venerdì
5
giugno
"Classi pericolose" in attesa di giudizio
5 giugno 2026 ore 17:30
Presentazione di libro
Venerdì 5 giugno 2026 ore 17.30, presentazione del libro di
Cristina Badon,
"Classi pericolose" in attesa di giudizio. Le matricole di Regina Coeli e la repressione penale e sociale in Italia a fine Ottocento (Il Formichiere editore, 2024)
Dialogano con l'autrice
Patrizio Gonnella (Antigone),
Stefano Anastasia (Garante dei detenuti del Lazio),
Alessandro Portelli (Circolo Gianni Bosio) e
Claudia Clementi (direttrice Regina Coeli)
In collaborazione con Circolo Gianni Bosio e Antigone
In «Classi pericolose» in attesa di giudizio
, Cristina Badon fornisce un’innovativa prospettiva del movimento anarchico, capace di suscitare, nel tardo diciannovesimo secolo, il sostegno di molti italiani. L’autrice impiega nuovi approcci di storia delle prigioni per costruire un ritratto politico e sociale di quei soggetti che, secondo le autorità dello Stato, sposarono un’ideologia radicale della rivoluzione violenta. Benché gli anarchici cercavano di finirla con l’ineguaglianza sociale abolendo lo Stato, essi erano eterogenei nelle loro credenze e metodi. Ciò è vero specialmente a Roma, in cui la classe lavoratrice era caratterizzata da un alto grado di individualismo e da un basso livello di organizzazione. Alcuni sostenevano la causa della violenza, incluso l’omicidio dei pubblici ufficiali, ma molti prefiguravano una transizione pacifica a una società di piccole comunità egualitarie. Nonostante questa diversità, gli anarchici dovettero fronteggiare successive ondate di repressione da parte della Polizia, che arrestò indiscriminatamente un largo numero di romani come persone “sospette”, anche se non avevano commesso crimini.
Una volta arrestati, i sospetti venivano internati nel carcere giudiziario di Regina Coeli, che costituisce il centro della ricerca di Cristina Badon. Come del resto avveniva per l’intera rete di carceri giudiziarie che erano sparse nella penisola italiana, Regina Coeli ospitava indagati in attesa di giudizio oppure condannati a pene molto brevi. Come sua fonte principale, l’autrice utilizza le matricole, le schede biografiche compilate su ciascun detenuto dopo l’ammissione in prigione. Ogni matricola annotava esaustivamente non solo la ragione e le circostanze dell’arresto ma anche la storia legale e personale di ogni sospettato. (dalla Presentazione di Mary Gibson, Professoressa emerita, John Jay College and the Graduate Center, City University of New York )
Una volta arrestati, i sospetti venivano internati nel carcere giudiziario di Regina Coeli, che costituisce il centro della ricerca di Cristina Badon. Come del resto avveniva per l’intera rete di carceri giudiziarie che erano sparse nella penisola italiana, Regina Coeli ospitava indagati in attesa di giudizio oppure condannati a pene molto brevi. Come sua fonte principale, l’autrice utilizza le matricole, le schede biografiche compilate su ciascun detenuto dopo l’ammissione in prigione. Ogni matricola annotava esaustivamente non solo la ragione e le circostanze dell’arresto ma anche la storia legale e personale di ogni sospettato. (dalla Presentazione di Mary Gibson, Professoressa emerita, John Jay College and the Graduate Center, City University of New York )

