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Il mondo del lavoro
1 - 31 maggio 2026
Rubrica letteraria
La nostra rubrica di maggio è dedicata al
mondo del lavoro, raccontato attraverso le storie di chi lo vive ogni giorno. Dai braccianti di
Steinbeck agli operai di
Prunetti, fino ai nuovi professionisti digitali. Proponiamo un viaggio tra le pagine per capire come il mestiere che facciamo influenzi il nostro modo di stare al mondo.
Germinal di Émile Zola
Come primo titolo vi proponiamo un monumento della letteratura naturalista,
Germinal. Nel capolavoro di
Émile Zola, la miniera non è solo un luogo fisico, ma una creatura vorace che consuma le vite di chi scende nelle sue viscere. Attraverso la storia di Étienne Lantier e della famiglia Maheu, il lavoro viene spogliato di ogni romanticismo per rivelarsi come lotta brutale per la sopravvivenza.
Quando nel 1885 fu pubblicato Germinal, la Francia gridò furiosa allo scandalo: lo scrittore che aveva “calunniato" gli operai parigini trattandoli da ubriaconi in L'Assommoir venne questa volta accusato di calunniare i minatori, protagonisti del nuovo romanzo. Ma tra accuse e consensi ben presto il libro conquistò i francesi. Con Zola il romanzo moderno acquistava un nuovo protagonista, il proletariato, e non a caso. Era infatti inevitabile che uno scrittore che, sulla via indicata da Balzac, aveva saputo dipingere un grande affresco della società borghese del suo tempo, cercasse, da indagatore attento e minuzioso qual era, di aderire alla storia, affrontando il grande tema del rapporto padroni-operai.
📌 Il libro è presente nelle Biblioteche di Roma, scoprite qui in quali e prenotate subito la vostra copia:
Germinal di Émile Zola
📌 Per scoprire altri titoli di questo autore disponibili nel catalogo delle Biblioteche di Roma:
Opere di Émile Zola
La giungla di Upton Sinclair
Proseguiamo la nostra rubrica dedicata al mondo del lavoro con un’opera che ha scosso l'America del Novecento:
La giungla.
Upton Sinclair ci scaraventa nell'inferno dei mattatoi di Chicago, dove il lavoro è una macchina implacabile che trita uomini e animali con la stessa, gelida indifferenza. Attraverso l'odissea dell'immigrato Jurgis Rudkus, il sogno americano si rivela un incubo di sfruttamento e corruzione. La fabbrica diventa quindi una giungla urbana dove la vita umana perde valore di fronte al profitto, ricordandoci che senza diritti il progresso non è che una forma di barbarie organizzata.
Questo è uno dei libri più importanti e potenti della storia americana, uno dei romanzi di critica sociale più sconvolgenti mai scritti. Il suo mito ha avuto un impatto terribile sulla mentalità di molti uomini. È un libro tremendamente triste. Particolarmente toccante per chi, in questi giorni, deve lottare per modellare il suo stile di vita con un unico reddito. È anche disgustoso. Non è consigliato a chi ha uno stomaco sensibile. È sufficiente per convincere a diventare vegetariani.
La giungla fu subito acclamato come il romanzo più rivoluzionario della narrativa del secolo. Nel giro di pochi anni venne pubblicato in ventisette lingue e divenne un best-seller in tutto il mondo. Jack London disse che ciò che La capanna dello zio Tom aveva fatto per gli schiavi neri, il libro di Sinclair poteva farlo per la liberazione degli schiavi salariati del capitalismo. A seguito di disordini scoppiati nel quartiere dei macelli di Chicago, l’autore ricevette da un settimanale socialista un anticipo per documentare le condizioni di vita degli operai impiegati dal trust della carne. Sinclair si aggirò per sette settimane per il distretto dei macelli e raccolse le testimonianze di decine di lavoratori, osservò acutamente e prese nota di tutto. Dopo il suo ritorno da Chicago si costruì una baracca su una collina vicino Princeton e iniziò a scrivere.
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La giungla di Upton Sinclair
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Opere di Upton Sinclair
Furore di John Steinbeck
Proseguiamo con un pilastro della letteratura del Novecento: Furore. In questo capolavoro,
John Steinbeck dà voce all'esodo della famiglia Joad, contadini costretti ad abbandonare la propria terra per inseguire la promessa di un lavoro dignitoso lungo le strade polverose verso la California. Il lavoro qui non è solo fatica nei campi, ma una lotta disperata per la sopravvivenza contro l'avidità dei padroni e la crudeltà della fame. In questo romanzo, il “furore" degli oppressi si trasforma in un'epica della solidarietà, ricordandoci che la dignità umana risiede nella capacità di restare uniti anche quando tutto sembra perduto.
