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Fiore di roccia : romanzo

Tuti, Ilaria

narrativa - Longanesi - 2020

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Con "Fiore di roccia" Ilaria Tuti celebra il coraggio e la resilienza delle donne, la capacità di abnegazione di contadine umili ma forti nel desiderio di pace e pronte a sacrificarsi per aiutare i militari al fronte durante la Prima guerra mondiale. La Storia si è dimenticata delle Portatrici per molto tempo. Questo romanzo le restituisce per ciò che erano e sono: indimenticabili.
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  • 2 / 2 utenti hanno trovato utile questo commento

    Cesarina Evangelista

    08/04/2021
      

    Il libro si apre a si chiude con terremoto del Friuli, con le sue macerie. In mezzo la guerra di trincea sul fronte del Carso con l’enorme tributo di vite umane. Eppure il romanzo non parla di guerra, gli scenari di guerra restano sullo sfondo. Piuttosto si respira una grande umanità che si fa strada, prende corpo e si ingigantisce alla fine del romanzo. Umanità unita a compassione (cum-passio) e pietà (pietas). C’è la forza e la determinazione delle donne, abituate da sempre a ogni sorta di privazioni per sostenere le famiglie e in un momento di difficoltà come questo della guerra, non si tirano indietro, ma diventano combattenti a fianco dei loro compagni, mariti e figli, come fossero un’unica famiglia. Anche la figura di don Nereo trasuda umanità. Non c’è rabbia o risentimento, solo un breve accenno al Gen. Cadorna, maggiore responsabile delle perdite umane e una velata critica a quel patriottismo sacrificale necessario per incutere coraggio ai soldati “… E’ un guaio la guerra: vi convincono che la patria è un grembo fecondo e che mangiare confini vi nutrirà più che piantarvi grano …”. Non c’è però rassegnazione. C’è in generale una grande dignità nell’ accettazione degli eventi. Solo Viola non si rassegna alla perdita del suo alpino e si incattivisce anche nei confronti delle sue amiche. Ci sono passaggi di autentica compassione e pietas, come quando Agata accudisce teneramente il padre per accompagnarlo verso la morte, oppure quando volge lo sguardo pietoso verso il cadavere del giovane soldato che lei stessa ha trascinato a valle per la sepoltura. C’è il riconoscimento dell’uomo in quanto tale, a prescindere da quale parte del fronte si trovi. “Chi è il buono e chi il cattivo?” Il libro è bello, commovente, la prosa ben strutturata e il lessico ricco. A volte pecca di eccessivo lirismo, ma, non essendo un romanzo propriamente storico, questo contribuisce a creare coinvolgimento nel lettore.
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  • 8 / 8 utenti hanno trovato utile questo commento
    10/02/2021
      

    DONNE DI TUTTO RISPETTO

    La talentuosa Ilaria Tuti in questo romanzo rende onore al sacrificio e all'abnegazione di tante donne che, pur nella povertà e nelle difficoltà, si sono prestate ad aiutare i combattenti nelle trincee della Carnia durante il Primo conflitto Mondiale. Valorose e instancabili come e forse più degli uomini, meritavano un omaggio, meritavano di non essere dimenticate, e l'autrice riesce perfettamente nel suo intento. Molto interessante anche la resa di alcune figure maschili, che vanno ricordati per il loro eroismo. Lo stile è gradevole a avvincente.
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  • 2 / 4 utenti hanno trovato utile questo commento

    Barbara Peti

    23/01/2021
      

    molto scorrevole scritto benissimo su un argomento difficile le portatrici della prima guerra mondiale delle donne impavide ma anche sentimentli come e' la protagonista che ha una grande responsabilita' prima il padre poi il destino ed infine la sua umanita' in quanto salva il nemico. Grande la figura del comandante che si sacrifica per pochi metri di terra. Coraggio riconosciuto anche in guerra da entrambe le parti Grande libro
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  • 6 / 6 utenti hanno trovato utile questo commento

    Daniela Bertoglio

    03/11/2020
      

    Che donne!

    In questo terzo romanzo, Ilaria Tuti abbandona il genere giallo, e la sua protagonista, la poliziotta Teresa Battaglia, e si dimostra, ammesso che qualcuno ancora lo dubitasse, di essere una grande scrittrice. Racconta le storie delle Portatrici carniche, donne che durante la Prima Guerra Mondiale diedero un forte contributo, sconosciuto ai più, armate delle loro gerle e di poco altro, per portare cibi, munizioni, e la posta, ai soldati che combattevano in alta quota, nelle trincee. La protagonista, Agata, acquisisce dignità a rispetto per se stessa grazie a questo suo contributo alla guerra, ma deve fare i conti con la sua coscienza, anche a costo di compiere azioni che la pongono in situazioni decisamente difficili. Diventa suo malgrado un soldato, ma cerca disperatamente di non perdere mai la sua umanità, anche a costo della sua vita stessa. Lo stile di Ilaria Tuti è scarno, non c'è mai un aggettivo di troppo, ma ti tiene attaccato al libro fino all'ultima pagina.
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