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La città dei vivi

Lagioia, Nicola

Einaudi - 2020

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Nel marzo 2016, in un anonimo appartamento della periferia romana, due ragazzi di buona famiglia di nome Manuel Foffo e Marco Prato seviziano per ore un ragazzo piú giovane, Luca Varani, portandolo a una morte lenta e terribile. È un gesto inspiegabile, inimmaginabile anche per loro pochi giorni prima. La notizia calamita immediatamente l'attenzione, sconvolgendo nel profondo l'opinione pubblica. È la natura del delitto a sollevare le domande piú inquietanti. È un caso di violenza gratuita? Gli assassini sono dei depravati? Dei cocainomani? Dei disperati?
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  • 2 / 2 utenti hanno trovato utile questo commento

    Cesarina Evangelista

    26/01/2022
      

    Una Roma abbandonata dalla politica e dall’amministrazione, degradata materialmente e moralmente. “Ci stanno i vivi sopra e i morti sotto. Noi siamo nel mezzo, perché c’è un mondo, un Mondo di Mezzo in cui tutti si incontrano tra loro” Il libro si occupa di un caso aberrante di cronaca nera recentissima e racconta con dovizia di particolari, tutti rigorosamente tratti dagli interrogatori ufficiali e da interviste alle tante persone che erano state a contatto con i protagonisti. Tuttavia Lagioia non compie un semplice reportage giornalistico, ma tratta l’argomento in maniera viscerale, trascinando sé stesso all’interno del caso. Scavando nell’anima dei protagonisti, indaga sé stesso: “quando ascoltai la prima volta la notizia dell’omicidio Varani, sentii all’istante qualcosa di famigliare. Una scossa elettrica”. Nel libro accenna alla sua età giovanile a Bari in cui si era trovato al limite di quel cono d’ombra, da cui era fortunatamente riuscito ad allontanarsi. Basta niente per essere ingoiati dall’oscurità del Male, ed ecco che ogni essere umano può caderci. E questo è il filo che conduce la narrazione: Lagioia riporta tutto all’umano. Sebbene i protagonisti compiano atti sconvolgenti, crudeli, inaccettabili, non ne fa dei mostri. I mostri nei romanzi sono consolatori, lontano dagli uomini. Qui piuttosto vuole farci entrare nella testa degli assassini, non per perdonarli, ma per “vederli”. Tutti e tre i ragazzi, la vittima Luca Varani e i carnefici Marco Prato e Manuel Foffo appartengono a famiglie cosiddette “normali”, che stanno vicino a noi nel quotidiano, che hanno i loro problemi di incomprensioni o di rifiuto affettivo come ce ne sono tante. Ma tutto questo può originare il Male assoluto?
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  • 2 / 2 utenti hanno trovato utile questo commento

    Benedetto Morgera

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    27/11/2021
      

    A volte le mele di un buon albero cadono molto lontane dai rami

    Francamente mi aspettavo da questo romanzo di Nicola Lagioia, con i dovuti distinguo, qualcosa del tipo “A sangue freddo”, uno dei primi importanti romanzi-inchiesta americani. Il tema, noto, lo suggeriva. E’ chiaro che stiamo parlando di due autori di diversa levatura, la scrittura di Truman Capote è molto distante - non migliore o peggiore: queste sono valutazioni inutili - da quella di Lagioia, che ci racconta, fra testimonianze raccolte, interviste, documenti e corrispondenze, la nota vicenda di cronaca nera avvenuta a Roma nel 2016. In Capote la gratuità dell’assassinio era forse il risultato della vita ai margini condotta dai due responsabili: siamo difronte ad un gesto privo di senso compiuto in piena lucidità di mente. Gli assassini di Luca Varani sono corrotti, sessualmente confusi, psicologicamente fragili, drogati e assuefatti alla virtualità dei social network: vite allo sbando nonostante la buona condizione sociale in cui sono cresciuti, anche se con affetti familiari blandi e solitudine emozionale. Ma, a parte questo, il libro di Lagioia mi ha fatto pensare che il tema trattato si sia “imposto” all’autore - malgrado sé - a seguito di un incarico ricevuto di tipo prettamente giornalistico (ne accenna nel libro) dal quale non ha potuto liberarsi se non eviscerando di quella incomprensibile vicenda , di quel "fattaccio" tutte le implicazioni. Nel 2021 il libro ha vinto il Premio Internazionale Bottari Lattes Grinzane ed è finalista alla 67^ edizione del Premio Napoli. Io sto meditando di dare al libro una seconda chance, forse la lettura in e-book ha guastato qualcosa… proverò con il tradizionale cartaceo.
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  • 1 / 1 utenti hanno trovato utile questo commento
    15/11/2021
      