Pietra miliare della letteratura americana, Furore è un romanzo pubblicato negli Stati Uniti nel 1939 e coraggiosamente proposto in Italia da Valentino Bompiani l'anno seguente. Il libro fu perseguitato dalla censura fascista e solo ora, dopo più di 70 anni, vede la luce la prima edizione integrale, nella nuova traduzione di Sergio Claudio Perroni. Una versione basata sul testo inglese della Centennial Edition dell'opera di Steinbeck, che restituisce finalmente ai lettori la forza e la modernità della scrittura del Premio Nobel per la Letteratura 1962. Nell'odissea della famiglia Joad sfrattata dalla sua casa e dalla sua terra, in penosa marcia verso la California, lungo la Route 66 come migliaia e migliaia di americani, rivive la trasformazione di un'intera nazione. L'impatto amaro con la terra promessa dove la manodopera è sfruttata e mal pagata, dove ciascuno porta con sé la propria miseria “come un marchio d'infamia". Al tempo stesso romanzo di viaggio e ritratto epico della lotta dell'uomo contro l'ingiustizia, Furore è forse il più americano dei classici americani, da leggere oggi in tutta la sua bellezza.
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Furore di John Steinbeck
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Opere di John Steinbeck
Memoriale di Paolo Volponi
Un altro titolo fondamentale per la nostra rubrica è
Memoriale. In queste pagine,
Paolo Volponi esplora l'alienazione della vita di fabbrica attraverso la mente tormentata di Albino Saluggia, un operaio convinto che le macchine e i medici aziendali complottino contro di lui.In questo romanzo, il lavoro industriale smette di essere un mezzo di integrazione per diventare un luogo di solitudine e paranoia.
Volponi ci consegna una riflessione potente e dolorosa sul rapporto tra individuo e produzione, mostrando come il ritmo meccanico della modernità possa arrivare a frantumare l'equilibrio interiore dell'uomo.
Prigioniero in Germania nell'ultima fase della Seconda guerra mondiale, vittima in prigionia di tubercolosi polmonare e tormentato fin dall'infanzia dalla inguaribile malattia della solitudine, quando viene assunto da una grande fabbrica del Nord, Albino Saluggia si illude di poter cambiare vita e finalmente di guarire da tutti i suoi mali. Ma l'ingresso nel mondo del lavoro si rivela per lui ben presto un guaio peggiore della disoccupazione e da questo momento l'esistenza di Saluggia si complica diventando un nodo di inestricabile follia. Memoriale (1962) è il capolavoro che sbaragliò le discussioni degli anni Sessanta sui rapporti tra letteratura e industria. La storia dell'operaio Saluggia si sottrae a qualsiasi modello ideologico e diventa, a distanza di anni, un capitolo della nostra storia.
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Memoriale di Paolo Volponi
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Opere di Paolo Volponi
La dismissione di Ermanno Rea
Continuiamo la nostra rubrica dedicata ai lavoratori con una riflessione intensa sulla fine della civiltà industriale con
La dismissione.
Ermanno Rea ci porta tra le macerie dell'acciaieria Ilva di Bagnoli, seguendo l'operaio Vincenzo Buonocore nel compito doloroso di smantellare la fabbrica a cui ha dedicato l'intera vita. Qui il lavoro non è più produzione, ma diventa memoria e legame sentimentale con il proprio mestiere.
Rea racconta il tramonto di un'epoca, trasformando ogni bullone svitato nel simbolo di un'identità che svanisce, lasciando l'uomo orfano dei propri luoghi e del proprio senso sociale.
Smontare l'impianto dell'Ilva prima che giungano gli acquirenti cinesi che si porteranno via “la fabbrica" a pezzi, è il pensiero che ossessiona Vincenzo Buonocore, operaio elevato a tecnico, chiamato a realizzare lo smantellamento dell'acciaieria. Per Bonocore è impossibile condurre a termine il compito con professionalità: mettendo mano a quelle macchine egli è costretto a rileggere episodi di vita, ritrova volti e nomi di chi ha condiviso con lui l'amore per l'acciaieria. Il suo resoconto dettagliatissimo rivela un'impresa che è prima di tutto interiore, e così l'io narrante, l'interlocutore che raccoglie la confessione di Bonocore, traccia la storia della vita di un uomo che non può disgiungere il proprio destino da quello della fabbrica in cui ha lavorato.
