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2 / 2 utenti hanno trovato utile questo commento13/10/2024Manzini non delude mai, il suo stile narrativo ti prende per mano e ti guida lungo cammini che alla fine si ricongiungono e ti portano, attraverso percorsi non solo polizieschi ma principalmente umani alla soluzione del caso. Il ritratto del vice questore Rocco Schiavone al primo impatto ruvido ed a tratti scostante, ne viene fuori con tutta la sua grande umanità fatta si di debolezze ma, anche di grande spessore che ce lo rendono empatico facendoci partecipare e comprendere i suoi processi psicologici facendone un eroe dei nostri giorni.Hai trovato utile questo commento?
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3 / 3 utenti hanno trovato utile questo commento29/06/2024Una indagine, bella serrata e soprattutto doppia, due casi da risolvere che si intrecciano, tra loro. Rocco si districa con maestria indagini e i vari personaggi che gravano sul commissariato di Aosta, alcuni a volta strappano sonore risate. Comunque scrittore o meglio giallista ulta consolidato non perde un colpo e anche mi non si smentisce, si legge tutto d'un fiato e come sempre bisogna arrivare alle ultime pagine per capire il colpevole, o comunque per risolvere il caso.Hai trovato utile questo commento?
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3 / 3 utenti hanno trovato utile questo commento16/05/2024
Doppia indagine
Il vicequestore Rocco Schiavone, sempre più stanco della vita e della società che lo circonda, si trova a condurre una doppia indagine. Su un omicidio e su una organizzazione ambientalista che compie atti dimostrativi anche in Valle ... ma non tutto è come sembra. Tante le vicende umane in ballo e tanti retroscena si aprono uno dietro l'altro. Scopriamo un Rocco Schiavone più maturo, anche se sempre anticonvenzionale. Bel romanzo.Hai trovato utile questo commento?SI NO | Segnala come inappropriato -
5 / 5 utenti hanno trovato utile questo commento07/10/2023
Schiavone, è ora di ricominciare a vivere!
E se Manzini, l'autore, ne avesse ormai un po' piene le scatole del suo personaggio di maggior successo, il vicequestore Rocco Schiavone, ormai per sempre assimilato alle sembianze di Marco Giallini, così come Luca Zingaretti era diventato ormai per tutti Montalbano e viceversa? Dico questo perché nell'ultimo romanzo, probabilmente troppo lungo, c'è molta carne al fuoco e forse quello che pensa Schiavone, le sue paranoie e i suoi dialoghi con la moglie morta da tempo immemore Manzini vuole giustamente metterli in secondo piano rispetto ad altri temi, l'ambientalismo e la memoria storica su tutti. Sia chiaro, io sono un fan di Schiavone della prima ora, ricordo che lessi La pista nera, memorabile incipit delle avventure del vicequestore quando ancora nessuno lo conosceva e la serie era di là da venire, e ne rimasi fortemente colpito. Forse ora però è giunto il momento di cambiare direzione, con questo romanzo si chiude la serie di approfondimenti dei colleghi della squadra e persino D'Intino ha il suo momento di gloria (nonché il primo breve dialogo, ma fondamentale con il suo capo) con la sua sfortunata storia d'amore. E allora chissà se l'epilogo, che non rivelo, possa essere un nuovo inizio? Lo scopriremo presto.Hai trovato utile questo commento?SI NO | Segnala come inappropriato -
10 / 10 utenti hanno trovato utile questo commento08/09/2023
FERITO DALLA SOCIETA'
Una inchiesta complessa, anzi due, animano questo bellissimo e lungo romanzo di Manzini. Un uomo, colpevole di aver trattato con violenza la moglie, viene "punito" da Rocco in modo esemplare e pochi giorni dopo viene trovato ucciso. Seccatura del decimo livello, complicata anche dal suo occultato coinvolgimento. Nel frattempo Aosta è animata dalle proteste di un gruppo di agguerriti ambientalisti, chiamato ELP, verso i cui ideali Rocco prova una simpatia crescente. L'ELP manifesta il proprio dissenso imbrattando muri e liberando animali in autostrada. Viene però ucciso un imprenditore con un attentato bomba che sembra opera dell'ELP; indagando sembra che non avesse mostrato motivi per aver guastato l'equilibrio ecologico del pianeta e Rocco sempre più crede che il delitto sia stato causato da altra mano. Lui e i suoi indagano su parenti e colleghi, che sembra abbiano molto da nascondere, fino alla risoluzione del caso, depistato in maniera diabolica. Il suo gruppo di lavoro diventa sempre più parte della sua vita, in particolare si approfondisce il privato di D'Intino e Scipioni, con grotteschi ma interessanti sviluppi. Appaiono anche i preziosi Furio e Brizio, gli unici amici rimasti a Rocco, in fuga da Roma. Molto interessante la critica sociale da parte del vicequestore che appoggia in pieno la volontà di salvezza del pianeta e soprattutto la voglia di combattere dei giovani dissidenti. Grande amarezza nelle bellissime riflessioni sulla felicità e come mantenerla. Da non tralasciare anche l'intervento a margine di un agente dei servizi, ubiquo e poco gradito dall'insofferente Rocco.Hai trovato utile questo commento?SI NO | Segnala come inappropriato -
5 / 6 utenti hanno trovato utile questo commento06/09/2023
Di certo non dei migliori...
