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Il respiro delle anime

Paoli, Gigi

Giunti - 2017

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È una torrida mattinata di luglio, le scuole sono ormai chiuse e sulle strade semideserte di Firenze e dintorni è calato un silenzio irreale, ma Carlo Alberto Marchi, tenace cronista e instancabile padre-single, continua inesorabilmente a svegliarsi alle sette e dieci. Non resta che mettersi in viaggio verso "Gotham City", l'avveniristico Palazzo di Giustizia nella periferia della città - nonché uno dei dieci edifici più brutti del mondo secondo svariate classifiche - e andare a caccia di notizie sull'allarmante ondata di morti per overdose che negli ultimi mesi ha colpito la città. Un'inchiesta con cui il direttore del "Nuovo Giornale" sta marcando stretti il reporter e il suo collega, "l'Artista", che con la loro tendenza all'insubordinazione non godono certo delle sue simpatie... Ma a scombinare l'agenda di Marchi arriva una notizia che gli fa subito drizzare le antenne: nella notte, a pochi passi da Gotham, un ciclista è stato ucciso da un'auto pirata scomparsa nel nulla. Un banale incidente? Solo all'apparenza [...]
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  • Dario Tramacere

    30/06/2020
      

    Un sottile gioco di equilibri

    Gigi Paoli è riuscito a creare un personaggio a lui speculare (giornalista di cronaca giudiziaria che vive a Firenze insieme alla figlia adolescente) che riesce a contemperare la serietà e la normalità del lavoro con la giusta dose di intraprendenza; senza mai andare fuori dalle righe e volersi ammantare di capacità straordinarie, addirittura superiori a quelle degli investigatori. Il romanzo, da questo punto di vista, è ben impostato e ben riuscito anche per il rispetto dei ruoli ed il giusto spazio lasciato ai vari protagonisti; tanto più che ci sono interi capitoli in cui Marchi non compare e la «voce narrante» appartiene ad altri, in primis al sovrintendente capo Rindi. La storia, partita apparentemente in sordina, diviene sempre più complessa (com’è lecito attendersi) proprio col proseguire delle indagini, che porteranno ad unificare i filoni investigativi. Il tutto nella cornice dell’amata Firenze, dipinta in chiaroscuro: perché, nelle parole del protagonista, é “la città più bella del mondo” ma è anche “la città delle ombre […] dove niente era mai come ti sembrava”. Insomma, un romanzo gradevole che si lascia apprezzare anche per la piacevole prosa, a tratti pure divertente.
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