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La dismissione di Ermanno Rea
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Opere di Ermanno Rea
Vogliamo tutto di Nanni Balestrini
Proseguiamo questo percorso con la forza dirompente di
Vogliamo tutto.
Nanni Balestrini ci conduce nel cuore dell'Autunno caldo torinese, dando voce a un giovane operaio meridionale che scopre, tra le linee di montaggio della Fiat, il rifiuto per un lavoro alienante e ripetitivo. La fabbrica diventa il palcoscenico di una rivolta radicale, dove il lavoro non è più un valore da nobilitare, ma una catena da spezzare. Con uno stile sperimentale e incalzante,
Balestrini cattura l'energia di una generazione che non chiede solo riforme, ma pretende il diritto alla gioia e alla riappropriazione totale del proprio tempo.
Resoconto delle battaglie sociali del proletariato metropolitano, controcanto incalzante al diffondersi dell'autonomia degli operai, questo romanzo è la storia di un operaio arrivato dal Sud nella Fiat in ebollizione. La storia della scoperta della metropoli, dell'oppressione capitalistica, della comunità proletaria, della rivolta che serpeggia ed esplode. Balestrini fa parlare il protagonista per rimixare il parlato con un ritmo che si piega all'intenzione di una poetica variegata, policroma e polifonica. Un lavoro di smontaggio e rimontaggio che segue le linee di una metodologia combinatoria e si esercita integralmente sulla materia linguistica, prelevando materiale verbale preesistente alla scrittura per predisporne il ritmo e la potenza emotiva.
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Vogliamo tutto di Nanni Balestrini
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Opere di Nanni Balestrini
Le perfezioni di Vincenzo Latronico
Uno sguardo contemporaneo sulle nuove forme di impiego ci viene offerto da
Le perfezioni.
Vincenzo Latronico delinea le vite di una coppia di creativi italiani a Berlino, il cui lavoro digitale si confonde con un’estetica impeccabile fatta di immagini patinate e schermi luminosi.
Latronico analizza con lucidità chirurgica l'insoddisfazione che si cela dietro la flessibilità moderna, mostrandoci come la ricerca della realizzazione professionale possa trasformarsi in una prigione di cristallo fatta di aspettative tradite e solitudine digitale.
Tutti vorrebbero la vita di Anna e Tom. Un lavoro creativo senza troppi vincoli; un appartamento a Berlino luminoso e pieno di piante; una passione per il cibo e la politica progressista; una relazione aperta alla sperimentazione sessuale, alle serate che finiscono la mattina tardi. Una quotidianità limpida e seducente come una timeline di fotografie scattate con cura. Ma fuori campo cresce un'insoddisfazione profonda quanto difficile da mettere a fuoco. Il lavoro diventa ripetitivo. Gli amici tornano in patria. Il tentativo di impegno politico si spegne in uno slancio generico. Gli anni passano. E in quella vita così simile a un'immagine - perfetta nel colore e nella composizione, ma piatta, limitata - Anna e Tom si sentono in trappola, tormentati dal bisogno di trovare qualcosa di più vero. Ma esiste? Vincenzo Latronico torna alla narrativa con una storia lucida e amara di sogni e disillusioni, una parabola sulle nostre vite assediate dalle immagini dei social media e sulla ricerca di un'autenticità sempre più fragile e rara.
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Le perfezioni di Vincenzo Latronico
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Works di Vitaliano Trevisan
La nostra rubrica continua con
Works. In questa narrazione cruda,
Vitaliano Trevisan ripercorre una vita fatta di innumerevoli mestieri, descrivendo il lavoro come un ingranaggio assurdo che logora il corpo e l’anima. L’autore demistifica l'etica della fatica, rivelando la violenza intrinseca del sistema produttivo. Il risultato è un’autobiografia civile che trasforma il precariato e l’alienazione in una denuncia letteraria di rara onestà e potenza.