...dell'autore. Di certo il più lungo. Oltre 500 pagine. Non ho compreso le scelte editoriali di comporre un unico libro per due storie, due delitti che sarebbero potuti stare in due libri. La solita indagine di uno Schiavone stavolta, davvero, contro tutti. Contro tutti quelli che chiamiamo e che sono i poteri forti. La solita indagine abbiamo detto. Le solite visite di Marina. Accusatrice. Lei vorrebbe che il suo uomo ricominciasse a vivere. Ma per ripartire e continuare serve una scintilla, serve energia. Che Rocco non ha. Un Rocco che parla, molto, con i suoi collaboratori. La pagina 500 è una tappa importante. Rocco parla, ma parla davvero, con D'Intino. Si chiedono se sono felici. La felicita, dice qualcuno, è anche ricordare i momenti felici. Quella è una fregatura. Se si fa così ti metti una benda sugli occhi per non vedere più niente dico io. Un'ultima osservazione...almeno hai avuto il coraggio di provarci... Rocco a D'Intino. E lui ?Hai trovato utile questo commento?SI NO | Segnala come inappropriato -
10 / 10 utenti hanno trovato utile questo commento27/08/2023
Quasi più Manzini che Schiavone
Con le sue 533 pagine è il romanzo (a mia memoria) più corposo della serie incentrata su Rocco Schiavone. Un romanzo che, per questo, si può definire poderoso e complesso; ma complesso non significa necessariamente complicato e nemmeno entusiasmante. Anzi, a dire il vero, è il romanzo per certi versi meno coinvolgente della serie; quello dai risvolti e dalle implicazioni meno «forti». Diciamo, allora, che è il romanzo in cui maggiormente Manzini vuole concentrarsi sulle denunce sociali. E quale migliore argomento e occasione dell’ecologismo? Le indagini sul misterioso (o misconosciuto) Esercito di Liberazione del Pianeta costituiscono lo sfondo sul quale ed intorno al quale si snoda l’intera vicenda. Una vicenda che si complica quando subentra l’omicidio, perché inevitabilmente la posta e le regole del gioco sembrano mutare. L'inchiesta sarà anche l’occasione per Rocco di rivelare a sé stesso ed al lettore alcune proprie (non sorprendenti) convinzioni di stampo esistenzialista e sociale, sull’importanza della memoria storica e il riconoscimento delle colpe del passato. Sempre per il tramite di Rocco, poi, Manzini si esprimerà sul tema del progressivo svuotamento della democrazia, ormai priva di ideali; da non equiparare alle ideologie che, comunque, sempre si lasciavano preferire alla nuova etica del potere e del denaro: dei “buoni affari o cattivi affari”, come enunciato da Pietro Rakovic (che qui torna con discreta insistenza, accettando di farsi conoscere meglio). Non mancano, naturalmente, i risvolti personali nelle storie dei vari personaggi, Rocco incluso. Le due figure su cui, sin qui, meno si erano concentrate le attenzioni dell’autore sono Scipioni e D’Intino ed ecco che questo episodio costituisce l’occasione giusta anche per colmare questa lacuna. Il breve finale è tutto di Rocco, che ci sorprende tenendo fede a quello che sembrava un desiderio espresso a Brizio e Furio solo per stanchezza; la stessa che, una volta di più, si manifesterà proprio nella sua realizzazione.Hai trovato utile questo commento?SI NO | Segnala come inappropriato -
5 / 6 utenti hanno trovato utile questo commento11/08/2023
Deludente
Manzini abbraccia la moda delle 500 pagine con risultati dubbi. Mi fa sempre piacere leggere storie di Schiavone, ma qui ci sono tre intrecci che secondo me non si riescono a fondersi in un unicum armonico: il caso, il tema dell'ecoterrorismo, le disavventure di D'Intino. Il tono è disomogeneo e a tratti noiosetto. Rocco sempre più cupo non fa neanche più ridere (la prima risata di cuore me la sono fatta a pagina 400). L'autore in questi dieci anni ci ha abituato ad alti e bassi. Questo è un "medio", ma il confronto con il precedente, che era davvero notevole, lo fa sembrare un "basso". Insomma sono un po' delusa.Hai trovato utile questo commento?SI NO | Segnala come inappropriato -
14 / 15 utenti hanno trovato utile questo commento14/07/2023
La coscienza della felicità, ovvero Manzini è in splendida forma, Schiavone un po' meno
Torna Rocco Schiavone, sempre più chiuso in se stesso, sempre più stanco. Dopo le vicende sentimentali di Casella, Deruta, Scipioni, ora tocca a D'Intino, che ha modo di rivedere una vecchia fiamma, che rischia però di bruciarlo. Una storia davvero tenera, e chi se lo sarebbe mai aspettato da uno come D'Intino!Hai trovato utile questo commento?SI NO | Segnala come inappropriato

