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Le ripetizioni

Mozzi, Giulio <1960- >

narrativa Marsilio <casa editrice> 2021

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Mario è un uomo che inventa storie, modifica la realtà, non è interessato alla verità né sulle cose né sulle persone. Mario sfugge per indolenza all'obbligo di capire che Verità tutti ci lega e tutti ci frustra. Vuole sposare Viola, ignorandone la doppia e forse tripla vita. Anni prima era stato lasciato da Bianca, subito prima che nascesse Agnese, che forse è sua figlia o forse no. [...]
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  • 1 / 1 utenti hanno trovato utile questo commento
    13/10/2021   

    Pessimo

    Libro pesante, a tratti noioso, con una prosa ostica e poco scorrevole. L'autore è scrittore di lungo corso, ha aperto anche una scuola di scrittura ed infatti la scrittura è complessa e colta. La lettura invece non è per nulla piacevole, sia per stile sia per gli argomenti trattati. E' comprensibile che l'intento fosse quello di descrivere lo stato di quasi totale incapacità empatica e di provare sentimenti umani in cui si trovano i personaggi descritti, ma il prezzo è quello di disgustare il lettore con descrizioni di terribili gesti che a mio parere non trovano giustificazione per la loro inutile gratuità. Ho avuto inoltre l'impressione che si trattasse di una raccolta di racconti successivamente tenuti insieme da un sottile (spesso) poco visibile fil rouge. In molte pagine si ha l'impressione che ci sia quasi un compiacimento per i gesti crudeli e umanamente degradanti compiuti dai personaggi. Un libro su pratiche di bondage e sadomaso risulterebbe a parer mio molto più utile e soprattutto non degradante per le persone. Non mi spiego come questo romanzo possa essere entrato nella rosa dei finalisti del Premio Strega 2021.
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  • 5 / 5 utenti hanno trovato utile questo commento
    23/05/2021   

    LE RIPETIZIONI

    Un romanzo sicuramente metaletterario, ma senza lo sviluppo classico del romanzo, che propone quasi sempre in forma ripetitiva la vita e le storie, reali ed inventate, attorno al personaggio Mario. Un'opera che descrive la violenza, essenzialmente sadomaso, come normale consuetudine di vita, ma soprattutto la passività. La scrittura è molto costruita, forse troppo, non fluida e si fa fatica a tenere insieme i fatti delle storie che si doppiano e si triplicano in una continuità quasi matematica. Essendo il primo romanzo dell'autore, conosciuto per i racconti, e iniziato già da 20 anni, c'è da pensare che Mozzi abbia unito vari racconti e poi li abbia raccolti in un romanzo nel periodo della pandemia, passando attraverso la ripetitività dei fatti e delle parole. Comunque libro faticosissimo, in parte noioso. Il vero "minus" sta però nella connotazione dei fatti, quasi tutti descritti come "naturalmente" violenti e sadomaso. I personaggi, quasi tutti deviati o problematici, sono vittime e carnefici, dominanti o schiavi. Solo le schiave donne riescono forse a liberarsi. Il sesso, quasi sempre estremo, con esseri umani e non solo, viene descritto come del tutto naturale con tecnicismi e attività/passività perfetti, atti al raggiungimento del fine. Un libro insomma ostico, che può avere il suo valore letterario, ma che rende difficile la vita al lettore e alla fine lo disgusta. Maria Grazia E mi stupisce che sia stato inserito nella dozzina del Premio Strega 2021.
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