La condanna tutta umana al lavoro inizia per Vitaliano Trevisan a quindici anni, quando una sera a cena chiede al padre una bicicletta nuova, da maschio, perché girare con quella della sorella maggiore significa essere preso in giro dai compagni. Per tutta risposta, il padre lo porta nell'officina di un amico che stampa lamiere per abbeveratoi da uccelli: “Cosí capisci da dove viene", gli dice, alludendo al denaro. Inizia per l'autore una “carriera" che è un succedersi di false partenze: dal manovale al costruttore di barche a vela, dal cameriere al geometra, dal disoccupato al gelataio in Germania, dal magazziniere al portiere di notte, fino allo spaccio di droga e al furto, “un commercio che obbedisce alle stesse fottute regole di mercato". Trevisan racconta gli anni Settanta schiacciati tra politica ed eroina, cui sembra essere sopravvissuto quasi per caso, la storia di un matrimonio e della sua fine, le contraddizioni del mondo della cultura - dove per ironia della sorte la frase piú ripetuta è “non ci sono soldi", la stessa che gli propinava il padre - e la sofferenza psichica, il percorso pieno di deragliamenti di un ragazzo destinato a fare lo scrittore.
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Amianto: una storia operaia di Alberto Prunetti
Passiamo alla forza civile di
Amianto: una storia operaia. In questo libro,
Alberto Prunetti ricostruisce la vita del padre Renato, un tubista saldatore che ha attraversato i poli siderurgici d’Italia respirando polvere letale in nome del salario. Si tratta di un’opera necessaria che restituisce dignità alle vittime del profitto e trasforma il dolore privato in una potente narrazione collettiva.
È il 1969 e al Cardellino di Castiglioncello, sul litorale livornese, una Nada appena giunta in vetta alle classifiche sorride circondata da un gruppo di ragazzi. Fra questi c’è Renato Prunetti, un operaio che al Cardellino lavora stagionalmente come cameriere, ma che la grandissima parte della sua vita la trascorrerà dentro le fabbriche di tutta Italia, come saldatore trasfertista. Da Piombino a Novara, da Casale Monferrato a Taranto, da Mantova all’entroterra ligure, non si contano gli stabilimenti industriali in cui l’operaio Prunetti è impiegato. Il lavoro è duro, ma per fortuna nella vita c’è anche altro: le gite in campagna, il calcio, le uscite al bar con amici e colleghi, i figli da crescere. E Renato sa approfittare dei piccoli piaceri dell’esistenza così come sa lavorare a regola d’arte quando si trova in fabbrica. Lo spirito irriverente e la battuta fulminante lo accompagnano ovunque e fanno pensare che quest’uomo saprà godersi la pensione. Ma in fabbrica Renato ha respirato di tutto: zinco, piombo e buona parte della tavola degli elementi di Mendeleev, fino a quando una fibra d’amianto trova la strada verso il torace. È così che il destino dell’operaio Prunetti si compie prima del tempo, per una malattia mortale che si sarebbe potuta evitare se i padroni avessero investito nella salute dei lavoratori, e non solo negli utili immediati. A ricostruire la vicenda di Renato è suo figlio Alberto che, mescolando affetto e rabbia, risate e dolore, ci restituisce il ritratto di un uomo e di una classe lavoratrice che non rinunciano alla propria storia.
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Amianto: una storia operaia di Alberto Prunetti
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Opere di Alberto Prunetti
Alla linea, fogli di fabbrica di Jospeh Ponthus
Concludiamo con
Alla linea, fogli di fabbrica. In questa narrazione in versi liberi, Joseph Ponthus racconta la propria quotidianità come lavoratore interinale nei mattatoi e nelle industrie conserviere francesi.
Questo romanzo-poesia racconta di un operaio interinale che lavora in Bretagna, prima nella conservazione del pesce e poi in un mattatoio. Giorno dopo giorno elenca con precisione i gesti del lavoro alla catena di montaggio, il fragore, la stanchezza immensa, i sogni inghiottiti dalla ripetizione di riti sfinenti, la sofferenza del corpo e l'annullamento dell'anima. A salvarlo è il fatto di avere una vita parallela, interiore, animata dai grandi autori latini, dalle canzoni di Trenet, dai romanzi di Dumas. È la sua vittoria precaria sull'alienazione del lavoro ripetitivo, una vittoria nutrita anche dalla gioia delle domeniche, dall'affetto per un cane, dall'amore per una donna, dall'odore del mare. La scrittura in versi liberi, sospesa e concitata al tempo stesso, asseconda il ritmo della fabbrica che è la colonna sonora di questo poema del contemporaneo, questa Odissea in cui Ulisse combatte contro i suoi ciclopi: i frutti di mare da spalare e le carcasse dei manzi.
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Alla linea, fogli di fabbrica di Jospeh Ponthus

