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Ami : romanzo

Erba, Edoardo

narrativa - Mondadori Arnoldo - 2019

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Marocco, 1984. Ami ha solo quattordici anni quando s'innamora e decide di scappare di casa con un ragazzo bello e ricco di cui non conosce neppure il nome. Lui ha una macchina elegante, e lei pensa che stiano andando a sposarsi, o su per giù. Che quello sia un viaggio di nozze, o su per giù. Ma è un inganno, e Ami, incinta, si ritrova da sola, persa fra le stradine di Tinghir. La sua ingenuità ha una forza dirompente. Sa poco della vita ma si fida di quello che succede. E non si accorge di superare difficoltà che abbatterebbero chiunque. Partorisce il figlio Majid sulle montagne dell'Atlante, sotto la tenda di due pastori. È entraîneuse a Casablanca, contrabbandiera a Melilla, bevitrice e clandestina per le strade polverose del Marocco. Finché non spende tutti i soldi guadagnati per un posto su uno yoct, come lo chiama lei, e avventurosamente raggiunge l'Europa alla ricerca di un futuro migliore per sé e per il piccolo. Cambierà lingua e abitudini, affronterà nuove e imprevedibili difficoltà [...]
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  • Daniela Bertoglio

    21/11/2020
      

    Non c'è limite alle disgrazie

    Romanzo che narra le vicissitudini di una donna marocchina ingenua sino a rasentare l'idiozia. A 14 anni scappa di casa convinta che il ragazzo ricco, di cui ignora persino il nome, che la ha sedotta, la sposerà, e invece viene abbandonata in un villaggio sperduto. Ovviamente è incinta, viene venduta ad un pastore, partorisce, viene riportata nel villaggio da dove scappa per evitare di dover abbandonare il neonato all'orfanotrofio. Poi diventa entraineuse a Casablanca, ma scappa di nuovo, fa la “spallona” a Melilla, si imbarca per la Spagna su un barcone, ovviamente senza visto, e poi, sempre in maniera rocambolesca, arriva in Italia. Fa la baby sitter, poi la badante, dopo 10 anni viene assunta per fare le pulizie in un ospedale, ma nel frattempo il figlio adolescente è diventato un fanatico islamista, non vuole più studiare, e ad un certo punto scappa di casa per fare il terrorista, ma un provvidenziale infarto lo salva. Morale: un concentrato di sfortune e vicende melodrammatiche, che già la metà sarebbero state troppe. Però lo stile, volutamente semplice, rende credibile il racconto in prima persona, e finisce per rendere simpatica la protagonista, anche se quando qualcuno la definisce “cretina” si fa un po' fatica a non concordare.
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  • 1 / 1 utenti hanno trovato utile questo commento
    13/11/2020
      

    AMI NON E' UNA VOCE DEL VERBO AMARE

    Ami è Amina, marocchina, quattordicenne sprovveduta e infantile al limite di una possibile insufficienza mentale, proveniente da una ambiente socio economico culturale deprivato; scappa da casa con un ragazzo di 21anni di cui non conosce neanche i nome con cui crede di sposarsi. Ragazzo che approfitterà di lei, poi l’abbandonerà come alcuni, da noi, abbandonano il proprio cane in un autogrill sull’autostrada. Rimasta sola e incinta verrà subito definita zania (puttana). Sarà venduta, comprata e restituita da squallidi personaggi da cui fuggirà senza sapere dove andare. Inizierà il suo viaggio, troverà persone che l’aiuteranno, ma soprattutto la sfrutteranno, come i protettori con le prostitute. Nascerà suo figlio Majid, che non abbandonerà, come le avevano consigliato, ma porterà con se in un viaggio di migranti clandestini e crescerà assieme a lei, e come lei a 14 anni scapperà di casa per […] ...quasi un “copione familiare” ma mentre quello di Ami è progressivo quello di Majid è regressivo: Ami guarda solo avanti Majid cerca le sue origini nel peggiore dei modi. La voce narrante in prima persona è quella di Ami. L’autore riesce ad adeguare lo stile narrativo alla crescente maturità della protagonista, modificando la percezione iniziale di “ragazza sprovveduta al limite di una possibile insufficienza mentale”. Guglielmo, Circolo Lettori Biblioteca Pasolini.
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  • 3 / 3 utenti hanno trovato utile questo commento

    Morena Terraschi

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    24/09/2020
      

    Amina detta Ami racconta la sua storia in prima persona: la fuga di casa per amore, l'abbandono, la nascita del figlio, la fuga con lui dal Marocco verso la Spagna e poi l'Italia, la nuova vita, il lavoro, il figlio che cresce e si perde e poi si ritrova... Ad Amina succedono molte cose, brutte e belle, anche se scritto molto bene il racconto non coinvolge mai veramente, non è mai "autentico" e credo che l'autore abbia osato un po' troppo nell'immedesimarsi in una ragazzina di 14 anni nel Marocco del 1984, accompagnandola fino al 2017. Perplime poi la nota finale in cui dichiara di aver odiato tutti gli islamici dopo l'attentato a "Charlie Ebdo" e che il romanzo è stato un modo per rovesciare questo odio entrando nel cuore di un islamico, ecco non mi sembra una granché come motivazione.
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