    Libro intenso, violento e spregiudicato

    E’ un libro intenso, violento e spregiudicato, confesso mi è piaciuto moltissimo. Racconta la storia dell’omicidio a Roma di Luca Varani ragazzo 23enne, ad opera di due figli di papà della Roma bene che dopo 3 giorni e 3 notti di cocaina ed alcool in preda ad un delirio allucinogeno uccidono un ragazzo innocente. Le pagine sono narrate con tutti protagonisti diretti ed indiretti. E’ un racconto duro, un cazzotto allo stomaco ma è anche un libro che fa riflettere sulla mancanza di valori, sulla superficialità degli affetti familiari, sulla mancanza di rispetto verso gli altri, sulla vacuità delle relazioni. Consigliata la lettura
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  • 4 / 6 utenti hanno trovato utile questo commento
    04/06/2021
      

    Stupendo

    Avvincente lo stile giornalistico e il racconto di un fatto di cronaca orrendo che si mischia con la trasandatezza della città. Da leggere tutto di un fiato
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  • 4 / 4 utenti hanno trovato utile questo commento
    16/04/2021
      

    Non è facile trovare aggettivi per questo libro, l'argomento trattato è così difficile che dire che è un bel libro sembra una offesa al protagonista della storia. Ero incerta se leggerlo, Temevo la tragicità dell' episodio, ma la prima metà del libro mi aveva convinto che si poteva raccontare una tragedia con pudore e rispetto. La seconda parte, quando si entra nel vivo, mi ha lasciata senza fiato, sono giorni che ho finito il libro ma mi rimane difficile non essere turbata dal ricordo . Insomma un libro da leggere, ha colpito al cuore
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  • 8 / 9 utenti hanno trovato utile questo commento
    11/03/2021
      

    Delitto Luca Varani: romanzo-inchiesta

    "Volevamo uccidere qualcuno. Volevamo vedere l'effetto che fa". Così confessa ai carabinieri il giovane Manuel, assassino insieme a Marco, del ventritreenne Luca, invitato tramite messaggi telefonici a un festino a base di sesso e droga. Lo scrittore Nicola Lagioia trae spunto da questo fatto di cronaca, l'uccisione efferata e senza un movente di Luca Varani nella notte tra il 4 e il 5 marzo 2016 in un appartamento della periferia di Roma. Qui, in quella che chiama "la città dei vivi", svolge un'indagine giornalistica, contattando i genitori della vittima e gli assassini, Manuel Foffo e Marco Prato. Ne segue la vicenda giudiziaria, comprensiva del suicidio in carcere di Prato nel 2017 e della condanna nel 2019 di Foffo a 30 anni di carcere per omicidio aggravato da crudeltà, futili e abbietti motivi. Alla ricerca di un perché, ne fa un romanzo nel 2020 dalla scrittura potente; dove - ammette - tutti "Preghiamo di non incontrare sulla nostra strada un assassino". Durissimo.
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  • 7 / 8 utenti hanno trovato utile questo commento
    10/12/2020
      

    Il libro racconta direi giornalisticamente il violento "fattaccio" della morte di Luca Varani , tentando di capire dal di dentro la allucinante violenza perpetrata dal duo Foffo Prato. Il giornalista Lagioia viene preso quasi da un'ossessione, e si chiede soprattutto di fronte al suicidio in carcere prima della sentenza di uno dei due assassini, quanto possa essere grande " anche" per l' assassino il dolore di quanto ha commesso. Ben scritto ma l'argomento è di quelli duri da digerire.
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