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3 / 3 utenti hanno trovato utile questo commento07/08/2025
Estate a Shirley Falls
Straordinaria Strout! E pensare che questo è il suo romanzo d’esordio… una conferma del talento di un’autrice dallo stile inconfondibile, capace di maneggiare le parole con la stessa precisione con cui un pittore usa il colore. I dettagli, nelle sue mani, diventano pennellate: ogni gesto, ogni silenzio, ogni esitazione raccontano più di mille parole. Riesce a toccare le corde dei sentimenti più profondi, con una delicatezza e una sensibilità che sono il suo marchio di fabbrica. In “Amy e Isabelle”, Strout racconta la relazione complessa tra una madre single e la sua figlia adolescente, sullo sfondo di una torrida estate nel Maine. Un rapporto fatto di silenzi, fraintendimenti, piccoli rancori e una forma d’amore che, pur non trovando le parole giuste, è profondissima. Isabelle protegge, controlla, trattiene. Amy cerca aria, libertà, scoperta. Sono distanti, eppure legate da quella “linea nera… non più pesante di un tratto di matita”, che è presenza costante, anche quando tutto sembra dividerle. Nel microcosmo della fabbrica dove lavora Isabelle – un mondo al femminile fatto di fatiche condivise, solidarietà e confidenze taciute – si incrociano altri sguardi, altre vite. Ed è anche grazie a questo contesto che il romanzo si arricchisce di sfumature, diventando racconto corale di solitudini e di possibilità. La Strout non ha bisogno di alzare la voce: la sua scrittura è misurata, sottile, profonda. Le sue storie si rivelano poco a poco, senza forzature, lasciando al lettore il piacere della scoperta. C’è dolore, certo, ma anche tenerezza, comprensione, e soprattutto una delicata forma di speranza. Alla fine, “Amy e Isabelle” è anche la storia di due solitudini che, pur sembrando lontane, finiscono per specchiarsi l’una nell’altra. E proprio lì, in quello sguardo che finalmente si incontra, si apre uno spiraglio: fragile, sì, ma vero. Un romanzo che commuove e consola, e che ci ricorda come, anche nelle relazioni più difficili, possa sempre affacciarsi una forma nuova di vicinanza. P.S. Se non avete ancora letto “Madame Bovary”, occhio: in questo romanzo la Strout ne spoilera il finale!Hai trovato utile questo commento?SI NO | Segnala come inappropriato -
2 / 3 utenti hanno trovato utile questo commento21/06/2023
Un’opera prima degna di nota
In questo suo primo libro l’autrice narra la storia di una madre e di sua figlia, sole, inserite nel contesto sociale della provincia americana conformista e classista. Ma ad un certo punto si rende necessario per loro affrontare le ombre del passato per poter andare avanti nella vita e costruire nuove basi per il futuro.Hai trovato utile questo commento?SI NO | Segnala come inappropriato -
5 / 5 utenti hanno trovato utile questo commento23/02/2019Questo è un libro di una pacatezza straordinaria. La storia si dispiega lentamente e Strout si prende tutto il tempo necessario a raccontarci i personaggi, le loro vicessitudini, i loro sentimenti, i perché e i come li hanno portati fin lì. Amy e Isabelle sono rispettivamente figlia e madre, Amy ha 16 anni e Isabelle - che l'ha avuta giovanissima - ne ha circa 33. Il rapporto tra di loro è un normale rapporto madre-figlia, di dipendenza reciproca e di progressiva lontananza, Amy sta crescendo e presto diventerà per la madre una quasi sconosciuta, Isabelle invece invecchia suo malgrado persa in fantasie impossibili e con segreti che sua figlia non conosce e neanche immagina. Un episodio cruciale all'inizio dell'estate farà crollare i loro equilibri e dovranno entrambe ricominciare la loro vita in qualche modo, abbandonarsi il passato alle spalle e immaginare un nuovo futuro. E' un percorso doloroso, Strout è straordinaria nella sua capacità di farci sentire veri e concreti i sentimenti delle protagoniste e di chi le circonda, è un libro lento come la lunga estate in cui è ambientato, è un libro sconfortante nel suo prendere atto della sostanziale incomunicabilità tra madre e figlia, ma è anche un libro ottimista e sì pieno di speranza.Hai trovato utile questo commento?
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