. E preferisco le storie d’amore. Eppure imprevedibilmente questo romanzo mi ha catturato e più volte commosso fino alle lacrime, nonostante che la scrittura sia scabra ed essenziale, aliena totalmente dal melodramma. È la storia di un rapporto padre-figlio e insieme fra due amici e del loro legame con la montagna. Forte la contrapposizione fra le cime italiane e l’Himalaya, fra la vita di città e quella nella solitudine delle vette. Bellissimo.
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