Caracas (così lui ama farsi chiamare) è nato in Venezuela, ha 55 anni: ex naziskin allo sbando ha il cranio rasato, si sta convertendo all'Islam e pratica un'accanita militanza tra gli ultimi della terra. L'io narrante, invece, 'vecchia cariatide comunista', è un giornalista quasi ottantenne tornato a Napoli dopo molti anni e dove ritrova l'amico Caracas.
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Insieme i due percorrono un viaggio a ritroso nel tempo negli anni Quaranta e Cinquanta, nell'epoca dei nonni e bisnonni, tra ricordi, passioni, dolori, amori, speranze, utopie. Finché una rivelazione li separerà per sempre: «La verità, caro Caracas, è una sola (scrive Rea a pagina 141), io non sento di appartenere più a questa comunità. Tra noi, tra me e la città, è accaduto qualcosa di irrevocabile che rende impossibile ogni ipotesi di ritorno: sarebbe come votarmi a una tragica infelicità. Ormai io sono uno straniero, anzi un rinnegato che si è fatto straniero».