L'A. restituisce a sé la memoria di un'infanzia sovietica a cavallo della seconda guerra mondiale. Nel quadro familiare ricco e stravagante emergono l'affetto bruciante per il bisnonno Tato, tra i primi ad aderire alla causa bolscevica, le vibrazioni nostalgiche per la madre assente e l'ammirazione per nonno Kolja, celebre linguista che tenne testa a Stalin.
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La piccola Ljudmila è tra i tanti sfollati che nel gelo del 1941 lasciano Mosca per Kujbygev, al riparo dalla linea del fronte. Con la nonna e la zia, la vita nella cittadina è di stenti: cibo e cherosene sono razionati, il calore di un cappotto è un sogno e su una famiglia come la loro, di 'nemici del popolo, pende anche l'emarginazione sociale. A tutto questo però Ljudmila risponde con un disinvolto susseguirsi di avventure e ribellioni quotidiane che anticipano una vita anticonformista e qualcos'altro tiene in piedi il suo mondo interiore: è lo smisurato amore per la lettura e per i grandi nomi della tradizione russa, nel cui solco i critici contemporanei inseriranno anche la scrittura di Ljudmila adulta, oggi autrice acclarata, donna di audacia e libertà singolari.