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La macchia umana

Roth, Philip <1933-2018>

2014

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Il professor Coleman Silk da cinquant'anni nasconde un segreto, e lo fa così bene che nessuno se n'è mai accorto, nemmeno sua moglie o i suoi figli. Un giorno però basta una frase (anzi una sola parola detta per sbaglio, senza riflettere) e su di lui si scatenano le streghe del perbenismo, gli spiriti maligni della "political correctness". [...]
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  • 6 / 6 utenti hanno trovato utile questo commento
    15/03/2024
      

    Un libro denso e potente che contiene tanta roba. Tra quelli di Roth che ho letto, è quello che più mi è piaciuto. Vincitore del premio Pulitzer nel 2001, "La macchia umana" racconta la storia di Coleman Silk, un accademico di origine ebraica, il quale, dopo una stimata carriera come professore di letteratura classica e preside di facoltà all’Athena College, viene accusato di razzismo a causa di un commento apparentemente innocuo durante una lezione. Silk ha chiamato due studenti assenti "spooks”, (fantasmi), ignorando il fatto che questo termine può essere considerato spregiativo per gli afroamericani. L'accusa di razzismo e le conseguenti polemiche lo portano a rassegnare le dimissioni e accettare un pensionamento anticipato. Il romanzo, vincitore del premio Pulitzer nel 2001, ci trascina in un vortice di emozioni mentre seguiamo Silk nel suo tentativo di difendersi dall'accusa di razzismo e di ricostruire la propria vita dopo la morte improvvisa della moglie. Roth ci offre una narrazione coinvolgente, alternando il punto di vista di Silk con quello del suo amico Nathan Zuckerman, narratore della storia, il quale riflette sulle implicazioni del caso e sulle tensioni razziali presenti nella società. Uno degli aspetti centrali del romanzo è la relazione tra Silk e Faunia Farley, una donna molto più giovane di lui con un passato tormentato. Nonostante le loro differenze di età e status sociale, i due trovano un legame profondo, descritto con intensità emotiva, basato sulla comprensione reciproca e sulla condivisione delle loro ferite interiori. Roth dimostra la sua abilità nel far emergere la complessità e l'ambiguità dell'essere umano, mettendo in discussione le concezioni di giustizia, moralità e destino. Nessun personaggio è immune agli errori e alle debolezze, e Roth ci invita a riflettere sull'ipocrisia della società e sull'impossibilità di sfuggire al proprio destino. Anche personaggi negativi come Les Farley sono in grado di suscitare compassione: sotto la sua maschera di violenza e rabbia si nasconde una profonda sofferenza interiore, una fragilità emotiva che contribuisce alla sua discesa nella disperazione. Altro personaggio centrale è quello della sorella di Coleman, Ernestine, che conosciamo nella parte finale del romanzo. Il suo personaggio propone una prospettiva alternativa delle vicende di Coleman e aggiunge profondità alla rappresentazione delle relazioni familiari nel romanzo. “La macchia umana” è ambientato nel 1998, l’anno in cui l’America è sotto shock per la “tresca” tra il presidente Clinton e la stagista Monica Lewinsky, l’anno in cui è difficile credere alla resistenza del decoro americano. “No. Se non siete vissuti nel 1998 non sapete cos’è l’ipocrisia”. E se ce lo dice Zuckerman-Roth possiamo crederci! Una lettura non fluida, che mi ha richiesto una certa dose di attenzione, ma estremamente appagante e ricompensa abbondantemente con la sua potenza narrativa e le sue riflessioni profonde. Un romanzo che non lascia indifferenti.
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  • 4 / 5 utenti hanno trovato utile questo commento

    Vito Lobefaro

    22/04/2022   

    Scritto in modo ricercato, a tratti anche troppo, il libro si dipana sulla storia della vita del professor Coleman e dei personaggi che lo circondano. Forse un pochino ridondante, il racconto svaria fra presente e passato molto spesso e bisogna concentrarsi per tenere il filo. Io però lo trovato molto ficcante e critico nei confronti di un america molto bigotta e molto perbenista. Consiglio la lettura anche se non facilissima
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