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A pietre rovesciate

Tetti, Mauro

Tunué - 2016

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Da qualche parte nell'isola c'è un paese chiamato Nur, dove il passato si mischia alla leggenda e ogni gesto è il pretesto per una storia. Giana e il suo innamorato le ascoltano dalle labbra dell'anziana Dora: storie di desiderio e maledizione, di antiche pietre e ricchezze nascoste. Giana ascolta e fantastica, immagina di essere lei stessa la protagonista di una fiaba. Mette alla prova il suo giovane innamorato, gli chiede di attraversare Nur per prenderle un pugno d'ombra del campanile o una folata di maestrale. Ma fuori c'è la feroce realtà del paese, dove non esistono cavalieri e gli orchi hanno sembianze di uomini.
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  • 10 / 13 utenti hanno trovato utile questo commento

    Beatrice Ferlito

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    12/02/2019
      

    Innovativo favoleggiare

    Un giovane scrittore regala un romanzo non convenzionale, che fin dalle prime pagine ci solleva nella dimensione fascinosa del sogno. Un sogno che si fa mito quando i simboli diventano similitudini poetiche. Con un linguaggio dal sapore antico è rappresentata la creazione dell’Uomo, di ispirazione biblica, che l’autore immagina sia avvenuta nell’antico paese sardo di Nur, come archetipo dell’Eden. “In principio Dio creò il cielo e la pietra” (cit.). Nur, che significa “mucchio di pietre”, è l’origine del mondo, del bene e del male. Questo e molto altro, due giovani innamorati lo ascoltano dalla voce di nonna Dora che, attraverso le favole, racconta la vita: “Tu devi avere paura del sole, diceva, del vento e della pietra. Del sole che acceca, del vento che spinge, della pietra che uccide” (cit.) E’ un libro che solletica i sensi ma non è di facile lettura. E’ ostico, tortuoso, oscuro, tuttavia consigliato. E’ un libro da apprezzare emotivamente, non è importante la trama quanto lasciarsi sedurre dalla sua musicalità. Il titolo rende ragione di un romanzo capovolto in cui si è perso il senso logico della narrazione come quello del tempo, che oscilla continuamente tra il presente della terra attuale e la sua genesi ancestrale. I personaggi si espandono, travalicano i contorni reali e si collocano in un mondo sovrannaturale dove è possibile catturare l’ombra di un campanile o fermare il vento. In una intima commistione di umanità primitiva e natura selvaggia si racconta l’asperità di un paese bruciato dal sole e spazzato dal vento, che vuole essere centro nodale di una storia universale ed anche celebrazione di un’isola magica attraverso le tradizioni orali del suo popolo millenario.
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