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Il capitale nel 21. secolo

Piketty, Thomas

Bompiani - 2014

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Quali sono le grandi dinamiche che guidano l'accumulo e la distribuzione del capitale? Domande sull'evoluzione a lungo termine dell'ineguaglianza, sulla concentrazione della ricchezza e sulle prospettive della crescita economica sono al cuore dell'economia politica. Ma è difficile trovare risposte soddisfacenti, per mancanza di dati adeguati e di chiare teorie guida. In "Il capitale nel XXI secolo", Thomas Piketty analizza una raccolta unica di dati da venti paesi, risalendo fino al XVIII secolo, per scoprire i percorsi che hanno condotto alla realtà socioeconomica di oggi. I suoi risultati trasformeranno il dibattito e detteranno l'agenda per le prossime generazioni sul tema della ricchezza e dell'ineguaglianza. Piketty mostra come la moderna crescita economica e la diffusione del sapere ci abbiano permesso di evitare le disuguaglianze su scala apocalittica secondo le profezie di Karl Marx. Ma non abbiamo modificato le strutture profonde del capitale e dell'ineguaglianza così come si poteva pensare negli ottimisti decenni seguiti alla seconda guerra mondiale [...]
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  • 2 / 2 utenti hanno trovato utile questo commento

    Marco Ferri

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    08/12/2019
      

    Un libro importante.

    Accolto con un certo entusiasmo da economisti, sociologi e politologi di tutto il mondo, questo lungo, denso e articolato saggio di Piketty ha mantenuto la promessa lanciata dal titolo, che se da un lato fa il verso a "Il capitale" di Marx, dall'altro esamina con molta accuratezza l'evoluzione del capitalismo fin dentro questo nostro secolo. Non tutto è condivisibile, a partire da una affrettata presa di distanza dal marxismo. Tuttavia c'è una visione nitida delle contraddizioni del capitalismo finanziario: un'insopportabile disuguaglianza, un eccessivo indebitamento pubblico, l'impunità fiscale delle grandi compagnie, salari bassi e stato sociale in deficit sono le caratteristiche di questa disuguaglianza. "La lezione complessiva della mia ricerca è che il processo dinamico di un'economia di mercato e di proprietà privata, se abbandonato a se stesso, alimenta importanti fattori di convergenza legati in particolare alla diffusione delle conoscenze e delle competenze, ma anche potenti fattori di divergenza, potenzialmente minacciosi per le nostre società democratiche e per i valori di giustizia sociale sui quali si fondano" (cfr .pa.919). Di qui, secondo Piketty, da una lato la ragione della disuguaglianza, cioè che la rendita da capitale [r] è divenuta superiore rispetto al tasso di crescita del reddito e della produzione di valore [g]. " La disuguaglianza r>g significa che i patrimoni ereditati dal passato si ricapitalizzano a un ritmo più rapido del ritmo di crescita di produzione e dei salari [...] Una volta costituito, il capitale si si riproduce da solo e cresce molto più in fretta di quanto cresca il prodotto. Il passato divora il futuro" (cfr pag.920). Che fare? Secondo Piketty, andrebbe riattivato il controllo democratico sul capitale, usando la leva fiscale sia per ridurre il deficit pubblico, sia per spingere verso l'investimenti tecnologici che rendano più vantaggioso il capitale da produzione che quello da rendita. Si rinnova il sogno socialdemocratico che voleva riformare il capitalismo? Può darsi. Ma questo libro è utile a capire le ragioni della crisi di modelli di sviluppo che le grandi contraddizioni, a partire dalla crisi climatica, passando per l'immigrazione e proseguire nella crisi dello stato sociale, per finire alla stessa crisi della politica, incapace di governare i processi economici globali, ci pongono ogni giorno di fronte, al netto della propaganda, del populismo, e delle tentazioni semplificatrici con le quali si tenta di manipolare il consenso.
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